La Ndrezzata e a' Vattute e l'Astriche 

La 'Ndrezzata e 'A Vattute e ll'Astreche: Quando Buonopane Balla la Pace (E Costruisce i Tetti Ballando)

Hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia? Allora la 'Ndrezzata è uno di quei timbri che vale doppio. Non perché è difficile da vedere – anzi, se capiti a Pasquetta o il 24 giugno a Buonopane sei nel posto giusto – ma perché è una di quelle cose che ti fa capire cos'è davvero l'identità di un popolo. Non è folklore turistico, non è spettacolo ricreato in hotel. È memoria viva. È una danza che gli ischitani ballano da cinquecento anni (forse da tremila, se credi alle origini greche) per ricordare una pace, per celebrare un santo, per dire "noi siamo ancora qui, e balliamo come ballavano i nostri nonni".

Siamo a Buonopane, frazione di Barano d'Ischia, sul sagrato della chiesa di San Giovanni Battista. Due volte all'anno – il lunedì di Pasquetta e il 24 giugno – qui accade qualcosa che in pochi altri posti d'Italia accade ancora: un'intera comunità si ritrova per ballare una danza rituale con spade e bastoni, guidata da un "caporale" che canta strofette antichissime, accompagnata da clarinetti e tamburi, sotto lo sguardo della Madonna della Porta. I danzatori sono tutti rigorosamente di Buonopane – solo i buonopanesi possono ballare la 'Ndrezzata, è una regola ferrea – e indossano costumi in velluto rosso e verde che ricordano il tricolore italiano ma anche i colori della fertilità e della vita.

E se non puoi essere lì in quei due giorni, c'è un altro modo per vedere la 'Ndrezzata: vai in piazza a Buonopane, su Via San Giovanni Battista, e guarda il murale maiolicato. È lì, permanente, coloratissimo, dettagliato: raffigura i danzatori con i mazzarielli (i bastoni), il caporale con la predica, e anche l'altra grande danza di Buonopane – 'A Vattute e ll'Astreche, la battuta dei tetti. Quel murale è il modo che Buonopane ha trovato per dire: "Questa è la nostra identità. Passateci davanti e guardate chi siamo".

La Leggenda: Una Cintura di Corallo, Una Guerra, Una Pace

Anno 1540 (o giù di lì – le date nelle leggende sono sempre un po' ballerine). Barano e Buonopane – due frazioni vicine, oggi nello stesso comune, allora due mondi separati – sono in guerra. Non guerra vera con eserciti e cannoni, ma quella guerra che in un'isola piccola può essere peggio: risse, vendette, sangue versato per motivi che col tempo nessuno ricorda più bene.

La versione più accreditata dice così: un pescatore baranese – chiamiamolo Rocc'none, che è il nome tramandato – torna da un viaggio per mare e porta alla sua fidanzata un regalo prezioso: una cintura di corallo. Una fusciacca, dicono alcuni. Uno scialle, dicono altri. Comunque una cintura, rossa, preziosa, simbolo d'amore e di promessa. La ragazza la perde. Un giovane di Buonopane – chiamiamolo Giovannone – la trova. E invece di restituirla, la tiene. Perché? Forse perché lui stesso corteggiava quella ragazza. Forse perché tra Barano e Buonopane correva già sangue cattivo. Forse solo perché era una cintura bella.

Scoppia la rissa. Rocc'none vuole indietro la cintura. Giovannone non la restituisce. I rispettivi paesi si schierano. Bastoni, pietre, coltelli. Morti, feriti, famiglie distrutte. Per una cintura.

Arriva il vescovo. Perché quando due comunità si ammazzano per una cintura di corallo, serve qualcuno che parli di Dio, di perdono, di buon senso. Il vescovo convoca i capi delle due fazioni davanti alla chiesa di San Giovanni Battista a Buonopane. Dice: basta. La cintura viene bruciata – simbolicamente, per dire che nessuno dei due la avrà mai, che l'oggetto della discordia non esiste più. E viene stabilita la pace. Il lunedì in Albis (il lunedì dopo Pasqua, quello che noi chiamiamo Pasquetta), anno 1540.

Per celebrare quella pace, i buonopanesi e i baranesi ballano una danza. Una danza che già esisteva – forse portata dai Greci, forse praticata dalle antiche popolazioni italiche – ma che da quel giorno assume un significato nuovo: è la danza della riconciliazione. La 'Ndrezzata.

Ogni anno, da allora, il lunedì di Pasquetta a Buonopane si balla la 'Ndrezzata. Per ricordare che la pace è possibile, che le guerre stupide finiscono, che una cintura di corallo non vale una vita umana.

Il Mito Più Antico: Apollo, le Ninfe, e la Sorgente Avvelenata

Ma c'è un'altra storia, più antica, più mitica. Quella che gli anziani di Buonopane raccontano quando vogliono dire che la 'Ndrezzata non è nata nel 1500 – è solo tornata alla luce nel 1500. Le sue radici sono greche, dell'epoca di Pitecusa, quando i coloni euboici arrivarono su quest'isola vulcanica e portarono con sé dèi, miti, danze.

La storia dice così: c'era una sorgente – Nitrodi, quella che ancora oggi sgorga a Buonopane, con le sue acque miracolose che curano la pelle, lo stomaco, i capelli. Intorno a quella sorgente ballavano le Ninfe. E Apollo, dio del sole e della musica, suonava per loro una cetra d'oro. Le Ninfe danzavano al suono della cetra, leggere, gioiose, immortali.

Apollo si innamorò di una di loro: Coronide. La sposò. Ebbero un figlio: Esculapio, che sarebbe diventato il dio della medicina. Ma Coronide tradì Apollo con un fauno – Ischis, da cui secondo alcuni deriva il nome stesso di Ischia. Apollo, furioso, gettò Coronide in mare. Esculapio, orfano, volle vendicarsi del padre e degli dèi. Sciolse nella fonte di Nitrodi un intruglio di erbe che rese litigiosi tutti coloro che bevevano quell'acqua.

Da quel giorno, Nitrodi non fu più un luogo di pace. Gli abitanti di Buonopane (allora chiamata Murpano o Moropane) e quelli di Barano (Varano) che si dissetavano a quella fonte diventarono litigiosi, rissosi, incapaci di convivere. Le Ninfe, disgustate, decisero di lasciare quel luogo. Ma prima di andarsene, vollero lasciare un dono: la loro danza. La danza che ballavano al suono della cetra di Apollo. La 'Ndrezzata.

Da allora, gli abitanti di Buonopane custodiscono quel dono. E lo ballano due volte all'anno, per ricordare che un tempo le Ninfe danzavano qui, che Apollo suonava qui, che quest'isola era sacra.

"Eccellè, È 'na Danza Greca" – Le Origini Secondo Gli Studiosi

Anni '50 del Novecento. Buonopane, sagrato della chiesa. Si balla la 'Ndrezzata. Tra il pubblico c'è l'Onorevole Raimondo Manzini, uomo politico e studioso di folklore. Si avvicina a Fiore Di Iorio, il caporale della 'Ndrezzata di quegli anni – figura leggendaria, voce potente, memoria storica vivente. E gli chiede: "Ma da dove viene questa danza?"

Fiore Di Iorio lo guarda, fa una pausa, e risponde: "Eccellè, è 'na danza greca".

Fine della conversazione. Perché per gli anziani di Buonopane non c'era bisogno di spiegare altro. Era ovvio. La 'Ndrezzata aveva la struttura dell'elegia greca: c'era il dicitore (il caporale), c'era l'accompagnamento musicale (clarinetto e tammorre), c'era il coro (i 18 danzatori). E poi c'erano i ritornelli onomatopeici – "Trallera, trallera... 'u treia, 'u treia... Pititum, tindum, tindera..." – che secondo Don Pietro Monti, il prete-archeologo della Basilica di Santa Restituta, avevano radici linguistiche greche, come i nomi dei borghi vicini: Calimera, Noia.

E c'erano le spade. Nella 'Ndrezzata si danza con spade e bastoni. Le spade richiamano gli esercizi ginnici e di addestramento militare dei giovani soldati greci. La danza pirrica, la danza armata che si praticava nelle città greche per addestrare i giovani alla guerra e celebrare la vittoria. I danzatori della 'Ndrezzata mimano le mosse della scherma: attacco, parata, affondo. Non si colpiscono – è una danza, non un combattimento – ma il movimento ricorda quello del duello.

Poi ci sono i bastoni – i mazzarielli. E qui la storia si intreccia con l'altra grande danza di Buonopane: 'A Vattute e ll'Astreche, la battuta dei tetti.

'A Vattute e ll'Astreche: Quando Si Costruiva il Tetto Ballando

Fino agli anni '50 del Novecento – non è preistoria, sono i nonni di chi oggi ha sessant'anni – a Buonopane (e in molte altre parti di Ischia) si costruivano i tetti delle case a carusiello: piccole cupole emisferiche, a volta, che ricordavano l'architettura greco-araba. Tetti a botte, senza travi di legno, fatti di lapillo vulcanico misto a calce viva, compattato e reso impermeabile.

Costruire un tetto a carusiello era un'impresa collettiva. Il proprietario della casa – dopo aver eretto i muri – issava una bandiera su un lungo palo di castagno, alta, visibile da lontano. Quella bandiera era il segnale: "Oggi batto il tetto. Venite ad aiutarmi".

E venivano. I vicini, i parenti, gli amici, i giovani robusti del paese. Ognuno portava con sé un palo di pioppo – il puntone – lungo, pesante, adatto a battere. Il proprietario aveva già preparato l'impasto: lapillo vulcanico bagnato con calce bianca viva, steso sul tetto a formare la cupola. Ora bisognava compattarlo, batterlo a furia di colpi ritmati e violenti, in modo che diventasse solido, impermeabile, capace di reggere le piogge e il tempo.

I puntunari – così si chiamavano quelli che battevano – salivano sul tetto. Si disponevano in cerchio o in fila. E iniziavano a battere. Pum. Pum. Pum. Ritmico, sincronizzato. Ma non in silenzio. Cantando.

Iniziavano con un canto propiziatorio: "Jesc sole" (Esce il sole) – per invocare il bel tempo. Poi "Saluta allu padrone" (Saluta il padrone) – per ringraziare il proprietario che li aveva chiamati. Poi, mentre battevano, cantavano il pettegolezzo del paese: "Nu sacce che succise a Murupane" (Non so cosa successe a Buonopane) – e raccontavano, ridendo, le ultime notizie, i tradimenti, le bravate.

Il capo mastro dava il ritmo chiamandoli per soprannome – perché a Buonopane molti erano omonimi, e l'unico modo per distinguerli era usare i nomignoli: "'O Russo, batti!" "'O Zoppo, batti!" E loro battevano.

Se il mangiare e il bere tardavano ad arrivare, intonavano un canto di protesta: "Tutti li miezziurn so' sunat" (Tutti i mezzogiorni sono suonati) – per dire "abbiamo fame, dateci da mangiare!". Arrivava il vino, arrivava il coniglio, arrivavano le zeppole. Si beveva, si brindava, si riprendeva a battere. E alla fine, quando il tetto era finito, si cantava l'inno dei puntunari: "Sartulella", e si chiudeva con una tarantella: "Lu Ceras".

Poi, una volta completato il tetto, si buttava del grano qua e là – per evitare che comparissero piccole fessure, ma anche come augurio di fertilità e abbondanza. E si faceva festa. Le donne preparavano pietanze, gli uomini bevevano, tutti ballavano tammurriate e tarantelle fino a sera. Il popolo era felice perché un altro concittadino era riuscito a costruirsi un tetto, e quindi un nido dove far prosperare la propria famiglia.

Questa era 'A Vattute e ll'Astreche – la battuta del tetto. Una danza del lavoro, una danza della solidarietà contadina, una danza che diceva: "Noi siamo una comunità. Quando uno di noi costruisce, costruiamo tutti insieme".

Oggi non si costruiscono più tetti a carusiello. Il cemento ha sostituito il lapillo e la calce. Ma la danza resta. I gruppi folkloristici di Buonopane la tramandano, la ballano nelle feste, la insegnano ai giovani. Perché quella danza – con i suoi colpi ritmati, i suoi canti, la sua allegria – è la memoria di un tempo in cui costruire una casa era un atto collettivo, non individuale.

La 'Ndrezzata Oggi: Come Funziona il Rituale

La 'Ndrezzata che si balla oggi a Buonopane è sostanzialmente identica a quella che si ballava cent'anni fa. La struttura è rimasta la stessa. I costumi sono quelli. I canti sono quelli. È cambiato solo il contesto: prima era un rito comunitario vissuto con serietà e partecipazione emotiva; oggi è anche uno spettacolo, ma uno spettacolo che la comunità continua a sentire come proprio.

La Struttura del Rituale (Tre Momenti)

1. La Sfilata I danzatori entrano sulla scena – solitamente il sagrato della chiesa di San Giovanni Battista, o la piazza poco distante. Sono 18, divisi in due gruppi di 9. Un gruppo indossa corpetto rosso con fascia verde; l'altro gruppo indossa corpetto verde con fascia rossa. I colori non sono casuali: secondo alcuni rappresentano la dualità maschio/femmina, fertilità/castità, vita/morte. Secondo altri, più semplicemente, sono i due schieramenti di Barano e Buonopane che si affrontarono nel 1540.

I danzatori portano i mazzarielli – bastoni di legno, di due tipi diversi: uno più lungo e sottile (la spada), uno più corto e tozzo (il bastone vero e proprio). Sfilano cantando gli stornelli dedicati al Monte Epomeo, alla Madonna, a San Giovanni. Si schierano davanti alla statua della Madonna della Porta, che sta lì, in attesa.

2. La Predica Il caporale – figura chiave della 'Ndrezzata, voce potente, memoria vivente – prende la parola. Si rivolge al pubblico e spiega il significato della danza. Racconta la storia della cintura, della lite tra Barano e Buonopane, della pace sancita davanti alla chiesa. Poi recita le strofe della parte narrata: momenti di vita vissuta legati al duro lavoro dei campi, alla paura delle invasioni saracene, all'innamoramento, alla morte, alla resurrezione.

Le strofe sono in dialetto ischitano stretto – incomprensibile per chi non è del posto – e mescolano sacro e profano, lirismo e comicità, preghiera e sberleffo. C'è la strofa della ragazza che deve partire in barca ("Annita fai de pressa, raccogli la mappata, la barca è preparata e bisogna di partì"); c'è quella del monaco che entra e esce dalla cella ("Si 'a monaca jesce e trase, acquasanta piglia e vasa"); c'è quella della confessione impossibile ("Padre mio, so' fiacche 'e sense e penitenze nun pozzo fa'").

Il pubblico ascolta, ride, applaude. Il caporale è un performer: sa quando alzare la voce, quando fare la pausa, quando strappare la risata. È un po' prete, un po' attore, un po' cantastorie.

3. La Danza Finita la predica, il caporale dà il segnale. Inizia la danza vera e propria. I 18 danzatori si dispongono a cerchio, o in due file contrapposte. Il ritmo parte lento, scandito dai mazzarielli che battono l'uno contro l'altro: tac, tac, tac. Poi accelera. Il caporale canta i ritornelli onomatopeici – "Trallera, trallera... 'u treia, 'u treia... Pititum, tindum, tindera..." – e i danzatori rispondono battendo i bastoni, saltellando, scambiandosi di posto.

Non si colpiscono. Mimano il duello, ma non c'è contatto violento. Le mosse ricordano quelle della scherma: parata alta, parata bassa, affondo, schivata. Ma tutto è coreografato, sincronizzato, ritmico. È una danza, non un combattimento.

Il clarinetto e le tammorre (i tamburi) accompagnano. Il ritmo si fa sempre più incalzante. I danzatori sudano, saltano, battono più forte. Il pubblico batte le mani, canta insieme a loro. E alla fine – dopo circa 15-20 minuti di danza vorticosa – il caporale dà l'alt. I danzatori si fermano di colpo, mazzarielli in alto, respiro affannato. Silenzio. Poi applausi scroscianti.

La 'Ndrezzata è finita. La pace è stata celebrata. Per quest'anno.

Quando e Dove Vederla (Le Date Sacre)

La 'Ndrezzata si balla due volte all'anno a Buonopane, e solo in quelle due occasioni in forma ufficiale, completa, davanti alla chiesa:

1. Lunedì di Pasquetta (Lunedì in Albis) È la data principale, quella storica, quella che commemora la pace del 1540. Il lunedì dopo Pasqua, intorno alle 11-12 del mattino, sul sagrato della chiesa di San Giovanni Battista. Buonopane si riempie di gente – ischitani, turisti, curiosi, studiosi di folklore. La piazza è gremita. I danzatori escono, il caporale parla, si balla. È un momento solenne e festoso insieme. Dopo la 'Ndrezzata, la gente resta in piazza, beve, mangia, chiacchiera. È Pasquetta, è primavera, è festa.

2. 24 Giugno (San Giovanni Battista) È l'altra data sacra. San Giovanni è il patrono di Buonopane. La chiesa è dedicata a lui. E il 24 giugno – solstizio d'estate, giorno del fuoco di San Giovanni, rito antichissimo legato alla fertilità e al raccolto – si celebra la festa del santo. La 'Ndrezzata viene ballata nel pomeriggio, di solito intorno alle 18-19, sempre davanti alla chiesa. Anche qui, piazza gremita, atmosfera di festa paesana. Dopo la danza, processione con la statua del santo, fuochi d'artificio, bancarelle, musica fino a notte.

Altre Occasioni: Il Gruppo Folk 'Ndrezzata di Buonopane – custode ufficiale della tradizione – balla anche in altre occasioni durante l'anno: alla Festa della Ginestra a Piano San Paolo (prima domenica di giugno), alla Festa dei Pescatori al Testaccio, in alcuni eventi culturali organizzati dal Comune di Barano. Ma sono repliche, esibizioni. La 'Ndrezzata vera, quella che conta, quella che ha senso, è quella di Pasquetta e del 24 giugno, davanti alla chiesa.

Il Murale di Buonopane: La Danza Scolpita nella Pietra (E nelle Maioliche)

E se non puoi essere lì in quei due giorni? Se capiti a Ischia in agosto, in autunno, in inverno, e Buonopane è silenziosa, la piazza è vuota, non c'è nessuna danza?

C'è un altro modo per vedere la 'Ndrezzata. Anzi, per vederla sempre, tutti i giorni, tutte le ore. Vai in piazza a Buonopane, su Via San Giovanni Battista, a pochi passi dalla chiesa. E guarda il muro.

Lì, su una parete che dà sulla piazza, c'è un murale maiolicato – grande, colorato, dettagliato, permanente. Raffigura la 'Ndrezzata e 'A Vattute e ll'Astreche. È diviso in sezioni, come un racconto per immagini. Vedi i danzatori con i mazzarielli, le spade in alto, i corpetti rossi e verdi. Vedi il caporale con il braccio alzato, la bocca aperta, nell'atto di cantare la predica. Vedi i puntunari sul tetto a carusiello, con i puntoni in mano, mentre battono il lapillo al ritmo del canto. Vedi le donne che preparano il cibo, gli uomini che bevono, la festa collettiva.

È un'opera d'arte pubblica, realizzata da artisti locali (purtroppo non ho trovato i nomi, ma meriterebbero di essere citati) su commissione del Comune o di qualche associazione culturale. Non è una decorazione turistica buttata lì per abbellire. È un atto di identità. È Buonopane che dice: "Noi siamo questo. Questa è la nostra storia, la nostra danza, la nostra anima. Guardatela. Ricordatela".

Il murale è fatto con maioliche colorate – tecnica tradizionale campana, quella che trovi a Vietri sul Mare, a Napoli, nelle chiese e nei chiostri. Colori vivaci – rosso, verde, blu, giallo – che resistono al tempo, al sole, alla pioggia. Le figure sono stilizzate ma riconoscibili. Se hai visto la 'Ndrezzata dal vivo, guardando il murale la riconosci. Se non l'hai mai vista, guardando il murale capisci cosa ti sei perso.

Dove Si Trova Esattamente: Piazza di Buonopane, Via San Giovanni Battista, a pochi passi dalla chiesa (la chiesa è quella con il campanile, la trovi subito). Il murale è su una parete laterale di un edificio che dà sulla piazza. Non puoi sbagliare: è grande, colorato, impossibile non vederlo.

Quando Vederlo: Sempre. È lì, permanente, gratuito, accessibile 24 ore su 24. Vai, guarda, fotografa, condividi. Nessuno ti ferma, nessuno ti chiede soldi. È un dono della comunità a chiunque passi di lì.

Cosa Fare Dopo: Dopo aver visto il murale, fai il giro della piazza. C'è la quercia secolare di Candiano – albero simbolo di Buonopane, con tronco enorme e chioma folta, sotto cui generazioni di buonopanesi si sono riparate dal sole. C'è la chiesa di San Giovanni Battista – piccola, bianca, con la statua della Madonna della Porta all'interno. Ci sono i vicoletti stretti con le case a carusiello (poche, ormai, ma qualcuna resiste). C'è il Museo Contadino (se è aperto, vale la pena entrare: trovi gli attrezzi agricoli antichi, le botti, i torchi, tutta la civiltà contadina ischitana condensata in poche stanze).

E se hai fame, chiedi dove si mangia il coniglio all'ischitana. Perché Buonopane è famosa anche per quello: il coniglio cucinato nel tegame di terracotta, con pomodoro, vino bianco, erbe aromatiche. Piatto identitario, come la 'Ndrezzata.

I Costumi: Verde, Rosso, e il Tricolore Che Non C'entra Niente

I costumi della 'Ndrezzata moderna – quelli che vedi oggi, sia dal vivo che nel murale – sono in velluto verde e rosso, con colletto bianco, pallina al cappello, scarpe di cuoio da cortigiano. Sembrano costumi del Risorgimento, e infatti qualcuno ha pensato che rappresentassero il tricolore italiano. Ma non è così.

I colori verde e rosso hanno un significato più antico: rappresentano la vita e il sangue, la fertilità e la passione, il maschile e il femminile. Nella 'Ndrezzata originale – quella che si ballava prima del Novecento – i costumi erano diversi, più semplici, più contadini. Poi, negli anni '50-'60, quando il folklore ischitano attirò l'attenzione di studiosi e intellettuali (tra cui le famiglie Rizzoli e Malcovati, protagonisti della rinascita turistica di Ischia), la 'Ndrezzata venne "ricomposta" fondendo elementi di diverse danze isolane:

  • Dalla Trallera di Fontana: la sfilata e la serenata
  • Dalla 'Ndrizzata di Campagnano: la predica
  • Dalla Intrecciata di Forio: i costumi da pescatore
  • Dalla Mascarata di Buonopane: la coreografia del ballo

Il costume venne ridisegnato: velluto, tricolore (o quasi), scarpe eleganti. L'obiettivo era renderla presentabile, spettacolare, degna di essere mostrata ai turisti e agli studiosi. E funzionò: la 'Ndrezzata di Buonopane divenne famosa, venne invitata a esibirsi in tutta Italia, affascinò il commendatore Angelo Rizzoli (quello che costruì gli hotel e riportò il turismo a Ischia dopo la guerra).

Ma c'era un problema: le donne erano state escluse. Nella 'Ndrezzata rivisitata degli anni '50, ballavano solo uomini. Perché? Perché la leggenda parlava di una lite tra uomini, di una guerra tra uomini, di una pace tra uomini. Le donne non c'entravano. E poi perché la danza mimava il duello, e il duello era cosa da maschi.

Solo nel 1983, con la nascita della "Piccola 'Ndrezzata" (un gruppo di bambini e ragazzi), le donne tornarono a ballare. E nel 1997, con la fondazione della "Scuola del Folklore", la 'Ndrezzata venne riportata alla struttura e ai costumi della prima metà del '900, includendo anche le coppie miste.

Oggi, a Buonopane, la 'Ndrezzata ufficiale è ancora ballata solo da uomini. Ma esistono altre versioni – la Piccola 'Ndrezzata, i gruppi folkloristici più giovani – dove ballano anche le donne. La tradizione si adatta, si evolve, senza perdere la sua anima.

Il Gruppo Folk 'Ndrezzata di Buonopane: I Custodi della Memoria

La 'Ndrezzata non si è tramandata da sola. Serve qualcuno che la insegni, che la pratichi, che la tenga viva. A Buonopane, questo compito è nelle mani del Gruppo Folk 'Ndrezzata – associazione culturale fondata negli anni '80, composta da buonopanesi (solo buonopanesi, è una regola ferrea), che si fanno carico di tramandare questa danza antichissima.

Il gruppo ha una sede in piazza – non lontano dal murale – dove si riuniscono, provano, conservano i costumi e gli strumenti. Hanno un caporale – oggi ce ne sono diversi, si alternano, ma la figura è sempre quella: voce potente, memoria storica, capacità di coinvolgere il pubblico. Hanno 18 danzatori fissi, più altri che subentrano quando qualcuno non può. Hanno i musicisti: due clarinetti e due tammorre (tamburi).

Provano tutto l'anno, non solo in vista delle due date ufficiali. Perché la 'Ndrezzata è difficile: richiede coordinazione, sincronismo, resistenza fisica. Non è una danza da improvvisare. Devi sapere quando battere, dove battere, come muoverti, quando cantare. E devi saperlo a memoria, perché non c'è spartito, non c'è coreografia scritta. Si tramanda oralmente, fisicamente, guardando i vecchi e imitandoli.

Il Gruppo Folk 'Ndrezzata balla anche fuori Buonopane, fuori Ischia, in tutta Italia. Vengono invitati a festival di folklore, sagre, eventi culturali. Hanno esportato la 'Ndrezzata in giro per il mondo. Ma sanno che la 'Ndrezzata vera, quella che ha senso, quella che emoziona, è quella che si balla a Buonopane, davanti alla chiesa, il giorno di Pasquetta e il 24 giugno.

Se vuoi saperne di più, puoi cercare il loro sito (www.gruppofolkndrezzata – controlla online per info aggiornate) o la loro pagina Facebook. Pubblicano foto, video, date degli eventi. E se capiti a Buonopane e vedi la sede aperta, entra. Sono ospitali, sono orgogliosi della loro danza, sono felici di raccontarla.

Informazioni Pratiche (Quelle Che Servono Davvero)

Dove Si Svolge: Buonopane, frazione di Barano d'Ischia. Sagrato della chiesa di San Giovanni Battista (Via San Giovanni Battista), o piazza adiacente.

Come Arrivare:

  • In bus da Ischia Porto: Linea CD o CS direzione Buonopane. Fermata "Buonopane - Piazzetta". Tempo: circa 30-40 minuti.
  • In auto: Da Ischia Porto direzione Barano, poi seguire indicazioni per Buonopane. Parcheggio libero (limitato) in zona. Meglio arrivare presto nelle due date ufficiali perché si riempie.
  • A piedi dai sentieri: Se stai facendo il Sentiero delle Antiche Cantine (lucertola gialla), Buonopane è il punto di partenza. Se vieni da Fiaiano, puoi camminare (circa 3-4 km).

Quando Vederla (Date Fisse):

  1. Pasquetta (Lunedì in Albis): Data mobile, dipende dalla Pasqua. Generalmente tra fine marzo e fine aprile. Orario: intorno alle 11-12 del mattino.
  2. 24 Giugno (San Giovanni Battista): Data fissa. Orario: intorno alle 18-19 (pomeriggio/sera).

Durata dello Spettacolo: Circa 30-40 minuti totali (sfilata + predica + danza). Ma vale la pena arrivare prima per vedere la preparazione, e restare dopo per l'atmosfera di festa.

Biglietto: Gratuito. È una festa paesana, non uno spettacolo a pagamento.

Cosa Portare:

  • Macchina fotografica/telefono: le foto sono ammesse, anzi gradite
  • Scarpe comode: la piazza si riempie, starai in piedi
  • Acqua e cappello (se vai il 24 giugno, fa caldo)
  • Pazienza: la 'Ndrezzata non inizia mai esattamente all'ora indicata. È una festa paesana, non un concerto in teatro. Si aspetta che arrivi gente, che si sistemi il pubblico, che siano pronti i danzatori. Calcola un ritardo di 20-30 minuti.

Per Famiglie: Adatto a bambini di tutte le età. È colorato, rumoroso, coinvolgente. I bambini adorano i bastoni che battono, i costumi, il ritmo. Però la piazza si riempie molto: tieni d'occhio i più piccoli.

Il Murale (Sempre Visibile):

  • Dove: Via San Giovanni Battista, piazza di Buonopane (a pochi passi dalla chiesa)
  • Quando: Sempre. 24 ore su 24, 365 giorni l'anno
  • Costo: Gratuito
  • Tempo di visita: 10-15 minuti per guardarlo con calma, leggere, fotografare

Cosa Vedere Nei Dintorni:

  • Chiesa di San Giovanni Battista: Piccola chiesa del XIII secolo, bianca, con statua della Madonna della Porta
  • Quercia secolare di Candiano: Albero simbolo, tronco enorme, nella frazione di Candiano (5 minuti a piedi da Buonopane)
  • Fonte di Nitrodi: Sorgente termale con acque miracolose, parco termale gratuito, a 1 km da Buonopane (raggiungibile a piedi)
  • Cantine tradizionali: A Buonopane e dintorni ci sono alcune delle cantine più antiche di Ischia. Chiedi in paese, ti indicano dove assaggiare il vino ischitano

Dove Mangiare: Buonopane non ha molti ristoranti, ma quelli che ci sono fanno cucina tradizionale ischitana. Chiedi del coniglio all'ischitana. Oppure scendi al Testaccio (10 minuti in auto) dove ci sono più trattorie.

Storia Vera (Non Quella delle Brochure)

La 'Ndrezzata che vediamo oggi è il risultato di cinque secoli di trasformazioni, adattamenti, rischi di estinzione, e rinascite. Non è una danza immutabile tramand ata identica dall'antichità – è una danza viva, che ha attraversato la storia adattandosi ai tempi senza perdere la sua anima.

Nel 1540 (o giù di lì) viene sancita la pace tra Barano e Buonopane. La danza esiste già – probabilmente è una danza antica, di origine greca o italica, che si praticava nei riti di fertilità o nelle feste del solstizio. Ma da quel momento assume un significato nuovo: diventa la danza della pace, la danza che si balla per ricordare che le guerre stupide finiscono.

Per secoli resta una pratica popolare, comunitaria, non codificata. Si balla a Pasquetta e a San Giovanni, sul sagrato della chiesa, con costumi semplici, bastoni di legno, canti tramandati oralmente. Nessuno la studia, nessuno la scrive, nessuno la considera "folklore". È semplicemente quello che si fa a Buonopane.

Primo Novecento: la 'Ndrezzata rischia di scomparire. Molti buonopanesi emigrano – in America, in Germania, al Nord Italia. La povertà spinge via i giovani. La tradizione si indebolisce. A New York, un gruppo di oltre centosessanta buonopanesi emigrati continua a ballare la 'Ndrezzata. Ma le autorità americane la reprimono: pensano sia un addestramento paramilitare, un gruppo sovversivo filo-comunista. Bastoni che battono, movimenti sincronizzati, grida in una lingua incomprensibile – agli occhi della polizia americana sembra sospetto.

Anni '50-'60: Angelo Rizzoli, il commendatore che rilancia il turismo a Ischia dopo la guerra, si appassiona alla 'Ndrezzata. La vede a Buonopane, resta affascinato, decide di sostenerla. Insieme ad altri intellettuali e studiosi (tra cui le famiglie Malcovati), propone di rivisitare la 'Ndrezzata fondendo elementi di diverse danze isolane. Nasce la "Scuola del Folklore". I costumi vengono ridisegnati. La danza viene codificata, resa presentabile. Le donne vengono escluse (decisione che sarà contestata e poi ribaltata).

La 'Ndrezzata rivisitata ottiene successo. Viene invitata a festival, esibizioni, eventi culturali in tutta Italia. Diventa il simbolo del folklore ischitano. Ma qualcosa si perde: diventa spettacolo, perde un po' della sua sacralità comunitaria.

Anni '80-'90: nasce il Gruppo Folk 'Ndrezzata di Buonopane. Alcuni buonopanesi decidono che la danza deve tornare alla comunità, deve tornare ad essere pratica viva, non solo spettacolo turistico. Viene fondata la "Piccola 'Ndrezzata" per insegnare ai bambini. Le donne tornano a ballare. Nel 1997, con la nuova "Scuola del Folklore", si riprende la danza con la struttura e i costumi della prima metà del '900.

Oggi: la 'Ndrezzata è viva. Si balla due volte l'anno a Buonopane, davanti alla chiesa, con la comunità che partecipa. Ma si balla anche in giro per l'Italia, in festival, eventi, manifestazioni. Ha trovato un equilibrio tra tradizione e spettacolo, tra sacralità e turismo. E il murale in piazza – permanente, colorato, impossibile da ignorare – è la prova che Buonopane ha deciso: "Questa danza è nostra. È la nostra identità. E ce la teniamo stretta".

Perché Andarci (Davvero)

Primo: perché è identità allo stato puro. La 'Ndrezzata non è uno spettacolo ricreato per i turisti. È una cosa che gli ischitani fanno per sé stessi, per ricordare chi sono, da dove vengono, cosa li tiene insieme. Tu, che guardi, sei ospite di una cosa sacra. Privilegiato.

Secondo: perché è raro. Non è il tarantella show di Sorrento, non è il folklor generico del Sud. È specifico, locale, tramandato da una sola comunità – Buonopane – da cinquecento anni (o forse tremila). Se sparisce, non c'è nessun altro posto al mondo dove puoi vederlo.

Terzo: perché è emozionante. Quando i 18 danzatori entrano in scena, quando il caporale inizia a cantare con quella voce potente, quando i mazzarielli battono all'unisono e il ritmo accelera e il pubblico inizia a battere le mani – lì capisci cos'è il folklore. Non è cartolina, non è souvenir. È emozione collettiva.

Quarto: perché se non puoi vederla dal vivo, c'è il murale. E il murale è bellissimo. È arte pubblica fatta bene, con rispetto, con competenza. Non è una banale decorazione turistica. È un atto d'amore verso la propria storia.

Quinto: perché Buonopane merita. È un borgo contadino autentico, con le case basse, i vicoletti stretti, la quercia secolare, le cantine antiche. È l'Ischia vera, quella che non finisce nelle brochure degli hotel. E se ci vai il giorno della 'Ndrezzata, o anche solo per vedere il murale, stai dicendo: "Io sono venuto a Ischia non solo per il mare e le terme. Sono venuto per capire chi siete davvero".

Il Tuo Timbro sul Passaporto

Se hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia, la 'Ndrezzata è uno di quei timbri che conta doppio. Non è un monumento, non è una spiaggia, non è una terme. È una cosa viva. È memoria che si muove, che balla, che canta. È la prova che Ischia ha un'anima che va oltre il turismo.

E quando sei lì, davanti al sagrato della chiesa di San Giovanni Battista, con i danzatori che battono i mazzarielli e il caporale che canta e il pubblico che applaude, capisci una cosa: che il vero patrimonio di un'isola non sono i monumenti di pietra. Sono le cose che la gente continua a fare, generazione dopo generazione, perché quelle cose dicono chi sono.

Non hai ancora il Passaporto? Prendilo sul sito ufficiale di Eccellenze Ischitane. È il modo migliore per esplorare l'isola vera, quella che non finisce nei depliant. Ogni timbro è una scoperta, ogni scoperta è un pezzo di Ischia che diventa tuo.

La 'Ndrezzata e 'A Vattute e ll'Astreche – Buonopane, frazione di Barano | Date: Pasquetta e 24 giugno | Luogo: Sagrato chiesa San Giovanni Battista | Murale permanente: Piazza Buonopane, Via San Giovanni Battista | Gratuito | Bus: Linea CD/CS da Ischia Porto | Durata spettacolo: 30-40 min | Un'esperienza identitaria da non perdere

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    La Ndrezzata

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