Casa Museo

Casa Museo di Cava Pallarito - Dove il Tempo Si È Fermato nelle Mani di un Muratore

Hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia? Allora preparati a timbrare un luogo che non è un museo. Non è una casa. Non è nemmeno una galleria d'arte.

È memoria viva. Scolpita nel tufo verde. Costruita con le mani callose di un muratore che ha deciso di non lasciare che il passato morisse. Che ha trasformato la sua casa - dove sono nati i suoi tre figli - in un santuario della civiltà contadina.

La Casa Museo di Cava Pallarito è il luogo dove Salvatore Di Meglio - con i suoi occhi celesti che scrutano in profondità - accoglie i visitatori parla poco, ascolta molto. E ti fa capire che la storia non è fatta solo delle gesta degli uomini. Ma anche degli oggetti di cui hanno fatto uso. Degli arnesi con cui hanno lavorato la terra. Delle mani che hanno costruito tutto quello che vedi intorno a te.

Non è turismo. È pellegrinaggio alle radici.

Cava Pallarito: Dove la Natura Ha Vinto Sull'Uomo

Siamo al confine tra il comune di Barano e quello di Serrara Fontana. Lungo l'ex Strada Statale 270. A metà tra Buonopane e Fontana.

Un luogo che per secoli è stato solo punto di transito. Una gola. Un alveo naturale. Un posto selvaggio dove nessuno si fermava.

Cava Pallarito.

Un luogo di altri tempi. Dove la mano dell'uomo non ha stravolto niente. Dove per secoli solo la natura ha trasformato quel sito. I lecci altissimi sembrano sfiorare il cielo e le nuvole. Abbondano le querce e il frassino. La gola - scavata dal vento e dall'erosione delle acque - è sovrastata da due alti costoni.

In uno di questi costoni - nei tempi antichi - fu scavato un cellaio. Che i contadini usavano per mettere le botti del vino e gli attrezzi della terra. Salendo per una ripida e lunga scala ci sono grotte e anfratti che all'epoca servivano come rifugio. Per capre. Per muli. Per uomini.

Quando le piogge arrivavano violente. Quando il sole picchiava troppo forte. Quando la notte cadeva e bisognava ripararsi.

Questo piccolo regno è stato lasciato in eredità a Salvatore Di Meglio. Muratore di mestiere. Artista per passione. Guardiano della memoria per vocazione.

Salvatore: L'Uomo Che Ha Scelto di Non Dimenticare

Salvatore ha ricevuto quel luogo in eredità. E ha fatto una scelta radicale: viverci.

Per oltre 15 anni quella casa scavata nel tufo è stata la sua abitazione. Lì sono nati i tre figli. Lì la famiglia ha vissuto. Dormito. Mangiato. Cresciuto.

Ma poi - con l'inverno che rendeva tutto troppo umido e freddo - ha dovuto lasciare. Trasferirsi altrove. Cercare comfort.

Per un lungo periodo tutto è rimasto in stato di abbandono. Solo colombi, falchi e altri uccelli svolazzavano indisturbati intorno a quello che potrebbe essere definito un piccolo alveare.

Ma da circa sette anni c'è di nuovo vita. Salvatore è tornato. Non per abitarci. Ma per trasformare quegli ambienti in una Casa Museo.

Perché ha capito una cosa semplice ma profonda: se non preservava lui quegli oggetti - se non conservava lui quella memoria - sarebbe andata perduta per sempre.

Oggi Salvatore trascorre nel museo molte ore della giornata. Accoglie il visitatore con naturalezza e semplicità. Parla poco. Ascolta molto. Ha occhi celesti e limpidi che scrutano in profondità.

Nel tempo libero scolpisce il legno e la pietra. Realizza piccoli capolavori. Che colpiscono perché molto primitivi nella forma. Sembrano appartenere a un mondo remoto. Di cui abbiamo perso le tracce.

L'Ingresso: Dove il Vino Diventava Vita

Entri dalla strada. Una sfinge egiziana - ricordo della partecipazione del comune di Serrara Fontana a una Festa di Sant'Anna - segnala l'ingresso.

La prima cosa che vedi: il palmento. Il luogo dove veniva pigiata l'uva.

Con i piedi. Nudi. A ritmo. Mentre il mosto colava nelle botti sottostanti.

Intorno: una quantità enorme di attrezzi agricoli. Solforatrici vecchissime - quelle che si usavano per dare il verderame alle viti. Zappe. Vanghe. Falci. Forche.

Oggetti che non si trovano più in nessun altro posto. Che Salvatore ha raccolto, pulito, conservato. Sottraendoli all'oblio.

Ogni oggetto ha una storia. Ogni arnese ha lavorato la terra per decenni. Ogni utensile è passato di mano in mano - dal nonno al padre al figlio.

E Salvatore te li fa toccare. Perché la storia non si impara solo guardando. Si impara toccando. Sentendo il peso. La ruggine. Il legno consumato.

La Casa: Decorata Con Conchiglie e Pietre di Mare

Sali una scala interna. Scavata nel tufo. Ripida.

Arrivi alla casa. Dove Salvatore e la moglie hanno cresciuto i tre figli.

E qui capisci la passione.

Ogni parete è decorata. Con conchiglie raccolte sulla spiaggia. Con pietre levigate dal mare. Con materiale edilizio che altrimenti sarebbe stato buttato.

Salvatore ha portato l'odore del mare in montagna. Ha rivestito le pareti di tufo con i tesori del litorale. Ha creato un'opera d'arte totale.

Sul balcone: sculture. In legno e in pietra. Tutte realizzate da Salvatore. Figure ancestrali. Primitive. Totemiche.

Non hanno la perfezione tecnica di un artista accademico. Ma hanno qualcosa di più: hanno anima. Sembrano idoli di una civiltà perduta. Guardiani silenziosi.

La Grotta della Fortuna: Dove i Ferri di Cavallo Scacciano il Malocchio

Dalle grotte - salendo scale scavate nel tufo - arrivi a un cunicolo particolare.

La Grotta della Fortuna.

Lungo le pareti: centinaia di ferri di cavallo. Appesi. Ammassati. Sovrapposti.

Gli antichi li usavano contro il malocchio. Portafortuna. Amuleti.

E percorrendo quel cunicolo - stretto, buio, silenzioso - si ha davvero una sensazione di purificazione interiore. Di positività. Come se tutti i ferri di cavallo - accumulati nei decenni - avessero assorbito energie benefiche.

Non è superstizione. È suggestione. Ma funziona.

Esci dalla Grotta della Fortuna e ti senti leggero. Diverso. Purificato.

Le Grotte: Centinaia di Utensili di Epoche Passate

Ma le grotte non finiscono qui. Ce ne sono altre. Più grandi. Più profonde.

Dentro: ancora centinaia di utensili. Di epoche passate. Ammassati. Accatastati. Conservati.

Brocche. Giare. Anfore. Lucerne ad olio. Stampi per formaggi. Corbelli per il pane. Otri di pelle.

Sulle pareti: disegni stilizzati. Che Salvatore ha realizzato con pietre levigate dal mare. Figure geometriche. Simboli. Segni di un linguaggio primitivo.

È archeologia domestica. Senza pretese scientifiche. Ma con una onestà assoluta.

La Scala Verso il Cielo: Dove le Caprette Ti Accompagnano

Altri gradini - scavati nel tufo - portano verso la cima.

È ripido. È faticoso. Ma ne vale la pena.

Lungo il percorso: il belare delle caprette. Che entrano ed escono dai vari anfratti. Che ti guardano con occhi magneticie misteriosi. Che ti accompagnano come guide silenziose.

Salvatore tiene alcune caprette. Le lascia libere. Fanno parte del museo quanto gli oggetti.

Arrivi sul grande pianoro dell'alto costone. E lì - con il fiatone, con il cuore che batte forte - hai l'impressione di essere arrivato sul tetto del mondo.

Tutt'intorno: silenzio. Solo il fresco pungente che arriva dalla gola attraverso la montagna.

La sensazione è che corpo e spirito - circondati dalla natura selvaggia - si elevino verso altri mondi.

Qui un tempo c'era una vigna. Con grappoli d'oro. Uno dei tanti piccoli appezzamenti di terreno coltivati dagli avi di Salvatore.

Oggi c'è solo bosco. E silenzio. E il ricordo di chi ha lavorato quella terra.

Perché Merita il Timbro sul Tuo Passaporto

La Casa Museo di Cava Pallarito non è per tutti.

Non è comoda. Non è turistica. Non è "instagrammabile".

Ma è vera.

È il luogo dove la civiltà contadina di Ischia - quella che ha costruito le parracine, coltivato i vigneti dell'Epomeo, scavato le case nel tufo - è ancora viva.

Non come reperto morto in una teca. Ma come memoria attiva. Trasmissibile. Toccabile.

Salvatore non è un curatore di museo. È un guardiano della memoria. Che ha scelto di non lasciare che il passato morisse. Che ha trasformato la sua casa in un dono per tutti.

Ingresso gratuito. Ma vale la pena lasciare un'offerta. Perché quello che Salvatore sta facendo - da solo, con le sue mani, senza finanziamenti - è sacro.

Quando esci dalla Casa Museo - dopo aver toccato gli arnesi, percorso la Grotta della Fortuna, salito fino al pianoro, accarezzato le caprette - non sei più lo stesso.

Hai visto l'Ischia vera. Quella che stava prima del turismo. Prima delle terme. Prima degli hotel.

L'Ischia dei contadini. Che scavavano case nel tufo. Che lavoravano la terra dall'alba al tramonto. Che facevano il vino con i piedi. Che appendevano ferri di cavallo per scacciare il malocchio.

E capisci che quella memoria - fragile, preziosa - va preservata. Timbrando il Passaporto. Visitando. Testimoniando.

Non hai ancora il Passaporto? Prendilo sul sito ufficiale di Eccellenze Ischitane. Ogni timbro è una storia. Ogni storia è un pezzo di Ischia che diventa tuo.

Informazioni Pratiche

Dove si trova: Ex Strada Statale 270 Tra Buonopane (Barano) e Fontana (Serrara Fontana) Località Cava Pallarito 80070 Serrara Fontana (NA)

Come arrivarci:

  • In auto: Percorrere la ex S.S. 270, parcheggio disponibile davanti all'ingresso
  • In bus: Linee CD/CS fermata tra Buonopane e Fontana (chiedere autista per "Casa Museo")

Orari:

  • Tutti i giorni: 10:00-13:00 / 15:00-18:30
  • Verifica prima di andare (gestione familiare)

Tariffe:

  • Ingresso gratuito
  • Offerta libera gradita (consigliato contribuire per mantenimento)

Contatti:

  • Tel: 349 7198879
  • Nessun sito ufficiale (museo artigianale)

Cosa vedere:

  • Palmento per pigiatura uva
  • Attrezzi agricoli antichi (solforatrici, zappe, falci)
  • Casa scavata nel tufo verde
  • Decorazioni con conchiglie e pietre marine
  • Sculture in legno e pietra di Salvatore
  • Grotte con utensili antichi
  • Grotta della Fortuna (ferri di cavallo contro malocchio)
  • Disegni stilizzati sulle pareti
  • Caprette libere negli anfratti
  • Belvedere panoramico in cima
  • Sfinge egiziana all'ingresso

Caratteristiche:

  • Architettura rupestre (casa scavata nella roccia)
  • Testimonianza civiltà contadina ischitana
  • Opere d'arte naive di Salvatore Di Meglio
  • Natura selvaggia di Cava Pallarito
  • Esperienza autentica, non turistica

Durata visita:

  • Minimo: 30-40 minuti (solo interno)
  • Consigliato: 1 ora (con salita al belvedere)
  • Con calma: 1,5 ore (esplorando grotte e natura)

Note importanti:

  • Portare scarpe comode (scale ripide, terreno irregolare)
  • Non adatto a persone con difficoltà motorie (molte scale, salite)
  • Gestione familiare - Salvatore accoglie personalmente
  • Atmosfera intima - parla poco, lascia esplorare
  • Fotografie permesse (luogo molto fotogenico)
  • Può essere fresco anche d'estate (grotte e gola)
  • Caprette libere - non spaventarle, fanno parte dell'esperienza
  • Non ci sono servizi turistici (bar, bagni pubblici, shop)

Combinabile con:

  • Fontana (5 min auto) - Chiesa Madonna della Mercede
  • Buonopane (5 min auto) - Fonte delle Ninfe Nitrodi
  • Belvedere di Serrara (10 min auto)
  • Sentieri Monte Epomeo (15 min auto verso Frassitelli)

Periodo migliore:

  • Primavera (marzo-maggio): natura rigogliosa
  • Autunno (settembre-ottobre): clima perfetto, meno caldo
  • Inverno (novembre-febbraio): silenzio assoluto, pochi visitatori
  • Estate: può essere caldo sulla salita al belvedere

Accessibilità:

  • Non accessibile a persone con mobilità ridotta
  • Scale ripide, terreno scavato nel tufo
  • Non adatto a passeggini

Chi è Salvatore:

  • Muratore di professione
  • Artista autodidatta (sculture in legno e pietra)
  • Ha vissuto nella casa con moglie e tre figli per oltre 15 anni
  • Occhi celesti, parla poco, accoglie con semplicità
  • Parla italiano (dialect ischitano con turisti)

Perché visitarla:

  • Unica nel suo genere - non troverai nulla di simile
  • Testimonianza autentica della vita contadina
  • Architettura rupestre perfettamente conservata
  • Esperienza emotiva, non turistica
  • Passione pura di un uomo che preserva la memoria
  • Grotta della Fortuna (esperienza purificatrice)
  • Natura selvaggia di Cava Pallarito
  • Per capire le radici profonde di Ischia

Il Tuo Timbro sul Passaporto

La Casa Museo di Cava Pallarito è il luogo dove Ischia si spoglia di tutto il superfluo. Delle terme. Degli hotel. Delle spiagge affollate.

E ti mostra la sua anima contadina. Quella che ha lavorato la terra per secoli. Che ha scavato case nel tufo. Che ha fatto il vino con i piedi. Che ha appeso ferri di cavallo per scacciare il malocchio.

Salvatore - con i suoi occhi celesti, le sue mani callose, le sue sculture primitive - è il guardiano di quella memoria. L'ultimo testimone. Il custode di un mondo che sta scomparendo.

Visitare la Casa Museo non è turismo. È testimonianza. È dire a Salvatore: grazie per non aver lasciato morire tutto questo. Grazie per aver preservato gli arnesi dei tuoi avi. Grazie per aver trasformato la tua casa in dono per tutti noi.

Non è confortevole. Non è "bella" nel senso turistico. Ma è vera.

E in un'isola dove il turismo rischia di cancellare tutto - dove le vecchie case contadine diventano B&B, dove i vigneti diventano parcheggi - la Casa Museo di Cava Pallarito è un miracolo di resistenza.

Merita il timbro sul Passaporto. Perché ti ricorderà per sempre che Ischia - prima di essere l'Isola Verde - era l'isola dei contadini. Che scavavano la roccia. Coltivavano l'Epomeo. Costruivano parracine. Vivevano di terra e di fatica.

E che Salvatore - muratore, artista, guardiano - ha scelto di non dimenticare.

Non hai ancora il Passaporto? Prendilo sul sito ufficiale di Eccellenze Ischitane. Ogni timbro è una storia. Ogni storia è un pezzo di Ischia che diventa tuo.

Casa Museo di Cava Pallarito Ex S.S. 270 tra Buonopane e Fontana Località Cava Pallarito 80070 Serrara Fontana (NA) Tel: 349 7198879 Ingresso gratuito - Offerta libera gradita

Dove si trova 

Casa Museo

Vuoi diventare un Timbro Point

Compila il modulo e inviaci la tua richiesta. Il servizio è gratuito.