Pietratorcia

Cantine Pietratorcia: La Pietra che Spremeva l'Uva e le Tre Famiglie che Non Si Arresero

La Pietra Torcia: Testimone di Secoli

Nel cuore delle cantine rivestite di tufo verde, tra fusti di acciaio lucidi e barriques di rovere francese, riposa un oggetto che sembra fuori posto. È un enorme masso di pietra tufacea, pesante, ingombrante, apparentemente inutile nell'era della tecnologia enologica moderna. Ma quel masso ha tre fori: uno alla sommità e due ai lati. E chi conosce la storia sa che quei tre buchi raccontano secoli di fatica, ingegno, sudore.

È la "pietra torcia", l'antico sistema di spremitura delle uve usato dalle famiglie contadine di Ischia prima dell'avvento del torchio. Un complesso meccanismo di funi e leve che permetteva di estrarre il prezioso succo dai grappoli vendemmiati. Non un reperto da museo ma un simbolo: il simbolo di una civiltà contadina che le Cantine Pietratorciahanno scelto come nome, come identità, come missione.

Perché Pietratorcia non è solo il nome di un'azienda vinicola. È la scelta precisa di tre famiglie - Iacono, Regine e Verde- che hanno deciso di non lasciare che quella civiltà contadina, quel sapere antico, quella relazione profonda con la terra, sparisse sotto l'asfalto del turismo di massa.

Tre Famiglie Antiche per un'Impresa Moderna

La storia inizia quando tre antiche famiglie contadine ischitane - i cui cognomi risuonano nelle strade di Forio da generazioni - decidono di unire forze, terreni, tradizioni. Non è un'operazione finanziaria né una fusione aziendale studiata da commercialisti. È l'incontro di chi condivide la stessa memoria, lo stesso attaccamento alla terra, la stessa consapevolezza che qualcosa di prezioso stava per andare perduto.

Gli Iacono, i Regine, i Verde: famiglie che per generazioni hanno coltivato vigne sui terrazzamenti di Forio e Panza, che hanno tramandato di padre in figlio i segreti della potatura e della vendemmia, che hanno prodotto vino per la tavola familiare e per i vicini, seguendo metodi tradizionali che nessuno aveva mai sentito il bisogno di scrivere perché "si faceva così e basta".

Ma negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, quei vigneti stavano morendo. L'abbandono delle campagne, l'emigrazione, la trasformazione dell'isola in destinazione turistica, avevano reso l'agricoltura sempre meno attraente per le nuove generazioni. I terrazzamenti si sgretolava, le viti inselvatichiva, le antiche cantine scavate nel tufo diventavano depositi o venivano semplicemente dimenticate.

Le tre famiglie avrebbero potuto fare come tanti altri: vendere i terreni per costruire alberghi o case vacanza, accontentarsi della rendita turistica, lasciar morire una tradizione secolare. Invece hanno fatto una scelta diversa, coraggiosa, controcorrente.

Il Recupero: Oltre Sette Ettari di Tradizione Ritrovata

Nel progetto di rilancio, le tre famiglie ripiantano oltre sette ettari di terreno con vitigni accuratamente selezionati. Non si tratta solo di mettere a dimora nuove viti: si tratta di recuperare terrazzamenti abbandonati, ricostruire i muretti a secco crollati, ripristinare i sistemi di drenaggio, ridare forma a un paesaggio che stava scomparendo.

È un lavoro immane, fisicamente estenuante, economicamente rischioso. Ma le famiglie Iacono, Regine e Verde hanno una visione chiara: vogliono rilanciare l'immagine dei vini d'Ischia realizzando grandi vini di prestigio in piccole produzioni. Non vogliono competere con i volumi della grande distribuzione. Vogliono restituire all'isola il ruolo di produttore di eccellenza che aveva nel panorama vitivinicolo, prima che il turismo mettesse in secondo piano l'agricoltura.

I Vitigni: Autoctoni e Oltre

Nei vigneti di Pietratorcia crescono sia vitigni autoctoni che alcune varietà internazionali selezionate per la loro capacità di esprimersi al meglio sul terroir vulcanico ischitano:

Vitigni bianchi: Biancolella, Forastera, Uva Rilla (vitigno antico quasi scomparso), Greco, Fiano, e anche il Viognier, uva francese che ha trovato nell'isola un'espressione particolare.

Vitigni rossi: Piedirosso (Per'e Palummo), Guarnaccia, Aglianico, e Syrah, altro vitigno internazionale che si è adattato sorprendentemente bene al suolo vulcanico.

Non è tradizionalismo cieco né sperimentazione fine a se stessa. È la ricerca intelligente di ciò che questo territorio può esprimere al meglio, rispettando la tradizione ma senza farsi ingabbiare da essa.

Le Cantine del 1700: Dove il Tempo Ha Un Altro Valore

Le cantine di Pietratorcia furono costruite alla fine del 1700 e sono un capolavoro di architettura contadina. Completamente scavate nel tufo verde, quella roccia vulcanica morbida e isolante che caratterizza l'isola, mantengono una temperatura costante tutto l'anno - fresca d'estate, mite d'inverno - perfetta per la maturazione del vino.

Il tufo verde, punteggiato dalle piccole schegge brillanti dei cristalli di sanidino (un minerale feldspato tipico delle rocce vulcaniche), riveste pareti e soffitti creando un ambiente suggestivo dove passato e presente convivono senza contraddizioni. Accanto alle antiche nicchie scavate nella roccia dove un tempo riposavano le damigiane, oggi si allineano fusti di acciaio inox e barriques di rovere francese dove invecchiano le selezioni di bianchi e rossi.

Non è un museo né una ricostruzione scenografica per turisti. Sono cantine vive, dove il vino matura, respira, evolve, seguendo ritmi che l'acciaio e il legno impongono ma che il tufo antico testimonia e benedice con la sua presenza millenaria.

La Pietra Torcia: Più di un Reperto

E poi c'è lei, la pietra torcia, che dà il nome all'azienda e ne rappresenta la filosofia. Quel pesante masso tufaceo con i tre fori utilizzato nei secoli passati per spremere l'uva attraverso un complesso sistema di funi e leve, prima che il torchio a vite rendesse il processo più efficiente.

La pietra torcia non serve più a nulla, dal punto di vista pratico. Ma le famiglie Iacono, Regine e Verde l'hanno voluta conservare lì, ben visibile, perché è il simbolo di tutto ciò che questo progetto rappresenta: il recupero di una civiltà contadina che sapeva fare le cose con pazienza, con rispetto, con quella lentezza che oggi chiamiamo slow food ma che per i nostri nonni era semplicemente il modo giusto di fare le cose.

L'Eccellenza Tecnica: L'Istituto di San Michele all'Adige

Rispetto per la tradizione non significa rifiuto della scienza. Le tre famiglie lo hanno capito bene e per questo si sono affidate alla preziosa assistenza di tecnici dell'Istituto di San Michele all'Adige, in Trentino, uno dei centri di ricerca enologica più prestigiosi d'Italia.

È stato un percorso lungo di formazione tecnica, recupero delle tradizioni colturali e ricerca viti-enologica. I giovani delle tre famiglie sono andati a studiare, hanno fatto stage, hanno imparato le tecniche moderne di vinificazione, hanno capito come coniugare i saperi antichi con le conoscenze scientifiche contemporanee.

Il risultato è un'azienda che oggi produce vini con tecnologie enologiche all'avanguardia ma sempre nel rispetto del territorio e della tradizione. Fermentazioni controllate, lavorazione soffice delle uve, affinamento in acciaio o in legno secondo le caratteristiche di ciascun vino, imbottigliamento in condizioni ottimali: ogni fase del processo è seguita con rigore scientifico ma anche con quella sensibilità che solo chi ha il vino nel DNA può avere.

I Vini Pietratorcia: Una Gamma Completa

La produzione di Pietratorcia copre l'intera gamma della tradizione enologica ischitana, con alcune interessanti sperimentazioni.

I Bianchi

Ischia Biancolella DOC Il vitigno simbolo dell'isola nella sua espressione classica. Fresco, elegante, con note di agrumi e fiori bianchi, perfetto come aperitivo o con i piatti di pesce alla griglia.

Forastera Più strutturata della Biancolella, con prevalenti note di frutta bianca e piacevoli sentori minerali. Un vino che sa invecchiare con grazia.

Ischia Bianco Superiore DOC Blend di uve bianche autoctone provenienti da diverse zone dell'isola, da vigneti che godono di caratteristiche meso-climatiche ventilate e differenziate. Maggiore complessità e struttura.

Vigne di Chignole - Ischia Bianco DOC Le uve provengono da una zona di viticoltura quasi estrema, esposta prevalentemente a ovest e storicamente ritenuta di alta qualità. Un vino di carattere che esprime la particolarità del suo microterroir.

Vigne del Cuotto - Ischia Bianco Superiore DOC Da vigneti esposti a nord-ovest, rappresentato da Biancolella, Forastera, Uva Rilla e San Leonardo. Una selezione che racconta la biodiversità viticola dell'isola.

Scheria Bianco Vino da tavola prodotto con una selezione accurata delle uve. Di colore giallo-oro, di ottimo corpo, morbido, intensamente aromatico. Il nome richiama Scheria, l'isola dei Feaci nell'Odissea, che secondo alcuni studiosi corrisponderebbe proprio a Ischia.

Meditandum Il vino da meditazione di Pietratorcia. Una vendemmia tardiva (non un passito) che si caratterizza per essere leggermente dolce, di buona struttura e ottima persistenza in bocca. Perfetto con formaggi maturi e dolci a base di mandorla, ideale con la pastiera napoletana.

I Rossi

Ischia Per'e Palummo (Piedirosso) DOC Il rosso tradizionale dell'isola, vinificato con rispetto delle caratteristiche varietali. Perfetto con il coniglio all'ischitana e le carni bianche.

Vigne di Janno Piro - Ischia Rosso DOC Una selezione che si pone a un gradino qualitativo più alto pur rispettando la produzione tradizionale isolana. Maggiore struttura e complessità, adatto anche a un breve invecchiamento.

Tifeo Rosso Vino da tavola che prende il nome da Tifeo, il gigante della mitologia greca che secondo la leggenda sarebbe sepolto sotto l'isola d'Ischia, responsabile con i suoi movimenti dei terremoti che periodicamente scuotono l'isola.

Scheria Rosso Il rosso ambizioso di Pietratorcia, nato per affiancarsi ai grandi vini italiani e come sfida di una terra che sa e vuole esprimersi. Probabilmente include vitigni internazionali come il Syrah nella composizione, vinificato con tecniche moderne per ottenere struttura, complessità, capacità di invecchiamento.

La Grappa

Grappa Pietratorcia Una novità assoluta nella tradizione enologica isolana. Distillata dalle vinacce dei vini migliori dell'azienda, rappresenta il completamento della gamma e il desiderio di valorizzare ogni aspetto della produzione vitivinicola.

Vino e Cultura: L'Antica Libreria Mattera

Ma Pietratorcia non si ferma alla produzione di vino. Nel centro storico di Forio, nell'Antica Libreria Mattera, l'azienda ha dato vita a uno stretto abbinamento tra vino e cultura, ospitando molteplici eventi legati all'editoria, alla musica, alla politica.

È un luogo magico, definito poeticamente "Il Giardino di carta" dove "tra libri colorati e profumo d'incenso, ho cavalcato nelle nuvole, nel vento, nei cieli stellati", come scrive Clementina Petroni. Un posto dove il vino diventa occasione di incontro culturale, dove si presentano libri degustando Biancolella, dove si discute di poesia tra un bicchiere di Scheria e una fetta di salame locale.

Non è marketing culturale né operazione di immagine. È la convinzione profonda che il vino sia parte di una cultura più ampia, che non si possa separare il prodotto dalla comunità che lo genera, che bere un buon vino significhi anche respirare l'atmosfera culturale del luogo che lo ha prodotto.

La libreria Mattera ha ospitato negli anni presentazioni letterarie, dibattiti politici, concerti, mostre d'arte. Sempre con il vino di Pietratorcia come filo conduttore, come elemento di convivialità che trasforma l'evento culturale in esperienza umana condivisa.

L'Accoglienza: Degustazioni, Feste ed Eventi

Le cantine di Pietratorcia sono aperte per visite guidate e degustazioni in diversi periodi dell'anno:

  • Dal 15 giugno al 15 settembre: dalle 17:30 a tarda sera
  • Dal 1° aprile al 14 giugno e dal 16 settembre al 15 novembre: dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 20:00 (venerdì, sabato e domenica anche la sera)

Davanti alla cantina dei legni, negli spazi sul patio e sotto la pergola che si affaccia sul giardino carico di frutti ed essenze, si celebrano le degustazioni e i raffinati abbinamenti tra vino e prodotti tipici: formaggi e salumi artigianali della Campania, olive, bruschette, conserve casalinghe.

Uno spazio di grande suggestione, attrezzato anche per ospitare feste e piccole cerimonie. Perché il vino, nella concezione di Pietratorcia, non è solo un prodotto da vendere ma un elemento di socialità, un pretesto per incontrarsi, celebrare, fare comunità.

La Partecipazione ad Andar per Cantine

Pietratorcia è protagonista della manifestazione Andar per Cantine, l'evento che ogni anno - tra maggio e settembre - trasforma l'isola in un grande percorso enogastronomico dove si coniugano trekking nei sentieri, visite alle cantine storiche, degustazioni di vini e prodotti tipici.

È un'iniziativa che incarna perfettamente la filosofia dell'azienda: valorizzare il territorio attraverso il vino, raccontare l'isola attraverso i suoi prodotti, creare un turismo sostenibile e culturale che vada oltre la semplice vacanza balneare.

Durante Andar per Cantine, i visitatori possono percorrere antichi sentieri tra i vigneti, visitare le cantine scavate nel tufo, ascoltare le storie delle famiglie produttrici, degustare vini accompagnati da piatti della tradizione. E Pietratorcia, con i suoi sette ettari distribuiti tra Forio e Serrara Fontana, rappresenta una tappa fondamentale di questo viaggio.

La Mission: Restituire Eccellenza a Ischia

"Le Cantine di Pietratorcia si propongono di rilanciare l'immagine dei vini d'Ischia realizzando grandi vini di prestigio in piccole produzioni" - questa la dichiarazione di intenti dell'azienda, chiara e ambiziosa.

Non si tratta di nostalgia del passato né di folklorismo turistico. Si tratta della ferma convinzione che Ischia possa e debba tornare a essere riconosciuta come produttore di eccellenza nel panorama vitivinicolo internazionale.

Per secoli, i vini di Ischia erano celebrati. Già i Greci di Pithecusa li producevano e li commerciavano. Nel Rinascimento, le corti europee apprezzavano i vini ischitani. Fino alla metà del Novecento, l'isola aveva una produzione vinicola importante e riconosciuta.

Poi è arrivato il boom del turismo balneare e termale. L'agricoltura è stata progressivamente abbandonata perché meno redditizia rispetto agli investimenti immobiliari. I vigneti sono stati sostituiti da alberghi. E i vini di Ischia sono diventati, nella percezione comune, vini locali senza particolari ambizioni.

Le famiglie Iacono, Regine e Verde hanno deciso che questa narrazione andava cambiata. Che Ischia poteva e doveva tornare a produrre grandi vini. Che la vocazione vitivinicola dell'isola non era morta ma solo addormentata, in attesa di chi avesse il coraggio di risvegliarla.

Il Territorio: Forio e la Zona Occidentale

Le cantine si trovano a Forio, sulla Via Provinciale Panza, nella parte occidentale dell'isola. È una zona particolarmente vocata alla viticoltura, con terreni vulcanici ricchi di minerali, esposizioni favorevoli, microclimi differenziati che permettono di ottenere uve con caratteristiche diverse a seconda della posizione del vigneto.

I sette ettari di Pietratorcia sono distribuiti tra Forio e Serrara Fontana, il comune più a sud dell'isola, quello che culmina con il Monte Epomeo e che offre alcune delle posizioni più spettacolari - e più difficili da coltivare - di tutta Ischia.

È viticoltura impegnativa, quella praticata da Pietratorcia. Terrazzamenti sostenuti da muretti a secco in pietra lavica, pendenze importanti, accessi difficili, vendemmia rigorosamente manuale. Ma è proprio da queste condizioni che nascono uve di qualità superiore, concentrate, aromatiche, capaci di esprimere tutta la complessità del terroir vulcanico.

La Filosofia: Civiltà Contadina e Vini di Pregio

Il sottotitolo che Pietratorcia ha scelto per sé dice tutto: "Civiltà contadina e vini di pregio dell'isola d'Ischia".

Non "azienda agricola" né "produttore vinicolo". Civiltà contadina. Una scelta lessicale precisa che indica una visione del mondo, un modo di stare al mondo, un'identità profonda.

La civiltà contadina non è il passato da museo né il folklore da cartolina. È quel sistema di valori, saperi, pratiche, relazioni umane che per millenni ha caratterizzato le comunità rurali: il rispetto per la terra, la pazienza dei ritmi naturali, la capacità di leggere i segni della natura, la solidarietà comunitaria, la trasmissione orale dei saperi, il senso del limite.

Pietratorcia vuole essere un segnale d'inversione di tendenza verso il recupero di questa civiltà contadina e del territorio che essa ha plasmato. Non per tornare indietro ma per portare avanti valori che la modernità rischia di cancellare: la cura, la pazienza, il rispetto, l'autenticità.

E i "vini di pregio" non sono l'opposto della civiltà contadina ma la sua naturale conseguenza. Quando si lavora con rispetto e competenza, quando si segue la qualità piuttosto che la quantità, quando si è disposti a fare fatica per ottenere l'eccellenza, il risultato sono prodotti di pregio che raccontano il territorio e chi lo abita.

Informazioni Pratiche

Sede e Cantine: Via Provinciale Panza, 267 - 80075 Forio (NA)
Telefono: 081.90.82.06 / 081.90.72.32
Fax: 081.90.89.49
Email: info@pietratorcia.it
Sito web: www.pietratorcia.it

Visite e degustazioni:

  • Estate (15/06-15/09): dalle 17:30 a tarda sera
  • Primavera/Autunno (01/04-14/06 e 16/09-15/11): dalle 10:00-13:00 e 16:00-20:00 (venerdì, sabato, domenica anche la sera)
  • Necessaria la prenotazione

Come arrivare: Da Forio centro, seguire le indicazioni per Panza lungo la strada provinciale. Le cantine si trovano lungo la strada principale, facilmente raggiungibili in auto o con i mezzi pubblici.

Acquisto vini: Direttamente in cantina, online su shop.ischia.it, presso ristoranti ed enoteche selezionate dell'isola.

Antica Libreria Mattera: Centro storico di Forio - info e orari sul sito web.

Una Bottiglia di Resistenza Culturale

Quando stappate una bottiglia di Scheria o di Vigne di Chignole delle Cantine Pietratorcia, state bevendo molto più di un vino. State assaporando la scelta coraggiosa di tre famiglie che hanno detto no all'abbandono delle campagne. State gustando il risultato di ettari di terrazzamenti recuperati alla vegetazione. State sentendo in bocca il sapore del tufo verde estratto alla fine del 1700, quando le cantine furono scavate.

State bevendo la memoria della pietra torcia, quel pesante masso con i tre fori che per secoli ha spremuto l'uva delle famiglie ischitane. State assaporando la determinazione di chi ha studiato, si è formato, ha imparato tecniche moderne per valorizzare saperi antichi.

E quando visitate le cantine, quando camminate tra le botti nella fresca penombra del tufo, quando accarezzate con lo sguardo la pietra torcia testimone di secoli, quando degustate i vini sotto la pergola con il giardino mediterraneo che profuma intorno, capite che questo non è solo un'azienda vinicola.

È un progetto di resistenza culturale. La resistenza di chi crede che la civiltà contadina non debba morire, che il territorio vada preservato e non solo sfruttato, che si possa fare impresa restando fedeli ai valori di rispetto, qualità, autenticità.

È la dimostrazione vivente che tre famiglie unite, con una visione chiara e la disponibilità a fare fatica, possono cambiare il destino di un territorio. Possono riportare alla luce vigneti abbandonati. Possono produrre vini che si affiancano ai grandi nomi italiani. Possono restituire a Ischia il ruolo di produttore di eccellenza che la storia le aveva assegnato e che il turismo di massa aveva messo in secondo piano.

Ogni bottiglia di Pietratorcia è un manifesto: si può guardare avanti rispettando il passato. Si può essere moderni restando fedeli alla tradizione. Si può fare business preservando l'identità. Si può produrre eccellenza in piccole quantità, lavorando con cura ogni fase, scegliendo la qualità sulla quantità.

E quella pietra torcia, immobile nella cantina di tufo, continua a raccontare questa storia. A chiunque sia disposto ad ascoltare. A chiunque creda che il vino non sia solo un prodotto ma il linguaggio con cui un territorio racconta se stesso.

Perché Pietratorcia non è il nome di un'azienda. È il nome di una scelta. La scelta di non arrendersi, di non dimenticare, di continuare a spremere l'uva - anche se non più con la pietra forata ma con tecnologie moderne - seguendo però la stessa filosofia di sempre: rispetto per la terra, pazienza nei tempi, cura nei processi, orgoglio nel risultato.

Dal 1700 ad oggi. Da quando le cantine furono scavate nel tufo verde, fino a questo presente dove tre famiglie hanno deciso che quella storia non doveva finire.

E il vino continua a scorrere. Dalle botti di rovere alle bottiglie. Dalle bottiglie ai calici. Dai calici alle labbra di chi sa riconoscere, in ogni sorso, il sapore dell'autenticità.

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