La vera storia di Ape Calessino " Il Microtaxi di Ischia"

L'Ape Calessino: la storia del tre ruote che è diventato il simbolo di Ischia
Nato come mezzo da lavoro nell'Italia del dopoguerra, trasformato in taxi turistico sulle strade dell'isola, diventato icona della dolce vita mediterranea. La storia dell'Ape Calessino è legata a Ischia più di quanto si pensi. E secondo la tradizione orale dei vecchi tassisti ischitani, potrebbe essere stato inventato proprio qui.
C'è stato un tempo in cui il primo incontro con Ischia non avveniva guardando il mare dal traghetto. Avveniva dopo, quando si scendeva al porto e si saliva su un tre ruote aperto, colorato, guidato da un tizio che conosceva ogni curva dell'isola e non stava zitto un secondo. Ti portava all'albergo, oppure ti faceva il giro della costa, oppure ti lasciava dove volevi tu, e intanto raccontava storie, indicava punti panoramici, si fermava perché "da qui si deve guardare". Non era un taxi. Era il primo assaggio dell'isola.
Quel tre ruote era l'Ape Calessino. E per decenni è stato Ischia quanto il Castello Aragonese, quanto le fumarole, quanto il coniglio all'ischitana.
Il calesse prima dell'Ape
Per capire da dove nasce il Calessino bisogna partire dal calesse. Il calesse era la carrozza leggera a due ruote trainata da un cavallo, il mezzo di trasporto pubblico per eccellenza nel Mezzogiorno d'Italia. A Napoli, a Palermo, nelle isole. A Ischia i calessi portavano i visitatori dal porto alle terme, ai borghi, lungo le strade sterrate che collegavano i sei comuni. Il vetturino non era solo un conducente: era una guida, un mediatore tra il forestiero e l'isola. Conosceva le scorciatoie, i ristoranti giusti, sapeva dove fermarsi per far vedere il tramonto da Forio o il Castello da Cartaromana.
Quando nel secondo dopoguerra i motori cominciarono a sostituire i cavalli, i vetturini ischitani non sparirono. Si adattarono. E qui, secondo la tradizione orale dell'isola, comincia una storia che nessun manuale Piaggio ha mai scritto.
Due leggende, un'invenzione
Le storie tramandate dai vecchi tassisti ischitani sull'origine dell'Ape Calessino sono due. Nessuna è documentata ufficialmente. Entrambe sono troppo belle per non raccontarle.
La prima riguarda Francesco Di Meglio, uno storico vetturino del secondo dopoguerra. Come la maggior parte degli isolani dell'epoca, viveva con poche risorse. Ma aveva un'idea. Investì tutti i suoi risparmi per comprare un Ape Piaggio, il tre ruote con il cassone portaoggetti che dal 1948 aveva cominciato a diffondersi in tutta Italia. Di Meglio smontò il cassone e ci montò sopra il telaio di un calesse, in modo da poter trasportare persone al posto delle merci. Il mezzo era illegale e fu sequestrato. Ma la trovata, chissà come, arrivò fino agli ingegneri della Piaggio a Pontedera, che studiarono quel prototipo artigianale, lo migliorarono e lo misero in produzione.
La seconda storia ha due protagonisti più famosi: Angelo Rizzoli, l'editore milanese che stava trasformando Ischia nella meta più esclusiva del Mediterraneo, ed Enrico Piaggio, il patron della casa di Pontedera. Si racconta che Piaggio, ospite di Rizzoli a Lacco Ameno, vide un giovane vetturino ischitano che aveva risolto a modo suo il problema del cavallo: lo aveva sostituito con una Vespa Farobasso, il modello con il fanale basso sul parafango anteriore, agganciata al telaio del suo calesse. Piaggio rimase talmente colpito da quell'invenzione di strada che tornò in fabbrica e mise i suoi progettisti al lavoro su quello che sarebbe diventato il primo prototipo del Calessino.
Come succede con le leggende, non sapremo mai com'è andata davvero. Ma entrambe le storie dicono la stessa cosa: il Calessino non è stato pensato a tavolino da un ingegnere. È nato dalla necessità di un vetturino ischitano che doveva portare i turisti in giro per l'isola e non aveva più il cavallo.
L'Ape: da mezzo da lavoro a taxi del Mediterraneo
Partiamo da quello che è documentato. L'Ape nacque nel 1948 a Pontedera, negli stabilimenti della Piaggio. Il progettista era Corradino D'Ascanio, ingegnere aeronautico, lo stesso che aveva disegnato la Vespa. L'idea era semplice: prendere la parte anteriore della Vespa, il suo motore da 125 cc, e costruirci dietro un veicolo a tre ruote con un pianale per trasportare merci. Un mezzo economico, agile, facile da guidare, perfetto per l'Italia della ricostruzione dove i piccoli commercianti, gli artigiani e i contadini avevano bisogno di un furgone che non costasse quanto un camion.
Il prezzo era 170.000 lire. Il nome, Ape, seguiva la logica della Vespa: dopo la vespa, l'ape. Un insetto più grande, più operoso.
Il successo fu immediato. Nel giro di pochi anni l'Ape era ovunque: nei mercati rionali, nelle campagne, nei cantieri, nei vicoli dei centri storici dove nessun furgone a quattro ruote poteva entrare. Il motore salì a 150 cc nel 1952, la carrozzeria si evolse, il cassone si rinforzò. Ma la svolta per la nostra storia arrivò quando qualcuno pensò che quel tre ruote poteva trasportare persone, non solo casse di pomodori.
La versione per il trasporto passeggeri fu battezzata Calessino, come i calessi trainati dai cavalli che stava sostituendo. Il telaio posteriore era in legno di faggio e masonite, aperto sui lati, con una panchina per due o tre passeggeri. Il modello Ape 150 AC Calessino, omologato per trasporto combinato persone e merci, arrivò nel catalogo Piaggio a metà degli anni Cinquanta: motore due tempi da 145 cc, velocità massima 60 km/h, capacità fino a tre persone o 250 kg.
Sessanta all'ora. Per fare il giro dell'isola bastava e avanzava.
L'isola di Rizzoli e il Calessino della dolce vita
Per capire perché il Calessino divenne il simbolo di Ischia bisogna capire cosa successe all'isola negli anni Cinquanta. E per capirlo bisogna parlare di Angelo Rizzoli.
Rizzoli era un editore e produttore cinematografico milanese. Arrivò a Lacco Ameno nei primi anni Cinquanta e rimase folgorato. Comprò la collina di Villa Arbusto, che divenne la sua residenza estiva. Poi comprò la vecchia struttura termale di Lacco Ameno e la trasformò nel Regina Isabella, il primo albergo di lusso dell'isola, inaugurato nel 1956. Nel giro di pochi anni, il Regina Isabella era tra i trenta hotel più ricercati al mondo.
Ma Rizzoli non si limitò a costruire un albergo. Usò il suo impero editoriale per trasformare Ischia in un set cinematografico. Con la sua casa di produzione, la Cinriz, girò sull'isola Suor Letizia nel 1956, poi Vacanze a Ischia nel 1957 con Vittorio De Sica e Paolo Stoppa, poi Appuntamento a Ischia nel 1960 con Domenico Modugno, poi Ischia operazione amore. Nello stesso periodo, altri registi seguirono il suo esempio: Le Plein Soleil di René Clément con Alain Delon nel 1960, le scene delle chiatte di Cleopatra con Elizabeth Taylor e Richard Burton nel 1963, After the Fox con Peter Sellers a Sant'Angelo nel 1966.
Le fotografie di quegli anni sono sempre le stesse: attori in camicia bianca e occhiali da sole, attrici con i foulard, tutti seduti sul sedile posteriore di un Ape Calessino che attraversa un lungomare, che si infila in un vicolo, che sale verso una terrazza panoramica. Burt Lancaster, Richard Burton, Elizabeth Taylor, Maria Callas, Clark Gable, William Holden. Tutti, prima o poi, sono saliti su un Calessino a Ischia.
Non era solo Ischia. I Calessini stavano anche a Capri, a Portofino, in Versilia, nei posti dove il jet-set internazionale passava le estati. Ma a Ischia il Calessino aveva una funzione diversa. Non era un vezzo turistico. Era il mezzo di trasporto. Le strade dell'isola, negli anni Cinquanta, non erano quelle di oggi. Erano strette, tortuose, spesso sterrate, con pendenze che un'auto normale faticava ad affrontare. Il Calessino era piccolo, maneggevole, si inerpicava ovunque. Era economico, resistente, facile da riparare con pezzi che qualsiasi officina dell'isola aveva in magazzino.
E soprattutto, il conducente non era mai solo un autista. Ogni Calessino era personalizzato dal suo proprietario: colori diversi, sedili rifatti, decorazioni. E il tassista si trasformava in guida turistica, narratore, fotografo improvvisato, consigliere gastronomico. Per molti visitatori, il primo vero incontro con Ischia avveniva sul sedile di un Calessino, con la voce del conducente che raccontava, il vento che entrava dai lati aperti, la costa che scorreva lenta a sessanta all'ora.
Il declino e la nostalgia
Il Calessino resistette come mezzo di trasporto pubblico a Ischia per decenni. Ma dagli anni Duemila, la modernizzazione fece il suo corso. Le strade si allargarono, il traffico aumentò, i turisti cominciarono a volere l'aria condizionata e lo spazio per le valigie. I microtaxi a tre ruote lasciarono gradualmente il posto ad auto più grandi, più comode, più veloci. Meno belle.
La Piaggio stessa aveva smesso di produrre il Calessino classico da tempo. Nel 2007 lo riportò in vita come edizione limitata: 999 esemplari in azzurro e 600 in bianco, un omaggio agli anni d'oro con rifiniture in legno e cromature. Nel 2013 arrivò il Nuovo Ape Calessino 200, con motore più moderno da 197 cc. Nel 2018, per il settantesimo anniversario dell'Ape, Piaggio produsse 70 Calessini numerati in blu Nettuno, ciascuno con targa commemorativa e documenti in pelle. In tutto il mondo ne esistono sei milioni di Ape. Ma quei settanta pezzi numerati sono diventati oggetti da collezione.
A Ischia, qualche Calessino circola ancora. Li si vede passare per le strade di Forio, lungo il porto di Ischia, nei vicoli dei borghi. Ogni volta che ne passa uno, la gente si gira. Non per curiosità. Per nostalgia.
Viaggiare a Ischia come si faceva una volta
Per chi vuole ritrovare quell'esperienza, oggi c'è un modo.
Ischia Dolce Vita Tour organizza tour dell'isola a bordo di Fiat 500 d'epoca restaurate e di un Ape Calessino. Il tour dura circa tre ore, segue un percorso che cambia in base alla luce e alla stagione, e include foto e video professionali lungo le soste. Il giro non è fisso: le tappe si adattano alla giornata, esattamente come facevano i vecchi tassisti ischitani che decidevano la strada in base a dove tirava il vento.
Salire su un Calessino o su una 500 e fare il giro dell'isola a una velocità che permette di guardare davvero è il modo più onesto per capire come si viveva Ischia quando Ischia era la dolce vita.
Per informazioni e prenotazioni: ischiadolcevitatour.com oppure direttamente su WhatsApp.
L'Ape Calessino a Ischia Mezzo di trasporto turistico diffuso sull'isola dagli anni Cinquanta agli anni Duemila. Prodotto dalla Piaggio dal 1948 nella versione base, il Calessino fu la variante per il trasporto passeggeri che sostituì i calessi a cavalli. Motore due tempi, velocità massima 60 km/h, capienza fino a tre passeggeri.
Dove vederne ancora: le strade di Ischia Porto, Forio, Lacco Ameno. Esemplari restaurati sono utilizzati per tour fotografici dell'isola.
Il Museo Piaggio a Pontedera (Pisa) conserva i modelli storici. Il Museo Angelo Rizzoli a Lacco Ameno documenta con oltre cinquecento fotografie l'epoca d'oro dell'isola, in cui il Calessino era il mezzo di trasporto per eccellenza.
Dove si trova
Ischia










