Carnevale di Monterone
Carnevale di Monterone: Quando i Contadini Bruciano l'Imperatore
Passaporto dell'Isola d'Ischia alla mano? Bene, perché questa è una di quelle tappe che si timbrano solo pochi giorni all'anno – ma che valgono un viaggio intero.
Il Carnevale di Monterone non è una sfilata organizzata per turisti. Non ha sponsor, non ha tribune a pagamento, non ha presentatori con microfono che spiegano tutto. È una festa contadina centenaria che Monterone (frazione di Forio, zona Panza) si tramanda di nonno a nipote da oltre cento anni.
Maschere spontanee, carri allegorici fatti a mano in legno e cartapesta, una banda "agricola" che suona con campanacci di vacche, falci, rastrelli, pompe irroratrici trasformati in strumenti musicali. E alla fine, il rogo di Francischiello – un pupazzo che rappresenta l'imperatore Francesco Giuseppe, bruciato ogni Martedì Grasso dal 1918 come rito propiziatorio per la Quaresima.
Riconosciuto nel 2022 come Patrimonio Culturale Immateriale Campano (IPIC), candidato UNESCO tra i 104 Carnevali Storici della Campania. Ma soprattutto: riconosciuto dagli abitanti di Monterone come "la nostra festa" – quella che respiri per 40 giorni, che prepari per mesi, che vivi con tutto il quartiere.
Febbraio 2026. Se ti capita di essere a Ischia in quel periodo, non perderlo.
Le Origini: Dal 1500 al Pupazzo Imperiale
Il Carnevale a Forio è documentato dal 1500. Nel 1617 il viceré di Napoli organizzò sfilate con 90 ragazze foriane in costume – evento straordinario per l'epoca, segno che Forio aveva già una tradizione carnevalesca forte.
Ma il primo Francischiello viene bruciato dopo il 1918, al termine della Grande Guerra.
Francesco Giuseppe d'Austria era l'imperatore sconfitto. Per i contadini italiani (che avevano perso figli, fratelli, padri nelle trincee) rappresentava il nemico, la guerra, la morte. Così qualcuno a Monterone ebbe l'idea: costruiamo un pupazzo con le sue sembianze, e bruciamolo il Martedì Grasso.
Rito catartico, gesto simbolico, vendetta popolare non violenta. Il pupazzo brucia, la guerra finisce simbolicamente, la Quaresima inizia purificata.
E da quel primo falò, ogni anno il pupazzo torna. Non è più necessariamente Francesco Giuseppe (a volte è un politico, un personaggio dell'attualità, una figura satirica), ma il nome resta: Francischiello – diminutivo dialettale affettuoso/ironico dell'imperatore.
Il rogo è diventato rito propiziatorio: bruciare il male dell'anno passato, purificare la comunità, prepararsi alla primavera.
Monterone cristallizza l'anima rurale di Ischia: i contadini trasformano gli utensili agricoli in strumenti di festa. Non comprano niente, non importano niente: usano quello che hanno. Campanacci delle vacche diventano percussioni, falci e rastrelli diventano strumenti ritmici, pompe irroratrici diventano fiati improvvisati.
È folk puro, nel senso più autentico: fatto dal popolo, per il popolo, senza mediazioni culturali dall'alto.
Gli Elementi Distintivi: Cosa Rende Monterone Unico
La Banda Contadina: Rivalità tra Rioni
Monterone è divisa in rioni. Ogni rione ha la sua banda improvvisata: fisarmoniche, tamburi, e soprattutto strumenti agricoli trasformati.
Campanacci di vacche appesi al collo e suonati con bastoni. Falci percosse ritmicamente. Rastrelli strofinati. Pompe irroratrici che emettono suoni simili a corni. Bidoni di latta ribaltati che fanno da grancassa.
C'è rivalità accesa tra i rioni. Chi suona meglio? Chi ha il carro più bello? Chi attira più gente? Non è competizione ufficiale con giudici, ma competizione d'onore – quella che dura tutto l'anno e si risolve in quei pochi giorni di febbraio.
Le prove iniziano settimane prima. Di sera, nei vicoli, senti i campanacci che suonano, le fisarmoniche che si accordano, le voci che cantano stornelli. Monterone si prepara.
I Carri Allegorici: Satira Sociale Fatta a Mano
I carri allegorici non sono costruiti da ditte specializzate. Sono fatti in casa – legno, cartapesta, vernice, fantasia.
Ogni rione lavora in segreto al proprio carro. Nessuno sa cosa stanno preparando gli altri fino al giorno della sfilata. È parte del gioco: sorprendere, far ridere, colpire.
I temi sono sempre di satira sociale: politica locale, scandali nazionali, figure pubbliche ridicolizzate con ironia feroce. Niente è sacro. Il Carnevale dà licenza di dire tutto – con il sorriso, ma senza filtri.
I carri sono grezzi, coloratissimi, esagerati. Non hanno la perfezione tecnica dei carri di Viareggio, ma hanno anima. Vedi il lavoro delle mani, vedi le ore passate a costruire, vedi la comunità che si è unita per creare.
Le Maschere Spontanee: Famiglie che Vestono Ruoli Tradizionali
Non ci sono costumi professionali affittati. Le famiglie si vestono da sole, con ruoli tradizionali tramandati:
- Pulcinella (maschera napoletana classica)
- Contadini (con abiti d'epoca, attrezzi agricoli)
- Nobili ironici (che prendono in giro le classi alte)
- Figure satiriche (politici, personaggi tv, chiunque meriti una presa in giro)
I bambini ereditano i ruoli dai nonni. Nonna insegna a nipote come si indossa la maschera di Pulcinella, come si cammina, come si gesticola. Non è rievocazione storica: è trasmissione orale e gestuale viva.
Il Rogo di Francischiello: Il Finale Catartico
Martedì Grasso, sera. Tutto il quartiere si raduna in Piazza Monterone.
Il pupazzo di Francischiello viene portato in corteo notturno: luci, musica, canti, schiamazzi. È l'ultimo giorno di Carnevale, l'ultima occasione per eccedere prima della Quaresima.
Si arriva in piazza. Il pupazzo viene issato su una pira di legna. Qualcuno pronuncia le "ultime parole" – spesso satiriche, divertenti, irriverenti.
Poi il fuoco.
Le fiamme salgono, il pupazzo brucia, la folla urla, canta, suona. È un momento di liberazione collettiva: tutto il male dell'anno passato brucia con Francischiello. Simbolicamente, la comunità si purifica.
Quando le fiamme si spengono, inizia la Quaresima. Il Carnevale è finito. Monterone torna tranquilla. Ma per 40 giorni ha vissuto intensamente, e questo basta per un anno.
Il Riconoscimento IPIC 2022: Patrimonio Vivo
Nel 2022 il Carnevale di Monterone viene riconosciuto dalla Regione Campania come Patrimonio Culturale Immateriale (IPIC) – inventario del patrimonio culturale immateriale campano.
Cosa significa? Che non è solo "una festa carina". È patrimonio vivo – tradizione orale, gestuale, comunitaria che rischia di perdersi e che va salvaguardata.
Il riconoscimento valorizza:
- La vitalità della comunità (tutti partecipano, nessuno è spettatore)
- La salvaguardia delle tradizioni orali e gestuali (banda agricola, maschere, riti)
- La trasmissione intergenerazionale (nonni-genitori-figli)
- L'autenticità (non è folklorismo turistico, è vita quotidiana straordinaria)
Monterone è stato candidato tra i 104 Carnevali Storici della Campania per il riconoscimento UNESCO. Non è ancora Patrimonio Mondiale dell'Umanità, ma è sulla strada.
Ma onestamente? A Monterone interessa relativamente. Il riconoscimento fa piacere, dà visibilità, aiuta a ottenere fondi. Ma la festa si farebbe comunque – con o senza UNESCO.
Programma Tipico (Febbraio 2026)
Il Carnevale di Monterone dura dal Giovedì Grasso al Martedì Grasso – circa 5-6 giorni di festa continua.
Giovedì Grasso: Apertura ufficiale. I rioni escono con le loro bande, girano per le strade, annunciano che il Carnevale è iniziato. Prove generali, prime maschere, primi canti.
Domenica (parata principale): La sfilata dei carri allegorici e delle maschere. Tutti i rioni sfilano, si sfidano, si prendono in giro reciprocamente. Piazza Monterone si riempie, le strade si animano, la musica non si ferma. È il giorno clou, quello dove arriva anche qualche visitatore esterno (ma restano minoranza).
Martedì Grasso (gran finale): Ultimo giorno. Corteo notturno di Francischiello, rogo in piazza, liberazione catartica, fine del Carnevale. Dopo mezzanotte inizia la Quaresima, e Monterone torna silenziosa.
Sagre durante i giorni di festa:
- Cuzzuoppitiedd (frittelle all'anice) – dolce tradizionale di Carnevale, fritto e profumato
- Vino novello locale
- Musica popolare dal vivo
- Bancarelle improvvisate con prodotti locali
Tutto gratuito. Non si pagano biglietti d'ingresso, non si prenotano posti. Sei a Monterone? Sei dentro la festa.
L'Atmosfera: 100% Locale, 0% Turistica
Questo è il punto cruciale: il Carnevale di Monterone non è fatto per i turisti.
Non ci sono tour operator che lo vendono in pacchetto. Non ci sono bus organizzati che portano frotte di visitatori. Non ci sono stand gastronomici professionali con prezzi gonfiati.
È fatto dagli abitanti, per gli abitanti. Le famiglie scendono in strada. I bambini corrono mascherati. I nonni guardano dai balconi e ricordano quando erano loro a sfilare. I giovani ereditano il rito e lo portano avanti.
Se arrivi da fuori, sei benvenuto. Ma sei ospite, non cliente. Nessuno ti intrattiene, nessuno ti spiega, nessuno ti vende niente. O capisci da solo il senso della festa, o resti confuso.
È democrazia festiva pura: tutti sono dentro, nessuno è escluso, ma nessuno è protagonista individuale. La protagonista è la comunità.
Monterone respira Carnevale per 40 giorni. Le prove, i preparativi, le discussioni su come sarà il carro, su chi vestirà da Pulcinella, su cosa scrivere sul pupazzo di Francischiello. Poi arrivano i 5-6 giorni di festa vera. Poi il silenzio, la Quaresima, il ritorno alla normalità.
Ma quella normalità ha dentro l'eco della festa. E l'anno dopo si ricomincia.
Perché Andarci (Se Capiti nel Periodo Giusto)
Perché il Carnevale di Monterone ti mostra un'Ischia che non sta nelle guide turistiche. Non è la cartolina patinata, non è il resort con piscina, non è la spiaggia Instagram.
È l'Ischia comunitaria, popolare, rurale – quella che resiste alla gentrificazione turistica, che mantiene identità forte, che sa ancora chi è.
È uno degli ultimi Carnevali italiani dove la festa non è spettacolo, ma rito collettivo vivo.
Va bene per:
- Appassionati di antropologia culturale
- Fotografi documentaristi (con rispetto, non invasivi)
- Viaggiatori che cercano autenticità
- Chi vuole vedere come si festeggia davvero, non come si vende
- Famiglie (i bambini vengono integrati naturalmente)
Non va bene per:
- Chi cerca eventi organizzati con programma preciso
- Chi vuole comfort turistico
- Chi non sopporta il caos festivo
- Chi ha bisogno che tutto sia spiegato
Se ti capita di essere a Ischia a febbraio, verifica le date del Carnevale e vai a Monterone. Portati dietro rispetto, curiosità, e voglia di lasciarti travolgere. Non capirai tutto subito, ma sentirai che quello che stai vivendo è vero.
Il Tuo Timbro sul Passaporto
Se hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia e riesci a timbrare il Carnevale di Monterone, sei fortunato. È una di quelle tappe stagionali rare che rendono il passaporto davvero completo. Scrivi "Francischiello bruciato" o "banda agricola" – il momento che ti ha colpito.
Non hai ancora il Passaporto? Lo trovi sul sito di Eccellenze Ischitane. È il modo migliore per esplorare l'isola seguendo il calendario delle feste vere, non solo i luoghi fissi. Ogni timbro è una storia, ogni storia è un pezzo di Ischia che diventa tuo.
Prossima tappa consigliata: Corsa dell'Angelo (Pasqua a Forio) – altra festa tradizionale ischitana che vale il viaggio. Se Monterone brucia Francischiello, Forio fa volare l'Angelo. Due momenti rituali diversi, stessa intensità comunitaria.
Carnevale di Monterone - Monterone, Panza - Forio (NA) | Date: febbraio 2026 (Giovedì Grasso - Martedì Grasso, verificare calendario liturgico) | Accesso gratuito | Eventi principali: Domenica (sfilata carri) e Martedì (rogo Francischiello) | Patrimonio Culturale Immateriale Campano IPIC 2022 | Info: Comune di Forio, Pro Loco Panza






