Museo di Phitecusae

Museo Archeologico di Pithecusae: La Macchina del Tempo che Riscrive la Storia dell'Occidente
Hai mai visto con i tuoi occhi uno dei più antichi frammenti di poesia greca mai scritti? Hai mai tenuto lo sguardo su un oggetto che ha cambiato per sempre quello che sappiamo sulla nascita della civiltà occidentale?
No, non stiamo parlando del Museo Archeologico di Napoli o del Louvre. Stiamo parlando di una villa settecentesca a Lacco Ameno, isola d'Ischia, che custodisce la Coppa di Nestore – una tazzina di ceramica larga 10 centimetri con incisi tre versi che sono contemporanei all'Iliade di Omero.
Benvenuto al Museo Archeologico di Pithecusae, a Villa Arbusto. Questo non è un museo qualsiasi. È il luogo dove la storia della Magna Grecia è stata riscritta. È il luogo dove un archeologo tedesco testardo di nome Giorgio Buchner passò 50 anni a scavare nella valle di San Montano e dimostrò al mondo che Ischia – non Cuma, non Siracusa, non Taranto – fu la prima colonia greca in Occidente.
E se hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia, questo è il timbro che ti fa capire quanto sia profonda la stratificazione culturale su cui cammini ogni giorno.
Villa Arbusto: Dalla Masseria al Museo
Partiamo dall'inizio. Villa Arbusto nasce come "masseria dell'Arbusto" (dal nome della zona, documentato già nel 1600) e viene trasformata in residenza nobiliare nel 1785 da Don Carlo Acquaviva, Duca di Atri. È una villa elegante, settecentesca, con un parco magnifico e una posizione panoramica pazzesca: affacciata su piazza Santa Restituta, con Monte Vico di fronte (l'acropoli dell'antica Pithecusae) e il mare alle spalle.
La proprietà passa di mano in mano finché nel 1952 viene acquistata da Angelo Rizzoli – sì, quell' Angelo Rizzoli, l'editore e produttore cinematografico che negli anni '50 trasformò Lacco Ameno in una destinazione internazionale, ricostruendo le Terme, aprendo hotel, sistemando piazza Santa Restituta, portando VIP da tutto il mondo.
Villa Arbusto diventa la sua residenza estiva. Il parco viene arricchito con piante esotiche e mediterranee: ulivi, allori, pini, melograni, oleandri, e un corbezzolo all'ingresso che secondo la leggenda avrebbe suggerito il nome "Arbusto" alla villa stessa.
Dopo la morte di Rizzoli nel 1970, gli eredi mantengono la proprietà fino al 1978, quando il Comune di Lacco Ameno – guidato dal sindaco e professore Vincenzo Mennella – con il supporto della Provincia di Napoli e della Soprintendenza dei Beni Archeologici, acquista la villa per farne un museo.
L'intuizione era semplice: tutti quei reperti straordinari scavati da Giorgio Buchner da decenni nella valle di San Montano dovevano avere una casa degna. E quale posto migliore della villa che guardava proprio Monte Vico, l'acropoli della città che quei reperti raccontavano?
Il museo viene finalmente inaugurato il 17 aprile 1999 alla presenza di studiosi di primissimo piano come sir John Boardman (docente a Oxford) e Alain Pasquier (conservatore capo del Louvre). Venti anni di lavoro per arrivare all'apertura. Ma ne valeva la pena.
Giorgio Buchner: L'Uomo che Scoprì Pithecusae
Prima di entrare nel museo, devi conoscere Giorgio Buchner. Perché senza Buchner, questo museo non esisterebbe. E senza Buchner, probabilmente continueremmo a credere che la prima colonia greca in Italia fu Cuma.
Giorgio Buchner nasce a Monaco di Baviera l'8 agosto 1914 da padre tedesco (Paul Buchner, zoologo di fama internazionale) e madre italiana (Massimiliana Coppa, pittrice veneta). I genitori cominciano a frequentare Ischia fin dagli anni '20 e si stabiliscono definitivamente sull'isola nel 1943, a Sant'Alessandro.
Il giovane Giorgio studia in Germania ma dopo l'ascesa al potere di Hitler decide di continuare gli studi in Italia, sfruttando la cittadinanza materna. Frequenta il liceo e poi l'università. Ed è durante quegli anni che legge il libro Campanien dello storico tedesco Julius Beloch (1890), che menziona i reperti greci trovati a Lacco Ameno e le sepolture antiche nella valle di San Montano.
Buchner rimane folgorato. Non vede l'ora di tornare a Ischia per le vacanze estive e comincia a raccogliere cocci sulla collina di Monte Vico. Decide di abbandonare la biologia (le orme del padre) per dedicarsi all'archeologia. Si laurea a Roma nel 1938 in Paletnologia con una tesi su "Vita e dimora umana nelle Isole Flegree dalla preistoria ai tempi romani".
Nel 1949, a 35 anni, Buchner entra nella Soprintendenza Archeologica di Napoli come funzionario con delega per Ischia. E finalmente può fare quello che sogna da anni: scavare la necropoli di San Montano.
Gli scavi iniziano nel 1952. E quello che emerge cambia tutto.
Buchner trova tombe a cremazione e a inumazione che risalgono all'VIII secolo a.C. (770-750 a.C. circa). Trova corredi funerari ricchissimi: vasi, ceramiche, gioielli, scarabei egizi, sigilli, amuleti, lingotti di piombo, attrezzature da pesca, pesi per telaio. Trova oggetti provenienti da Rodi, dall'Egitto, dalla Siria, da Cartagine, dall'Etruria, dalla Sardegna.
E soprattutto, nell'ottobre 1954, trova la Coppa di Nestore dentro la tomba a cremazione numero 168.
Buchner lavora con metodo scientifico rigoroso. Non scava per trovare "oggetti belli" da esporre. Scava per ricostruire la vita delle persone, le relazioni sociali, i comportamenti culturali, i commerci. Scava con pazienza infinita. Passa decenni a catalogare, studiare, pubblicare.
Gli scavi si interrompono nel 1965 per mancanza di fondi. Buchner deve cercare finanziamenti all'estero (università americane e svedesi). Gli scavi riprendono nel 1977 con fondi statali e si concludono nel 1982.
In totale, Buchner scava e studia oltre 700 sepolture nella necropoli di San Montano. Identifica il quartiere metallurgico di Mazzola (dove i Greci lavoravano ferro e metalli preziosi). Dimostra che Pithecusae non era un semplice scalo commerciale ma una vera colonia, la prima fondata dai Greci Eubei in Occidente.
Giorgio Buchner muore a Ischia il 4 febbraio 2005 all'età di 90 anni. Aveva passato più anni a Ischia che in Germania. Viene ricordato come un uomo "modesto e generoso", "meticoloso", "sempre pronto a condividere le sue scoperte con il mondo". Il Liceo Statale di Ischia oggi porta il suo nome.
Il museo di Villa Arbusto è il suo testamento. Lui stesso ne ha curato il progetto espositivo insieme all'archeologa Costanza Gialanella.
La Coppa di Nestore: 10 Centimetri che Cambiano Tutto
Entriamo nel cuore del museo. Sala 3. Dentro una teca di vetro, protetta come il Santo Graal, c'è una piccola kotyle – una tazza da vino usata nei simposi greci – larga appena 10 centimetri, decorata con motivi geometrici.
È la Coppa di Nestore.
A prima vista sembra una tazza qualsiasi. Piccola, modesta, d'uso quotidiano. Fabbricata a Rodi nell'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C. (intorno al 725 a.C.), importata a Pithecusae insieme ad altri vasi contenenti unguenti preziosi, e poi incisa dopo la cottura con tre versi in alfabeto euboico, scritti da destra verso sinistra (come facevano i Fenici).
L'iscrizione dice:
"Νέστορος [εἰμὶ] εὔποτον ποτήριον
ὃς δ' ἂν τοῦδε πίησι ποτηρίου
αὐτίκα κῆνον ἵμερος αἱρήσει
καλλιστεφάνου Ἀφροδίτης"
Traduzione:
"Io sono la [bella] coppa di Nestore, buona da bere.
Ma chi beva da questa coppa, subito quello
sarà preso dal desiderio d'amore
per Afrodite dalla bella corona."
Tre versi. Il primo è un trimetro giambico. Il secondo e il terzo sono esametri dattilici (la metrica dell'epica omerica). Sono poesia.
E questa iscrizione è:
- Uno dei più antichi esempi di scrittura alfabetica greca mai trovati
- Il primo frammento di poesia greca conservato nella sua stesura originale (non tramandata tramite copie successive, ma scritta direttamente sul vaso nell'VIII secolo a.C.)
- Contemporanea all'Iliade e all'Odissea di Omero (proprio il periodo in cui i poemi omerici stavano prendendo la forma che conosciamo)
Capisci l'importanza? Questo non è un semplice reperto. È la prova fisica che nell'VIII secolo a.C., in una colonia greca ai margini del mondo allora conosciuto, qualcuno sapeva scrivere, conosceva Omero, componeva versi scherzosi durante i simposi, e aveva abbastanza cultura letteraria da fare giochi di parole sulla "Coppa di Nestore" descritta nell'Iliade (Libro XI, versi 632-637), dove si narra della leggenda coppa d'oro di Nestore re di Pilo, così grande e pesante che servivano quattro uomini per spostarla.
La coppa di Ischia è piccola. È una kotyle da 10 centimetri. E l'autore dell'iscrizione lo sa benissimo. Sta facendo dell'ironia letteraria. Sta dicendo: "La coppa di Nestore dell'Iliade era enorme e preziosa, ma questa piccola tazza qui ha un potere ancora più grande – fa innamorare di Afrodite chi ci beve".
È spiritosa. È colta. È omerica. È contemporanea a Omero.
E dimostra che la scrittura alfabetica greca si era già diffusa fino a Pithecusae, portata dai coloni Eubei, e che questi coloni non erano semplici commercianti o metallurghi – erano persone colte che conoscevano i poemi epici, componevano versi, e usavano la scrittura non solo per scopi pratici ma anche per scopi poetici ed estetici.
Chi Compose l'Iscrizione?
Nessuno lo sa con certezza. Ci sono diverse teorie:
- Teoria 1: L'iscrizione fu composta durante un simposio come gioco poetico. Qualcuno scrisse il primo verso, poi un secondo partecipante aggiunse il secondo verso, e così via. Una "gara di improvvisazione" tra convitati.
- Teoria 2: L'iscrizione è un'iscrizione di possesso. "Io sono [la coppa] di Nestore" significa "questa coppa appartiene a un tizio di nome Nestore". Non un riferimento all'eroe omerico, ma a un uomo comune di Pithecusae che si chiamava Nestore (un nome abbastanza diffuso nell'onomastica euboica).
- Teoria 3: L'iscrizione è una parodia omerica intenzionale. L'autore allude alla coppa leggendaria dell'Iliade per creare un contrasto ironico con la piccola kotyle. È letteratura alta, non un semplice graffito.
In Quale Tomba Fu Trovata?
La Coppa di Nestore fu trovata nella Tomba a Cremazione 168 della necropoli di San Montano. Questa tomba conteneva uno dei corredi più ricchi mai rinvenuti a Pithecusae: 27 reperti ceramici, di cui 4 crateri (caso unico), 2 euboici e 2 locali.
Per decenni si è creduto che nella tomba fosse sepolto un bambino di 10-12 anni. Ma uno studio interdisciplinare pubblicato nel 2021 sulla rivista PLOS ONE ha riesaminato i resti cremati con tecniche avanzate di bioarcheologia e ha scoperto qualcosa di sorprendente: nella tomba c'erano almeno tre individui adulti di età diverse, non un bambino.
Questo cambia completamente l'interpretazione. Non sappiamo più chi fosse sepolto con la Coppa di Nestore. Ma sappiamo che era qualcuno abbastanza importante da meritare un corredo funerario eccezionale e una kotyle con versi omerici incisi.
Perché la Coppa di Nestore è Così Importante?
Perché dimostra quattro cose fondamentali:
- La scrittura alfabetica greca era già diffusa in Occidente nel 725 a.C. – prima di quanto si pensasse.
- I coloni di Pithecusae conoscevano Omero – erano culturalmente sofisticati, non semplici mercanti.
- La poesia veniva scritta, non solo recitata oralmente – questo cambia la nostra comprensione della trasmissione della cultura greca arcaica.
- L'alfabeto greco si diffuse in Italia proprio da Pithecusae – gli Etruschi lo presero dai Greci di Ischia, i Latini lo presero dagli Etruschi, e da lì arrivò a Roma e a tutto l'Occidente.
Come dice Giorgio Buchner: "Ancora oggi il nostro alfabeto conserva alcune caratteristiche di quello calcidese: quando scriviamo la L, con l'asta breve in basso, e usiamo il segno X per esprimere il suono ics, documentiamo inconsciamente che la scrittura oggi in tutto il mondo occidentale deriva da quella adoperata a Pithecusae nell'VIII secolo a.C."
Quando scrivi su WhatsApp, quando mandi una email, quando leggi questo articolo – stai usando un alfabeto che discende direttamente da quello inciso sulla Coppa di Nestore.
Gli Altri Tesori del Museo
La Coppa di Nestore è la star, ma il museo è pieno di altri reperti straordinari.
Cratere del Naufragio (Sala 3): Un vaso tardogeometrico decorato con una scena di naufragio. È il più antico esempio di pittura vascolare figurativa trovato in Italia (fine VIII secolo a.C.). La scena mostra una nave capovolta, marinai che tentano di salvarsi nuotando tra i pesci, e uno di loro con la testa già nella bocca di un enorme pesce. Proto-horror ceramico dell'VIII secolo. Straordinario.
Scarabeo del faraone Bocchoris (Sala 2): Uno scarabeo egizio con il cartiglio del faraone Bocchoris (718-712 a.C.), trovato in una tomba. È uno dei caposaldi cronologici per tutta l'archeologia del Mediterraneo – permette di datare con precisione assoluta gli altri reperti trovati nello stesso strato.
Sigilli, amuleti e talismani (Sala 2): Oggetti egizi, sigilli dall'Egeo (i famosi "sigilli del suonatore di lira"), talismani con valore apotropaico (protezione dal male). Dimostrano che Pithecusae commerciava con l'Egitto, la Siria, Cipro, Cartagine.
Corredi funerari (Sale 2-3): Vasi, gioielli, fibule in elettro e argento, fermatrecce, ornamenti in bronzo. Le tombe femminili sono particolarmente ricche di monili. Alcune tombe di bambini contengono oggetti esotici – segno che anche i più piccoli venivano sepolti con rispetto e speranza.
Ceramiche e anfore (varie sale): Ceramica euboica, rodia, corinzia, locale. Anfore per il vino, crateri per mescolare vino e acqua durante i simposi, brocche, coppe. Ogni oggetto racconta una storia di commerci, di contatti culturali, di fusione tra Oriente e Occidente.
Terrecotte architettoniche (Sala 4): Frammenti di decorazioni dei templi che dovevano sorgere sull'acropoli di Monte Vico. Tra cui una sima laterale con gocciolatoio a forma di testa di ariete – bellissima.
Sezione Romana (Sale successive): Dopo il VII secolo a.C. Pithecusae declina per motivi politici legati allo sviluppo di Cuma sulla terraferma. L'isola diventa Aenaria in età romana, ma viene flagellata da eruzioni vulcaniche continue, quindi i Romani non si stabiliscono massicciamente. Restano comunque tombe romane (corredi poveri), rilievi votivi in marmo dal Santuario delle Ninfe a Nitrodi (Barano), e soprattutto lingotti di piombo e stagno dalla fonderia sommersa di Carta Romana (Ischia), dove si lavorava piombo importato dalle miniere spagnole di Cartagena grazie alla gens Atellia, imprenditori campani del I secolo d.C.
Sezione Preistorica (Sala 1): Prima dei Greci c'erano già abitanti sull'isola. Reperti del Neolitico medio-superiore (3500 a.C. circa) trovati in località Cilento: vasi in terracotta, lame di coltelli, schegge di utensili. E reperti dell'Età del Bronzo dalla collina del Castiglione (Casamicciola), con tracce di presenza micenea.
Sezione Geologica (Piano Terra): Il museo ha anche una sezione dedicata ai fenomeni vulcanici e vulcano-tettonici che hanno sempre condizionato la vita sull'isola. Ischia è un vulcano attivo. E i suoi abitanti – dai primi insediamenti neolitici ai Greci ai Romani – hanno sempre dovuto fare i conti con terremoti, eruzioni, bradisismi.
Il Giardino di Villa Arbusto
Non dimenticare di visitare il parco. È un giardino botanico mediterraneo magnifico, creato da Angelo Rizzoli negli anni '50 con piante esotiche e locali: ulivi secolari, alberi di alloro, pini, melograni, oleandri, palme, agavi, corbezzolo.
Il giardino è aperto al pubblico insieme agli spazi espositivi. Vale la pena farci una passeggiata dopo la visita al museo, soprattutto al tramonto quando la luce si fa calda e la vista sul mare è spettacolare.
Perché Visitare il Museo Archeologico di Pithecusae
Perché è l'unico posto al mondo dove puoi vedere:
- La Coppa di Nestore, uno dei testi più antichi della letteratura occidentale
- I reperti della prima colonia greca in Occidente (770-750 a.C.)
- La prova fisica che il nostro alfabeto nasce qui, a Ischia, nell'VIII secolo a.C.
- 3000 anni di storia dell'isola raccontati attraverso oggetti che puoi guardare negli occhi
E perché ti fa capire che Ischia non è solo terme, spiagge e Negombo. Ischia è culla della Magna Grecia. È il luogo dove Oriente e Occidente si sono incontrati per la prima volta in modo stabile. È il luogo dove è nato l'alfabeto che stai usando per leggere queste parole.
Non è retorica. È geografia culturale.
Samuel impazzirebbe qui: c'è un cratere con un naufragio dove un pesce mangia un marinaio (perfetto per un bambino), ci sono vasi con animali dipinti, ci sono scarabei egizi, ci sono storie di eroi greci. E c'è un giardino bellissimo dove correre dopo la visita.
Informazioni Pratiche (Quelle Che Servono Davvero)
Dove si trova: Corso Angelo Rizzoli 194 (oppure Via Circumvallazione per l'ingresso carrabile), 80076 Lacco Ameno (NA). In posizione panoramica sull'altura prospiciente piazza Santa Restituta, di fronte al promontorio di Monte Vico.
Orari di apertura:
- Lunedì-Mercoledì: 9:00-13:00
- Giovedì: 9:00-13:00 | 14:00-18:00
- Venerdì: 9:00-13:00
- Sabato: 9:00-13:00 | 14:00-18:00
- Domenica: 9:00-13:00
- Chiuso: 25 dicembre
Nota: Gli orari possono variare stagionalmente, verifica sempre sul sito ufficiale prima di andare.
Biglietti:
- Intero: €8,00
- Ridotto gruppi (min 15 persone): €6,00
- Studenti 14-18 anni e universitari: €6,00
- Studenti 6-13 anni: €3,00
- Residenti sull'isola: €3,00
- Supplemento laboratorio: €1,00 a persona
- Ingresso gratuito: Bambini fino a 5 anni, guide abilitate, giornalisti, portatori di handicap con accompagnatore
Visite guidate: Su prenotazione. Consigliatissime – avere una guida che ti spiega la Coppa di Nestore cambia completamente l'esperienza.
Contatti:
- Tel: 081 996103
- Email: museo@comunelaccoameno.it
- Sito: www.pithecusae.it
Come arrivare:
- In bus da Ischia Porto: linee 1, 2, CS, CD (15-20 minuti), fermata Lacco Ameno centro, poi 5-10 minuti a piedi
- In auto/scooter: parcheggio disponibile (gratuito non custodito nelle vicinanze)
- A piedi da Lacco Ameno centro: 5-10 minuti, segnalato
- In taxi: disponibile su tutta l'isola
Quanto tempo serve: Minimo 1 ora e 30 minuti se vai di fretta. Meglio 2-3 ore per visitare con calma tutte le sale, leggere i pannelli esplicativi, goderti il giardino. Se prendi la visita guidata, calcola 2 ore abbondanti.
Accessibilità: Facilmente accessibile a tutti. Rampe per carrozzine.
Combinazioni consigliate: Il museo si trova a 5 minuti a piedi dalla Chiesa di Santa Restituta con gli scavi paleocristiani (altro timbro fondamentale del Passaporto). Puoi fare entrambi nella stessa mattinata. Poi pranzo a Lacco Ameno centro e pomeriggio alla Baia di San Montano – la necropoli dove furono trovati tutti questi reperti.
Altre Attrazioni Vicine:
- Quartiere metallurgico di Mazzola (a pochi passi, visitabile su richiesta)
- Monte Vico (acropoli di Pithecusae)
- Fungo di Lacco Ameno (10 minuti a piedi)
- Negombo (5 minuti in auto)
Il Tuo Timbro sul Passaporto
Se hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia, il Museo Archeologico di Pithecusae è il timbro più stratificato di tutti. È il timbro che ti fa capire che sotto ogni pietra di quest'isola c'è storia antica, profonda, fondamentale.
È il timbro che dice: "Qui è nato l'alfabeto che usi tutti i giorni". È il timbro che dice: "Qui i Greci hanno fondato la prima colonia in Occidente". È il timbro che dice: "Qui puoi vedere con i tuoi occhi un frammento di poesia scritto quando Omero era ancora vivo".
Non è un museo come gli altri. È il luogo dove puoi toccare con mano (metaforicamente, non toccare le teche!) la nascita della civiltà occidentale.
Museo Archeologico di Pithecusae – Villa Arbusto, Corso Angelo Rizzoli 194, 80076 Lacco Ameno | Tel. 081 996103 | www.pithecusae.it | Orari variabili, verifica sul sito | Biglietto intero €8






