Il lago di Ischia

Il Porto di Ischia: Quando il Mare Inghiottì un Lago Vulcanico
La straordinaria storia del Lago De'Bagni che cambiò per sempre il destino dell'isola
Forse non tutti sanno che quello che oggi conosciamo come il porto di Ischia, in realtà una volta era un lago! Non un lago qualsiasi, ma un magnifico specchio d'acqua di origine vulcanica che custodiva dentro di sé secoli di storia, leggende e persino un'isola nell'isola.
La Nascita del Lago: Quando la Terra Inghiottì una Città
La storia del Lago De'Bagni inizia con un evento drammatico che già Plinio il Vecchio raccontava nella sua Naturalis Historia. Nel V-IV secolo a.C., un'eruzione vulcanica sconvolse la parte nord-orientale dell'isola. Il cratere formatosi sprofondò improvvisamente, creando una depressione che si riempì d'acqua.
Plinio scrive con parole toccanti: "oppidum haustum profundo" – una città inghiottita nel profondo. Sì, proprio così: dove ora si trova il porto di Ischia, un tempo sorgeva un'antica cittadina che la terra aprì e inghiottì in un giorno, dando origine a un lago.
Un Lago con un'Isola nel Cuore
Il Lago del Bagno (chiamato anche Lago del Borgo o Pantaniello) era uno specchio d'acqua circolare di circa 100.000 metri quadrati, poco profondo – appena due metri – e separato dal mare da una stretta striscia di sabbia. Ma la caratteristica più affascinante era un'altra: al centro del lago si innalzava un piccolo isolotto abitato, chiamato "Il Tondo" o "Tondo di Marco Aurelio".
Questo straordinario elemento del paesaggio portuale divenne protagonista di un episodio rimasto nella storia. Nel 140 d.C., il giovane principe Marco, futuro imperatore Marco Aurelio, scrisse al suo maestro di retorica Frontone chiedendogli come quell'isolotto dentro un lago, dentro un'isola più grande (Aenaria, il nome romano di Ischia) potesse essergli utile nei suoi esercizi di retorica.
La risposta del maestro fu tanto poetica quanto politica: "Come l'isola grande ripara l'isolotto dalle tempeste marine, così l'imperatore padre tiene lontano dal principe ereditario le preoccupazioni del governo."
Sul Tondo, nel Medioevo, fu eretta una chiesetta dedicata a San Nicola, rimasta attiva per qualche secolo prima di cadere in rovina.
Il Lago dei Borbone
La storia del lago intreccia il suo destino con quello della casata dei Borbone. Nella prima metà del 1700, il protomedico di corte Francesco Buonocore costruì sulla collina affacciata sul lago la sua residenza estiva, sfruttando le copiose sorgenti termali (Fontana e Fornello) che sgorgavano nelle vicinanze.
Nel 1815, quando Ferdinando IV di Borbone visitò la proprietà, se ne innamorò immediatamente. Il lago divenne sua riserva privata di pesca, tanto che fece rientrare l'intera area nelle "Reali Delizie". Il sovrano tornava spesso per dedicarsi ai suoi passatempi preferiti: la pesca e la caccia alle folaghe.
L'Intuizione che Cambiò Tutto
Ma fu l'intuizione di suo figlio, Ferdinando II di Borbone, a costituire il punto di svolta per l'intera isola. La leggenda racconta che sul cadere del sole di una rovente giornata del luglio 1853, il Re si trovava alla vista del Casino che guarda al mare, quando l'occhio gli cadde sul laghetto sottostante e un pensiero gli spuntò nella mente.
"Fa venire l'Ingegnere Quaranta!" disse all'Ufficiale di campo. "Don Camillo, guarda quel laghetto! Dobbiamo metterlo in comunicazione col mare; ne verrà un porticciolo che recherà fortuna!"
E così fu. Il progetto fu approvato il 19 luglio 1853, e il 25 luglio dello stesso anno iniziarono i lavori, diretti dal Cavalier Camillo Quaranta e progettati dall'Ispettore di Ponti e Strade Luigi Oberty e dal primo tenente del Genio Domenico Milo.
I Lavori: Tra Caldo, Miasmi e Fatica
I lavori consistevano principalmente nella rimozione del cordone sabbioso che separava il lago dal mare e nello scavo del fondo. Procedettero con molta lentezza a causa del caldo estivo e dei miasmi derivanti dalle alghe putride che coprivano la duna sabbiosa.
A partecipare alla realizzazione delle opere furono chiamati molti uomini provenienti dalle carceri borboniche del Castello Aragonese, insieme alla popolazione locale. Dati gli strumenti rudimentali e le condizioni tecniche dell'epoca, il lavoro fu durissimo.
Il Grande Giorno: 17 Settembre 1854
Finalmente, il 31 luglio del 1854 alle 7 di sera, entrò nell'antico lago la prima imbarcazione: il piroscafo reale Delfino. Ma l'inaugurazione ufficiale fu fissata per il 17 settembre 1854, e che festa fu!
Il Giornale Ufficiale di Napoli del 18 settembre 1854 descrive così la giornata storica: "Circa dugento legni, pavesati a festa, tra il rimbombo delle artiglierie e i concenti delle bande musicali, entrarono con la festiva solennità d'una regata nel porto novello, e vi facevano varie evoluzioni. Un'immensa calca di spettatori era radunata sulla riva. Il Re con la famiglia che da vari mesi soggiornata a Ischia, godeva di sì delizioso spettacolo da un bel loggiato, a bella posta costruito su di una collina a ponente dell'entrata del porto."
Quel "bel loggiato" era la Pagoda, una torre piramidale che il Re fece costruire appositamente per assistere all'evento insieme alla sua corte. L'area è ancora oggi chiamata così, in memoria di quel giorno glorioso.
Un Cambiamento Epocale
La trasformazione del Lago De'Bagni nel porto di Ischia rappresenta un momento cruciale per la storia e lo sviluppo economico dell'isola. L'infrastruttura rese più frequenti i collegamenti con la terraferma, dando slancio all'incipiente economia turistica e, soprattutto, al commercio del vino, fino agli anni '50 del secolo scorso l'attività più redditizia sull'isola.
L'opera diede quello che oggi definiremmo un "vantaggio competitivo" al comune di Ischia rispetto al resto dell'isola, facendo di Ischia Porto il nuovo fulcro economico e commerciale.
Il Tondo Oggi
Oggi del Tondo di Marco Aurelio rimane solo una semplice struttura circolare livellata e rovinata dal tempo, nascosta sotto un pontile che lo collega al bordo sud-occidentale del porto. In pochi lo notano nel via vai di navi e aliscafi, eppure è lì, silenzioso testimone di duemila anni di storia.
La Festa del Porto: Un Rito che Si Rinnova
Ogni anno, il 17 settembre, Ischia celebra la Festa del Porto per commemorare quell'evento che cambiò per sempre il volto dell'isola. Il porto viene svuotato dalle imbarcazioni, ricreando per qualche ora l'atmosfera dell'antico lago. Si inscena l'ingresso del Re con corteo storico in abiti d'epoca, si degustano piatti tradizionali, e uno spettacolo sull'acqua con fuochi piromusicali chiude la serata.
È un modo per ricordare che sotto quelle acque dove oggi ormeggiano aliscafi e traghetti, un tempo si specchiava un lago vulcanico con un'isoletta al centro, riserva di pesca dei re e custode di storie millenarie.
Un Porto Dalla Forma Perfetta
Come ebbe a scrivere qualcuno, a distanza di oltre 170 anni il "catino borbonico" continua a rimanere con la fisionomia inalterata di antico lago vulcanico, rotondo e accogliente. Un porto ridente, il cui disegno architettonico si deve alla natura ed ai grandiosi movimenti tellurici di un'isola millenaria.
Ferdinando II aveva visto giusto: quel "porticciolo" ha davvero recato fortuna a Ischia.
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