I Sentieri della Lucertola

I Sentieri della Lucertola di Barano: Quando Ischia Ha Deciso di Camminare (E di Smetterla di Guardare Solo il Mare)
Hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia? Allora i Sentieri della Lucertola sono uno di quei timbri che pesa. Non perché sono difficili – anzi, sono tra i più accessibili dell'isola – ma perché ti fanno capire cos'era davvero Ischia prima che diventasse solo terme e spiagge. È l'Ischia dei contadini che "volavano" su pendii impossibili con le ceste d'uva in spalla, dei terrazzamenti scavati nella pietra vulcanica, delle cantine nascoste tra i castagneti, dei boschi dove il coniglio è ancora il re indiscusso. È l'Ischia verde, quella vera, quella che ti fa sudare e ti premia con panorami che non finiscono nei depliant.
Siamo a Barano d'Ischia, versante sud dell'isola. Anno 2002: il comune decide di fare una cosa rivoluzionaria per l'epoca – ripristinare i vecchi sentieri contadini e renderli percorribili per tutti. Non per moda, ma perché qualcuno ha capito che l'isola ha un patrimonio naturalistico che merita di essere camminato, non solo guardato dal finestrino del bus. Nascono così i "Sentieri della Lucertola": quattro percorsi segnalati, ognuno con una lucertola di colore diverso dipinta sulle targhe, che ti portano attraverso boschi, vigneti, crateri vulcanici, santuari, baie. Barano è stato il primo comune dell'isola ad avere questa lungimiranza. Gli altri – Panza nel 2012, poi le pinete di Ischia, Casamicciola, Fiaiano – hanno seguito l'esempio. Ma Barano è arrivato primo.
Perché la Lucertola? (Storia di un Rettile Intelligente)
La lucertola a Ischia non è un animale qualsiasi. È uno degli unici rettili terrestri dell'isola – insieme alla biscia – e ha un comportamento che i contadini ischitani conoscono bene: si adatta. Cambia colore per mimetizzarsi, scala i muri a secco delle parracine (i terrazzamenti in tufo verde), si infila nelle fessure quando serve, resiste al caldo e al freddo. È veloce, discreta, sopravvive. Esattamente come hanno sempre fatto gli ischitani. Quando il comune di Barano nel 2002 ha dovuto scegliere un simbolo per i sentieri appena ripristinati, la lucertola era la scelta ovvia. Non il pino domestico, non il coniglio (che pure è il re dei boschi), non la vite. La lucertola. Perché chi cammina su questi sentieri deve fare come lei: adattarsi, trovare la strada, sapersi muovere tra le rocce.
E poi c'è un motivo pratico: le lucertole le trovi ovunque. Camminando su questi sentieri – soprattutto in primavera e autunno – ne vedi decine. Sui muri, sui gradoni, tra le felci. Ti osservano, immobili, poi spariscono in un secondo. È il loro territorio, tu sei l'ospite.
I Quattro Sentieri: Rosso, Giallo, Viola, Blu (Una Guida Completa)
I Sentieri della Lucertola sono quattro, ognuno con caratteristiche diverse. Li percorri tutti, e hai fatto un viaggio completo dentro l'Ischia contadina: quella dei vigneti eroici, dei boschi fitti, dei santuari isolati, delle baie che guardano Capri. Ogni sentiero è segnalato con targhe che riportano una lucertola colorata (rossa, gialla, viola, blu). Le targhe sono affisse agli angoli dei bivi, sui muri, sugli alberi. Seguire la strada è semplice: basta seguire la lucertola.
1. Sentiero del Grande Cratere (Lucertola Rossa) – Il Re dei Quattro
Caratteristiche Tecniche:
- Percorso: Fiaiano, Marecoppo, Monte Trippodi, Buceto, Carusiello, Cretaio, Fondo Ferraro, Casa Arcamone, Bosco dei Conti, Fiaiano
- Partenza/Arrivo: Bar Nik, Fiaiano (Barano)
- Lunghezza: circa 3 km (anello)
- Durata: 2 ore e 15 minuti
- Dislivello: 220 metri in salita
- Difficoltà: E (Escursionistica media)
- Segnavia: Lucertola rossa
- Bus: Linea 6 da Ischia Porto, fermata Fiaiano
Cosa trovi: Selva di castagneti, lecci, corbezzoli, eriche; fonte di Buceto (antica sorgente che ha dissetato Ischia Ponte per secoli, vedi articolo dedicato); cratere del Fondo Ferraro; vista panoramica sul Castello Aragonese e Golfo di Napoli.
Il Percorso Passo per Passo: Si parte dal Bar Nik di Fiaiano, seguendo Via Cretaio. Subito una scelta: puoi seguire l'asfalto, oppure accorciare prendendo la vecchia mulattiera a gradoni che sale ripida sulla destra. Se scegli i gradoni (scelta consigliata), ti ritrovi subito immerso in un bosco di castagni. I gradini sono larghi, antichi, costruiti con pietre vulcaniche. Sono i gradoni che i contadini ischitani salivano ogni giorno con le ceste in spalla. Dopo circa 15 minuti di salita, la strada spiana alla Croce dei Castagni, presso il Ranch Aragona (scuola di equitazione). Qui c'è una bacheca informativa e inizia il vero sentiero.
Sulla sinistra parte un percorso a gradoni che si immerge nell'intrico della vegetazione. Il bosco qui è fitto – castagni, lecci, felci alte fino alla cintola. Sali verso i terrazzi ancora coltivati, sorrett
i da muraglioni di pietra (le parracine) alti fino a 3-4 metri. Qui la viticoltura è "eroica", come dicono gli esperti: vigneti su pendenze del 30-40%, tutti lavorati a mano, cassette portate in spalla perché le monorotaie non passano. Sei nella zona di Cava Bianca. Continui a salire e il paesaggio cambia: lasci i vigneti e entri nel bosco vero, quello del Monte Trippodi. Castagni secolari, lecci, corbezzoli. Sulla sinistra, semi-interrata, una buca nel terreno: è un'antica ghiacciaia. Fino a pochi decenni fa, quando l'inverno era più rigido e nevicava anche a Ischia, qui conservavano la neve per usarla come ghiaccio nei mesi caldi.
Poco oltre arrivi al Piano di San Paolo – un'ampia conca a 460 metri sul livello del mare, un tempo coltivata e oggi rinaturalizzata. È un'antica spiaggia fossile, sollevata dalle eruzioni vulcaniche. Ogni prima domenica di giugno qui si svolge la Festa della Ginestra. Respiri, guardi il panorama, e poi il sentiero cambia direzione: scende ripido in uno stretto vallone invaso da vegetazione esuberante. Rovo, smilace, caprifoglio ricoprono le balze di un antico cratere. Arrivi alla copiosa fonte di Buceto – acqua fresca, abbondante, potabile. Da qui partiva l'acquedotto del XVI secolo che per duecento anni hanno costruito per portare l'acqua a Ischia Ponte. A margine del sentiero vedi le tubature mangiate dal tempo, prima in pietra e laterizio (quelle antiche), poi in metallo (anni '50).
Il sentiero risale e approda di nuovo su Via Cretaio. Segui verso sinistra, un tratto d'asfalto, superi la Chiesa del Crocifisso (eretta nel 1731), e arrivi a un bivio di fronte al Bosco della Maddalena. Piega a destra per una stradella secondaria e costeggi dall'alto l'antico cratere del Fondo Ferraro – si riconosce ancora il fondo dell'apparato vulcanico, una conca verde con pareti ripide. Di fronte si erge la cupola vulcanica di Posta Lubrano, coperta di coltivazioni. Attraversi il Bosco dei Conti e ritorni a Fiaiano.
Dove mangiare: Cantina del Sergente, Via Fondo Ferraro (tel. 081.901372). Cantina tradizionale dove assaggiare vino ischitano e piatti contadini. Chiedi del coniglio all'ischitana.
Note: È il più interessante dei quattro sul piano naturalistico. Molto ombreggiato, percorribile anche d'estate evitando le ore centrali. Ideale primavera e inizio autunno.
2. Sentiero delle Antiche Cantine (Lucertola Gialla) – Il Vino Eroico
Caratteristiche Tecniche:
- Percorso: Buonopane, Candiano, Montegatto, Piano San Paolo, Selva del Napoletano, Cirillo, Fiaiano
- Partenza: Piazzetta di Buonopane (Barano)
- Arrivo: Fiaiano, fermata bus linea 6
- Lunghezza: circa 4 km
- Durata: 2 ore e 15 minuti
- Difficoltà: E+ (Escursionistica impegnativa)
- Segnavia: Lucertola gialla
- Bus: Andata: Linea CD o CS fino a Buonopane; Ritorno: Linea 6 da Fiaiano
Cosa trovi: Castagneti, vigneti eroici, felci, eriche, fiori selvatici; cantine tradizionali a Candiano e Cirillo dove ancora producono vino come cento anni fa; vista panoramica sul Golfo di Napoli e Capri.
Il Percorso: Questo è il sentiero del vino, quello che ti fa capire cosa significa "viticoltura eroica". Si parte dalla piazzetta di Buonopane – borgo contadino con case basse, vicoletti, fontana centrale. Da qui il sentiero sale attraverso i vigneti di Candiano. E qui capisci perché la chiamano viticoltura "alpestre": pendenze impossibili, terrazzamenti alti 4-5 metri, viti aggrappate alla roccia vulcanica. Il tutto lavorato rigorosamente a mano. In alcuni punti – come alla Scarrupata – i contadini devono scendere a mare con i gozzi per trasportare l'uva, perché per terra non si passa.
Il sentiero attraversa Candiano e Montegatto, due frazioni dove trovi ancora le vecchie cantine scavate nel tufo. Se capiti a settembre (vendemmia) o ottobre, puoi fermarti e chiedere di assaggiare il vino novello. Ti offrono un bicchiere, parlano poco, guardano i loro vigneti con l'orgoglio di chi sa che sta facendo un lavoro che non ha senso economico ma ha senso umano. Perché questi vigneti – con le loro pendenze del 40%, la raccolta manuale, i costi altissimi – non dovrebbero esistere. Eppure esistono. E producono vini bianchi (Biancolella, Forastera) e rossi (Per'e Palummo, Guarnaccia) che i sommelier definiscono "identitari": sanno di Ischia, di mare, di pietra verde, di sudore.
Prosegui attraverso Piano San Paolo (lo stesso del sentiero rosso), attraversi la Selva del Napoletano – valle umida, bosco fitto, silenzio – e scendi verso Cirillo. Qui altre cantine, altri terrazzamenti. Arrivi a Fiaiano.
Dove bere/mangiare: Durante il percorso, nelle cantine di Candiano e Cirillo, puoi chiedere di assaggiare il vino. Non sono enoteche turistiche: sono cantine di famiglia. Porta rispetto, chiedi permesso, aspettati poche parole e tanto vino.
Note: È il più impegnativo dei quattro, ma il più autentico. Se vuoi capire l'Ischia contadina, questo è il sentiero. Settembre è il mese ideale: vendemmia, colori, profumo di mosto.
3. Sentiero del Santuario (Lucertola Viola) – Vigne, Fede e Vedute
Caratteristiche Tecniche:
- Percorso: Vatoliere, Chiummano, Schiappone, Scarrupata, Schiappone, Terone, Vatoliere (anello)
- Partenza/Arrivo: Vatoliere (Barano)
- Lunghezza: circa 3,5 km
- Durata: 2 ore
- Difficoltà: T/E (Turistica/Escursionistica facile)
- Segnavia: Lucertola viola
- Bus: Linea 5 direzione Maronti, fermata Via Vatoliere
Cosa trovi: Vigneti eroici lungo i pendii scoscesi dello Schiappone; Santuario della Madonna di Montevergine (piccola chiesa del '600 con processione notturna a settembre); vedute panoramiche su Barano e le frazioni; cratere vulcanico del Vatoliere.
Il Percorso: Si parte da Vatoliere – frazione di Barano che prende il nome da un'antica torre di avvistamento (o forse da "volta", per le volte delle cantine). Il sentiero segue Via Vatoliere in direzione Chiummano. Nel dialetto antico, Chiummano rimanda al piombo: in passato era un centro di lavorazione di questo metallo. Tra gli edifici nuovi restano alcune dimore antiche in pietra lavica con profonde cantine voltate dove si ricoveravano gli attrezzi per la vinificazione.
Dal borgo il sentiero aggira diversi poggi, retti da muri in pietra. La vite copre i terrazzini, ma trovi anche piante da frutto e ortaggi – segno di un'agricoltura familiare ancora viva. Arrivi allo Schiappone, collina dove sorge il Santuario della Madonna di Montevergine. Fu un eremitaggio, fondato nel XVII secolo dalla famiglia Siniscalchi. La chiesa è piccola, bianca, con un sagrato rustico e una veduta bellissima sui casali di Barano. La processione annuale – celebrata a settembre, alla fine della stagione estiva – parte a notte fonda dai vari paesi dell'isola e procede alla luce dei ceri. È una festa collettiva che saluta la fine dell'estate.
Dal santuario, con una piccola diramazione, sali al belvedere della Scarrupata – un alto gradino roccioso che s'immerge nel mare 200 metri più in basso. La vista è impressionante: mare, Capri, costa, vigneti a picco. Un sentiero (oggi non più percorribile, da ripristinare) proseguiva oltre lungo la rupe per raggiungere l'isolata chiesa di San Pancrazio e poi Piano Liguori.
Torni indietro passando per Terone e chiudi l'anello a Vatoliere.
Note: Settembre è il mese ideale. Non solo per la processione, ma perché è tempo di vendemmia. Lungo i pendii dello Schiappone vedi i contadini che raccolgono l'uva su terreni così scoscesi che sembra impossibile non cadere. La chiamano "viticoltura eroica" e capisci perché.
4. Sentiero delle Baie (Lucertola Blu) – Il Più Facile, Il Più Panoramico
Caratteristiche Tecniche:
- Percorso: Testaccio, Monte Cotto, Testaccio (anello)
- Partenza/Arrivo: Piazzetta Testaccio (Piazza Mar del Plata)
- Lunghezza: circa 2 km
- Durata: 1 ora e 15 minuti
- Difficoltà: T (Turistica) – adatto anche ai bambini, tranne ultimo tratto in discesa
- Segnavia: Lucertola blu
- Bus: Linea 5 direzione Maronti, fermata Piazza Mar del Plata
Cosa trovi: Querce, vigneti, fichi d'India; La Guardiola (fortificazione militare della Seconda Guerra Mondiale); panorama mozzafiato sulle baie di San Pancrazio, Maronti e Cava Grado, con Capri e Penisola Sorrentina sullo sfondo.
Il Percorso: Questo è il sentiero "per tutti": breve, facile, panoramico. Si parte dalla piazzetta di Testaccio – borgo marinaro (dal 1806 al 1879 fu comune a sé stante) con architettura tipicamente mediterranea, case basse, vicoletti stretti, economia legata alla pesca. Segui le indicazioni per il Monte Cotto e sali attraverso una vegetazione di querce, fichi d'India, vigneti. Il sentiero è largo, ben segnalato, ombreggiato. Dopo circa mezz'ora arrivi in cima al Monte Cotto, a circa 250 metri sul livello del mare.
Qui c'è La Guardiola – un'antica postazione militare costruita durante la Seconda Guerra Mondiale con funzioni di avvistamento, comunicazione e difesa. Scelta ottima: da qui vedi tutto. Contemporaneamente le tre baie – San Pancrazio, Maronti, Cava Grado – più Capri, la Penisola Sorrentina, la Torre di Sant'Angelo. È uno dei panorami più completi dell'isola. Ti siedi, guardi, capisci perché chiamano Ischia "l'isola verde": sotto di te, fino al mare, solo boschi, vigneti, terrazze coltivate.
La discesa è su sterrato, un po' ripida. Con i bambini, fare attenzione.
Note: Ideale per famiglie. Adatto anche d'estate (molto ombreggiato). Se hai poco tempo ma vuoi camminare, questo è il sentiero giusto.
Flora e Fauna: Cosa Incontri Camminando
Flora:
- Boschi: Lecci, castagni (soprattutto Monte Trippodi e Piano San Paolo), pini domestici (Fiaiano), querce (Monte Cotto)
- Macchia mediterranea: Corbezzolo, mirto, ginestra (presente soprattutto alle quote alte, a Piano San Paolo c'è la Festa della Ginestra ogni prima domenica di giugno), erica, felci alte (soprattutto nelle zone umide come Buceto)
- Terrazzamenti: Capperi, rovi (le more sono commestibili), fichi d'India (usati come frangivento e confine tra proprietà)
- Viti: Biancolella, Forastera (uve bianche), Per'e Palummo (Piedirosso), Guarnaccia (uve rosse) – tutte autoctone, tutte coltivate su parracine (muri a secco in tufo verde)
Fauna:
- Re dei boschi: Il coniglio selvatico. Lo vedi ovunque, soprattutto all'alba e al tramonto. Più piccolo di quello domestico, grigio-rossastro, orecchie corte. Tradizionalmente allevato "di fossa" (in buche profonde 3 metri dove scava gallerie). Carni sode, gustose. Il coniglio all'ischitana è un piatto identitario.
- Rettili: Lucertole (ovviamente), bisce (innocue)
- Uccelli: In primavera e autunno, uccelli migratori: upupa, martin pescatore, rondine, cuculo, quaglia, tortora. In novembre e marzo: la beccaccia ("regina dei boschi") che nidifica qui durante le migrazioni tra Africa e Nord Europa.
- Altro: Non è raro vedere falchi, e se sei fortunato incontri uno degli ultimi pastori dell'isola con il suo gregge di pecore e capre.
Le Parracine: Chilometri di Muri a Secco che Tengono Su l'Isola
Camminando su questi sentieri, la cosa che colpisce di più – anche più dei panorami – sono le parracine. Sono i muri a secco in tufo verde (il tufo locale, che ha quella colorazione caratteristica) che sostengono i terrazzamenti. Ce ne sono chilometri. Muri alti 1 metro, 2, 3, in alcuni punti anche 5 metri. Tutti costruiti a mano, pietra su pietra, senza malta. Alcuni risalgono a secoli fa, altri sono più recenti. Molti sono abbandonati, coperti di vegetazione – segno di vigneti che un tempo esistevano e che oggi sono tornati bosco.
Le parracine sono il simbolo della fatica contadina ischitana. Per coltivare su un'isola vulcanica con pendenze impossibili, dovevi prima costruire i terrazzamenti. Scavare la roccia, portare le pietre, posarle una per una, creare un muro che reggesse il peso della terra e delle piogge. Solo dopo potevi piantare la vite. E poi manutenerle, anno dopo anno, perché un muro che cede significa perdere tutto il raccolto.
Oggi molte parracine sono in rovina. Costa troppo mantenerle, costa troppo coltivare quei vigneti. Ma alcune famiglie resistono. Perché quella terra, quel vino, quella fatica – non hanno senso economico, ma hanno senso.
Viticoltura Eroica: Gli "Angeli Matti" di Ischia
Luigi Veronelli – il più grande critico enogastronomico italiano – li chiamava "angeli matti": i contadini ischitani che "volano" su pendii erti per vendemmiare. Perché la viticoltura a Ischia è davvero eroica. Vigneti con pendenze superiori al 30%, altitudini che vanno dai 200 ai 600 metri sul livello del mare, terrazzamenti su parracine, tutto rigorosamente a mano. La meccanizzazione è impossibile. L'unico ausilio meccanico, in alcuni vigneti, è la monorotaia per trasportare le cassette in vendemmia. Per il resto: vanghe, zappe, cassette in spalla.
E c'è di più. La raccolta avviene "dal basso in alto", assecondando i diversi tempi di maturazione: prima si vendemmia a 200 metri, poi a 300, poi a 400, e così via fino ai 600. Ogni quota ha un microclima diverso, ogni vigneto ha tempi diversi. E in alcune località – come la Scarrupata a Barano – dopo esser risaliti per sentieri impervi, è necessario ridiscendere ed effettuare il trasporto dell'uva via mare con l'ausilio di piccoli gozzi. Perché per terra non si passa.
Tutto questo per produrre vini DOC Ischia: bianchi (Biancolella, Forastera) e rossi (Per'e Palummo, Guarnaccia). Vini che sanno di mare, di pietra verde, di fatica. Vini che raccontano una storia di testardaggine e orgoglio.
Se cammini su questi sentieri a settembre, li vedi: uomini e donne che raccolgono l'uva su pendii dove tu fai fatica anche solo a stare in piedi. Le mani forti in inverno diventano gentili in vendemmia per selezionare i grappoli migliori. Non hanno paura delle altezze, non si lamentano della fatica. Fanno quello che hanno sempre fatto, quello che facevano i loro nonni. Perché quella terra è la loro identità.
Informazioni Pratiche (Quelle Che Servono Davvero)
Come arrivare a Barano:
- In bus da Ischia Porto:
- Linea 5 (direzione Maronti): ferma a Testaccio, Vatoliere
- Linea 6 (direzione Fiaiano/Barano): ferma a Fiaiano, Buonopane
- Linee CD e CS: collegano Ischia Porto con Buonopane
- In auto: Da Ischia Porto direzione Barano. Parcheggio libero (limitato) nelle frazioni di partenza dei sentieri.
Quando andare:
- Primavera (aprile-giugno): Temperatura perfetta (18-24°C), boschi rigogliosi, fiori selvatici, ginestra in fiore (giugno). Ideale.
- Estate (luglio-agosto): Caldo (28-35°C), ma i sentieri sono ombreggiati. Evitare le ore centrali. Portare molta acqua.
- Autunno (settembre-ottobre): Ottimo periodo. Settembre è il mese della vendemmia (spettacolare sul sentiero giallo e viola), ottobre ha colori bellissimi, castagne, temperatura mite.
- Inverno (novembre-marzo): Percorribile, ma portare giacca impermeabile. Possibile fango. Meno affollato, più silenzioso.
Cosa portare:
- Scarpe da trekking: Obbligatorie. I sentieri hanno tratti scivolosi, gradoni irregolari, terreno umido. Le scarpe da ginnastica lisce non vanno bene.
- Acqua: Almeno 1 litro a persona. Le fonti lungo i percorsi sono poche (tranne sul sentiero rosso, dove c'è Buceto).
- Cibo: Panini, frutta secca, barrette energetiche. Non ci sono bar lungo i sentieri.
- Bastoncini da trekking: Consigliati, soprattutto per il sentiero giallo (pendenze importanti).
- Macchina fotografica: I panorami meritano.
- Cappello e crema solare: In estate, anche se i sentieri sono ombreggiati, ci sono tratti esposti.
Per famiglie con bambini:
- Sentiero blu (Monte Cotto): Sì, adatto dai 6 anni in su. Breve, facile, panoramico. Attenzione alla discesa finale (ripida).
- Sentiero rosso (Grande Cratere): Sì, adatto dai 10 anni in su se abituati a camminare. Dislivello importante, terreno irregolare.
- Sentiero viola (Santuario): Sì, adatto dagli 8 anni in su. Percorso vario, non troppo lungo.
- Sentiero giallo (Antiche Cantine): No, troppo impegnativo per bambini. Pendenze importanti, durata lunga.
- Con passeggini: Nessuno dei quattro sentieri è adatto.
NON adatto a:
- Scarpe inadeguate (serve grip)
- Chi ha problemi alle ginocchia (discese e salite ripide)
- Chi non è abituato a camminare (sentieri giallo e rosso)
Segnaletica: I sentieri sono segnalati con targhe che riportano una lucertola del colore corrispondente. Le targhe sono affisse agli angoli dei bivi, sui muri, sugli alberi. La segnaletica c'è, ma non è sovrabbondante come sui sentieri CAI. Serve un minimo di attenzione. In caso di dubbio, chiedi ai locali: a Barano tutti conoscono i sentieri.
Dove mangiare/bere:
- Cantina del Sergente (Via Fondo Ferraro, tel. 081.901372): Cantina tradizionale lungo il sentiero rosso. Vino sfuso, piatti contadini, coniglio all'ischitana.
- Cantine di Candiano e Cirillo: Lungo il sentiero giallo. Non sono ristoranti, sono cantine di famiglia. Puoi chiedere di assaggiare il vino, ma con rispetto.
- Buonopane e Testaccio: Nei borghi di partenza ci sono bar e trattorie.
Mappe e GPS: Le coordinate GPS approssimative dei punti di partenza:
- Fiaiano (Bar Nik): 40.729, 13.936
- Buonopane (piazzetta): 40.717, 13.945
- Vatoliere: 40.714, 13.941
- Testaccio (Piazza Mar del Plata): 40.707, 13.934
Informazioni:
- Comune di Barano d'Ischia: tel. 081.905408
- CAI Isola d'Ischia: Seguili su Facebook per aggiornamenti sui sentieri
Un Po' di Storia Vera (Non Quella delle Brochure)
Anno 2002. Barano è un comune che vive di agricoltura, pesca, un po' di turismo balneare (la spiaggia dei Maronti è lì sotto). Ma qualcuno nell'amministrazione comunale ha un'idea: e se ripristinassimo i vecchi sentieri contadini? Quelli che i nonni usavano per andare ai vigneti, ai boschi, alle cantine? Quelli che collegavano le frazioni prima che esistessero le strade asfaltate?
L'idea nasce da una consapevolezza: Ischia è conosciuta come "l'isola verde", ma nessuno cammina nel verde. Tutti a mare, tutti alle terme. I boschi, i vigneti, i crateri – restano lì, invisibili. Eppure il potenziale c'è: Ischia ha un entroterra ricchissimo, un paesaggio agricolo unico (la viticoltura eroica), una natura che merita di essere esplorata.
Così il Comune di Barano decide di investire nel trekking. Pulisce i vecchi sentieri, rimuove i rovi, ripristina i gradoni, installa la segnaletica con le lucertole colorate (rosso, giallo, viola, blu). Nasce il progetto "Sentieri della Lucertola": quattro percorsi, livelli di difficoltà diversi, segnalati e percorribili in autonomia. Obiettivo dichiarato: "Consentire il contatto del cittadino e del turista con la meravigliosa e variegata natura isolana".
Barano è il primo comune dell'isola a farlo. È il 2002, il trekking a Ischia non esiste ancora come fenomeno turistico. Gli altri comuni guardano, aspettano. Dieci anni dopo (2012) Panza ripristina i suoi sentieri. Poi arrivano le pinete di Ischia, Casamicciola, Fiaiano. Poi il CAI (Club Alpino Italiano) mappa gli itinerari geo-ambientali di tutta l'isola. Ma Barano è arrivato primo.
Oggi i Sentieri della Lucertola sono tra i più percorsi di Ischia. Non hanno la fama del Monte Epomeo (la vetta più alta, 789 metri), ma chi cerca l'Ischia autentica – quella contadina, dei vigneti, dei boschi, dei borghi isolati – viene qui.
Perché Andarci (Davvero)
Primo: perché è l'Ischia che non finisce nelle cartoline. Niente spiagge affollate, niente terme con i bus dei turisti, niente ville belle e basta. Qui c'è l'Ischia vera: quella dei contadini che ancora coltivano vigneti su pendii impossibili, dei boschi dove il coniglio è il re, dei santuari isolati dove a settembre fanno processioni notturne alla luce dei ceri. È l'Ischia che resiste.
Secondo: perché capisci cos'è la viticoltura eroica. Non è uno slogan per vendere vino – è la realtà. Vedi i vigneti a picco sul mare, i terrazzamenti alti 5 metri, le parracine che tengono su montagne intere. E capisci che quei vini bianchi (Biancolella, Forastera) e rossi (Per'e Palummo) che bevi nelle cantine non sono vini qualsiasi: sono il risultato di una testardaggine che non ha senso economico ma ha senso umano.
Terzo: perché i panorami sono tra i più belli dell'isola. Dal Monte Cotto vedi tre baie contemporaneamente. Dalla Scarrupata guardi giù 200 metri a picco sul mare. Dal sentiero rosso il Castello Aragonese sembra a portata di mano. E ovunque guardi: vigneti, boschi, terrazze coltivate, mare. Tutto verde, tutto vivo.
Quarto: perché puoi farlo in autonomia. I sentieri sono segnalati (lucertole colorate), i percorsi sono chiari, le durate sono gestibili (da 1 ora e 15 minuti a 2 ore e 15 minuti). Non serve guida, non serve esperienza alpinistica. Serve solo voglia di camminare.
Quinto: perché è gratis. Nessun biglietto, nessuna prenotazione, nessun tour organizzato. Prendi il bus, scendi alla fermata giusta, segui la lucertola. Fine.
Sesto: puoi combinare i sentieri. Se hai tempo e gambe, dal sentiero rosso puoi proseguire verso Piano San Paolo e collegarti al sentiero giallo. Oppure dalla fonte di Buceto puoi salire verso Buttavento e scendere a Candiano/Buonopane (vedi articolo sulla Madonnina di Buttavento). I sentieri sono un sistema, non percorsi isolati.
Settimo: settembre è magico. Se capiti a Ischia a settembre e non fai almeno uno di questi sentieri, hai sbagliato vacanza. Settembre è vendemmia: vedi i contadini che raccolgono l'uva sui pendii dello Schiappone, entri nelle cantine dove profuma di mosto, assaggi il vino novello, guardi il mare da 400 metri di quota mentre il sole tramonta. E capisci perché chiamano Ischia "l'isola verde".
Il Tuo Timbro sul Passaporto
Se hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia, i Sentieri della Lucertola sono uno di quei timbri che conta. Non è il monumento famoso, non è la spiaggia più bella. È l'esperienza che ti fa capire cos'era davvero Ischia prima del turismo: un'isola di contadini, vignaioli, pastori. Gente che ha scavato terrazzamenti nella pietra vulcanica, che ha piantato viti su pendii dove tu fai fatica anche solo a stare in piedi, che ha costruito chilometri di parracine per strappare terra alla montagna.
E quando arrivi in cima al Monte Cotto, o alla fonte di Buceto, o al santuario dello Schiappone, e guardi il mare sotto di te e i vigneti intorno a te, capisci che quell'Ischia – quella della fatica, dell'ingegno, della testardaggine – è ancora lì. Nascosta, silenziosa, ma viva.
Non hai ancora il Passaporto? Prendilo sul sito ufficiale di Eccellenze Ischitane. È il modo migliore per esplorare l'isola vera, quella che non finisce nei depliant. Ogni timbro è una scoperta, ogni scoperta è un pezzo di Ischia che diventa tuo.
Sentieri della Lucertola di Barano – 4 percorsi segnalati (rosso, giallo, viola, blu) | Difficoltà: da T a E+ | Durata: da 1h15 a 2h15 | Partenze: Fiaiano, Buonopane, Vatoliere, Testaccio | Bus: linee 5, 6, CD, CS | Percorribili tutto l'anno, ideali primavera-autunno | Settembre: vendemmia, imperdibile






