Le Panchine di Sant'Angelo

Le panchine di Sant'Angelo: sei sedute di ceramica da trovare camminando
A Sant'Angelo non si arriva in macchina. Si arriva a piedi, e a piedi si scopre tutto — comprese le panchine in ceramica multicolore nascoste nei vicoli del borgo. Sono circa sei. Trovarle è il miglior pretesto per perdersi.
Sant'Angelo è l'unico posto a Ischia dove non puoi barare. Non puoi parcheggiare davanti al ristorante, non puoi scorrere il borgo dal finestrino, non puoi attraversarlo di fretta. Qui si entra a piedi — dall'unico accesso pedonale che scende verso il porticciolo — e si cammina. Il borgo è fatto per questo: vicoli stretti tra case colorate, scalinate che salgono verso la Madonnella, curve che si aprono all'improvviso sul mare. E proprio in questo dedalo, chi cammina con lo sguardo basso — o meglio, con lo sguardo curioso — si imbatte in qualcosa di inaspettato: panchine in ceramica, decorate a mano, incastrate nei muri dei vicoli come piccole opere d'arte che hanno deciso di rendersi utili.
Sedersi come atto di scoperta
Sono circa sei. Non c'è una mappa ufficiale, non c'è un percorso segnalato, non c'è un cartello che dica "panchina artistica a 50 metri." Sono semplicemente lì: nei vicoli che salgono dalla piazzetta, lungo i passaggi che collegano un livello all'altro del borgo, vicino al porticciolo. Sedute in ceramica multicolore, spesso con maioliche dipinte a mano, integrate nei muretti e nelle pareti come se fossero sempre state parte dell'architettura. E in un certo senso lo sono.
La ceramica a Ischia non è decorazione. È una tradizione che risale al Neolitico, che ha attraversato i Greci di Pithecusa, i Romani, i secoli, e che oggi sopravvive nei laboratori artigianali sparsi per l'isola. A Sant'Angelo questa tradizione ha un nome preciso: Il Pirata, la bottega dei fratelli Poerio Iacono, artigiani dal 1978. Il loro laboratorio sta nella stradina che collega il borgo alla zona parcheggio — Via Chiaia di Rose — e chi ci passa davanti riconosce subito lo stile: colori accesi, disegni che mescolano motivi mediterranei e fantasia libera, una fattura che è artigianato nel senso più pieno della parola, cioè lavoro fatto a mano, pezzo per pezzo. Le panchine nei vicoli di Sant'Angelo parlano la stessa lingua: sono figlie di quell'artigianato locale che non si limita a produrre souvenir ma si prende cura degli spazi comuni.
Come trovarle
Il bello è che non c'è un metodo. C'è solo la passeggiata. Si parte dalla piazzetta sul porto — quella con i bar, le barche tirate a secco, l'isolotto di Sant'Angelo davanti — e si comincia a salire. I vicoli si biforcano, le scalinate invitano, e a un certo punto, in un angolo dove ci si fermerebbe comunque per riprendere fiato o per guardare il mare da un'altra prospettiva, c'è una panchina. Ceramica colorata, schienale basso o assente, la giusta dimensione per due persone. Ci si siede, si guarda, si riparte. E se ne cerca un'altra.
Alcune stanno in prossimità del porticciolo, dove il borgo incontra il mare. Altre sono più in alto, nei vicoli residenziali dove i turisti passano meno e i gatti sonnecchiano di più. Nessuna è uguale all'altra: cambiano i colori, cambiano i motivi decorativi, cambia la vista che offrono. Quello che non cambia è la sensazione: qualcuno ha pensato che in quel punto preciso valesse la pena fermarsi, e ha messo una seduta bella per rendere la sosta un piacere e non solo una necessità.
Oltre il borgo: le panchine dei dintorni
Chi prende gusto alla ricerca può allargare il raggio. A pochi minuti da Sant'Angelo, risalendo verso Serrara Fontana, si arriva al Belvedere di Piazza Don Pietro Paolo Iacono. È una piazzetta balconata costruita nel 1930, con panchine che offrono una delle viste più straordinarie dell'isola: l'intero versante meridionale, dalla Torre di Sant'Angelo fino al promontorio di Punta Imperatore, con Capri e la Penisola Sorrentina sullo sfondo. Non sono panchine in ceramica, ma sono panchine che meritano una sosta lunga, di quelle in cui ci si dimentica di avere un telefono in tasca.
E poi c'è la spiaggia dei Maronti — raggiungibile anche in taxi acqueo dal porticciolo di Sant'Angelo — dove si racconta di una panchina panoramica posizionata in un punto da cui lo sguardo abbraccia tutta la baia. Ma questa, più che trovarla, bisogna meritarsela: la spiaggia è lunga, il sole è caldo, e la panchina non si annuncia.
Un borgo che si siede con te
Le panchine di Sant'Angelo non sono un'attrazione turistica. Non compariranno mai in una top ten, non avranno mai una pagina TripAdvisor dedicata, nessuno ci costruirà sopra un hashtag virale. Sono una di quelle cose che esistono perché un posto è autentico — perché chi ci vive ha il gusto di abbellire anche gli angoli che nessuno nota, perché l'artigianato locale non finisce nella vetrina di un negozio ma esce per strada e diventa arredo pubblico.
In un'isola dove il turismo ha cementificato molto e conservato poco, un borgo interamente pedonale che nasconde nei suoi vicoli panchine di ceramica fatte a mano è un piccolo miracolo di buon senso. Sant'Angelo ti chiede di camminare, e poi ti offre dove sederti. Ti chiede di rallentare, e poi ti premia con la bellezza. Sono sei panchine — forse qualcuna in più, forse qualcuna è sfuggita al conteggio. L'unico modo per saperlo è andare a cercarle.
Le panchine in ceramica di Sant'Angelo Sant'Angelo d'Ischia — Frazione di Serrara Fontana (NA)
Borgo interamente pedonale. Accesso a piedi dalla zona parcheggio (circa 5 minuti a piedi). Raggiungibile in bus EAV (fermata Sant'Angelo) o in taxi acqueo dalla spiaggia dei Maronti.
Da non perdere nei dintorni: Belvedere di Serrara Fontana (Piazza Don Pietro Paolo Iacono) per la vista sul versante meridionale. Il Pirata Ceramiche Artistiche (Via Chiaia di Rose 42), bottega artigianale attiva dal 1978, per vedere da vicino come nascono le ceramiche del borgo.










