Tenuta del Cannavale

Tenuta del Cannavale: Dove il Vino Fermenta nel Ventre della Terra

La Scelta Radicale di Gennaro e Anna

C'è un momento nella vita in cui bisogna scegliere tra il compromesso e la coerenza assoluta. Gennaro Manna lo ha vissuto nel 2010, quando ha deciso di estirpare il piccolo vigneto di famiglia perché convinto che produrre vino senza chimica fosse quasi impossibile. Meglio rinunciare del tutto che scendere a patti con sostanze che avrebbero tradito la sua visione di un'agricoltura quanto più naturale possibile.

Ma le grandi storie sono fatte di questi gesti estremi. E quella della Tenuta del Cannavale è una grande storia, nata dall'ostinazione di chi non si arrende e dalla bellezza di un luogo che aspettava solo di essere risvegliato.

Nel 2016, Gennaro e sua sorella Anna acquisiscono la Società Agricola IschiaBio, che comprende la Tenuta del Cannavale in località omonima, nel comune di Barano d'Ischia. Qui trovano ciò che cercavano: un giovane vigneto già impiantato, terreni vocati, e soprattutto la possibilità di dimostrare che produrre vino biologico - anzi, biodinamico - non solo è possibile, ma è il modo più autentico per esprimere il carattere di un territorio.

Il Luogo Magico: 370 Metri di Bellezza Verticale

Immaginate di salire a 370 metri sul livello del mare, lungo sentieri che si inerpicano tra querce e castagni, lontano da qualsiasi centro abitato, dove l'unico rumore è il fruscio del vento tra le foglie e il canto degli uccelli. Benvenuti al Cannavale, un pianoro circondato da boschi di castagno, con una vista che abbraccia tutto il Golfo di Napoli, da Procida al Vesuvio, fino al Monte Faito nelle giornate più limpide.

Circa 20.000 metri quadrati di terreno - poco più di 2 ettari - che i fratelli Manna hanno trasformato in un vigneto-giardino secondo la concezione greca del kepos: quel giardino dove frutteto, orto e vigna sono parte dello stesso paesaggio, integrati con la vegetazione circostante in un dialogo continuo tra natura coltivata e natura spontanea.

Qui non si arriva in auto. L'accesso è solo a piedi, lungo antichi sentieri che un tempo servivano i contadini ischitani. E questa "scomodità" è la migliore garanzia di autenticità: quando non puoi meccanizzare, quando devi portare tutto a spalla lungo i sentieri, impari a rispettare ogni singola pianta, ogni grappolo, ogni gesto.

Il Risveglio del Cannavale: Trent'anni di Oblio

Per tre decenni, il Cannavale è stato dimenticato. La casa del contadino con il suo lavatoio, il porcile, le fosse dei conigli, gli alberi da frutto - tutto abbandonato, inghiottito dalla vegetazione che avanza quando l'uomo si ritira.

Ma Gennaro e Anna hanno visto oltre l'abbandono. Hanno visto "il luogo dei luoghi", come lo chiamano oggi: un contenitore perfetto di diverse percezioni del territorio, tante quante le attività che lo caratterizzano e le memorie sociali di coloro che un tempo lo hanno abitato.

E così è rinato tutto. La casa del contadino ristrutturata con rispetto dell'architettura originale. I ciliegi hanno ripreso a fiorire, insieme alle albicocche e agli alberi da frutto antichi. I pomodorini da piennolo crescono vicini al basilico che ne accarezza le foglie. Ogni tipo di ortaggio fa compagnia a uno splendido vigneto che si arrampica su terrazze sostenute da muri a secco in pietra lavica locale - le antiche parracine che disegnano il paesaggio ischitano da secoli.

La Svolta Biodinamica: Quando l'Agricoltura Diventa Arte

Il punto di svolta arriva quando Gennaro e Anna seguono un corso presso l'azienda di Carlo Noro sull'agricoltura biodinamica e l'utilizzo dei preparati. Non più solo biologico - già di per sé una scelta coraggiosa - ma biodinamico, quella filosofia agricola che considera l'azienda come un organismo vivente in dialogo con il cosmo.

Semina di sovescio polifita per arricchire il terreno in modo naturale. Preparati biodinamici seguendo il calendario lunare. Potatura manuale, selezione attenta dei germogli. Zolfo e rame come unici prodotti per la difesa delle viti. L'azienda ottiene la certificazione biologica sotto il controllo di CCPB Srl, ma va oltre: abbraccia una visione olistica dell'agricoltura dove ogni elemento è connesso agli altri.

La collaborazione con l'enologo Michele Lorenzetti - guida sapiente vista la sua enorme esperienza di vinificazione con le anfore - segna l'inizio di un'avventura enologica che ha pochi paragoni in Italia.

Le Anfore QVEVRI: Il Ventre della Terra Georgiana

La vera rivoluzione avviene in cantina. Dimenticatevi le barriques francesi, i serbatoi di acciaio lucido, le tecnologie enologiche avanzate. Alla Tenuta del Cannavale il vino fermenta e matura in anfore di terracotta QVEVRI, i tradizionali recipienti georgiani riconosciuti dall'UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Il processo è di una semplicità disarmante, eppure richiede sapienza antica e coraggio moderno:

In vendemmia si procede con la sola diraspatura dell'uva, separando i raspi dagli acini. Gli acini vengono inseriti nelle anfore QVEVRI per la fermentazione spontanea - niente lieviti aggiunti, niente enzimi, niente zuccheri, niente solfiti se non in dosi minime. Solo l'uva e i suoi lieviti naturali.

Terminata la fermentazione, le anfore vengono richiuse con tappi di granito sigillati usando mastice enologico. E qui inizia la magia: le bucce macerano per oltre 5 mesi a contatto con il vino, cedendo colore, tannini, aromi, complessità.

Dopo i cinque mesi, le bucce vengono tolte a mano - ancora una volta niente meccanizzazione - separate dal liquido e torchiate. Il succo ricavato viene aggiunto di nuovo all'anfora insieme al vino tolto in precedenza, e lì riposa per altri mesi prima dell'imbottigliamento.

Niente filtrazione, niente chiarifica, solo il tempo che fa il suo lavoro di decantazione naturale. Il risultato? Vini torbidi, vivi, pieni di sedimento, carichi di personalità. Vini che molti sommelier tradizionalisti boccerebbero immediatamente, ma che raccontano il territorio con una sincerità disarmante.

I Vini: Artigianato Liquido

Le produzioni sono piccole - parliamo di poche migliaia di bottiglie all'anno - ma ogni bottiglia è un pezzo unico che racconta un'annata irripetibile.

Insula Felix - Pet-Nat Anfora

Il metodo ancestrale applicato alla Falanghina al 100%. Un vino frizzante rifermentato in bottiglia che preserva la rusticità e la pienezza dei sapori. Profumo intenso di frutta esotica con note speziate e floreali. Timbro prettamente di erbe mediterranee, frutta gialla, pepe bianco. All'assaggio c'è grassezza e corpo importante, accompagnati da sapidità e dalla chiusura leggermente astringente.

Non è uno champagne né un prosecco. È qualcosa di profondamente diverso: un vino che mantiene la memoria del mosto fresco, della fermentazione selvaggia, del territorio vulcanico. La gradazione alcolica si attesta intorno al 12,5%.

Produzione limitatissima: circa 400 bottiglie per annata.

Insula Maior - Biancolella Ischia DOC

Il vitigno simbolo di Ischia vinificato con la massima espressione territoriale. 5 mesi in anfora QVEVRI dopo fermentazione spontanea con lunga macerazione sulle bucce.

Profumi di scorza di agrumi, albicocche disidratate, cespugli di rosmarino. Ampio e fresco al sorso con la tipica chiusura marina che ricorda la brezza salata che accarezza i vigneti. Non è la Biancolella fresca e immediata che molti conoscono: è una Biancolella strutturata, complessa, che chiede tempo in bottiglia per esprimersi completamente.

Circa 3.000 bottiglie prodotte per annata.

Insula Felix Epomeo Bianco IGT

Vino da Falanghina al 100% coltivata su 5.600 mq a 300 metri di altitudine, esposizione sud-est, su terreno vulcanico sabbioso in superficie e argilloso in profondità.

Vendemmia rigorosamente manuale in cassette da massimo 15 kg. Fermentazione spontanea con i propri lieviti, 100% in anfora QVEVRI con lunga macerazione sulle bucce per 6 mesi.

Il risultato è un vino che racconta l'isola verde nel timbro prettamente di erbe mediterranee, frutta gialla e note di pepe bianco. All'assaggio si trova grassezza e corpo importante, accompagnati da sapidità e dalla chiusura che rimanda alla mineralità vulcanica.

Produzioni variabili a seconda dell'annata, con etichette numerate che certificano l'artigianalità del processo.

Oltre il Vino: Un Ecosistema Completo

La Tenuta del Cannavale non è solo vino. È un progetto di agricoltura integrata dove ogni elemento ha il suo posto e la sua funzione.

L'Orto e il Frutteto

Numerose varietà di ortaggi coltivati seguendo la stagionalità: dal fagiolo zampognaro, specie autoctona di Piano Liguori, ai pomodorini da piennolo, dalle zucchine ai peperoni, tutto rigorosamente biologico certificato.

Gli alberi da frutto includono ciliegi, albicocchi, susini, peri - varietà antiche che un tempo caratterizzavano l'agricoltura ischitana e che rischiano di scomparire se qualcuno non le custodisce.

Il Coniglio di Fosso

Una delle eccellenze della tenuta è l'allevamento del coniglio all'ischitana, ma non un allevamento qualsiasi. Qui i conigli vengono allevati "di fosso", secondo l'antica pratica ischitana che prevedeva di scavare buche nella terra dove gli animali potevano muoversi liberamente, scavare tane, vivere in condizioni quanto più naturali possibile.

È un metodo ante litteram di allevamento biologico che porta maggiore benessere all'animale e qualità superiore al prodotto finale. Il coniglio all'ischitana cucinato con le carni di questi animali è un'esperienza gastronomica che molti ristoranti dell'isola non possono più offrire.

La Fattoria Didattica

Nel 2018, la Tenuta del Cannavale viene iscritta all'albo delle Fattorie Didattiche della Campania, collaborando con le scuole per educare le nuove generazioni sull'importanza della sostenibilità, della biodiversità, del rispetto per la natura.

Non è marketing o greenwashing: è la convinzione profonda che il futuro dell'agricoltura passi anche attraverso l'educazione di chi verrà dopo.

L'Esperienza al Cannavale: Mangiare tra i Vigneti

Su prenotazione, la Tenuta offre un'esperienza che va oltre la semplice degustazione. Sulla splendida terrazza affacciata sul mare, a 370 metri di altitudine con il Golfo di Napoli che si apre all'orizzonte, si può pranzare assaggiando tutti i prodotti della tenuta cucinati secondo l'antica tradizione ischitana.

Il menu varia secondo la stagione e la disponibilità dell'orto, ma protagonista indiscusso è sempre lui: sua maestà il coniglio all'ischitana, cucinato come si faceva un tempo, accompagnato dalle verdure dell'orto appena raccolte e dai vini della cantina.

Non è un ristorante turistico né un agriturismo standardizzato. È il pranzo nella casa di un contadino che ti accoglie con orgoglio mostrandoti il frutto del suo lavoro. Un'esperienza che sa di autenticità, fatica, passione.

Come Arrivare: Tre Sentieri per un Paradiso

Arrivare alla Tenuta del Cannavale è già parte dell'esperienza. Tre sentieri principali conducono al pianoro:

1. Da Fiaiano (il più semplice): Partenza da località Cirillo, accanto al supermercato Decò. Circa 600 metri e 20 minuti di cammino tra querce e castagni, in parte su strada asfaltata.

2. Da Fiaiano via Fonte di Buceto: Partenza dalle scale in pietra di fronte al maneggio Aragona Arabians che portano alla famosa Fonte di Buceto. Da lì seguire le indicazioni per la Tenuta. Circa 1 km e 45 minuti di percorrenza attraverso il bosco.

3. Da Buonopane (il più panoramico): Risalire il sentiero che da Candiano (con la celebre quercia) prosegue per la Madonna di Buttavento e da lì fino alla Punta Sparaina, l'inconfondibile promontorio sormontato da un grande masso. Il Cannavale è il pianoro sotto il promontorio.

In tutti i casi, scarpe comode, acqua, e la predisposizione a rallentare sono essenziali. Non è una passeggiata banale, ma un piccolo pellegrinaggio verso un luogo che merita lo sforzo.

La Filosofia: Resistere alla Tentazione della Facilità

"La nostra Cantina si distingue per la passione che permea ogni fase del processo produttivo", spiegano Gennaro e Anna. Non è una frase pubblicitaria: è la sintesi di una scelta di vita.

Scegliere il biologico e il biodinamico in un'isola dove la pressione turistica spinge verso la rendita facile. Scegliere le anfore georgiane quando tutti usano acciaio. Scegliere la fermentazione spontanea quando sarebbe più sicuro aggiungere lieviti selezionati. Scegliere produzioni minime quando il mercato chiede volumi.

Ogni scelta della Tenuta del Cannavale è una forma di resistenza culturale. Resistenza all'omologazione del gusto, alla standardizzazione dei processi, alla perdita di identità che colpisce anche il mondo del vino.

Biodiversità Certificata: Un Riconoscimento Importante

La Tenuta del Cannavale ha ottenuto la certificazione di biodiversità, un riconoscimento che va oltre la semplice produzione biologica. Significa che l'azienda preserva e incrementa la varietà di specie vegetali e animali, mantiene habitat naturali, contribuisce attivamente alla conservazione dell'ecosistema locale.

Non è un bollino da mettere sull'etichetta: è la conferma scientifica che il modello agricolo dei fratelli Manna funziona, che è possibile coltivare producendo qualità senza impoverire il territorio, anzi arricchendolo.

Informazioni Pratiche

Sede: Via Cirillo, snc - 80070 Barano d'Ischia (NA)
Telefono: +39 349 42 29 263
Email: info@tenutadelcannavale.it
Sito web: www.tenutadelcannavale.it

Visite e degustazioni: Solo su prenotazione. Possibilità di pranzare nella terrazza panoramica con i prodotti della tenuta.

Come arrivare: Vedi le tre opzioni di sentiero sopra descritte. Non accessibile in auto.

Acquisto vini: Possibile direttamente in cantina o tramite distributori specializzati in vini naturali. Produzioni molto limitate.

Periodo consigliato: Da marzo a novembre. In inverno molte attività sono ridotte, ma il paesaggio è comunque suggestivo.

Il Futuro: Evoluzione Naturale

La Tenuta del Cannavale condivide il progetto "Evoluzione Naturale", una rete di produttori che credono in un'agricoltura rispettosa, sostenibile, orientata al futuro senza dimenticare la tradizione.

"Non perdete l'occasione di ascoltare le sue storie ed assaggiare i suoi vini", è l'invito che fanno ai visitatori. Perché ogni bottiglia, ogni ortaggio, ogni angolo della tenuta ha una storia da raccontare.

Gennaro e Anna non hanno piani di espansione aggressiva. Non vogliono diventare un grande marchio né produrre decine di migliaia di bottiglie. Vogliono semplicemente continuare a fare bene quello che fanno, a preservare un modello agricolo che crede nella qualità totale, a dimostrare che è possibile vivere di agricoltura anche su un'isola sempre più orientata al turismo.

Una Bottiglia di Coerenza

Quando stappate una bottiglia di Insula Felix o di Insula Maior della Tenuta del Cannavale, state bevendo il risultato di scelte radicali e coerenti. State assaporando un vino che ha fermentato con i suoi lieviti selvaggi nel ventre di un'anfora georgiana, che ha macerato per mesi sulle bucce senza aggiunte chimiche, che è stato imbottigliato senza filtrazione né chiarifica.

State bevendo la prova che un'agricoltura diversa è possibile, che la qualità non richiede compromessi, che il rispetto per la natura e per il territorio può produrre vini di grande personalità e profondità.

State bevendo la risposta di chi, trent'anni fa, ha estirpato un vigneto perché convinto che fare vino in modo naturale fosse impossibile, e che poi ha dimostrato esattamente il contrario: non solo è possibile, ma è l'unico modo autentico per dare voce a un territorio unico come Ischia.

E quando camminerete lungo i sentieri che portano al Cannavale, tra querce e castagni, con il mare che appare e scompare tra gli alberi e il profumo di terra vulcanica che si mescola a quello della macchia mediterranea, capirete che alcuni luoghi non sono solo posti dove si produce vino.

Sono manifesti viventi di una filosofia, testimonianze concrete che un altro modello agricolo è possibile, santuari di biodiversità dove il tempo scorre secondo il ritmo delle stagioni e non delle mode del mercato.

La Tenuta del Cannavale è tutto questo: una storia di passione, coerenza, coraggio. E ogni bicchiere dei suoi vini è un brindisi a chi ha scelto la strada più difficile perché era quella giusta.

Dove si trova 

Tenuta del Cannavale


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