Chiesa San Michele Arcangelo e Biblioteca il Cerriglio

La Chiesa di San Michele Arcangelo a Monterone: Dove i Braccianti Cercavano un Santo Guerriero

E Dove Oggi Nasce una Biblioteca per Chi Ha Ancora Sete

C'è un quartiere a Forio che non troverete nelle guide turistiche. Non ha spiagge fotografabili, non ha tramonti da cartolina, non ha ristoranti con i tavoli vista mare. Si chiama Monterone. E per capire Ischia davvero - non quella dei depliant ma quella vera, quella di pietra e sudore - bisogna salire fin quassù.

Monterone sta in alto, lontano dal porto, lontano dal centro, lontano da tutto quello che luccica. È il quartiere dove per secoli hanno vissuto i braccianti. Quelli che si svegliavano prima dell'alba per andare a lavorare le vigne degli altri. Quelli che tornavano la sera con la schiena spezzata e le mani viola di mosto. Quelli che non possedevano quasi niente ma avevano tutto: la fatica, la fede e il senso della comunità.

Ed è esattamente qui, nel cuore di questo quartiere popolare, che nel 1748 un certo Erasmo Castaldi - detto Zotta - decise di costruire una chiesa. Non una cattedrale, non una basilica. Una chiesa piccola, a pianta ellissoidale, con la facciata convessa che asseconda la curva della strada. Una chiesa che non cerca di impressionare nessuno. Che non ha bisogno di farlo.

Perché a Monterone la chiesa non è mai stata un monumento. È sempre stata una necessità.

Piazza Immacolata: Il Cerriglio dei Monteronesi

Una piazza, una chiesa, le case tutt'attorno. È lo schema urbanistico che si ripete ovunque a Ischia, ma qui al Cerriglio - così i foriani chiamano Piazza Santissima Immacolata - assume un significato diverso.

Altrove le piazze delle chiese sono diventate salotti per turisti, palcoscenici per eventi estivi, sfondi per selfie matrimoniali. Qui no. Qui la piazza è ancora quello che è sempre stata: il punto in cui la comunità si ritrova. Il sagrato protetto dal muretto e dalla ringhiera in ferro è ancora il luogo dove ci si ferma a parlare dopo la messa, dove i vecchi si siedono a guardare i bambini, dove le notizie del quartiere passano di bocca in bocca.

La chiesa di San Michele Arcangelo sorge al centro di tre strade. Una porta verso la parte alta di Lacco Ameno. Un'altra verso il centro di Forio. L'ultima in direzione di Panza. Un crocevia. Un punto di convergenza. Come se il quartiere intero fosse stato costruito attorno a questa chiesa. Come se la chiesa fosse il cuore e le strade le arterie.

E in un certo senso è esattamente così.

Mi-Ka-El: Il Santo dei Contadini e dei Disperati

Perché proprio San Michele Arcangelo? Perché proprio il guerriero celeste, quello con la spada sguainata, quello che trafigge il demonio, quello il cui nome in ebraico - Mi-ka-El - significa "Chi è come Dio?"

La risposta sta nella storia di chi ha vissuto a Monterone.

I braccianti. I contadini. Quelli che lavoravano la terra senza possederla. Quelli che dipendevano dal tempo, dal raccolto, dalla buona volontà del padrone. Gente che conosceva la durezza della vita come conosceva le proprie mani callose. Gente che non poteva permettersi un santo gentile, un santo contemplativo, un santo da salotto.

A Monterone serviva un santo combattente. Un santo che capisse la lotta quotidiana. Un santo con la spada in mano, capace di affrontare il male faccia a faccia e vincerlo.

San Michele Arcangelo era perfetto. Il difensore per eccellenza. Il primo guerriero della fede. Lo stesso santo venerato dai pescatori di Sant'Angelo - quelli che uscivano in mare sapendo che potevano non tornare - e dai procidani, altra gente di fatica e di coraggio.

Non è un caso che la tela più importante della chiesa - quella alle spalle dell'altare maggiore, dipinta da Alfonso Di Spigna nel Settecento - raffiguri proprio San Michele nell'iconografia classica: un angelo alato che trafigge il diavolo con la lancia. Non contemplazione. Azione. Non preghiera passiva. Lotta attiva.

Era il santo giusto per gente che lottava ogni giorno.

1748-1936: Quasi Due Secoli di Patronato Castaldi

La storia di questa chiesa è anche la storia di una famiglia: i Castaldi.

Erasmo Castaldi la volle. Erasmo Castaldi la costruì. E la famiglia Castaldi ne mantenne il diritto di patronato per quasi due secoli, fino al 1936, quando la chiesa fu finalmente elevata a parrocchia del quartiere.

Due secoli in cui la chiesa era, tecnicamente, proprietà privata. Ma nella pratica era di tutti. Era del quartiere. Era dei monteronesi che la sentivano propria come sentivano proprie le vigne che coltivavano senza esserne padroni.

C'è qualcosa di profondamente ischitano in questa contraddizione: una chiesa costruita da un singolo uomo ma vissuta da un'intera comunità. Un bene privato che diventa pubblico per forza dell'uso, dell'amore, della consuetudine.

1910: Quando l'Acqua Spazzò Via Tutto

Ma la storia di San Michele Arcangelo non è fatta solo di fede e devozione. È fatta anche di catastrofe.

Nel 1910, un'alluvione colpì Forio. E Monterone, quartiere di collina esposto ai capricci dell'acqua che scende, fu tra i più colpiti. La chiesa fu danneggiata gravemente. Il sagrato, le mura, la struttura stessa dell'edificio ne uscirono devastati.

Quello che accadde dopo è la parte della storia che vale la pena ricordare.

I monteronesi ricostruirono. Con le loro mani. Con i loro soldi - quei pochi che avevano. Con quella testardaggine contadina che non si arrende neanche quando il cielo ti crolla in testa.

Il muro e la ringhiera che oggi proteggono il sagrato sono figli di quella ricostruzione. La lapide marmorea subito dopo l'ingresso - datata 1919 - ricorda quell'impresa collettiva. Senza il contributo decisivo dei monteronesi, quella ristrutturazione non sarebbe stata possibile.

E poi c'è l'orologio. Quello che campeggia sulla sinistra della facciata, voluto dall'allora parroco Don Pietro Calise per bilanciare esteticamente le campane sul lato opposto. Un dettaglio estetico, certo. Ma anche profondamente pratico: quell'orologio serviva ai braccianti che la mattina presto, prima che il sole sorgesse, si avviavano verso i campi e avevano bisogno di sapere che ora fosse.

Una chiesa che segna il tempo del lavoro, non solo il tempo della preghiera. Questo era San Michele per Monterone.

L'Arte che C'è: Di Spigna e le Tre Tele

Diciamolo chiaramente: la chiesa di San Michele Arcangelo non è un museo. Non ha capolavori che giustifichino un pellegrinaggio artistico. Non è la Basilica di San Vito con il suo argento e i suoi stucchi barocchi. Non è il Soccorso con la sua posizione mozzafiato.

Ma ha tre tele di Alfonso Di Spigna. E questo, per chi conosce l'arte sacra ischitana, non è poco.

Di Spigna è uno dei due grandi pennelli dell'isola - l'altro è Cesare Calise. Le sue opere si trovano sparse nelle chiese di Forio come semi in un campo: ovunque le cerchi, le trovi.

La pala d'altare raffigura San Michele che scaccia gli angeli ribelli dal paradiso. Sulla parete sinistra, l'Adorazione dei Pastori. Su quella destra, l'Immacolata con Santi e donatore. Tre tele settecentesche che raccontano la fede di un'epoca intera.

E poi ci sono le quattro statue lignee: Sant'Antonio da Padova, l'Addolorata, Cristo benedicente, Sant'Antonio Abate. Arrivate dopo l'alluvione del 1910, come rinforzi spirituali mandati a un quartiere ferito. Un pulpito ligneo dalla forma bombata, datato Settecento. Un piccolo organo a mantici con la sua cantoria.

Niente di eclatante. Tutto di autentico. Come Monterone stessa.

La cupola, rivestita all'esterno da tegole in terracotta, poggia su un tamburo forato da oculi che lasciano entrare la luce. All'interno, i pilastri incassati nelle pareti segnano la suddivisione a otto spicchi della calotta ellissoidale. La muratura è in pietrame di tufo e pietra lavica - i due materiali che hanno costruito Ischia, pietra dopo pietra, casa dopo casa.

La Famiglia delle Chiese: Un Territorio di Fede

San Michele Arcangelo non è sola. La parrocchia comprende altre chiese sparse sul territorio, ognuna con la sua storia, ognuna con il suo ruolo.

C'è Santa Lucia, fondata nel 1646 dalle famiglie D'Ambra e Castaldi - sempre loro - che ne detenevano il diritto di patronato. C'è la Regina delle Rose, creazione del defunto parroco Don Pasquale Sferratore, che trasformò una cantina in luogo di culto - e se questo non è un miracolo ischitano, ditemi voi cos'è. C'è Santa Maria al Monte, la chiesetta in alto, quella che guarda tutto dall'alto della sua posizione privilegiata.

Insieme formano una rete. Una costellazione di fede che copre il territorio come una coperta. Ogni casale, ogni contrada, ogni gruppo di case aveva - e ha ancora - il suo punto di riferimento spirituale.

Oggi la parrocchia è guidata da Don Giuseppe Di Salvatore. Gli uffici sono in Via Provinciale Panza 90. Il telefono è quello di sempre: un numero da chiamare quando serve un battesimo, una cresima, un matrimonio, un funerale. I sacramenti che scandiscono la vita. Quelli che i monteronesi continuano a celebrare nella loro chiesa, come hanno fatto per quasi tre secoli.

2025: Quando una Chiesa Diventa Anche Biblioteca

E arriviamo al presente. Anzi, al futuro prossimo.

Perché a Monterone sta per succedere qualcosa che merita attenzione. Qualcosa che dice molto su cosa può diventare una chiesa nel ventunesimo secolo senza smettere di essere se stessa.

A fine 2025, l'assessore Laezza ha annunciato che all'interno della chiesa di San Michele Arcangelo nascerà una biblioteca. Un nuovo spazio culturale, finanziato dalla Regione Campania. Un luogo di aggregazione e condivisione - per usare le parole dell'assessore.

Ma fermiamoci un attimo su questa parola: biblioteca. A Monterone. Nel quartiere dei braccianti. Nel quartiere dove per secoli il lavoro manuale è stato l'unica forma di sopravvivenza.

C'è qualcosa di potente in questa scelta. Qualcosa che va oltre il finanziamento regionale e la politica culturale.

Una biblioteca dentro una chiesa è la dichiarazione che la conoscenza e la fede non sono nemiche. Che nutrire la mente e nutrire l'anima possono coesistere nello stesso spazio sacro. Che i libri - come le preghiere - sono strumenti di liberazione.

I braccianti di Monterone si svegliavano all'alba per andare a zappare le vigne degli altri. I loro nipoti potranno svegliarsi e andare a prendere un libro. Nella stessa piazza. Nella stessa chiesa. Sotto lo stesso sguardo guerriero di San Michele che trafigge il demonio.

Se l'ignoranza è una forma di demonio - e lo è - allora una biblioteca è la spada con cui trafiggerla.

Il Sito Web: Una Parrocchia del Ventunesimo Secolo

C'è un altro dettaglio che racconta l'evoluzione di questa parrocchia: il sito web. Sì, San Michele Arcangelo ha un sito (sanmicheleforio.it). Con gli orari delle celebrazioni, i moduli per i sacramenti, le informazioni sulla Caritas, il rendiconto finanziario - trasparenza totale, come si deve.

E ha una sezione dedicata alla biblioteca. Con il modulo per il prestito dei libri.

Pensateci. Una chiesa fondata nel 1748 da un signorotto locale per i braccianti del quartiere oggi ha un sito web dove puoi prenotare un libro. Quasi tre secoli di storia compressi in un clic.

Don Pasquale Sferratore, che trasformò una cantina in cappella, avrebbe capito. Don Pietro Calise, che mise un orologio sulla facciata perché i braccianti sapessero che ora fosse, avrebbe approvato. Ogni parroco che è passato di qui ha capito la stessa cosa: che la chiesa deve parlare la lingua del suo tempo per restare rilevante.

Nel 1748, quella lingua era il tufo e la pietra lavica. Nel 1910, era il muro di contenimento e la ringhiera. Nel 2025, è un sito web e una biblioteca.

Monterone: Il Quartiere che Non Molla

Se c'è un filo rosso che attraversa quasi tre secoli di storia di San Michele Arcangelo, è la testardaggine.

La testardaggine di Erasmo Castaldi che volle una chiesa dove non ce n'era bisogno apparente - perché Forio di chiese ne aveva già a decine. La testardaggine dei monteronesi che ricostruirono dopo l'alluvione del 1910 con i soldi che non avevano. La testardaggine di Don Sferratore che trasformò una cantina in luogo sacro. La testardaggine di chi oggi apre una biblioteca in un quartiere che il turismo ignora.

Monterone non molla. Non ha mai mollato.

E forse è proprio questo il miracolo più grande di San Michele Arcangelo a Monterone. Non le tele del Di Spigna. Non la cupola ellissoidale. Non il pulpito settecentesco.

Il miracolo è la comunità. Quella che dal 1748 si raccoglie attorno a questa chiesa, che la protegge, che la ricostruisce quando crolla, che la reinventa quando i tempi cambiano.

Oggi: L'Arcangelo che Trafigge l'Indifferenza

Oggi San Michele Arcangelo è lì dove è sempre stata. In Piazza Santissima Immacolata, al Cerriglio, nel cuore di Monterone. Con la sua facciata convessa che segue la curva della strada. Con il suo orologio che segna le ore. Con le sue campane che suonano.

Non la troverete nelle guide turistiche. Non la vedrete nei reel su Instagram. Non è instagrammabile. Non è fotogenica nel senso in cui il mondo pretende che le cose siano fotogeniche.

Ma è reale. È autentica. È Ischia.

E presto avrà una biblioteca. Un luogo dove i libri si affiancheranno alle preghiere, dove la cultura si intreccerà con la fede, dove i monteronesi - figli e nipoti di quei braccianti che si svegliavano prima dell'alba - potranno trovare un altro tipo di nutrimento.

Se passate da Monterone - e dovreste, anche solo una volta, anche solo per capire l'isola vera - fermatevi in Piazza Immacolata. Guardate la chiesa. Guardate il muretto ricostruito dopo l'alluvione. Guardate l'orologio che segnava le ore dei braccianti. Entrate, se è aperta. Guardate San Michele che trafigge il demonio nella tela del Di Spigna.

E pensate a quei quasi tre secoli di vita che queste mura hanno visto passare. Braccianti e parroci. Alluvioni e ricostruzioni. Fede e fatica. Preghiere e sudore.

E adesso, libri.

San Michele Arcangelo a Monterone. Non la chiesa più bella di Ischia. Ma forse la più vera.

Parrocchia San Michele Arcangelo Piazza Maria Ss.ma Immacolata, 80075 Forio Parroco: Don Giuseppe Di Salvatore Tel: +39 081 19043900 Email: sanmichelearcangeloforio@gmail.com Sito: sanmicheleforio.it

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