Le 7 Torri di Forio

Sette torri per un paese che non voleva morire

Nel 1574, un funzionario della Regia Camera della Sommaria di nome Antonio Stinca fu inviato a Ischia per un'indagine conoscitiva. Nella sua relazione scrisse una frase che vale più di qualunque guida turistica: «In lo casale di Forio si vedevano edificata sette torre di particolari cittadini, ben munite d'arme, ne le quali si ponno salvare la gente di detto casale, quando è correria de Turchi». Quelle sette torri sono ancora lì. Alcune intatte, altre trasformate, altre ridotte a ruderi nobili. Ma tutte raccontano la stessa cosa: la storia di un paese che non aveva un castello dove rifugiarsi e dovette inventarsi un altro modo per sopravvivere.

Perché Forio ha più torri di qualunque altro paese dell'isola

Per capire le torri di Forio bisogna capire un fatto geografico semplice e crudele: Forio è il comune più esposto di Ischia. Disteso sulla costa occidentale, con le sue spiagge larghe e i suoi approdi naturali, era il punto di sbarco ideale per chiunque arrivasse dal mare con cattive intenzioni. E per secoli, di gente con cattive intenzioni ne arrivò parecchia.

Già nell'812 i Saraceni devastarono l'isola con tale ferocia che Papa Leone III scrisse a Carlo Magno chiedendo aiuto. L'appello fu il primo documento in cui l'isola venne chiamata "Ischia" — come dire che il nome stesso dell'isola nacque da una richiesta di soccorso. Le incursioni si ripeterono nell'833, nell'847, e poi per secoli, con una regolarità che trasformò la paura in abitudine e l'abitudine in architettura.

Gli abitanti degli altri casali potevano almeno contare sul Castello Aragonese come ultimo rifugio. Quelli di Forio no. Il Castello era troppo lontano, e quando le vele nemiche apparivano all'orizzonte non c'era tempo per attraversare l'isola. Serviva qualcosa di più vicino. Servivano le torri.

Il sistema: non una torre, ma una rete

L'errore che si commette visitando le torri di Forio una per volta è pensarle come edifici isolati. Non lo erano. Erano un sistema — una rete di avvistamento e difesa progettata perché da ogni torre si potessero vedere almeno le due adiacenti. Quando la vedetta del Torrione avvistava le vele turche, il segnale passava in pochi minuti alla Costantina, alla Quattrocchi, al Torone. In un quarto d'ora tutto il paese sapeva.

Il nucleo originario era formato dalle torri a pianta circolare — più antiche, di impronta angioina. A queste si aggiunsero quelle a pianta quadrata, di concezione aragonese: più basse, con muri più spessi sul lato mare, pensate per resistere al fuoco dell'artiglieria navale. La diversa forma racconta l'evoluzione della guerra: dai corsari con le scimitarre ai cannoni delle flottiglie organizzate.

Il nemico più temuto aveva un nome: Dragut. Turgut Reis, rais ottomano, Viceré di Algeri e Signore di Tripoli, colpì Forio con una violenza senza precedenti nell'estate del 1544. Dopo di lui, nulla fu più come prima. Le sette torri documentate da Stinca nel 1574 divennero dodici, poi quattordici. Forio si trasformò nel paese più fortificato dell'isola — non per vocazione bellica, ma per puro istinto di sopravvivenza.

Dai merli di quelle torri, lo storico Giuseppe D'Ascia racconta che i foriani si difendevano con tutto ciò che avevano: acqua bollente, pietre, macigni. E quando anche quelli finivano, giù le masserizie — i mobili, le pentole, tutto. «Tante volte gli assalitori erano astretti ad allontanarsi feriti, pesti e malconci», scrive D'Ascia. C'è qualcosa di profondamente ischitano in quell'immagine: un popolo che ti tira addosso i piatti pur di non arrendersi.

Oggi le torri — quasi tutte proprietà privata, con la sola eccezione del Torrione — sono rimaste «a monumento della storia, chi smantellata, chi accomodata a dimora particolare», come scriveva ancora D'Ascia. Ma passeggiando per Forio, se sapete dove guardare, le vedete tutte. E il percorso che le collega è forse la passeggiata più densa di storia che possiate fare sull'isola.

Le sette torri da vedere

1. Il Torrione — La regina

Se dovessimo scegliere una Miss Torre, vincerebbe lei. Non per bellezza — tutte le torri di Forio hanno il loro fascino — ma per importanza, dimensione e per quello che è diventata.

Il Torrione fu completato nel 1480, finanziato dall'Università di Forio (il governo civico dell'epoca). È una costruzione a pianta circolare che si innalza su uno spuntone di roccia tufacea nel cuore del centro storico, in posizione strategica per dominare la calata del porto. Si sviluppa su tre piani: al piano inferiore le scorte alimentari e di artiglieria, al primo piano gli alloggi della guarnigione, in cima la terrazza con merlatura a parapetto pieno. Lassù erano piazzati quattro cannoni di bronzo che, grazie alla pianta circolare, garantivano fuoco a trecentosessanta gradi.

Il Torrione funzionò così bene che i foriani presero a costruire torri simili in tutto il territorio. Fu il modello, il prototipo. Dopo la sua costruzione, il sistema difensivo di Forio cambiò per sempre.

Ma la storia più bella del Torrione è quella che viene dopo la guerra. Nel 1883, il terremoto di Casamicciola devastò l'isola. Tra le vittime, lo scultore Giovanni Maltese perse il fratello e la casa. Il Comune gli concesse di abitare nella torre, e Maltese — scultore, poeta, ritrattista — vi visse e lavorò fino alla morte nel 1913. Oggi il Torrione è il Museo Civico di Forio, sede permanente delle sue opere. La scultura più nota, la "Solfatrice", è custodita nel Palazzo Comunale, ma tutto il resto è qui, dentro queste mura circolari che passarono dai cannoni alle statue. Se c'è un posto a Forio che racconta la trasformazione dalla guerra all'arte, è questo.

Centro storico di Forio, Piazza Giovanni Maltese. Museo aperto al pubblico. Tre piani visitabili.

2. Il Torone — Il gigante di Citara

Non confondetelo con il Torrione: il Torone (senza la doppia) è un'altra torre, un altro carattere. Si trova in località San Vito, affacciato sulla costa di Citara, ed è forse la torre più impressionante da vedere dal mare — un enorme cilindro di tufo verde ischitano che sovrasta il lungomare come un guardiano che non ha mai smesso il suo turno.

Fu costruito nel 1534, dieci anni prima del devastante attacco di Dragut, e la sua storia è intrecciata a doppio filo con quella del terribile corsaro. Perché il Torone non fu solo una torre di difesa: secondo le fonti, fu anche residenza temporanea dello stesso Dragut. Il pirata che i foriani combattevano dai merli delle torri, in quel cilindro di tufo ci aveva dormito.

La posizione del Torone è strategica in modo quasi perfetto: dalla sua sommità si controllavano la costa e le torri limitrofe — Costantina, Quattrocchi, il Torrione stesso. Era equipaggiato con quattro cannoni e la sua difesa era rafforzata dal sistema di comunicazione visiva con le torri adiacenti. Sotto la torre, una cisterna per l'acqua; sopra, due piani con funzioni precise per i momenti di assedio.

Quello che colpisce, oggi, è che il Torone sembra il meno toccato dal tempo. La facciata è ancora quella: tufo verde, massiccio, senza aggiunte o rimaneggiamenti evidenti. Passandoci davanti, non dovete immaginare com'era. È ancora com'era.

Strada Torone 11, località San Vito, Forio. Visibile dal lungomare in direzione Citara. Proprietà privata.

3. Torre Costantina — La popolare

Per trovarla bisogna addentrarsi nella Forio vera, quella dei vicoli stretti e delle case basse dove i turisti arrivano raramente. La Torre Costantina si nasconde nella zona popolare del paese, e forse proprio per questo conserva un'autenticità che altre hanno perso.

È una torre a pianta circolare — quindi del nucleo più antico — che si eleva su un basamento di tufo ischitano. Fu eretta nella seconda metà del XVI secolo e faceva parte della linea visiva che dal Torrione passava al Torone e alle altre torri costiere. Dal Torrione, la Costantina si vedeva perfettamente: era uno dei nodi della rete.

Non è la più grande, non è la più famosa, ma è quella che meglio racconta il rapporto tra le torri e il tessuto urbano di Forio. Le case le sono cresciute intorno, le stradine l'hanno abbracciata, la vita quotidiana del borgo l'ha inglobata senza cancellarla. Capita spesso, a Ischia, che la storia più importante sia quella che non si mette in mostra.

Centro storico di Forio, zona popolare. Pianta circolare. Proprietà privata.

4. Torre Quattrocchi — La sentinella della Madonna

Nel centro storico di Forio, su Corso Regine, c'è un punto in cui la storia civile e quella religiosa si toccano. Se andate a visitare la Basilica di Santa Maria di Loreto — e dovreste — all'uscita alzate gli occhi. La Torre Quattrocchi è lì, a guardia della chiesa come fosse un cavaliere medievale che non ha mai abbandonato il suo posto.

Questa torre nacque intorno al 1500, nel pieno del boom demografico del borgo che si stava espandendo attorno alla chiesa. I nuovi abitanti, consapevoli di vivere in un paese sotto assedio costante, decisero che serviva un altro punto di controllo. La Quattrocchi è a pianta quadrata — dunque di concezione aragonese, più recente delle torri circolari — e si sviluppa su diversi livelli di tufo.

Dal Torrione, la Quattrocchi si vedeva chiaramente: era uno degli snodi del sistema di comunicazione visiva. Ma a differenza delle altre torri, la sua posizione accanto alla basilica le dava anche un valore simbolico: proteggeva non solo i corpi, ma anche lo spirito del paese.

Oggi è proprietà privata, ma nei mesi estivi ospita mostre ed eventi culturali che permettono di vedere l'interno — regale e allo stesso tempo semplice, come tutto ciò che a Forio è davvero mediterraneo.

Corso Umberto 9, centro storico di Forio. Pianta quadrata. Proprietà privata, eventi estivi aperti al pubblico.

5. Torre di Baiola — La vedetta della baia

Sulla strada comunale di Baiola, affacciata sulla zona del porto e sulla baia di San Francesco, questa torre a pianta quadrata della seconda metà del XVI secolo è una di quelle che si incontrano quasi per caso. Non è nel centro storico, non è sulla costa scenografica: è su una strada, come un pezzo di arredo urbano che però ha cinquecento anni e ha visto cose che noi non possiamo immaginare.

La sua funzione era chiara: osservare dall'alto la zona portuale e la baia, i due punti di approdo naturale dove le imbarcazioni nemiche potevano tentare lo sbarco. Era, in un certo senso, la prima linea — il punto in cui l'avvistamento diventava allarme e l'allarme diventava difesa.

Oggi la Torre di Baiola è proprietà privata e si presenta incastonata nel contesto urbano moderno. Ma basta fermarsi un momento, guardare la linea della costa da quel punto, e capire perché qualcuno, cinque secoli fa, scelse esattamente quel posto per costruire una torre. La vista sul porto e sulla baia di San Francesco non è cambiata. Il pericolo sì, la geografia no.

Strada comunale di Baiola, Forio. Pianta quadrata. Proprietà privata.

6. Torre Guevara — La torre che guardava la bellezza

E qui usciamo da Forio e andiamo a Ischia Ponte, perché le torri non rispettano i confini comunali e perché questa è troppo importante per non includerla.

La Torre Guevara — o Torre di Michelangelo, come la chiamano alcuni, anche se il legame con il Buonarroti è più leggenda che storia — è un gioiello di architettura rinascimentale sprofondata in un roseto e affacciata sul mare. A differenza delle torri foriane, nate dalla necessità brutale della difesa, questa sembra costruita per contemplare. Da qui si ammira uno dei panorami più belli dell'isola: il Castello Aragonese che emerge dal mare, la costa che si incurva verso Vivara e Procida, l'orizzonte aperto del Golfo.

Prende il nome dalla famiglia Guevara che la possedette, e le sue mura "pictae" — affrescate — trasudano storie e leggende d'amore più che di guerra. È uno di quei luoghi dove l'architettura militare si è fatta, nel tempo, architettura dell'anima.

La Torre Guevara è aperta al pubblico e ospita regolarmente mostre e eventi culturali. Visitarla significa fare un'esperienza diversa dalle torri di Forio: lì il tufo racconta la paura; qui racconta il desiderio di bellezza che viene dopo, quando la paura finisce.

Ischia Ponte, aperta al pubblico. Mostre ed eventi culturali.

7. Torre Medievale del Testaccio — La guerriera dimenticata

L'ultima torre di questo percorso è anche la più nascosta. A San Giorgio di Testaccio — quel borgo di pescatori e contadini che fu il settimo comune dell'isola — c'è una torre del XV secolo che serviva da punto di avvistamento per gli abitanti della zona. Piccola, essenziale, senza pretese architettoniche, è una guerriera nel senso più letterale: costruita per fare il suo lavoro e nient'altro.

Testaccio aveva bisogno di occhi propri. Distante dal centro di Forio e affacciato sulla costa dei Maronti, era vulnerabile a sbarchi dal versante meridionale dell'isola. La torre garantiva che anche quel pezzo di mondo non fosse lasciato solo.

È un gioiello minore, come minore è Testaccio rispetto ai grandi centri dell'isola. Ma in quel "minore" c'è una dignità che merita il viaggio.

San Giorgio, Testaccio (Barano d'Ischia). XV secolo.

Perché le torri sono un'Eccellenza Ischitana

Le torri di Forio non sono monumenti nel senso in cui lo sono i palazzi o le chiese. Nessuno le costruì per la gloria o per la bellezza. Furono costruite per la paura — per quella paura concreta, fisica, di vedere le vele turche apparire all'orizzonte e sapere che avevi pochi minuti per salvare la tua famiglia.

Eppure, è proprio questo che le rende straordinarie. Sono la prova che un paese intero, senza eserciti regolari e senza protezioni reali, si organizzò da solo per sopravvivere. Le nobili famiglie finanziarono le torri, i cittadini le armarono, le vedette le presidiarono giorno e notte. E quando i pirati arrivavano, i foriani si difendevano con quello che avevano — cannoni se c'erano, acqua bollente se non c'erano, mobili e pentole quando anche l'acqua finiva.

Oggi le torri sono quasi tutte case private. Ci vivono famiglie, ci si fanno mostre d'arte, d'estate si illuminano per la manifestazione "Torri in Festa — Torri in Luce". Il Torrione è diventato un museo. Il Torone è rimasto identico a se stesso. La Costantina si è fatta abbracciare dal borgo. Ognuna ha trovato il suo modo di restare, come i foriani hanno sempre trovato il loro modo di restare.

Passeggiare per Forio cercando le torri è forse il modo migliore per capire questo paese. Non le troverete tutte subito — alcune sono nascoste nei vicoli, altre mimetizzate tra le case. Ma quando le vedrete, una dopo l'altra, capirete una cosa: Forio non è un paese con delle torri. Forio è un paese fatto di torri. La differenza è tutto.

Le torri di Forio sono visitabili passeggiando per il centro storico e lungo la costa. L'unica torre-museo è il Torrione (Piazza Giovanni Maltese, centro storico). La Torre Guevara è aperta al pubblico a Ischia Ponte. Tutte le altre sono proprietà private, visibili dall'esterno. D'estate, la manifestazione "Torri in Festa — Torri in Luce" le celebra con eventi culturali e illuminazioni.


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