La centrale elettrica dimenticata diventata la Bocca di Tifeo

Il Pozzo che Voleva Illuminare Ischia: Storia delle Fumarole di Sant'Angelo
Quando arrivi alle Fumarole di Sant'Angelo e vedi il vapore che sale dalla sabbia, quello che stai guardando non è solo un fenomeno naturale. È il respiro di un'isola che ha provato a trasformare il calore del suo vulcano in energia elettrica, decenni prima che la geotermia diventasse una delle soluzioni della transizione energetica mondiale.
Tra la sabbia calda e le rocce vulcaniche dei Maronti, accanto al sentiero che porta verso la spiaggia, si trovano ancora oggi i resti di quello che fu un esperimento pionieristico: il pozzo geotermico della SAFEN, una società che negli anni Quaranta cercò di fare di Ischia un laboratorio energetico avanzato, esattamente come stava succedendo a Larderello in Toscana.
Quando Ischia Guardava al Futuro
Tra il 1930 e il 1950, sull'isola furono perforati circa un centinaio di pozzi geotermici. Non per il turismo termale, ma per produrre elettricità. La SAFEN - Società Anonima Forze Endogene - aveva capito che sotto Ischia c'era una ricchezza invisibile: vapore vulcanico a temperature e pressioni sufficienti per far girare piccole turbine.
A Sant'Angelo, vicino al campo fumarolico che oggi conosciamo, furono eseguite perforazioni fino a trecento metri di profondità. Il primo pozzo entrò in funzione nel 1942, con una portata di circa settemila chili all'ora di vapore a bassa pressione. Non erano numeri da grande centrale, ma funzionava. Il vapore usciva dal sottosuolo, veniva convogliato verso una piccola centrale geotermoelettrica "a scarico libero" e muoveva le turbine.
L'idea era ambiziosa: sfruttare i vapori delle Fumarole per alimentare la rete elettrica locale, esattamente come si faceva in Toscana con i soffioni boraciferi. Si pensava anche di usare le acque calde per l'acquedotto e le stazioni di sollevamento, risparmiando sui combustibili fossili che in quegli anni stavano iniziando a diffondersi su larga scala.
Era un progetto di avanguardia per l'epoca, che guardava all'energia come risorsa locale e rinnovabile in un momento storico in cui questi concetti non erano ancora parte del dibattito pubblico.
Perché Tutto Si Fermò
Dopo la guerra, le perforazioni ripresero e andarono avanti fino alla metà degli anni Cinquanta. I pozzi funzionavano, il vapore c'era, ma le cose stavano cambiando velocemente. Alla fine del decennio si iniziò a progettare il collegamento elettrico dell'isola alla terraferma con cavi sottomarini. Le grandi centrali termoelettriche a petrolio sul continente sembravano la soluzione moderna, efficiente, facile da gestire.
La geotermia ischitana, con i suoi piccoli impianti sperimentali, le sue portate variabili e la gestione tecnica complessa, non poteva competere con la promessa di energia abbondante che arrivava dalle grandi centrali fossili. Così la volontà di produrre elettricità dai vapori dell'isola cessò. Le tecnologie ideate dall'ingegner D'Amelio rimasero al palo, senza ulteriori sviluppi. I pozzi furono abbandonati.
Quello che oggi resta alle Fumarole di Sant'Angelo è una traccia materiale di quel periodo: un pozzo dismesso, una cicatrice industriale su un paesaggio vulcanico che ha continuato a vivere in modo diverso, trasformando il calore della terra da risorsa energetica a risorsa terapeutica e gastronomica.
Dove la Geotermia Ha Vinto: Il Caso dell'Islanda
Mentre a Ischia il progetto geotermico si fermava, dall'altra parte d'Europa l'Islanda faceva una scelta opposta. Oggi circa il venti-ventisei per cento dell'elettricità islandese viene da centrali geotermiche ad alta temperatura, impianti concettualmente simili a quello sperimentato a Sant'Angelo ma molto più grandi e tecnologicamente evoluti.
Quasi il novanta per cento delle abitazioni islandesi è collegato a reti di teleriscaldamento alimentate da acqua calda geotermica. Il calore viene usato per case, piscine, spa, serre, acquacoltura. Non è solo una questione tecnica: è stata una scelta politica e strategica. Dagli anni Settanta e Ottanta il governo islandese ha investito massicciamente nella geotermia per sganciarsi dai combustibili fossili, trasformando una risorsa naturale abbondante in indipendenza energetica.
La differenza tra Ischia e l'Islanda non sta nella tecnologia. Sta nella combinazione tra disponibilità della risorsa, volontà politica e contesto sociale. In Islanda il sottosuolo è ricchissimo di acqua calda e vapore vicino alla superficie, i costi di perforazione sono competitivi e la popolazione ha accettato la geotermia come parte dell'identità nazionale. A Ischia, invece, la risorsa c'è ma è più complessa da gestire, e negli ultimi decenni ogni tentativo di riproporre progetti geotermici si è scontrato con timori legati al rischio sismico, al bradisismo e all'impatto sul turismo termale.
Oggi Sarebbe Possibile?
La domanda sorge spontanea: oggi, con le tecnologie moderne e la spinta verso le energie rinnovabili, sarebbe possibile rimettere in piedi un sistema geotermico a Sant'Angelo?
Tecnicamente sì. La risorsa è ancora lì, i vapori e le acque calde sono accessibili, esistono impianti a ciclo binario che funzionano anche con temperature medie e che potrebbero produrre piccole quantità di energia elettrica in modo sostenibile. Il problema non è la tecnologia, è tutto il resto.
Ischia si trova in un'area ad altissima vulnerabilità sismica e vulcanica. Il terremoto del 2017, con magnitudo 4.0, ha ricordato a tutti quanto il territorio sia fragile. Trivellare in profondità, reiniettare fluidi nel sottosuolo, alterare l'equilibrio termico di un sistema vulcanico attivo sono operazioni che scienziati e autorità considerano troppo rischiose. C'è il timore concreto di indurre sismicità o di modificare il bradisismo, fenomeni che potrebbero mettere in pericolo persone e strutture.
A questo si aggiunge un'opposizione sociale fortissima. La Regione Campania ha negato autorizzazioni per progetti geotermici elettrici, i sindaci e i cittadini hanno firmato petizioni, manifestato, bloccato ogni ipotesi. La priorità per l'isola è il turismo termale, non quello elettrico. Le fumarole, le sorgenti calde, i vapori vulcanici sono visti come patrimonio da proteggere e valorizzare per il benessere, non da sfruttare per produrre kilowattora.
Quindi no, oggi rimettere in piedi un impianto geotermico elettrico a Ischia è praticamente un'utopia. Non per mancanza di tecnologia, ma per mancanza di condizioni sociali, politiche e ambientali che lo rendano accettabile.
Il Respiro di Tifeo: Una Risorsa da Valorizzare
Se l'energia elettrica non è più nel destino delle Fumarole, il calore della terra ha trovato altre strade per manifestarsi. E qui entra in gioco una questione che riguarda il futuro di questo luogo: come valorizzare al massimo un patrimonio unico senza snaturarlo, senza trasformarlo in attrazione turistica vuota, ma facendolo diventare quello che dovrebbe essere, cioè un'eccellenza territoriale riconosciuta e vissuta?
La tradizione popolare lega il fenomeno delle fumarole al mito di Tifeo, il gigante mostruoso che secondo la leggenda fu sconfitto da Zeus e imprigionato sotto l'isola. I vapori che escono dalla sabbia sono il suo respiro, le esalazioni della sua rabbia che non si placa mai. Già in epoca romana la sabbia calda della zona veniva usata per le sabbiature terapeutiche. Ci si scavava un giaciglio, ci si sdraiava dentro e ci si ricopriva di sabbia fino al collo, lasciando che il calore penetrasse nei muscoli e nelle ossa per alleviare dolori reumatici e tensioni. È una pratica antica che ancora oggi viene praticata da chi conosce il posto e sa dove posizionarsi senza scottarsi.
Ma forse l'uso più affascinante del calore geotermico è quello gastronomico. Pescatori e abitanti della zona hanno sempre interrato sotto la sabbia calda uova, patate, pesci e ortaggi, sfruttando le temperature naturali per cucinare senza bisogno di fornelli. È una tecnica che ha radici antiche e che negli ultimi anni è stata riscoperta e rilanciata da alcuni ristoranti locali come Ferdinando a Mare, che ha fatto della cucina geotermica un elemento distintivo della propria offerta.
Tutto questo esiste già. Funziona già. Ma il punto è: si può fare di più? Si deve fare di più?
La risposta è sì, e non è una critica a chi già opera sul territorio, anzi. È un invito a costruire insieme un sistema di valorizzazione più forte, più consapevole, più capace di far emergere il valore autentico di questo patrimonio. Eccellenze Ischitane nasce proprio per questo: per mettere in rete esperienze, storie, luoghi e persone che sanno raccontare l'isola vera, quella che non si limita a esistere ma si fa conoscere, si fa vivere, si fa ricordare.
Le Fumarole di Sant'Angelo non sono solo uno spettacolo naturale. Sono il punto di incontro tra geologia, storia, mito, benessere e gastronomia. Sono un luogo che può diventare tappa fondamentale di un percorso turistico consapevole, che può essere raccontato attraverso esperienze dirette e autentiche, che può essere promosso senza bisogno di inventare nulla perché tutto quello che serve c'è già.
Serve costruire percorsi tematici che colleghino le Fumarole ad altri luoghi vulcanici dell'isola, come la Bocca di Tifeo o le sorgenti termali di Cavascura. Serve lavorare con i ristoratori che già praticano la cucina geotermica per rendere questa esperienza più accessibile e raccontata. Serve creare pannelli informativi, magari con QR code, che permettano a chi visita il luogo di capire cosa sta guardando, perché quel pozzo è lì, cosa rappresentava negli anni Quaranta e cosa rappresenta oggi.
Non si tratta di criticare quello che manca. Si tratta di proporre soluzioni efficaci e concrete per valorizzare quello che c'è. Mangiare un piatto cotto direttamente nella sabbia vulcanica a cento gradi è un'esperienza che va oltre il gusto. È un modo per entrare in contatto diretto con la forza del vulcano, per capire che Ischia non è solo panorami e mare turchese, ma un organismo vivo che respira, si scalda, emette vapori e trasforma il sottosuolo in una cucina naturale a cielo aperto. E questa esperienza deve essere raccontata, promossa, resa parte di un'offerta turistica che sa distinguersi perché autentica.
Eccellenze Ischitane vuole essere parte di questo processo. Vuole essere il canale che mette in contatto chi cerca l'isola vera con chi l'isola vera la vive e la propone ogni giorno. Le Fumarole, con la loro storia industriale dimenticata e la loro vitalità presente, sono l'esempio perfetto di cosa significa valorizzare senza inventare, raccontare senza retorica, promuovere senza snaturare.
Come Visitare le Fumarole e il Pozzo Geotermico
Le Fumarole si trovano sulla spiaggia dei Maronti, raggiungibili con una breve passeggiata di dieci-quindici minuti dal borgo di Sant'Angelo. Il sentiero parte dal centro del paese, scende verso il mare e costeggia la costa fino ad arrivare alla zona dove il vapore sale dalla sabbia e l'odore di zolfo si fa più intenso.
Il vecchio pozzo geotermico della SAFEN è ancora visibile tra le rocce, un manufatto industriale che oggi appare come un monumento involontario a un'epoca in cui Ischia cercava di essere all'avanguardia nell'energia rinnovabile. Non ci sono targhe commemorative, non ci sono pannelli esplicativi. È solo lì, silenzioso, a testimoniare un esperimento che non è andato avanti ma che resta parte della storia dell'isola.
Se vuoi vivere l'esperienza completa, cerca uno dei punti dove la sabbia è più calda, scava con cautela e prova la sensazione del calore vulcanico diretto. Fai attenzione, perché in alcuni punti la temperatura può essere davvero alta e il rischio di scottature non è da sottovalutare. Se preferisci un'esperienza più guidata e sicura, alcuni stabilimenti della zona organizzano sabbiature controllate o offrono trattamenti termali naturali.
Per chi vuole approfondire l'aspetto gastronomico, vale la pena fermarsi in uno dei ristoranti che propongono piatti cotti con il calore delle fumarole. Non è folklore turistico, è tradizione vera che continua a essere praticata e che permette di assaggiare il sapore unico di un cibo cotto senza fiamma, solo con il respiro della terra.
Perché Questo Luogo Merita Attenzione
Le Fumarole di Sant'Angelo e il pozzo geotermico raccontano una storia doppia. Da un lato c'è la storia industriale e scientifica di un'isola che negli anni Quaranta e Cinquanta ha provato a essere laboratorio energetico avanzato, anticipando temi che oggi sono al centro del dibattito globale sulla transizione ecologica. Dall'altro c'è la storia culturale e popolare di un territorio che ha sempre saputo convivere con il vulcano, trasformando il calore della terra in cura, in cibo, in mito.
È un luogo dove la geologia diventa tangibile, dove puoi toccare con mano la temperatura del sottosuolo, dove la scienza e la leggenda si intrecciano nella sabbia fumante. È un posto che merita di essere visitato non solo per fare una foto da postare, ma per capire qualcosa di più profondo su Ischia: che questa isola non è un palcoscenico turistico costruito a tavolino, ma un organismo vivente che respira, si scalda, erutta vapori e trasforma continuamente il suo paesaggio.
Il pozzo della SAFEN non ha prodotto l'energia che avrebbe voluto produrre. Ma ha lasciato una testimonianza che vale più di tanti kilowattora: la prova che Ischia ha guardato al futuro prima di molti altri, e che il rapporto tra l'uomo e il vulcano su quest'isola è sempre stato un rapporto di intelligenza, di adattamento, di rispetto e di utilizzo consapevole di una risorsa che può essere pericolosa quanto preziosa.
Quando visiti le Fumarole, ricordati che stai camminando su una storia che va molto oltre la superficie. Sotto i tuoi piedi c'è il respiro di Tifeo, c'è il sogno industriale degli anni Quaranta, c'è la cucina dei pescatori, c'è la cura dei romani, c'è il calore di un vulcano che non dorme mai. E tutto questo, insieme, è parte di quello che rende Ischia un'isola autentica, dove ogni pietra ha una storia da raccontare.
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