Acquedotto di Buceto

Acquedotto di Buceto: L'Opera che Ha Portato l'Acqua a Ischia (in 200 Anni)
Hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia? Allora questo è uno di quei timbri che raccontano una storia di fatica, testardaggine e ingegneria ostinata. Non è la passeggiata facile con vista panoramica – è il sentiero che ti porta alla fonte che per secoli ha dissetato Ischia Ponte, prima che esistesse l'acquedotto sottomarino da Napoli. È il percorso dove cammini tra i resti di un'opera colossale: 7200 metri di condotte scavate nella montagna, due ordini di archi che sembrano romani (ma non lo sono), quasi duecento anni di lavori, e un vescovo che ha sacrificato tutto per finire il progetto che altri avevano abbandonato.
Siamo tra Fiaiano e Casamicciola, sul Monte Buceto, a circa 420 metri sul livello del mare. Qui sgorga ancora la fonte che nel 1590 qualcuno ha deciso di incanalare fino a Ischia Ponte – 7 chilometri e rotti di distanza, attraverso colline, valli, creste. Un'idea folle per l'epoca. Eppure l'hanno fatto. E oggi puoi camminare nel bosco dove l'acqua nasce, vedere i resti delle canalizzazioni antiche, toccare le tubature degli anni '50, e arrivare all'Acquedotto dei Pilastri – quei 550 metri di archi doppi che ancora oggi segnano il confine tra il comune di Ischia e quello di Barano.
La Grande Sete: Quando Ischia Rimase Senza Acqua
Fine Cinquecento. Ischia Ponte – allora chiamata Borgo di Celsa – è il cuore dell'isola: il centro politico, religioso, economico. Il Castello Aragonese domina, la cattedrale richiama fedeli, i commerci passano di qui. Ma c'è un problema enorme: l'acqua. O meglio, la mancanza di acqua dolce.
Ischia è piena di sorgenti termali – centinaia – ma di acqua fresca da bere ce n'è poca. C'era la fonte di Cartaromana (quella che Boccaccio cita nel Decameron), ma è scomparsa. Le altre sorgenti – Nitrodi, Olmitello, qualche rivolo qua e là per i casali – non bastano per una popolazione concentrata tutta in un borgo. Serviva una soluzione drastica.
Nel 1588 il medico e filosofo Giulio Iasolino – quello che ha scritto il primo trattato sulle terme ischitane – scrive chiaramente: "A fronte delle tantissime fonti termali, l'isola di Pithecusa ha una grande carestia di acque fresche". E indica Buceto come l'unica fonte capace di risolvere il problema. L'acqua c'è, abbondante, purissima. Il punto è: come portarla a Ischia Ponte?
L'Opera Impossibile: 200 Anni di Cantiere
- Il Vicerè di Napoli, Cardinale Antoine Perrenot de Granvelle, concede al popolo di Ischia esenzioni fiscali per costruire un acquedotto dalla fonte di Buceto fino a Ischia Ponte. L'incarico va al Governatore dell'isola, il cavaliere Orazio Tuttavilla. Sembra l'inizio di una grande impresa. E infatti lo è – ma nessuno immagina quanto lunga.
Tuttavilla inizia i lavori con entusiasmo: scava le fondamenta nella collina dello Spalatriello, traccia il percorso, costruisce i primi archi. Poi arrivano i problemi: il terreno è instabile, servono fondi che non ci sono, la manodopera scarseggia. E per finanziare l'opera, invece delle esenzioni promesse, il governatore introduce una tassa pesantissima sui cereali. Il popolo si ribella. I lavori si fermano.
Passano decenni. Il cantiere resta lì, abbandonato. Gli archi incompiuti si coprono di rovi, le canalizzazioni si riempiono di terra. Ischia Ponte continua a patire la sete.
- Arriva un nuovo vescovo: Monsignor Girolamo Rocca. Uomo d'azione, studioso, testardo. Vede quel cantiere abbandonato da ottant'anni e decide: "Questa cosa la finisco io". Riprende i lavori. Assume muratori, fa costruire i due ordini di archi sovrapposti (ispirati agli acquedotti romani, da qui il nome "Acquedotto Romano" che molti ischitani usano ancora), coordina il tracciato delle condotte.
Il popolo deve pagare un'altra volta – sempre tasse sui cereali, la fame per la sete. Ma Rocca insiste. E nel 1685, quando l'acqua inizia finalmente a zampillare nel borgo di Celsa, lui commemora il momento con un'epigrafe ironica e amara:
"Has sudavit aquas cereris patientia curtae, edocuitque famem ferre magistra sitis"
Traduzione: "Queste acque si sono ottenute col sacrificio sul cibo: la sete, da buona maestra, ha insegnato a sopportare la fame".
I lavori continuano ancora. Solo nel 1759 – centonovantanove anni dopo l'inizio – l'acquedotto è completamente funzionante. Sul palazzo dell'orologio a Ischia Ponte viene posta una lapide marmorea (ancora oggi visibile al Museo del Mare):
"A Dio Ottimo Massimo – I decurioni ischitani diedero ai cittadini, perché ne usassero e godessero l'acqua derivata a pubbliche spese dalla sorgente di Buceto al quarto miglio, ed ornata di una vasca di travertino e diretta verso sì grande torre, ove si tenevano le adunanze ed aggiuntovi l'orologio. Anno 1759."
La lapide dimentica di citare Monsignor Rocca. Come se la storia volesse cancellare chi davvero ha reso possibile l'opera. Ma Rocca aveva già previsto la "damnatio memoriae", e aveva affidato il suo pensiero a quell'epigrafe ironica del 1685. Che dice più di mille celebrazioni ufficiali.
I Pilastri: Gli Archi Che Sembrano Romani (Ma Non Lo Sono)
Oggi dell'acquedotto originale (lungo 7200 metri) rimangono visibili circa 550 metri di archi – quelli che tutti chiamano "I Pilastri". Si trovano lungo Via Acquedotto, al confine tra Ischia e Barano, nella zona dello Spalatriello. Sono due ordini di archi sovrapposti, costruiti con pietre pomici e lapilli dell'eruzione del 1302 – lo stesso materiale con cui è fatto il cratere dell'Arso dove poi pianteranno la pineta di Fiaiano.
Vista dall'alto, la struttura sembra tagliare l'isola in due: da una parte il comune di Ischia, dall'altra Barano. E infatti i Pilastri oggi segnano proprio il confine amministrativo tra i due comuni.
Gli archi sono massicci, solenni, ispirati agli acquedotti romani. Molti ischitani ancora li chiamano "Acquedotto Romano", convinti siano opera degli antichi. Ma no: sono opera dei Borbone, del XVII-XVIII secolo. Solo che chi li ha progettati – Monsignor Rocca in primis – si è ispirato alla grandezza di Roma. E il risultato è impressionante.
L'acquedotto non è più in funzione dal 1958, quando arriva l'acquedotto sottomarino da Napoli. Ma la fonte di Buceto sgorga ancora, e c'è ancora una fontana pubblica lungo Via Duca degli Abruzzi (Fiaiano) dove gli ischitani vanno a prendere l'acqua fresca – la stessa che dissetava i loro antenati.
Il Sentiero: Camminare Dove Scorreva l'Acqua
Oggi puoi camminare dal punto dove l'acqua nasce fino al belvedere di Buttavento (da cui continuare verso Candiano e Buonopane), attraversando uno dei paesaggi più verdi e silenziosi di Ischia. È il sentiero Fiaiano-Buceto-Piano San Paolo-Buttavento – circa 6 km totali, classificato T (turistico) ma con alcuni tratti impegnativi.
Il Percorso Passo per Passo
Punto di partenza: Fiaiano (altezza maneggio)
Sulla strada che collega Casamicciola a Barano (Via Duca degli Abruzzi), all'altezza del maneggio (poco prima se vieni da Casamicciola, poco dopo se vieni da Fiaiano), c'è l'imbocco del sentiero. Una larga scalinata di pietra scende nel bosco. Qui inizia il percorso.
Primo tratto: la discesa nel bosco di Buceto
Scendi i gradoni di pietra (comodi, larghi, antichi – probabilmente fatti costruire proprio per l'acquedotto) ed entri subito in un bosco fitto di lecci, castagni, felci altissime. L'aria è umida, fresca anche d'estate. Il profumo è di sottobosco, muschio, acqua. Dopo poche decine di metri vedi il primo rigagnolo: l'acqua che scorre veloce in una cava naturale.
Continui a scendere, e il rigagnolo diventa ruscello. Qui iniziano le sorprese: vedi i resti delle canalizzazioni antiche – pietre squadrate disposte a formare piccole vasche di raccolta, ormai ricoperte di muschio. E poi, più evidenti, le grosse tubature metalliche degli anni '50, quando la sorgente fu canalizzata di nuovo per uso civile. Le tubature corrono nel sottobosco, semi-sepolte, arrugginite, testimoni di un'epoca in cui Buceto serviva ancora.
La fonte di Buceto
Dopo circa 20-30 minuti arrivi alla fonte vera e propria. Non è una sorgente scenografica con cascatella – è un punto dove l'acqua sgorga direttamente dalla roccia, fresca (circa 15°C), limpida, abbondante. Puoi berla (è potabile). Gli ischitani vengono ancora qui a riempire le bottiglie.
Intorno c'è una piccola zona pianeggiante, terreno umido, vegetazione rigogliosa. È la Selva del Napoletano (così chiamavano questa valle): un posto dove il tempo sembra fermo. Qui puoi fermarti, ascoltare il silenzio rotto solo dallo scorrere dell'acqua, e capire perché nei secoli hanno fatto di tutto per portare quest'acqua a valle.
Opzione 1: Tornare indietro
Se sei venuto solo per vedere la fonte, puoi risalire i gradoni e tornare a Fiaiano (circa 40 minuti totali andata-ritorno).
Opzione 2: Proseguire verso Piano San Paolo
Se hai tempo e gambe, da Buceto puoi continuare in salita attraverso il bosco. Il sentiero diventa meno evidente, più stretto, ma sempre percorribile. Sali tra castagni secolari, felci, eriche. Dopo circa 40 minuti arrivi a Piano San Paolo – quella radura a 460 metri sul livello del mare che è un'antica spiaggia fossile. Qui si svolge la Festa della Ginestra (prima domenica di giugno). Da Piano San Paolo puoi proseguire verso Buttavento e scendere a Candiano/Buonopane (vedi articolo sul Sentiero della Madonnina di Buttavento).
Caratteristiche del Percorso (Solo Buceto)
- Lunghezza: 1 km andata, 1 km ritorno (circa 2 km totali se ti fermi alla fonte)
- Dislivello: circa 100 metri in discesa, poi 100 in salita al ritorno
- Durata: 40 minuti andata-ritorno se vai solo alla fonte; 4-6 ore se prosegui fino a Buonopane
- Difficoltà: T (Turistica) per il tratto fino alla fonte; E (Escursionistica media) se prosegui
- Tipo di sentiero: scalinata di pietra, poi sentiero nel bosco, terreno umido
Informazioni Pratiche (Quelle Che Servono Davvero)
Dove si trova:
Via Duca degli Abruzzi (strada Casamicciola-Fiaiano), altezza maneggio
Come arrivare:
- In bus: Linea 6 da Ischia Porto direzione Fiaiano. Scendere alla fermata "Maneggio" o "Cretaio". Chiedere all'autista.
- In auto: Da Ischia Porto direzione Barano/Fiaiano. Sulla strada principale (Via Duca degli Abruzzi) cercare il maneggio sulla destra (venendo da Casamicciola) o sulla sinistra (venendo da Fiaiano). Parcheggio libero sulla strada (limitato).
Coordinate GPS approssimative: 40.729, 13.936
Quando andare:
- Primavera (aprile-giugno): temperatura perfetta, bosco rigoglioso, acqua abbondante
- Estate (luglio-agosto): fresco nel bosco (zona ombreggiata), ma il sentiero può essere scivoloso
- Autunno (settembre-ottobre): colori bellissimi, castagne, ottimo periodo
- Inverno (novembre-marzo): percorribile, ma portare giacca impermeabile e fare attenzione al fango
Cosa portare:
- Scarpe da trekking (importante: la scalinata può essere scivolosa, il bosco è umido)
- Acqua (ironicamente, anche se vai a vedere una fonte)
- Torcia/frontale se vuoi esplorare le zone più buie del bosco
- Macchina fotografica
- Bottiglie vuote se vuoi portare a casa l'acqua di Buceto
Per famiglie:
Fattibile con bambini dagli 8 anni in su se ti fermi alla fonte. Il sentiero è breve ma ripido e può essere scivoloso. Samuel lo puoi portare se è abituato a camminare, ma meglio in primavera/estate quando il terreno è più asciutto.
NON adatto a:
- Passeggini
- Scarpe da ginnastica lisce (serve grip)
- Chi ha problemi alle ginocchia (la discesa/salita sui gradoni può essere impegnativa)
Visitare i Pilastri
Se vuoi vedere l'Acquedotto dei Pilastri (la parte monumentale con gli archi), è un altro punto. Si trova lungo Via Acquedotto, zona Spalatriello, al confine tra Ischia e Barano. Raggiungibile in auto o a piedi dalla strada principale. Non è un sentiero – è proprio sulla strada. Puoi fermarti, fotografare, camminare sotto gli archi.
Dove bere l'acqua di Buceto senza camminare:
Lungo Via Duca degli Abruzzi a Fiaiano c'è una fontana pubblica (fronte strada, nella parte alta). Lì sgorga la stessa acqua della fonte. Troverai spesso ischitani che riempiono taniche.
Un Po' di Storia Vera (Non Quella delle Brochure)
La storia dell'acquedotto di Buceto è la storia di una testardaggine collettiva. Nel 1590, quando Orazio Tuttavilla posa la prima pietra, nessuno immagina che ci vorranno duecento anni per finire. Nessuno immagina che tre generazioni di ischitani moriranno senza vedere l'acqua scorrere a Ischia Ponte. Nessuno immagina che un vescovo, ottant'anni dopo, dovrà ricominciare tutto da zero perché il progetto è stato abbandonato.
Ma Monsignor Girolamo Rocca non molla. Nel 1672, quando diventa vescovo di Ischia, vede quegli archi incompiuti e decide che quella vergogna deve finire. Ci mette soldi della Curia, sollecita donazioni private, coordina i lavori personalmente. E quando nel 1685 la prima acqua arriva a Ischia Ponte – ancora un rivolo, ma arriva – lui fa incidere quella frase amara: "Queste acque si sono ottenute col sacrificio sul cibo".
Perché il prezzo è stato altissimo. Le tasse sui cereali hanno affamato famiglie. Chi non poteva pagare ha perso tutto. Ma la sete era peggio della fame, e Rocca lo sapeva. Così ha continuato.
Settantaquattro anni dopo, nel 1759, l'acquedotto è finalmente completo. Quella che era stata un'opera incompiuta per tre generazioni diventa la salvezza di Ischia Ponte. L'acqua scorre abbondante, fresca, pulita. Le fontane pubbliche funzionano. La gente può bere, lavarsi, irrigare gli orti. Per la prima volta in secoli, Ischia Ponte non ha più sete.
L'acquedotto resta in funzione per quasi duecento anni. Nel 1958 arriva l'acquedotto sottomarino da Napoli – quello inaugurato con grande fanfara, ministri, zampillo d'acqua davanti al Castello Aragonese. Buceto va in pensione.
Ma la fonte continua a sgorgare. E continua ad essere usata. Perché l'acqua di Buceto è buona, fresca, pura. E gli ischitani lo sanno.
Perché Andarci (Davvero)
Primo: perché è storia che puoi toccare. Non è un monumento restaurato per i turisti – sono resti veri di un'opera colossale, ancora lì nel bosco, a metà tra abbandono e memoria. Cammini dove camminavano gli operai che scavavano le canalizzazioni. Vedi le pietre che loro hanno posato. Bevi l'acqua che loro hanno incanalato.
Secondo: perché è uno dei posti più freschi di Ischia d'estate. Il bosco di Buceto è umido, ombroso, sempre 5-6 gradi più fresco dell'esterno. Quando a Ischia Ponte sono 35°C, qui stai bene. È il rifugio naturale perfetto.
Terzo: perché capisci cos'era davvero Ischia prima del turismo. Un'isola dove procurarsi l'acqua da bere era un'impresa titanica. Dove per avere una fonte servivano duecento anni di lavori. Dove il vescovo si indebitava per finire un acquedotto. Questa è l'Ischia vera – quella della fatica, dell'ingegno, della testardaggine contadina.
Quarto: lo puoi combinare con altri sentieri. Da Buceto puoi proseguire verso Piano San Paolo e Buttavento (vedi articolo dedicato), oppure tornare indietro e fare la Pineta di Fiaiano. O scendere a Nitrodi. È un nodo che collega vari percorsi di Barano.
Quinto: puoi portarti a casa l'acqua. Letteralmente. Riempi le bottiglie alla fonte, o alla fontana pubblica di Fiaiano. È la stessa acqua che dissetava gli ischitani del Seicento. Gratis, buonissima, sempre disponibile.
Il Tuo Timbro sul Passaporto
Se hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia, l'Acquedotto di Buceto è uno di quei timbri che pesa. Non è il monumento bello da fotografare – è l'opera che ha cambiato la vita di un'isola intera. È il simbolo della testardaggine ischitana: quando decidono di fare una cosa, la fanno. Anche se ci vogliono duecento anni.
E quando arrivi alla fonte, con l'acqua che sgorga fredda dalla roccia e il bosco silenzioso intorno, capisci perché hanno fatto tutta quella fatica. Perché quest'acqua – pura, abbondante, costante – era vita. E chi controlla l'acqua, controlla il territorio.
Oggi non serve più l'acquedotto. Ma la fonte resta. E gli ischitani continuano a venire qui, a riempire le bottiglie, a bere quest'acqua che sa di montagna e di storia. Perché Buceto non è solo una sorgente. È la memoria di quando l'acqua era più preziosa dell'oro.
Non hai ancora il Passaporto? Prendilo sul sito ufficiale di Eccellenze Ischitane. È il modo migliore per esplorare l'isola vera, quella che non finisce nei depliant. Ogni timbro è una scoperta, ogni scoperta è un pezzo di Ischia che diventa tuo.
Acquedotto di Buceto e Sentiero della Fonte – Punto di partenza: Via Duca degli Abruzzi (maneggio), Fiaiano | Difficoltà: T (fino alla fonte), E (se prosegui) | Durata: 40 min-6 ore | I Pilastri: Via Acquedotto, Spalatriello | Percorribile tutto l'anno, meglio primavera-autunno






