Musei da visitare a ischia

Quattro musei per capire Ischia (non solo per guardarla)

Ischia si può guardare — il mare, le spiagge, i tramonti — oppure si può capire. Per capirla servono stanze chiuse: sale dove il tempo si è fermato dentro teche di vetro, pareti di tufo, ville nascoste nel bosco. Ischia ha quattro musei che non sono semplici collezioni di oggetti, ma quattro modi diversi di raccontare la stessa isola. Uno parla greco antico. Uno puzza di salsedine. Uno porta ancora i segni dei cannoni. L'ultimo profuma di pellicola cinematografica e gelsomino. Visitarli tutti significa fare un viaggio che nessuna spiaggia può offrire.

1. Museo Archeologico di Pithecusae — Dove l'Occidente imparò a scrivere

C'è un oggetto a Ischia che da solo vale il viaggio. Non è un tempio, non è un palazzo, non è una veduta panoramica. È una tazza. Una piccola tazza di ceramica, rotta in decine di frammenti e pazientemente ricomposta, che fu sepolta con un bambino di dieci anni circa duemilasettecento anni fa nella necropoli della valle di San Montano, a Lacco Ameno.

Sulla superficie della tazza, qualcuno incise dopo la cottura tre versi in alfabeto euboico — da destra verso sinistra, come si scriveva allora. Dicono, più o meno: "Di Nestore è la coppa buona a bersi. Ma chi beva da questa coppa, subito quello sarà preso dal desiderio d'amore per Afrodite dalla bella corona." È un gioco, un'allusione scherzosa alla leggendaria coppa dell'eroe acheo descritta nell'Iliade — una coppa talmente enorme che servivano quattro uomini per spostarla. Il contrasto tra quel calice minuscolo e il mito omerico era il punto: chi scrisse quei versi conosceva Omero e ci giocava sopra.

Quella tazza — la Coppa di Nestore — è uno dei più antichi esempi di scrittura alfabetica greca mai ritrovati. Fu scoperta nel 1955 dall'archeologo tedesco Giorgio Buchner, l'uomo che dedicò la vita a scavare Ischia e a dimostrare ciò che sospettava: che Pithecusae, l'antico insediamento fondato dai coloni euboici intorno alla metà dell'VIII secolo avanti Cristo, non fosse un villaggio periferico ma il più antico insediamento greco del Mediterraneo occidentale. Il primo avamposto di quella civiltà che avrebbe generato la filosofia, la democrazia, il teatro, l'alfabeto latino. Tutto cominciò qui, su quest'isola, prima ancora di Cuma, prima di Napoli.

Il museo che custodisce la Coppa di Nestore si trova dentro Villa Arbusto, una residenza settecentesca che fu acquistata nel 1952 da Angelo Rizzoli — lo stesso editore che portò il jet set a Ischia — e successivamente rilevata dal Comune di Lacco Ameno. Il museo fu inaugurato nel 1999, dopo ventun anni di gestazione, con un progetto espositivo curato dallo stesso Buchner.

Otto sale raccontano la storia dell'isola dalla preistoria all'età romana. Si parte dal Neolitico — lame di coltelli e schegge di utensili ritrovate al Castiglione — per arrivare all'età del bronzo, con tracce della presenza micenea che precedette i coloni greci. Ma è nelle sale dedicate alla colonia di Pithecusae che il museo diventa qualcosa di unico: i corredi funerari della necropoli di San Montano, utilizzata come luogo di sepoltura per un millennio, rivelano una comunità cosmopolita che commerciava con il Vicino Oriente e Cartagine, con la Spagna e l'Etruria, con la Puglia, la Calabria e la Sardegna.

Oltre alla Coppa di Nestore, c'è il Cratere del Naufragio — il più antico esempio di pittura vascolare figurativa ritrovato in Italia. Mostra una nave capovolta e marinai che tentano disperatamente di nuotare tra i pesci; uno di loro ha già la testa nella bocca di un pesce enorme. È una scena che racconta il mare come lo conoscevano i Greci di Pithecusae: fonte di ricchezza e di morte, speranza e terrore nello stesso orizzonte.

E poi ci sono le testine femminili dell'età ellenistica, attraverso le quali è possibile ricostruire le acconciature delle donne dell'epoca — un dettaglio apparentemente minore che però rende queste persone improvvisamente reali, vicine, umane. Non più "i Greci", ma donne che si pettinavano in un certo modo prima di uscire di casa, su quest'isola, venticinque secoli fa.

Villa Arbusto vale la visita anche per sé stessa. Il parco — arricchito da Rizzoli con decine di specie di piante — offre una posizione panoramica che guarda verso il promontorio di Monte di Vico, dove sorgeva l'acropoli di Pithecusae. Di fronte al museo c'è il luogo dove tutto cominciò. Non serve immaginarlo: basta guardare dalla finestra.

Villa Arbusto, Corso Angelo Rizzoli 194, Lacco Ameno. Otto sale su più livelli. Coppa di Nestore, Cratere del Naufragio, reperti dal Neolitico all'età romana. Ingresso €8. Lun-mer 9-13; gio e sab 9-13 / 14-18; ven e dom 9-13. pithecusae.it

2. Museo Civico del Torrione — Il cannone che divenne scultura

La storia del Torrione l'abbiamo raccontata parlando delle torri saracene di Forio: completato nel 1480, finanziato dall'Università di Forio, armato con quattro cannoni di bronzo sulla terrazza merlata, fu la prima e più importante fortificazione del paese contro i pirati turchi. Da lassù si controllavano il porto e le torri limitrofe — Costantina, Quattrocchi, Torone — in un sistema di avvistamento che per secoli tenne Forio in vita.

Ma la storia più bella del Torrione comincia quando la guerra finisce.

Nel 1883, il terremoto di Casamicciola devastò l'isola. Tra le vittime e gli sfollati c'era Giovanni Maltese — scultore, poeta, ritrattista, nato a Forio nel 1852. Maltese perse il fratello e la casa. Il Comune, cercando un modo per aiutare l'artista, gli concesse di abitare dentro la torre. Maltese vi si stabilì e non se ne andò più. Per trent'anni — fino alla morte nel 1913 — visse e lavorò dentro quelle mura circolari, trasformando una fortezza militare nel suo atelier.

Oggi il Torrione è il Museo Civico di Forio, sede permanente delle opere di Maltese. Si sale per una ripida rampa di scale — la stessa che un tempo si percorreva per raggiungere i cannoni — e al secondo piano, nella sala circolare dove i soldati bivaccavano in attesa dell'assalto turco, ci sono le sculture in gesso dell'artista. Ritratti, figure, volti che guardano il visitatore dalle pareti curve di una torre di guerra. La scultura più celebre, la "Solfatrice", è custodita nel Palazzo Comunale, fuori dalla sala consiliare — ma tutto il resto è qui, nel Torrione, dove Maltese trovò rifugio e trovò se stesso.

Il primo piano, la sala circolare al livello d'ingresso, è diventata una location per mostre, vernissage e rassegne culturali che ogni estate riempiono il cartellone degli eventi di Forio. È uno spazio perfetto — raccolto, intimo, con le pareti di tufo che danno a qualunque opera un contesto che nessuna galleria bianca può offrire.

Visitare il Torrione significa assistere a una metamorfosi. Dalla terrazza merlata in cima, dove un tempo i foriani buttavano acqua bollente e mobili sui pirati, oggi si ammira uno dei panorami più belli di Forio — il porto, la costa, il mare aperto. I cannoni non ci sono più. Al loro posto, la vista. È forse il miglior simbolo possibile di quello che è successo a quest'isola: la paura si è trasformata in bellezza, e le torri sono diventate musei.

Piazza Giovanni Maltese, centro storico di Forio. Tre piani visitabili. Sculture di Giovanni Maltese al secondo piano, mostre temporanee al primo. Terrazza panoramica. Mar-dom; mag-giu e set-ott 9:30-12:30 / 18-21; lug-ago 10-13 / 19-22.

3. Museo del Mare — La memoria che puzza di sale

Nel borgo di Ischia Ponte, percorrendo via Luigi Mazzella verso il Castello Aragonese, c'è un edificio settecentesco che si riconosce per un dettaglio: un orologio sulla facciata. Il quadrante originale era di marmo; negli anni Sessanta fu sostituito con uno luminoso, più pratico e meno bello, come succede. Sotto l'orologio, una lapide commemorativa dedicata a Vittorio Emanuele II; più in basso, un'altra lapide più piccola e più antica che ricorda la fontana grazie alla quale gli abitanti del borgo ebbero finalmente l'acqua potabile.

È il Palazzo dell'Orologio, risalente al 1750 circa, un tempo sede del parlamento degli eletti isolani — il governo civico dell'isola. Oggi ospita il Museo del Mare, e il cambio di destinazione dice molto su come Ischia abbia scelto di raccontarsi.

Il museo fu inaugurato nel 1996 — il che lo rende il più antico dell'isola — e nacque non da un progetto istituzionale ma dal lavoro volontario di un gruppo di persone che si chiamavano "Amici Museo del Mare". Gente motivata dalla passione per le proprie radici, che raccolse oggetti, cimeli, fotografie dalle famiglie di pescatori e marinai del borgo. Ogni pezzo esposto ha una storia personale: fu donato da qualcuno, tramandato da padre in figlio, ceduto perché potesse diventare memoria collettiva anziché dimenticanza privata.

Il museo si sviluppa su tre piani e sette sale. Non è grande, ma è denso. Ci sono strumenti di navigazione, attrezzature nautiche di epoche diverse, modellini di barche da lavoro e di velieri costruiti a mano con maestria ossessiva. C'è una collezione di antiche carte nautiche che mostrano come il Mediterraneo appariva a chi lo navigava secoli fa. C'è un Astrolabio descritto come unico al mondo. C'è un dente di Megalodonte — il predatore marino vissuto venticinque milioni di anni fa — che ti ricorda che questo mare ha una memoria molto più lunga della nostra.

Ma i pezzi che colpiscono di più sono quelli meno spettacolari. Le nasse. Gli inclinometri e i solcometri. I cesti e le retine. Una tuta da palombaro del 1935. La fotografia della prima automobile sbarcata a bordo di un traghetto sull'isola d'Ischia nel 1958. Sono oggetti che non raccontano eroi o gesta epiche, ma la vita quotidiana di un'isola che per secoli visse del mare e con il mare — pescando, navigando, partendo, tornando, a volte non tornando.

La sezione "Vite di Pescatori" è dedicata alle storie personali: fotografie, oggetti, narrazioni che restituiscono volti e nomi a un mestiere che la modernità ha quasi cancellato. Gli ex voto — quegli oggetti sacri offerti in ringraziamento dopo uno scampato pericolo in mare — raccontano più di qualunque testo storiografico il rapporto tra i pescatori ischitani e il divino: un rapporto fatto di terrore, gratitudine e contrattazione permanente con il destino.

Il Museo del Mare è il tipo di museo che funziona meglio se ci vai con calma, senza fretta, lasciando che gli oggetti parlino. Non gridano. Sussurrano. Ma quello che dicono — che Ischia è un'isola nata dal mare, che dal mare ha tratto destino, lavoro e amore — è la verità più profonda su questo posto.

Palazzo dell'Orologio, Via Luigi Mazzella 7, Ischia Ponte. Tre piani, sette sale. Lug-ago 10:30-12:30 / 19-23; apr-giu e set-ott 10:30-12:30 / 17-20; nov-mar 10:30-12:30. Chiuso a febbraio.

4. La Colombaia — Dove Visconti nascose il cinema in un bosco

C'è un posto a Ischia dove, se chiudi gli occhi quando soffia il vento, ti senti dentro un film. Non un film qualunque — un film di Visconti: lento, bello, malinconico, con una luce che sembra sempre quella delle cinque del pomeriggio.

La Colombaia è la villa dove Luchino Visconti — il conte di Modrone, padre del neorealismo italiano, regista di "Rocco e i suoi fratelli", "Il Gattopardo", "Morte a Venezia", "Ludwig" — scelse di vivere i suoi anni migliori e i suoi ultimi giorni. Si trova nel bosco di Zaro, tra Lacco Ameno e Forio, in una posizione che Visconti stesso definì irresistibile: una collina affacciata sul mare, protetta da una vegetazione fitta di lecci, eucalipti e pini che rende il luogo quasi inaccessibile, selvaggio, tenebroso.

Visconti scoprì Ischia nel 1945. Nei primi tempi alloggiò in una villa sulla costa di Punta Molino, poi in albergo. Ma cercava una casa che fosse all'altezza della sua idea di bellezza — e quando vide la villa di Zaro, fu colpo di fulmine. La Colombaia era stata costruita tra fine Ottocento e primi Novecento dalla famiglia Patalano di Forio, poi acquistata dal barone Fassini. Visconti la strappò al barone alla fine degli anni Cinquanta, dopo una lunga trattativa.

La fece ristrutturare dall'architetto Giorgio Pes, ma intervenne personalmente sugli interni, imprimendo alla villa un'impronta fortemente liberty e aristocratica. Cercò pezzi d'antiquariato tra Londra e Parigi. Recuperò pavimenti da ville campane destinate alla demolizione. Fece rivestire di vetro colorato le pareti dell'ascensore, trasformando una necessità pratica in gesto estetico. La Colombaia divenne la sua residenza estiva, il luogo dove raccoglieva idee — proprio qui maturò il progetto di "Ludwig" — e infine il rifugio degli ultimi anni, quando una caduta banale lo costrinse sulla sedia a rotelle.

Si racconta che Visconti fosse cupo e serio solo sul set. A Ischia era un altro uomo: divertente, generoso, circondato da una famiglia di amici ischitani che lo adoravano. Il regista non usò mai l'isola come scenografia per i suoi film, proprio perché Ischia era il luogo dove non si lavorava — dove si viveva, si rideva, si stava bene. Questa distinzione dice molto sul rapporto tra Visconti e l'isola: non era un set, era casa.

Dopo la morte del regista nel 1976, La Colombaia attraversò anni bui. La famiglia vendette la villa in una trattativa privata, scavalcando il diritto di prelazione del Comune di Forio. Seguì una battaglia legale durata decenni, durante la quale la villa fu abbandonata, saccheggiata, svuotata dei suoi arredi originari. Tredici anni di chiusura al pubblico. Sembrava finita.

Ma Ischia ha il talento di far rinascere i suoi luoghi. Nel 2023, con la nuova amministrazione comunale, La Colombaia è stata riaperta. Oggi è un polo culturale attivo che ospita rassegne di cinema, musica, letteratura, fotografia, pittura e teatro. La programmazione non è più esclusivamente legata alla figura di Visconti, ma abbraccia le espressioni artistiche contemporanee, dando voce anche ad artisti locali e meno conosciuti. In un angolo del parco che circonda la villa, all'ombra degli alberi, riposano le ceneri di Luchino Visconti e di sua sorella Uberta.

Visitare La Colombaia è un'esperienza breve ma intensa. Le sale, anche senza gli arredi d'un tempo, conservano un'atmosfera che non si può spiegare — bisogna sentirla. È il tipo di museo che non ti mostra oggetti ma ti trasmette uno stato d'animo. Il catalogo commemorativo lo definì bene: è come se, quando le luci si spengono e i visitatori se ne vanno, accadessero cose misteriose e un po' magiche tra quelle mura.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel 2006, pose la Fondazione La Colombaia sotto il suo Alto Patronato permanente, definendola un centro di eccellenza per il cinema. Ma forse la definizione migliore è quella più semplice: è il posto dove il più grande regista italiano scelse di essere felice. E il posto dove, chiudendo gli occhi, lo è ancora.

Via Francesco Calise 142, località Zaro, Forio. Villa e parco visitabili. Mostre ed eventi culturali. Verificare orari e aperture sul sito del Comune di Forio.

Perché questi quattro musei sono un'Eccellenza Ischitana

Quattro musei, quattro storie, quattro modi diversi di essere isola.

Pithecusae racconta l'Ischia prima di Ischia — il momento in cui un gruppo di coloni greci sbarcò su questa roccia vulcanica e, senza saperlo, accese la miccia della civiltà occidentale. Il Torrione racconta l'Ischia che combatteva per sopravvivere — e che, finita la guerra, trasformò le fortezze in atelier. Il Museo del Mare racconta l'Ischia quotidiana — quella dei pescatori, delle reti, delle partenze all'alba e dei ritorni al tramonto, delle preghiere e degli ex voto. La Colombaia racconta l'Ischia che attira i geni — il luogo dove un uomo che poteva vivere ovunque nel mondo scelse di vivere qui.

Nessuno di questi musei è grande. Nessuno ha le file dei Musei Vaticani o le folle degli Uffizi. Sono musei a misura d'isola — piccoli, densi, personali, pieni di cose che parlano solo se ti fermi ad ascoltare. Ed è esattamente per questo che funzionano: perché Ischia non è un museo da visitare in fretta. È un'isola che si capisce lentamente, un pezzo alla volta, una stanza alla volta.

La Coppa di Nestore è il primo pezzo. La tuta da palombaro del 1935 è un altro. Le sculture di Maltese dentro una torre di guerra sono un altro ancora. E le ceneri di Visconti sotto gli alberi di Zaro sono l'ultimo — o forse il primo, dipende da dove cominci.

Museo Archeologico di Pithecusae — Villa Arbusto, Corso Angelo Rizzoli 194, Lacco Ameno. pithecusae.it Museo Civico del Torrione — Piazza Giovanni Maltese, Forio. Museo del Mare — Palazzo dell'Orologio, Via Luigi Mazzella 7, Ischia Ponte. La Colombaia - Museo Luchino Visconti — Via Francesco Calise 142, Forio.


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