Testaccio, il Settimo Comune di Ischia

Testaccio: il settimo comune che Ischia ha dimenticato (ma che non vi dimenticherà)
C'è un angolo dell'isola dove il tempo ha lasciato segni più profondi delle onde sui faraglioni. Dove le pietre parlano di filosofi irlandesi, viceré siciliani e pescatori che un giorno presero il mare per non tornare più. Testaccio non è una tappa verso i Maronti. Testaccio è una storia che merita di essere ascoltata.
Chi arriva a Ischia e chiede quanti comuni ci siano, riceverà sempre la stessa risposta: sei. Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana, Barano d'Ischia. È la geografia amministrativa che tutti conoscono, quella delle cartine turistiche e delle guide da aeroporto. Ma c'è un numero che manca. Per settantatré anni — dal 1806 al 1879 — i comuni dell'isola sono stati sette. Il settimo era Testaccio.
Una lapide muraria, ormai sbiadita dal sale e dall'incuria, lo ricorda ancora oggi poco prima di entrare in Piazza Mar Del Plata. Chi si ferma a leggerla scopre che questa piccola frazione di Barano, oggi spesso attraversata di fretta da chi scende verso la spiaggia dei Maronti, ha avuto una sua dignità istituzionale, un suo municipio, una sua storia autonoma. E che storia.
Un borgo con due anime
Testaccio è sempre stato un luogo di confine, sospeso tra terra e mare. Come i più celebrati borghi marinari di Sant'Angelo e Ischia Ponte, è nato come enclave di pescatori. Ma a differenza di quelli, ha goduto di un privilegio in più: i dolci declivi del Monte Cotto, la collina che sovrasta il borgo, offrivano terreno fertile per la vite e per gli orti. I testaccesi erano dunque pescatori e contadini insieme, gente che con una mano calava le reti e con l'altra potava i tralci.
Questa doppia vocazione ha plasmato il carattere del borgo e dei suoi abitanti. Due strade, praticamente l'una di fronte all'altra, ne raccontano la natura: quella che sale verso il Monte Cotto, tra vigneti, querce e fichi d'india, e quella che scende verso i Maronti — l'antica Via Giorgio Corafà, conosciuta anche come "Via del Commercio", per circa due secoli l'unico collegamento tra il borgo e la marina dove i pescatori tenevano le barche e commerciavano il loro vino.
Il filosofo che scrisse a Testaccio la bellezza del mondo
Prima ancora di diventare comune, Testaccio attirò ospiti illustri. Il più celebre fu George Berkeley, vescovo irlandese e uno dei padri dell'empirismo anglosassone — quella corrente filosofica che aprì la strada al metodo scientifico come lo conosciamo. Il primo settembre del 1717, proprio da Testaccio, Berkeley scrisse una lettera al suo amico Lord Percival che è un inno alla bellezza dell'isola e, a maggior ragione, del luogo in cui si trovava a scriverla.
Nelle sue parole, l'isola d'Ischia diventava un luogo quasi mitologico: terra fertile dove ogni frutto cresceva senza recinti, colline ricoperte di viti, una varietà selvaggia e stupenda di montagne, valli e piccoli campi che facevano sembrare l'intera isola un enorme frutteto. Berkeley rimase colpito dalla generosità di questa terra e dalla dolcezza del suo clima. E non è difficile immaginare che sia stata proprio la quiete appartata di Testaccio, lontana dai centri più trafficati, a ispirargli parole così cariche di meraviglia.
Chissà se il filosofo sapeva che il santo patrono del borgo era il suo omonimo: San Giorgio, "l'Ammazzadraghi", la cui effigie campeggia ancora oggi sulla facciata della parrocchia e al centro della piazza in una statua che è il cuore identitario della comunità. Un segno del destino, o forse solo una di quelle coincidenze che rendono certi luoghi più densi di significato di quanto la loro dimensione suggerirebbe.
Il Viceré e la strada che cambiò tutto
L'altro Giorgio di Testaccio fu un personaggio molto diverso: Giorgio Corafà, viceré di Palermo, che nel 1771 acquistò una piccola proprietà vicino al Sudatorio di Testaccio — una stufa di vapore caldo conosciuta fin dall'epoca romana. Corafà aveva bisogno di raggiungere più agevolmente le acque termali di Olmitello e Cavascura, sulla spiaggia dei Maronti. E così fece costruire quel sentiero in discesa, quasi tutto a gradini, che per quasi due secoli rimase l'unico accesso alla spiaggia.
La cosa straordinaria è che Corafà non tenne il privilegio per sé. Lo condivise con i locali, e quella strada divenne la spina dorsale economica del borgo: i pescatori la percorrevano per raggiungere le loro barche ai Maronti, i contadini per portare il vino al mercato. "Via del Commercio" la chiamavano, e il nome dice tutto. Oggi esiste ancora, ed è una delle passeggiate più belle e meno conosciute dell'isola — adatta a tutti, anche ai bambini — con un panorama che abbraccia in un solo sguardo Capri, la penisola sorrentina e le baie di San Pancrazio, della Scarrupata e dei Maronti.
Piazza Mar Del Plata: la ferita e il legame
C'è un dettaglio che colpisce chiunque arrivi nella piazza principale di Testaccio: si chiama Piazza Mar Del Plata. Non porta il nome di un eroe risorgimentale, di un santo o di un politico locale. Porta il nome di una città argentina a più di tremila chilometri di distanza, nella provincia di Buenos Aires, dove vive ancora oggi una numerosa comunità di testaccesi.
La storia dell'emigrazione è forse il capitolo più doloroso e al tempo stesso più potente della memoria di questo borgo. Già a inizio Novecento, molte famiglie partirono verso il Nord America. Poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale, un'altra ondata — questa volta verso l'Argentina — svuotò letteralmente il paese. Chi restava guardava partire figli, fratelli, vicini di casa. Ma il filo non si è mai spezzato. I testaccesi d'oltreoceano non hanno mai reciso i legami con il borgo natìo, e quella piazza intitolata a Mar Del Plata è il simbolo concreto di un affetto che attraversa l'oceano.
Sulla facciata della chiesa di San Giorgio, una lapide in marmo racconta un altro pezzo di questa storia: l'effigie del santo fu voluta proprio dagli emigranti che avevano lasciato Testaccio per l'America, a testimoniare che anche dall'altra parte del mondo non avevano dimenticato da dove venivano.
Quello che resta (e quello che vale la pena cercare)
Oggi Testaccio è una frazione tranquilla, fuori dai circuiti turistici di massa. E questo è esattamente il motivo per cui vale la pena andarci. Non per "vedere" qualcosa, ma per sentire qualcosa.
Perdetevi nei vicoli stretti e densamente abitati, come nella migliore tradizione mediterranea. Cercate la Torre Saracena di epoca aragonese, costruita alla fine del Quattrocento come punto di avvistamento contro le incursioni piratesche. Entrate nella piccola chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, se la trovate aperta. Salite al Monte Cotto per il Sentiero delle Baie — contrassegnato da una lucertola azzurra, come il cielo e il mare che vi faranno da sfondo — e lasciatevi togliere il fiato dal panorama dalla cima.
E se vi capita di passare a ridosso di Ferragosto, non perdetevi la Festa dei Pescatori & Co. in Piazza Mar Del Plata. Niente panini con la salsiccia, qui. Mezze maniche rigate col totano, linguine ai frutti di mare, buon vino e la chiusura con la 'ndrezzata — la danza tradizionale a bastoni — dei "cugini" di Buonopane. Due giorni di musica folk, mostre fotografiche e quella genuinità che a Ischia, ogni anno che passa, diventa un po' più rara e un po' più preziosa.
Perché Testaccio è un'Eccellenza Ischitana
Testaccio non ha parchi termali con lettini bianchi, non ha boutique hotel con infinity pool, non ha ristoranti stellati. Ha qualcosa di più raro: una storia autentica che resiste. Ha la memoria di un popolo che ha saputo vivere di terra e di mare, che ha accolto filosofi e viceré, che ha sofferto l'emigrazione senza perdere la propria identità, e che ogni estate — quando qualche testaccese torna "a casa" dall'Argentina — dimostra che le radici più forti sono quelle che non si vedono.
In un'isola che troppo spesso si racconta solo attraverso le terme e le spiagge, Testaccio è il promemoria che le eccellenze più autentiche sono quelle che bisogna andare a cercare. E che il viaggio più bello a Ischia non è quello verso la destinazione più famosa, ma quello verso la storia che nessuno ti ha ancora raccontato.
Testaccio è una frazione del comune di Barano d'Ischia, raggiungibile con gli autobus della linea EAV. La passeggiata di Via Giorgio Corafà verso i Maronti e il Sentiero delle Baie sul Monte Cotto sono percorribili tutto l'anno.










