Museo del Mare

Museo del Mare: La Minoranza che Racconta l'Anima di Ischia

Hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia? Allora preparati a timbrare il museo più onesto dell'isola. Quello che non ti vende sogni. Che non ti promette benessere. Che non ti offre piscine termali o panorami Instagram-friendly.

Il Museo del Mare di Ischia Ponte ti racconta la verità. Quella scomoda. Quella che nessuno vuole più sentire. La verità che Ischia, prima di diventare un'isola di alberghi e spa, era un'isola di pescatori e contadini. E che il mare - quello stesso mare che oggi fotografiamo dal pontile con il cocktail in mano - era un gigantesco organismo vivente e spietato che mieteva vittime. Che portava via padri, figli, fratelli.

E che le donne ischitane, ogni mattina, guardavano l'orizzonte e pregavano. Pregavano i Santi. Pregavano la Madonna. Pregavano chiunque potesse riportare a casa i loro uomini.

Questo è il Museo del Mare. Non un museo turistico. Un luogo della memoria. Un pezzo d'anima che qualcuno ha deciso di salvare prima che scomparisse per sempre.

Il Palazzo dell'Orologio: 1759, Quando Ischia Aveva Bisogno di un Municipio

Il Museo del Mare si trova nel Palazzo dell'Orologio, Via Luigi Mazzella 7, Ischia Ponte. A pochi metri dal Castello Aragonese. Nel cuore del Borgo di Celsa. Dove Ischia ha vissuto per secoli prima che esistesse Ischia Porto.

Il palazzo risale al 1759. È stato costruito dai Decurioni (i parlamentari delle "Università" - gli attuali Comuni) per ospitare la Sala Consiliare, gli uffici, e - dettaglio significativo - il carcere al piano terra.

Era la Casa Municipale dell'epoca. Il luogo dove si decidevano le sorti dell'isola. Dove si discuteva di tasse, di commerci, di pesca, di agricoltura.

Nel 1759, l'Amministrazione collocò davanti al palazzo una vasca in pietra tiburtina alimentata dalla Fonte di Buceto. E fece incidere una lapide - quella piccola, ancora visibile sul frontespizio - che recitava:

"Le autorità hanno dato ai cittadini l'acqua perché ne usufruiscano con gioia. Essa col denaro di tutti è stata tratta dalla fonte di Buceto e fatta zampillare nella bella vasca di pietra tiburtina."

Quell'acqua era un lusso. Un servizio pubblico. Un segno di civiltà.

Nei primi del '900, la sede municipale si trasferì nel Palazzo Mazzella. E il Palazzo dell'Orologio divent

ò una scuola elementare. Fino al 1967.

Poi rimase vuoto. Abbandonato. Inutile.

Fino al 15 dicembre 1996, quando qualcuno decise che quel palazzo doveva tornare a raccontare una storia.

1996: L'Associazione Amici del Mare Decide di Non Dimenticare

Il Museo del Mare non è nato per volontà del Comune. Non è nato grazie a finanziamenti europei. Non è nato perché qualche esperto di marketing turistico ha pensato "Facciamo un museo per i turisti".

Il Museo del Mare è nato perché l'Associazione Amici del Mare - un gruppo di volontari ischitani - ha deciso che la storia della marineria ischitana non poteva sparire. Che quegli oggetti - le reti da pesca, i modellini di barche, gli ex voto, le foto d'epoca - non potevano finire in soffitta. O peggio, nella spazzatura.

E così hanno fatto una cosa bellissima. Hanno chiesto a ogni ischitano che aveva un cimelio legato al mare di donarlo. Spontaneamente. Senza compenso. Affinché quegli oggetti potessero rivivere, in forma di memoria collettiva.

E gli ischitani hanno risposto. Hanno donato le reti dei nonni pescatori. I lumi a petrolio usati sulle barche. Le foto dei velieri. Gli ex voto appesi nelle case. I modellini costruiti con passione e pazienza.

Ogni oggetto nel Museo del Mare ha una storia. E dietro ogni storia c'è una famiglia. Un nome. Un volto.

Questo non è un museo anonimo. È un album di famiglia di un popolo.

I Tre Piani: Un Viaggio nella Memoria del Mare

Il museo si sviluppa su tre piani. Sette sale. Centinaia di oggetti. E una domanda che ti accompagna per tutto il percorso: "Come facevano a vivere così?"

PIANO TERRA: Gli Attrezzi della Sopravvivenza

Entri e la prima cosa che vedi sono gli attrezzi da pesca. Non quelli moderni, con le fibre sintetiche e i GPS. Quelli antichi. Quelli che i pescatori costruivano con le loro mani:

  • Reti da pesca (alcune risalenti agli anni '30)
  • Nasse di canna intrecciate a mano
  • Totanare (per la pesca dei calamari)
  • Lumi a petrolio (1946) per pescare di notte
  • "Mummole da vino" (contenitori di terracotta per portare il vino in barca)
  • Retini, cesti, galleggianti
  • Una tuta da palombaro del 1935 (che ti fa capire cosa voleva dire immergersi nel 1935)

Ogni oggetto è accompagnato da foto che spiegano come si usava. Come si riparava. Come si tramandava di padre in figlio.

C'è una foto della spiaggia di San Pietro con le reti stese ad asciugare. E ti rendi conto che quella spiaggia - oggi piena di ombrelloni e lettini - era un cantiere di lavoro. Un luogo dove si sopravviveva.

PRIMO PIANO: Le Barche, le Tonnare e i Volti del Mare

Sali al primo piano e incontri le barche. Non quelle vere (sono troppo grandi), ma i modellini. Realizzati da artigiani ischitani con una maestria e una passione incredibili:

  • Barche da carico per trasportare pietre di tufo
  • Gozzi da pesca (le barche più comuni)
  • Velieri di grandi dimensioni
  • Motonavi
  • Yacht (compreso un leggendario motoscafo Riva)
  • La Salvatore Marino (costruita nel 1955, in servizio per 24 anni tra Ischia, Napoli e le isole del golfo)

Ogni barca ha un nome. Perché le barche, per i marinai, erano persone. Avevano un'anima. Venivano battezzate. Venivano benedette. Venivano piante quando affondavano.

C'è un'intera sezione dedicata alla storia delle tonnare. La pesca del tonno era una delle attività più redditizie - e più pericolose - dell'isola. Richiedeva settimane di lavoro. Decine di uomini. Reti enormi. E una dose di coraggio non indifferente.

E poi ci sono le foto d'epoca. Centinaia. Dal 1840 al 1960. Pescatori in bianco e nero con le facce segnate dal sole e dal sale. Barche tirate sulla spiaggia. Reti piene di pesci. Uomini che guardano l'obiettivo con orgoglio e stanchezza.

Foto che ti dicono: "Così si viveva. Così si lavorava. Così si moriva."

SECONDO PIANO: Gli Ex Voto, le Preghiere e i Miracoli

Il secondo piano è quello che ti colpisce di più. Perché è quello dove incontri la fede. E la paura.

Ci sono gli ex voto. Quadri votivi offerti ai Santi protettori dei marinai. Piccoli dipinti - spesso naif, quasi infantili nel tratto - che raccontano eventi di straordinaria salvezza da tragedie annunciate.

Un pescatore sorpreso da una tempesta. Una barca che sta per affondare. E sopra, nel cielo, un Santo - San Michele, San Giovanni, la Madonna - che interviene. Che salva. Che fa il miracolo.

Sono quadri commoventi. Perché dietro quel tratto semplice c'è una famiglia che ha pregato. Che ha atteso. Che ha visto tornare il padre vivo. E che ha voluto ringraziare.

Ma - e questo è importante - il Museo del Mare non nasconde le tragedie. Ci sono anche le testimonianze di naufragi. Di uomini che non sono tornati. Di madri, mogli, figli che hanno pianto.

Perché il mare - come dice il museo - è un "gigantesco organismo vivente e a tratti spietato". Non fa distinzioni. Non ha pietà. Prende. E basta.

TERZO PIANO: I Reperti, le Conchiglie e la Collezione del Mondo

Al terzo piano il museo cambia registro. Diventa più scientifico. Più archeologico.

Ci sono i reperti romani trovati nella Baia di Cartaromana: anfore, coppe, frammenti di ceramica. Testimonianze di Aenaria - l'insediamento sommerso di epoca romana - che giace sul fondo del mare da duemila anni.

C'è una straordinaria collezione di conchiglie: dal Mediterraneo e dai mari tropicali. Centinaia di specie diverse. Alcune rarissime.

C'è il dente di un Megalodonte - uno squalo gigante vissuto 25 milioni di anni fa - ritrovato al largo di Ischia. Un pezzo di storia geologica che ti ricorda quanto è antico questo mare.

E poi c'è una cosa bellissima: la collezione di francobolli. Francobolli di tutto il mondo che raffigurano il mare: conchiglie, pesci, coralli, barche, fari. Una collezione minuziosa, ossessiva, che qualcuno ha messo insieme nel corso di una vita.

Ci sono anche strumenti nautici antichi:

  • Un inclinometro (1930) per misurare l'inclinazione della nave
  • Un solcometro (1935) per calcolare la velocità
  • Un fanale di via (1946)
  • Un astrolabio unico al mondo

Oggetti che oggi sembrano primitive, ma che all'epoca erano tecnologia d'avanguardia. Erano la differenza tra tornare a casa e non tornare mai più.

Le Storie del Mare: Il Rito Contro le Trombe Marine

Ma il Museo del Mare non è solo oggetti. È anche storie. Racconti orali. Credenze. Riti.

Una delle più belle - e più surreali - è quella del rito contro le trombe marine.

Le trombe marine (colonne d'acqua a forma di cono rovesciato che si formano durante le tempeste) erano considerate opera del Diavolo. E i pescatori avevano un rituale per scacciarle:

Si sporgevano con il sedere fuori dalla barca, per mostrare al Diavolo che l'uomo - creatura di Dio - non ha la coda.

Contestualmente, recitavano uno speciale Paternoster:

"Pater noster, Pater noster
In cielo, in terra e in mare
Voi state.
Guardateci da questo diavolo
Pater noster, Pater noster
Spezza la coda del diavolo
che senza coda non è più nessuno."

È una storia che fa sorridere. Ma che ti fa anche capire quanto fosse disarmante la condizione dei pescatori davanti alla furia del mare. Non avevano radar. Non avevano previsioni meteo. Non avevano GPS.

Avevano solo la fede. E il culo da mostrare al Diavolo.

Perché Visitare il Museo del Mare (Anche Se Sei Venuto per le Terme)

Ischia oggi vive di turismo termale. Di hotel a 5 stelle. Di piscine con vista. Di spa e massaggi. E va benissimo così.

Ma il Museo del Mare ti ricorda una cosa fondamentale: Ischia non è sempre stata così.

Per secoli, Ischia è stata un'isola dove si moriva di fatica. Dove si lavorava dall'alba al tramonto. Dove il mare non era una cartolina, ma un nemico da sfidare ogni giorno.

Visitare il Museo del Mare significa:

  • Rispettare chi ha costruito questa isola prima di noi
  • Capire che il benessere che godiamo oggi è recente (anni '60-'70)
  • Riconoscere che dietro ogni spiaggia, ogni porto, ogni borgo c'è una storia di lavoro, sacrificio, e dolore
  • Imparare che la precarietà e la paura del futuro non sono invenzioni moderne - sono costanti della vita umana

Come dice qualcuno: il Museo del Mare è un "museo del costume, pinacoteca dei personaggi dell'isola, luogo della memoria di usi e costumi ormai persi".

E quando esci, guardi il mare con occhi diversi. Non più come uno sfondo Instagram. Ma come un gigante che per secoli ha deciso chi viveva e chi moriva.

Informazioni Pratiche

Dove si trova:
Palazzo dell'Orologio, Via Luigi Mazzella 7, Ischia Ponte (NA)
A pochi metri dal Castello Aragonese

Come arrivarci:

  • A piedi: Dal porto di Ischia, 15-20 minuti lungo Corso Vittoria Colonna fino a Ischia Ponte
  • In bus: Tutte le linee che arrivano a Ischia Ponte (fermata Castello Aragonese)
  • In auto: Parcheggio nelle vicinanze di Ischia Ponte (a pagamento)

Orari:

  • Aprile, Maggio, Giugno, Settembre, Ottobre: 10:30-12:30 | 15:00-19:00 (o 17:00-20:00 a seconda delle fonti)
  • Luglio e Agosto: 10:30-12:30 | 18:30-22:00 (o 19:00-23:00)
  • Novembre, Dicembre, Gennaio, Marzo: 10:30-12:30
  • Febbraio: CHIUSO

Biglietto:
€ 3-5 (prezzo popolare rispetto ai € 12 del Castello Aragonese)

Durata visita:
45 minuti - 1 ora

Accessibilità:
Il palazzo è storico, con scale. Non completamente accessibile a persone con mobilità ridotta.

Contatti:
Tel: 081 981124
Email: info@museodelmareischia.it
Sito: www.museodelmareischia.it

Lingue:
Pannelli in italiano. Custodi disponibili per spiegazioni (alcuni parlano inglese/tedesco)

Il Tuo Timbro sul Passaporto

Il Museo del Mare non è nelle guide turistiche internazionali. Non è tra le "Top 10 cose da fare a Ischia". Non ha milioni di follower su Instagram.

Ed è proprio per questo che merita il timbro sul tuo Passaporto.

Perché il Museo del Mare è onestà. È la storia vera di Ischia. Quella scomoda. Quella che parla di fatica, di paura, di morte. Ma anche di coraggio, di fede, di resilienza.

È un museo fatto da volontari. Costruito con oggetti donati spontaneamente. Custodito da gente che crede nella memoria.

Non hai ancora il Passaporto? Prendilo sul sito ufficiale di Eccellenze Ischitane. Ogni timbro è una storia, ogni storia è un pezzo di Ischia che diventa tuo.

Museo del Mare
Palazzo dell'Orologio
Via Luigi Mazzella, 7
80077 Ischia Ponte (NA)

Tel: 081 981124
Email: info@museodelmareischia.it

Ingresso: € 3-5
Chiuso: Febbraio

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