Ristorante Bracconiere

Il Bracconiere: dove il coniglio vive selvaggio a duecento metri dalla cucina
A cinquecento metri sul livello del mare, sul versante meridionale del Monte Epomeo, la famiglia Di Meglio cucina dal 1974 quello che il bosco e l'orto gli mettono a disposizione. Niente pesce, niente compromessi. Solo terra.
Per arrivare al Bracconiere bisogna volerci andare. Non ci si capita per caso. L'ultimo tratto è una stradina a una corsia, ripida in alcuni punti, che sale verso un piazzale dove l'aria cambia. A cinquecento metri sul mare, anche nelle giornate più umide d'agosto, qui si respira. E da qui, dalla veranda, lo sguardo si perde verso sud: Sant'Angelo, il mare aperto, e nelle giornate limpide le isole Pontine da un lato, Capri dall'altro. È la signora Franca Di Meglio che riassume meglio di tutti la posizione: dopo di noi c'è solo il paradiso.
Ma il Bracconiere non è un ristorante panoramico. È qualcosa di più raro e più antico: è il punto esatto dove la cucina contadina ischitana incontra il territorio che l'ha generata. A duecento metri dal locale comincia il Bosco dei Frassitelli, una selva di acacie dove crescono origano, menta, ginestra e finocchio selvatico, e dove da cinquecento anni vive il coniglio selvatico — introdotto sull'isola nel Cinquecento per il divertimento venatorio della corte borbonica e rimasto qui, nel sottobosco, come padrone assoluto di questi pendii. Il Bracconiere non ha bisogno di cercare lontano i suoi ingredienti. Li ha fuori dalla porta.
Una famiglia, mezzo secolo
La famiglia Di Meglio gestisce il Bracconiere dal 1974. Mezzo secolo di cucina di terra in un'isola dove la ristorazione è dominata dal pesce. È una scelta che all'inizio poteva sembrare una limitazione e che si è rivelata un'identità fortissima. Michele Di Meglio, che accoglie i clienti con una cordialità che i frequentatori abituali descrivono come amicizia vera, ha costruito intorno a questo locale una reputazione che si trasmette di passaparola: chi chiede a un ischitano dove si mangia il miglior coniglio dell'isola, nella maggior parte dei casi viene mandato quassù.
Il cambio generazionale ha portato nuove idee ai fornelli senza tradire la sostanza. I piatti della famiglia sono rimasti, esaltati con tecniche più attente e una cura estetica che non c'era prima. Ma il principio è lo stesso di cinquant'anni fa: prodotti propri, genuinità senza eccezioni, porzioni che non lasciano dubbi sulla generosità della casa.
Dentro il locale
Entrare al Bracconiere è come entrare in una vecchia casa contadina ischitana. Tufo e legno sono i materiali dominanti, le pareti sono arricchite da attrezzi agricoli e oggetti del passato, pentole di rame appese al soffitto. Non è una scenografia: è il contesto naturale di un posto che sta sulla montagna e dalla montagna ha preso tutto. L'ampia veranda affaccia sul versante meridionale dell'isola, e chi arriva per pranzo in una giornata di primavera o per cena al tramonto in estate capisce perché certi clienti tornano da vent'anni.
L'atmosfera è quella di una trattoria nel senso più nobile del termine: vivace, informale, piena. Il personale — giovane, sorridente, preparato — contribuisce a creare quel clima in cui ci si sente a casa anche alla prima visita. Il Bracconiere è un posto dove si sta bene, e questo non lo puoi costruire artificialmente.
Il coniglio e tutto il resto
Il coniglio all'ischitana del Bracconiere va prenotato per telefono. Non è un capriccio: è il modo giusto per garantire un prodotto preparato come si deve, con i tempi che richiede. Arriva in tavola nella casseruola di terracotta, cucinato ancora con lo strutto come nella tradizione più antica. Intorno al coniglio gravita un sistema completo: i bucatini o le pappardelle fatte in casa condite con il sugo, che da sole valgono il viaggio, e che è consigliato ordinare come primo se si prende il coniglio come secondo.
Ma il Bracconiere non è solo coniglio. L'antipasto della casa è un viaggio nella cucina contadina dell'isola: una sfilata di piatti che arrivano in tavola uno dopo l'altro — friarielli, verdure di stagione, formaggi, caponata, bruschette — tutti preparati con prodotti dell'orto di Michele. Chi ha provato la pasta, patate e provola servita nella crosta di pane sa di cosa parliamo: un piatto che è un pasto intero, cotto dentro una pagnotta che diventa tegame e contenitore di sapore.
I rigatoni alla Bracconiere — con funghi, pomodoro, mozzarella — sono l'altro piatto identitario del locale. La grigliata di carni miste alla brace è la scelta per chi vuole la sostanza senza fronzoli. E poi ci sono i dolci, che al Bracconiere non sono un ripensamento: la pastiera napoletana, il tiramisù, il dolce ai quattro frutti secchi con mandorle, fichi, prugne e nocciole. A chiudere, l'amaro Bracconiere fatto in casa, che è praticamente un obbligo morale prima di affrontare la discesa.
Il territorio come dispensa
Quello che rende il Bracconiere diverso da qualsiasi altro ristorante di Ischia non è solo la cucina: è la posizione nel paesaggio e nella storia. Il locale si trova in Via Falanga, nel comune di Serrara Fontana — il meno popoloso e il più alto dell'isola, con un'economia che è ancora in parte agricola. Da qui partono i sentieri che portano al Bosco dei Frassitelli e al Bosco della Falanga, dove i castagni nascondono un villaggio di pietra medievale scavato nel tufo verde dell'Epomeo.
Il piazzale del Bracconiere è letteralmente il punto di partenza di queste escursioni. I trekker lo sanno, e molti pianificano la camminata in modo da tornare qui per pranzo. Ma c'è un aspetto più profondo: il Bracconiere sta dove sta perché qui, su questi pendii, è nata la cultura alimentare che propone. Il coniglio selvatico che vive nei Frassitelli è lo stesso animale — la stessa tradizione, la stessa ricetta — che finisce nella casseruola. Le verdure vengono dall'orto che sta a pochi passi. Le erbe aromatiche sono quelle che crescono spontanee nel sottobosco. Non c'è mediazione tra il territorio e il piatto.
Perché il Bracconiere è un'eccellenza ischitana
Perché racconta un'Ischia che la maggior parte dei visitatori non vede. L'Ischia delle spiagge, dei porti e degli hotel termali è quella che tutti conoscono. Ma sopra, a cinquecento metri, c'è un'isola diversa: contadina, verticale, fatta di boschi di castagni e sentieri scavati nel tufo, di parracine che sostengono i terrazzamenti e di case di pietra dove i contadini si rifugiavano dalle incursioni dei corsari. Il Bracconiere è la porta di accesso a quell'Ischia lì.
Ed è un'eccellenza perché la famiglia Di Meglio, in cinquant'anni, non ha mai ceduto alla tentazione di adeguarsi. In un'isola dove tutto sembra spingere verso il mare, loro sono rimasti sulla montagna. Niente pesce, niente menu turistico, niente scorciatoie. Solo la cucina di terra che questo posto produce da secoli, servita con la stessa onestà con cui i contadini di Serrara Fontana hanno sempre trattato i frutti del loro lavoro.
Chi sale fin quassù non viene per un ristorante. Viene per un'esperienza che tiene insieme il paesaggio, la storia, il cibo e l'accoglienza di una famiglia che da mezzo secolo apre la porta di casa a chiunque abbia voglia di salire.
Ristorante Bracconiere Via Falanga, 42 — Serrara Fontana (NA) Tel. +39 081 999436 ristorantebracconiere.it
Prenotazione consigliata. Per il coniglio all'ischitana, prenotazione telefonica obbligatoria. Parcheggio disponibile nel piazzale antistante il locale. Attenzione all'ultimo tratto di strada (circa 500 metri, stradina a una corsia, ripida in alcuni punti). Fermata autobus più vicina a circa 1 km.










