Cenatiempo

Cenatiempo: Ottant'anni di Vino sulla Riva Destra del Porto
1945: Quando il Vino Arrivava dal Mare
C'è una fotografia in bianco e nero degli anni Cinquanta che immortala il porto di Ischia. Barche da pesca ormeggiate, pescatori che riparano le reti, bambini che giocano tra i pali d'ormeggio. E sulla Riva Destra, proprio lì dove il porto si apre verso il mare, una piccola cantina con l'insegna "Cenatiempo".
Era il 1945 quando Francesco Cenatiempo intuì che il vino dell'isola poteva diventare qualcosa di più di una produzione locale per il consumo familiare. Non aveva grandi capitali né vigneti di proprietà. Aveva invece visione, intuito commerciale, e la capacità di costruire relazioni con i piccoli produttori sparsi per l'isola che coltivavano vigne ma non avevano né il tempo né le competenze per commercializzare il loro vino.
Francesco aprì quella piccola cantina sulla Riva Destra e iniziò a fare quello che all'epoca era normale: commerciare vino sfuso. I contadini conferivano l'uva o il mosto, lui si occupava di vinificarlo o di imbottigliarlo, e poi lo distribuiva. Niente etichette sofisticate, niente strategie di marketing. Solo vino buono venduto a chi lo apprezzava.
Ma in quella scelta apparentemente semplice c'era già il seme di tutto quello che sarebbe venuto dopo: la convinzione che il vino ischitano aveva un potenziale inespresso, che meritava di essere conosciuto oltre i confini dell'isola, che poteva raccontare questo territorio vulcanico e marino come pochi altri prodotti sapevano fare.
Il Boom Turistico: Quando Ischia Scoprì il Mondo
Negli anni Cinquanta e Sessanta, Ischia vive la sua stagione d'oro. Il turismo esplode. Dopo la guerra, l'Europa cerca luoghi dove dimenticare gli orrori e ritrovare la bellezza. Ischia offre entrambe: terme curative, mare cristallino, paesaggi da cartolina, quella dolcezza mediterranea che lenisce le ferite.
Arrivano i primi viaggiatori internazionali. Scrittori, attori, artisti. Poi le famiglie borghesi in cerca di vacanze eleganti. Poi il turismo di massa che trasformerà per sempre l'economia dell'isola.
Francesco Cenatiempo capisce che questo è il momento. I turisti non vengono solo per il mare e le terme: vogliono anche assaporare l'isola, portarsela a casa in qualche modo. E cosa c'è di più autentico di una bottiglia di vino prodotto con le uve che crescono su queste colline vulcaniche?
Negli anni Sessanta e Settanta, l'azienda fa il grande salto: non più solo commercio di vino sfuso, ma imbottigliamentoe valorizzazione delle varietà autoctone. Biancolella, Forastera, Piedirosso (Per'e Palummo): i vitigni che appartengono a questa terra da secoli diventano il cuore dell'identità Cenatiempo.
Non si tratta più di un commerciante di vino. Si tratta di un vero progetto enologico radicato nel territorio, di qualcuno che ha capito che il futuro del vino ischitano passa attraverso l'identità, l'autenticità, la capacità di raccontare il luogo di origine.
1993: La Svolta della Vinificazione Diretta
Per decenni, Cenatiempo ha lavorato con conferitori: contadini che coltivavano le vigne e vendevano l'uva o il mosto già fermentato. Un sistema che funzionava ma che aveva un limite: Francesco non poteva controllare completamente la qualità del prodotto finale.
Nel 1993 arriva la svolta: l'azienda comincia a vinificare direttamente alcune partite di uva. Non più solo commercio ma vera e propria produzione. Sperimentazione di tecniche più rispettose dell'integrità del frutto e di quella mineralità vulcanica che è la firma inconfondibile dei suoli ischitani.
È un passaggio epocale, anche se a prima vista può sembrare solo un dettaglio tecnico. Significa avere il controllo su ogni fase del processo: dalla scelta del momento di vendemmia, alla temperatura di fermentazione, all'affinamento, all'imbottigliamento. Significa poter dire "questo vino l'ho fatto io" e non "questo vino l'ho comprato".
La famiglia Cenatiempo - nel frattempo Pasquale, figlio di Francesco, ha preso in mano l'azienda - investe in tecnologia, in formazione, in consulenze enologiche. Non abbandona i conferitori storici (molti di loro sono ancora oggi partner dell'azienda) ma affianca alla loro produzione una vinificazione diretta che permette di sperimentare, migliorare, crescere.
2005: Finalmente Vignaioli
Ma c'è un ulteriore passo da fare per completare il percorso. Non basta vinificare l'uva altrui: bisogna avere i propri vigneti, controllare la coltivazione, scegliere le pratiche agronomiche, decidere quando e come vendemmiare.
Nel 2005, Cenatiempo avvia la gestione diretta dei vigneti. Il primo appezzamento viene preso in affitto nel 2007. È un passo strategico che completa la filiera: dalla terra alla bottiglia, tutto sotto il controllo diretto della famiglia.
Non è stata una scelta dettata solo da esigenze qualitative. C'è anche una motivazione più profonda, quasi etica: la cura del paesaggio e la conservazione delle tradizioni. Pasquale e la figlia Federica - che nel frattempo è cresciuta respirando l'aria della cantina e ha scelto di fare del vino la sua vita - sono convinti che si possa fare impresa preservando il territorio.
"La scelta di affiancare ai vigneti di proprietà anche vigneti a conduzione diretta è stata fortemente influenzata dal desiderio di ripristinare e custodire il paesaggio viticolo e l'identità territoriale della nostra isola" - così spiegano oggi.
Non è retorica aziendale. È la consapevolezza che ogni terrazzamento abbandonato è un pezzo di paesaggio che muore, un pezzo di identità che si perde. Che coltivare la vigna a Ischia non è solo un business ma un atto di resistenza culturale contro l'omologazione turistica.
Il Territorio: Dove il Vento Incontra la Pietra
"Il nostro vino si fa in collina. E sul mare" - così Cenatiempo descrive la propria produzione. Non è uno slogan ma una descrizione precisa della geografia viticola ischitana.
L'isola è costituita dal Monte Epomeo (789 metri slm) che degrada verso la costa con diverse colline. I vigneti Cenatiempo sono sparsi su questo territorio variegato, presenti da 0 a 750 metri sul livello del mare, seguendo la curvatura delle colline ed esposti ai quattro venti.
Non esiste un unico terroir ischitano. Esistono tanti microterroir diversi, ognuno con le sue caratteristiche di suolo, esposizione, altitudine, ventilazione. Il suolo di origine vulcanica - derivante da eruzioni di epoche diverse - varia da zona a zona: a volte sabbioso, a volte più argilloso, a volte ricco di lapilli, sempre carico di quei minerali che conferiscono ai vini quella mineralità distintiva.
I vigneti sono terrazzati, sostenuti dalle antiche parracine in pietra lavica. È viticoltura eroica: pendenze importanti, accessi difficili, lavoro manuale che non può essere sostituito da macchine. Ma è proprio da queste condizioni estreme che nascono uve di qualità superiore.
A seconda della zona e dell'esposizione, i vini Cenatiempo variano dall'essere molto freschi e leggeri a sapidi e persistenti. Ognuno, a modo suo, capace di esprimere la natura vulcanica e marina di Ischia.
La Filosofia: Territorio Prima di Tutto
"Territorio prima di tutto" - è il primo punto della filosofia aziendale, e non è un caso. Per Cenatiempo, il vino non è un prodotto da laboratorio né un esperimento enologico. È il racconto del luogo: suoli di matrice vulcanica, brezze marine, macchia mediterranea.
Questo si traduce in vini luminosi, sapidi, con finale salino e profumi nitidi. Non vini potenti e alcolici, non vini caricati di legno, non vini costruiti per piacere ai critici internazionali. Vini che parlano di Ischia, punto.
Tradizione che Evolve
"Dalla bottega storica alla gestione diretta delle vigne, l'azienda ha mantenuto una dimensione familiare affiancando strumenti tecnici moderni a pratiche contadine" - così si definisce oggi Cenatiempo.
È un equilibrio delicato: rispettare la tradizione senza farsi soffocare da essa, innovare senza snaturare l'identità. Francesco negli anni Quaranta ha avuto il coraggio di commerciare vino quando non era scontato. Pasquale negli anni Novanta ha avuto il coraggio di vinificare direttamente. Federica oggi ha il coraggio di aprire l'azienda all'enoturismo, di comunicare sui social, di internazionalizzare senza perdere le radici.
Tre generazioni, un'unica linea: fare vini autentici che raccontano Ischia.
I Conferitori: Un Legame che Resiste
Una scelta controcorrente di Cenatiempo è quella di mantenere il rapporto con i conferitori storici. Sarebbe stato più semplice - e probabilmente anche più redditizio - possedere tutti i vigneti, controllare tutto, standardizzare. Invece hanno scelto di continuare a lavorare con le antiche famiglie produttrici di uve che oggi, come agli inizi, sono loro partner.
"La cura del paesaggio e la conservazione delle tradizioni non può prescindere dal conservare il rapporto con le antiche famiglie produttrici di uve" - spiegano.
È una scelta che ha radici etiche ma anche enologiche. Quei contadini conoscono le loro vigne meglio di chiunque altro. Sanno quando l'uva è pronta, sanno come gestire il terrazzamento, sanno leggere i segnali della natura. Lavorare con loro significa preservare un sapere, mantenere vivo un tessuto sociale, fare in modo che la viticoltura non sia un'attività aziendale ma una pratica comunitaria.
La Vinificazione: Minima Interferenza, Massima Espressione
In cantina, la filosofia è di minima interferenza: pressature soffici, fermentazioni a temperatura controllata, uso misurato della solforosa. L'affinamento avviene prevalentemente in acciaio e cemento - non in legno - per custodire integrità aromatica e sapidità.
Non ci sono trucchi enologici, non ci sono correzioni invasive. L'obiettivo è restituire, senza sovrastrutture, la mineralità vulcanica e la trama salina che contraddistinguono Ischia.
Se l'uva è buona, se il terroir è espressivo, il compito dell'enologo non è intervenire ma accompagnare. Lasciare che il vino si faccia da solo, come dicevano i vecchi contadini: "il vino lo fa l'uva, non l'enologo".
I Vini: Nomi Greci per un'Isola Antica
Una delle caratteristiche più affascinanti della gamma Cenatiempo è l'uso di nomi greci per alcuni vini. Non è un vezzo esotico ma un omaggio consapevole alla storia millenaria dell'isola.
Kalimera - Ischia Biancolella DOC
Kalimera (καλημέρα) in greco significa "buongiorno". Ed è esattamente quello che questo vino fa: ti saluta con freschezza, ti sveglia con i suoi profumi agrumati, ti accoglie con quella sapidità marina che è la firma della Biancolella ischitana.
Il Cru Kalimera è uno dei vigneti storici dell'azienda, quello che viene mostrato con orgoglio durante le visite. Un piccolo appezzamento terrazzato dove ogni pianta ha una storia, dove il lavoro è ancora completamente manuale, dove la qualità dell'uva è talmente alta che il vino praticamente si fa da solo.
Lefkòs - Ischia Bianco DOC
Lefkòs (λευκός) significa "bianco" in greco. È il blend di uve bianche autoctone che rappresenta la complessità del territorio ischitano: Biancolella e Forastera in diverse proporzioni a seconda dell'annata, per un vino che sa essere fresco ma anche strutturato, elegante ma con personalità.
Màvros - Epomeo Rosso IGT
Màvros (μαύρος) significa "nero" in greco. È il rosso di Cenatiempo, ottenuto principalmente da Piedirosso con piccole percentuali di altre uve rosse locali. Un vino che sfida lo stereotipo secondo cui a Ischia si fanno solo bianchi: Màvros è un rosso mediterraneo vero, non troppo alcolico ma di bella struttura, con tannini gentili e quella sapidità che lo rende perfetto con il coniglio all'ischitana.
La Gamma Completa
Oltre ai vini con nomi greci, Cenatiempo produce:
Biancolella Ischia DOC: La versione classica del vitigno simbolo dell'isola.
Ischia Bianco Superiore DOC: Maggiore struttura e complessità, adatto anche a un breve invecchiamento.
Gran Tifeo Bianco - Campania IGT: Omaggio a Tifeo, il gigante mitologico sepolto sotto Ischia. Un bianco ambizioso che vuole competere con i grandi bianchi italiani.
Per'e Palummo Ischia DOC: Il Piedirosso nella sua espressione più tradizionale.
Rosato Epomeo IGT: Fresco, profumato, versatile.
Gran Tifeo Rosso - Campania IGT: Il rosso di punta, con maggiore struttura e capacità di invecchiamento.
Gran Tifeo Rosato - Campania IGT: La versione rosata della linea Gran Tifeo.
Le Due Sedi: Porto e Collina
Cenatiempo ha due anime, rappresentate da due sedi distinte che svolgono funzioni diverse ma complementari.
Ischia Porto - Via Baldassarre Cossa, 84
Qui, a pochi passi dalla Riva Destra dove tutto è iniziato nel 1945, si trova la sede storica dove si svolge l'attività di produzione e vendita diretta. È qui che il vino viene imbottigliato, etichettato, preparato per la distribuzione. È qui che i clienti affezionati vengono ad acquistare le loro bottiglie preferite, magari scambiando quattro chiacchiere con Pasquale che spesso è presente.
Non è una cantina aperta al pubblico per visite turistiche. È un luogo di lavoro vero, dove si producono circa 50.000 bottiglie all'anno con una dimensione ancora artigianale, dove ogni fase del processo è seguita con attenzione maniacale.
Serrara Fontana - Via Lorenzo Fiore, 49
Qui invece, nel comune di Serrara Fontana, in altura, si trova la sede dove si svolgono le visite con degustazione. È un luogo pensato appositamente per l'accoglienza enoturistica, immerso nel verde, con vista panoramica sulle vigne terrazzate e sul paesaggio agricolo dell'isola.
Ed è qui che si trova la cantina storica scavata nel tufo verde, quella che i visitatori descrivono come "impressionante", "suggestiva", "da brividi". Una grotta scavata a mano dagli antichi agricoltori, dove la temperatura rimane costante tutto l'anno, dove il tempo sembra essersi fermato.
Le visite guidate - condotte principalmente da Federica - sono un viaggio nella storia della viticoltura ischitana. Si cammina tra i vigneti terrazzati, si ascoltano i racconti delle antiche pratiche contadine strappate all'oblio del tempo, si scende nella cantina di tufo, e infine si degusta sotto un ombroso pergolato, con vista mozzafiato sulle colline.
Non è la solita degustazione dove ti versano tre dita di vino e ti danno un grissino. A Serrara Fontana si degustano tutti i vini dell'azienda (cinque, a volte anche di più se è un'occasione speciale) accompagnati da prodotti locali autentici: bruschette con pomodori del Piennolo, salumi e formaggi campani accuratamente selezionati, frittata, mozzarella di bufala.
Tre ore che trascorrono in un attimo, "lontano dal caotico viavai della parte più turistica dell'isola, accarezzati dalla fresca brezza delle colline" - come scrive un visitatore nelle recensioni.
Federica: L'Anima dell'Accoglienza
Se Pasquale rappresenta la continuità e la solidità dell'azienda, Federica ne è l'anima più comunicativa e aperta. Giovane, competente, con gli occhi più blu del mondo (come la definisce un visitatore olandese entusiasta), parla perfettamente italiano e inglese e sa raccontare la storia della sua famiglia e del suo vino con una passione contagiosa.
Le recensioni su Google e TripAdvisor sono piene di elogi per lei: "persona fantastica che ci ha accolto con il suo sorriso e la sua passione", "la perfetta padrona di casa", "competente, appassionata, paziente, gentile". Non è solo cortesia professionale: è la gioia genuina di chi ama quello che fa e vuole condividerlo.
Federica rappresenta la terza generazione dei Cenatiempo, quella che deve portare l'azienda nel futuro senza tradire il passato. E dai primi risultati sembra che ci stia riuscendo benissimo: unisce la conoscenza profonda del territorio e della tradizione (è cresciuta tra le vigne e le botti) con una mentalità aperta, curiosa, capace di dialogare con i mercati internazionali senza snaturarsi.
La Citazione di D'Ascia: Il Vino Come Identità
Nel descrivere la propria filosofia, Cenatiempo cita Giuseppe D'Ascia, storico ischitano della seconda metà dell'Ottocento:
"Fra le piante, la più utile e la più propagata è la vite. La vite attirò le prime colonie su questo vulcanico masso, la vite fe' mutare la tristezza in letizia a queste contrade, la vite abbellì di eterno riso queste colline."
Non è una citazione casuale. È la sintesi perfetta di come Cenatiempo vede il proprio lavoro: la vite come fondamento dell'identità ischitana, non un'attività economica tra le altre ma la spina dorsale culturale dell'isola.
D'Ascia scriveva nell'Ottocento, quando Ischia viveva ancora di agricoltura e la viticoltura occupava gran parte del territorio. Poi è arrivato il turismo e tutto è cambiato. I vigneti sono stati sostituiti da alberghi, i contadini sono diventati camerieri o portieri, l'identità agricola è stata messa in secondo piano.
Cenatiempo - come altre cantine che abbiamo raccontato - rappresenta la resistenza culturale contro questo appiattimento. La dimostrazione che si può fare turismo senza cancellare l'agricoltura, che anzi l'enoturismo può essere la chiave per preservare il paesaggio agricolo e la cultura materiale dell'isola.
Le Recensioni: Quando i Visitatori Diventano Ambasciatori
Le recensioni online di Cenatiempo sono sorprendentemente unanimi: tutti parlano di un'esperienza eccezionale, molto al di sopra delle aspettative.
"Migliore degustazione di sempre" - scrive qualcuno su TripAdvisor.
"Una delle migliori esperienze a Ischia" - conferma un altro.
"Il momento culminante del nostro viaggio" - aggiunge un gruppo di inglesi.
Non sono solo complimenti al vino (che pure viene sempre lodato). Sono complimenti all'esperienza complessiva: l'accoglienza, il paesaggio, la cantina nel tufo, il cibo, i racconti, l'atmosfera familiare e rilassata che Federica riesce a creare.
C'è chi scrive che "si è sentito tornato ai tempi delle allegre gite fuori porta di quando si era giovani e spensierati". Chi definisce Federica "una fantastica padrona di casa che ha creato immediatamente quell'atmosfera familiare". Chi dice che "la vista dalla vigna da sola varrebbe il viaggio".
E poi ci sono i dettagli che fanno la differenza: il giorno in cui era il compleanno di Federica e lei ha aperto una bottiglia del 2015 per festeggiare insieme agli ospiti. Il fatto che la degustazione non si limita a "tre dita di vino" ma è un vero pranzo abbondante. La disponibilità a parlare in inglese fluente con i turisti stranieri. La passione con cui vengono raccontate le tecniche agricole antiche.
La Sfida del Futuro: Far Conoscere Ischia al Mondo
"La nostra sfida di oggi è quella di far conoscere le peculiarità dei vini dell'Isola ad un pubblico più ampio in Italia e nel mondo" - così si definisce oggi l'obiettivo di Cenatiempo.
Non è ambizione di protagonismo né smania di grandezza. È la consapevolezza che i vini ischitani meritano una visibilità che ancora non hanno, che possono competere con i grandi bianchi italiani (Vermentino, Greco di Tufo, Fiano), che la loro unicità - quella mineralità vulcanica, quella sapidità marina, quei profumi nitidi - li rende riconoscibili e memorabili.
Per farlo, Cenatiempo sta lavorando su più fronti:
- Enoturismo di qualità: portare visitatori a vivere l'esperienza diretta, creare ambasciatori che poi racconteranno Ischia attraverso il vino
- Presenza online: sito web curato, social media attivi, possibilità di acquistare online
- Export controllato: presenza in mercati esteri selezionati, senza rincorrere volumi ma cercando i partner giusti che capiscono e apprezzano l'autenticità
- Partecipazione a eventi: fiere, degustazioni, collaborazioni con sommelier e ristoratori
Ma sempre mantenendo la dimensione artigianale, il controllo diretto della filiera, la qualità sulla quantità. Non vogliono diventare una grande azienda. Vogliono rimanere ciò che sono - una cantina familiare che produce 50.000 bottiglie l'anno - ma farsi conoscere meglio da chi cerca autenticità.
Informazioni Pratiche
Sede Storica (Produzione e Vendita):
Via Baldassarre Cossa, 84 - 80077 Ischia Porto (NA)
Sede Degustazioni:
Via Lorenzo Fiore, 49 - Serrara Fontana (NA)
Contatti:
Tel: +39 081 981107
Email: info@vinicenatiempo.it
Sito web: www.cenatiempovinidischia.it
Visite e degustazioni: Solo su prenotazione tramite il sito web nella sezione "Appuntamenti in Cantina". Le esperienze durano circa 3 ore e includono visita ai vigneti, cantina nel tufo, degustazione di tutti i vini con abbinamenti gastronomici.
Come arrivare a Serrara Fontana: Da Ischia Porto, seguire le indicazioni per Barano e Serrara Fontana. La sede degustazioni si trova in altura, facilmente raggiungibile in auto (circa 20-30 minuti da Ischia Porto).
Acquisto vini: Direttamente in cantina a Ischia Porto, online sul sito, presso ristoranti ed enoteche selezionate.
Una Bottiglia di Continuità
Quando stappate una bottiglia di Kalimera o di Màvros di Cenatiempo, state bevendo ottant'anni di storia. State assaporando la visione di Francesco che nel 1945 ha aperto quella piccola cantina sulla Riva Destra. State gustando il coraggio di Pasquale che negli anni Novanta ha scelto di vinificare direttamente e poi di gestire i vigneti. State brindando alla passione di Federica che oggi accoglie visitatori da tutto il mondo raccontando con gli occhi che brillano la storia della sua famiglia.
State bevendo la decisione coraggiosa di mantenere il rapporto con i conferitori storici, di preservare le tecniche agricole tradizionali, di coltivare vigneti eroici su terrazzamenti che sarebbe più semplice abbandonare.
State assaporando quella mineralità vulcanica e quella trama salina che solo i suoli di Ischia sanno regalare. Quella freschezza agrumata della Biancolella che ricorda i limoni dei giardini mediterranei. Quel finale sapido che sa di mare anche quando il vigneto è in altura.
E quando visitate la cantina a Serrara Fontana, quando scendete nella grotta scavata nel tufo verde, quando vi sedete sotto il pergolato con vista sulle colline terrazzate e Federica vi versa il primo bicchiere sorridendo, capite che questo non è solo un'azienda vinicola.
È un ponte tra passato e futuro. Il passato di un'isola che ha vissuto di viticoltura per secoli, plasmando il territorio con i terrazzamenti e le parracine. Il futuro di un'isola che può coniugare turismo e agricoltura, accoglienza e produzione, modernità e tradizione.
È la dimostrazione che si può evolvere restando fedeli a se stessi. Che la bottega di vino sfuso del 1945 può diventare una cantina moderna con enoturismo internazionale senza tradire l'anima originaria. Che tre generazioni possono lavorare insieme - ognuna con la propria sensibilità - costruendo un percorso coerente.
È il racconto di come il vino possa essere memoria liquida, identità territoriale, resistenza culturale, e insieme prodotto commerciale, esperienza turistica, ambasciatore dell'isola nel mondo.
Da quella piccola cantina sulla Riva Destra del porto, Francesco Cenatiempo guardava il mare e immaginava il vino di Ischia che attraversava quel mare per raggiungere altri luoghi, altre persone, altri palati.
Ottant'anni dopo, suo nipote Pasquale e sua pronipote Federica stanno realizzando quel sogno. Bottiglia dopo bottiglia. Calice dopo calice. Storia dopo storia.
Perché il vino, alla fine, è sempre questione di storie. E quella di Cenatiempo è una storia che merita di essere raccontata. E soprattutto di essere bevuta.






