Taverna Phitekusana

Taverna Pithecusana: ripartire dal nome più antico dell'isola

Tre ragazzi ischitani che lavoravano alla Cantinola di Zio Jack perdono tutto con la frana di Casamicciola del 26 novembre 2022. Non si fermano. Ripartono da Lacco Ameno, poi aprono a Panza, e al loro ristorante danno il nome che i greci diedero a Ischia ventotto secoli fa: Pithecusa. Non è nostalgia. È una dichiarazione di appartenenza.

La storia della Taverna Pithecusana comincia da una catastrofe. Il 26 novembre 2022, alle prime ore del mattino, una frana devasta Casamicciola Terme. Fango, detriti, vite spezzate. Tra le conseguenze meno raccontate di quel disastro ci sono le attività che da un giorno all'altro si ritrovano senza un luogo dove lavorare. La Cantinola di Zio Jack — ristorante amatissimo arrampicato sulle pendici dell'Epomeo, raggiungibile solo con navetta, famoso per la cucina contadina ischitana e il panorama da vertigine — rimane interdetta.

Marco e Michele Pace e Michele Dotto lavoravano lì. Tre ragazzi giovani, ischitani, con le mani in pasta — nel senso letterale del termine. Avrebbero potuto aspettare che la situazione si risolvesse. Avrebbero potuto cercare lavoro altrove. Invece decidono di fare una cosa che a Ischia è tanto semplice da spiegare quanto difficile da fare: ricominciare.

Prendono in gestione l'ex ristorante Califfo a Lacco Ameno, a pochi passi dalla baia di San Montano. Lo trasformano. Lo chiamano Taverna Pithecusana. E quel nome non è scelto a caso.

Il nome più antico dell'isola

Pithecusa — in greco Πιθηκοῦσσαι, Pithekoussai — è il nome con cui i greci dell'Eubea chiamarono l'isola quando vi fondarono, intorno al 775 a.C., quella che è considerata la prima colonia greca d'Italia. Il più antico stanziamento della Magna Grecia. Prima di Cuma. Prima di Napoli. Prima di tutto.

Sull'etimologia gli studiosi discutono ancora. Secondo una tradizione che risale allo storico alessandrino Xenagora, il nome deriverebbe da pithekos, scimmia — un riferimento al mito dei Cercopi, creature trasformate in scimmie da Zeus e confinate nelle isole flegree. Secondo Plinio il Vecchio, invece, il nome viene da pithoi, i grandi vasi di terracotta, e si riferirebbe alla fiorente industria ceramica della colonia. L'archeologo David Ridgway ha proposto una terza ipotesi: Pithekoussai sarebbe semplicemente la forma ellenizzata di un toponimo indigeno preesistente, adattato dai marinai greci al proprio orecchio.

In ogni caso, Pithecusa è il nome originario di Ischia. Il primo nome. Quello che sta sotto tutti gli altri.

Chiamare un ristorante "Taverna Pithecusana" non è un vezzo culturale. È un modo di dire: veniamo da qui. Da sempre. E da qui non ce ne andiamo.

Da Lacco Ameno a Panza

La prima sede, a Lacco Ameno, conquista rapidamente il passaparola. Cucina ischitana autentica, forno a legna, prezzi onesti, personale che ti fa sentire a casa. Tra i primi ospiti illustri, Christian De Sica con la moglie e — dettaglio che a Ischia non passa inosservato — il Mister Luciano Spalletti, che sceglie la Taverna Pithecusana per una serata all'insegna della buona cucina. Il locale piace ai residenti quanto ai visitatori, che lo descrivono come un posto nascosto, fuori dal circuito turistico, dove la qualità del cibo parla da sola.

Poi arriva l'espansione a Panza, la frazione alta di Forio, in via Scannelli 46. Ed è qui che la scelta del nome acquista un ulteriore livello di significato. Perché proprio a Panza, in località Punta Chiarito, nel 1989 un ritrovamento fortuito di muri a secco portò alla scoperta di una fattoria greca risalente al 790-780 a.C. — vent'anni prima della fondazione ufficiale di Pithecusa a Monte Vico. I greci sbarcarono lì, nella baia di Sorgeto, ai piedi di Punta Chiarito, perché quella baia offriva riparo dal maestrale. Panza, quindi, è il luogo dove la storia di Ischia come la conosciamo è cominciata davvero.

Una taverna che si chiama Pithecusana a Panza non è solo un ristorante. È un cortocircuito tra passato e presente che funziona perfettamente.

Cosa si mangia

La cucina della Taverna Pithecusana è quella che a Ischia chiamano cucina tipica senza che la parola suoni come un obbligo o una scorciatoia. Significa prodotti del territorio, ricette della tradizione contadina e marinara, forno a legna, mano sicura.

Il coniglio all'ischitana è il piatto bandiera — cotto nel tegame di coccio come si è sempre fatto, con il sugo che diventa condimento anche per la pizza. E la pizza al ragù di coniglio è una delle cose che i clienti citano più spesso: un sapore antico, forte, che sorprende chi non lo conosce e rassicura chi lo riconosce.

L'antipasto è generoso e terragna: salumi e formaggi locali, fagioli, melanzane a funghetto, cose semplici fatte con materia prima che non ha bisogno di mascheramenti. La grigliata mista di carne viene lodata per cottura e qualità. I primi spaziano dalla pasta patate e provola agli scialatielli cacio e pepe con gamberi rossi e limone. I fritti — crocchè, arancini, frittatine — sono quelli della tradizione napoletana, eseguiti con la cura giusta.

E poi c'è la "Partenope" — una rivisitazione della sfogliatella in versione pizza, creazione dei tre ragazzi che è diventata un piccolo caso. Un dolce che unisce l'identità napoletana a quella ischitana, la pasticceria al forno a legna. Inventiva e tenacia, come scrive Il Mattino parlando di loro.

Perché la Taverna Pithecusana è un'eccellenza ischitana

La parola chiave è ripartenza. E a Ischia la ripartenza non è una metafora motivazionale: è una necessità ricorrente. L'isola trema — nel 1883, nel 2017 — e frana — nel 2022. E ogni volta qualcuno perde quello che aveva costruito e deve decidere se restare o andarsene.

Marco, Michele e Michele hanno deciso di restare. Di più: hanno deciso di restare con un'idea precisa di cosa significhi stare su questa isola. Non hanno aperto un locale generico. Hanno aperto una taverna che porta il nome della prima civiltà che ha scelto Ischia come casa. Hanno messo nel piatto la cucina contadina della montagna e la tradizione del forno a legna. Hanno fatto le cose come si fanno qui da sempre — senza fretta, senza scorciatoie, con la convinzione che il prodotto giusto cucinato con rispetto non ha bisogno di altro.

Una recensione su TripAdvisor li definisce una taverna storica, fra le prime dell'isola. Non è vero in senso cronologico — la Taverna Pithecusana è nata nel 2023. Ma è vero in senso profondo. Perché il loro modo di fare ristorazione — familiare, radicato, senza fronzoli — appartiene a una tradizione che a Ischia esiste da molto prima che esistesse la parola "ristorante."

E il nome? Il nome è la cosa più intelligente di tutte. Perché Pithecusa non è un brand. È una radice. La più profonda che quest'isola abbia.

Taverna Pithecusana "Da Michele" Via Scannelli, 46 — 80075 Panza, Forio (NA) Tel. 350 1188719

Cucina: Tradizionale ischitana e napoletana. Pizza al forno a legna, coniglio all'ischitana, grigliata di carne, fritti napoletani. Prezzo medio: €25–40 a persona. Prenotazione: Consigliata, anche tramite TheFork.

Nelle vicinanze: Sorgeto (le sorgenti termali a mare), Sant'Angelo, Punta Chiarito (sito archeologico della prima fattoria greca d'Italia, 790 a.C.).


    Dove si trova 

    Forio

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