Montevico

Monte Vico: L'Acropoli Dove Cominciò la Civiltà Greca in Occidente

Hai presente quando sali su una collina e capisci immediatamente perché qualcuno, 2800 anni fa, ha deciso che quello era IL posto dove fondare una città?

Monte Vico a Lacco Ameno è esattamente quel posto.

È un promontorio alto 116 metri che si affaccia sul Tirreno come la prua di una nave di pietra. Da qui, nell'VIII secolo avanti Cristo, i Greci guardavano il mare e controllavano le rotte commerciali. Qui costruirono l'acropoli di Pithecusae – la prima colonia greca nel Mediterraneo occidentale, quella che ha preceduto Cuma, Neapolis, Roma, tutta la Magna Grecia.

Oggi su Monte Vico c'è una Torre aragonese del XV secolo, un cimitero, ville private, vegetazione mediterranea che profuma di pino e ginestra, e una delle viste più belle dell'isola: Baia di San Montano, Capo Miseno, Procida, Capri, il golfo di Napoli che si apre davanti a te come una cartolina infinita.

Ma sotto i tuoi piedi – letteralmente sotto – ci sono 2800 anni di storia stratificata. Templi greci, abitazioni, cisterne, ceramiche, terrecotte. Tutto quello che ha fatto di Pithecusae il faro della cultura greca nel Tirreno.

Monte Vico è il timbro del Passaporto che ti fa capire perché Ischia non è solo un'isola turistica. È il posto dove è cominciata la nostra civiltà occidentale.

770 a.C.: I Greci Arrivano e Scelgono Monte Vico

Siamo nell'VIII secolo avanti Cristo. Un gruppo di Greci provenienti dall'isola di Eubea (Calcide ed Eretria) attraversa il Mediterraneo cercando nuove terre dove insediarsi, commerciare, lavorare i metalli.

Arrivano a Ischia e vedono Monte Vico.

Posizione strategica perfetta: un promontorio naturalmente difendibile che domina due baie (San Montano e Sotto Varule), con approdi naturali sicuri, acqua dolce, terreno vulcanico fertile, accesso al ferro dell'Elba, argilla in abbondanza per la ceramica. E soprattutto: una posizione di controllo sulle rotte commerciali tra Grecia, Etruria, Cartagine, il resto del Mediterraneo.

Decidono: qui fondiamo Pithecusae.

Monte Vico diventa l'acropoli – la città alta, il centro religioso, politico e militare. Sulla cima costruiscono i templi (dedicati a Poseidone, Apollo, Atena). Sul versante orientale e sulla collina di Mezzavia si estende l'abitato. Nella Valle di San Montano seppelliscono i morti (la necropoli). In località Mazzola lavorano i metalli (il quartiere metallurgico). Lungo la marina aprono gli approdi commerciali.

Pithecusae diventa in pochi decenni uno degli scali più importanti del Mediterraneo. Da qui partono ceramiche verso l'Etruria, la Spagna, la Francia meridionale, l'Africa. Qui arrivano scarabei egizi, amuleti fenici, vasi attici, gioielli, metalli preziosi. È un crocevia di culture, lingue, merci, idee.

I Pithecusani sono metallurgisti, ceramisti, commercianti. Sono i pionieri della colonizzazione greca. Sono quelli che – una o due generazioni dopo – fonderanno Cuma sulla terraferma (730 a.C. circa). E da Cuma nascerà Neapolis (Napoli). E da Neapolis si diffonderà l'alfabeto greco in Etruria, poi a Roma, poi in tutto l'Occidente.

Tutto comincia qui, su Monte Vico.

VI Secolo a.C.: Declino e Abbandono

Intorno al VI secolo avanti Cristo, Pithecusae inizia un lento declino. Cuma – la "figlia" fondata sulla terraferma – è diventata una potenza e ha preso il

controllo dei commerci. Alcuni eventi vulcanici rendono l'isola meno sicura. La popolazione diminuisce. L'acropoli di Monte Vico viene progressivamente abbandonata.

I templi crollano. Le terrecotte architettoniche (come quella famosa sima laterale con gocciolatoio a testa d'ariete – oggi al Museo di Pithecusae) si staccano e rotolano giù per i pendii. Le ceramiche si rompono. Il vento e la pioggia coprono tutto di terra.

Per 2500 anni, Monte Vico dorme. Gli abitanti dell'isola sanno che lì c'è "qualcosa", ma non sanno esattamente cosa. Trovano cocci, tegole antiche, frammenti. Ma nessuno scava davvero.

1798-1965: I Primi a Capire che Lì C'era Pithecusae

Il primo a metterlo nero su bianco è Don Francesco De Siano (1740-1813), medico e sacerdote di Lacco. Nel 1801 pubblica un libretto (titolo lunghissimo: "Brevi e succinte notizie di storia naturale e ciuile dell'Isola d'Ischia...") dove scrive: «La sede principale delle colonie greche (di Pithecusa) sia stato il Lacco, come situato nel mezzo dell'isola, con una ben larga e spaziosa marina più atta per il commercio e la più sicura di tutte le altre per l'ormeggio e ricovero de' bastimenti».

De Siano osserva che su Monte Vico c'è una grande quantità di rottami di tegole e vasi antichi. È il primo a capirlo.

Poi arriva lo storico tedesco Julius Beloch. Nel suo libro Campanien – Storia e topografia antica di Napoli e dintorni(1879-1890) dedica un capitolo a Pithecusae. Beloch legge De Siano, viene a Ischia, sale su Monte Vico e scrive: «Tutta la superficie di Monte di Vico è realmente cosparsa di frammenti di tegole e di vasi antichi e dove si raschia il terreno con la punta del bastone da passeggio vengono alla luce interi strati di cocci».

Ma il vero scavo scientifico arriva solo nel 1965, quando Giorgio Buchner – il grandissimo archeologo tedesco che ha disvelato l'alba della Magna Grecia – conduce il primo scavo sistematico su Monte Vico.

Buchner scava in occasione della costruzione di una villa privata sul fianco orientale della collina. In un burrone eroso dall'acqua piovana trova una quantità enorme di ceramiche e altri materiali – lo "scarico dell'acropoli" (chiamato "scarico Gosetti"). Ceramiche attiche, terrecotte architettoniche dei templi, vasi pithecusani, frammenti di ogni tipo, millenni di storia accumulata.

È la conferma definitiva: Monte Vico era davvero l'acropoli di Pithecusae.

XV Secolo: Gli Aragonesi Costruiscono la Torre

Passiamo avanti di 2000 anni. Siamo nel XV secolo. Pithecusae è ormai un ricordo sepolto. Su Monte Vico non c'è più nulla di visibile.

Ma il promontorio ha ancora una funzione strategica: è il punto perfetto per avvistare le navi nemiche che arrivano da nord.

Sono gli anni delle scorrerie saracene, degli attacchi turchi, delle incursioni piratesche. Ischia è costantemente sotto minaccia. Servono torri di avvistamento e difesa.

Nel 1445, Alfonso I d'Aragona provvede alle opere di difesa dell'isola e ordina la costruzione di una rete di torri. Istituisce un ufficio per l'esazione del dazio il cui ricavato serve a finanziare costruzione e manutenzione delle torri.

Su Monte Vico viene edificata la Torre Aragonese.

È una torre quadrata, solida, con base scarpata fortemente pronunciata (60 m² di superficie al basamento) che ingloba piano terra e primo piano con muri spessissimi. La parte superiore è più stretta, coronata da merlatura aragonese.

Funzione: avvistamento e segnalazione con il Castello Aragonese e con le altre torri dell'isola. Viene dotata di cannoni per la difesa.

Quando cessano gli attacchi pirateschi (XVIII secolo), la torre viene abbandonata. Cade in rovina. La merlatura viene smontata e utilizzata per costruire il muro di cinta del vicino cimitero. La torre diventa un rudere trascurato.

1971: Restauro e Recupero

Nel 1971 iniziano i lavori di restauro. La Torre di Monte Vico viene recuperata, ricostruita nella sua struttura originaria (compresa la merlatura aragonese), consolidata.

Oggi la Torre domina il promontorio e la Baia di San Montano esattamente come faceva nel XV secolo. È uno dei simboli di Lacco Ameno insieme al Fungo.

Monte Vico Oggi: Panorama, Vegetazione e Atmosfera

Oggi Monte Vico è un belvedere spettacolare.

Si raggiunge percorrendo Via Nuova Montevico – una strada ripida che sale dalla zona del cimitero di Lacco Ameno. Man mano che sali, la vista si apre: Baia di San Montano con il Negombo, il Fungo, il lungomare di Lacco Ameno, Piazza Santa Restituta, Villa Arbusto di fronte a te sull'altra collina.

Arrivi in cima e il panorama esplode: il golfo di Napoli, Capo Miseno, Procida, Capri, la costa nord di Ischia (Casamicciola, Ischia Porto), il Vesuvio sullo sfondo. Il mare azzurro che si perde all'infinito.

La Torre Aragonese si staglia contro il cielo. Accanto c'è il cimitero di Lacco Ameno – posizione struggente, con i defunti che riposano nel punto più panoramico dell'isola.

Intorno: vegetazione mediterranea fitta. Pini marittimi, carrubi, ginestre, quercioli, castagni. Profumo di resina e fiori selvatici. Colori che cambiano con le stagioni: giallo ginestra a maggio, verde intenso d'estate, rosso-bruno d'autunno.

Atmosfera: silenziosa, contemplativa. Qui senti il peso della storia. Pensi che 2800 anni fa i Greci guardavano lo stesso mare, lo stesso cielo. Pensi che qui è cominciata la civiltà occidentale. Pensi che sotto i tuoi piedi ci sono templi, abitazioni, vite vissute millenni fa.

È un posto che ti fa pensare.

Cosa Rimane dell'Acropoli Oggi?

Sii sincero: non aspettarti rovine visibili tipo Partenone o Segesta.

Monte Vico è un sito archeologico sepolto. I templi greci sono crollati, le abitazioni sono distrutte, tutto è coperto da secoli di terra, vegetazione, costruzioni moderne. La maggior parte del promontorio è occupata da ville private, dal cimitero, dalla vegetazione.

I reperti trovati da Buchner – le terrecotte architettoniche, le ceramiche, i frammenti – sono tutti esposti al Museo di Pithecusae a Villa Arbusto (5 minuti a piedi da Monte Vico).

Quello che rimane visibile a Monte Vico è:

  • La Torre Aragonese (XV secolo) – restaurata, imponente, perfettamente conservata. Non è visitabile all'interno ma è bellissima dall'esterno.
  • Il panorama mozzafiato – uno dei migliori dell'isola.
  • L'atmosfera del luogo – la consapevolezza di essere nel posto dove è nata Pithecusae, dove i Greci guardavano il mare e costruivano il futuro dell'Occidente.

Se vuoi vedere i reperti dell'acropoli, vai a Villa Arbusto. Se vuoi sentire l'acropoli, vieni qui.

Perché Monte Vico Merita il Tuo Timbro

Perché qui – esattamente qui, su questo promontorio – è cominciata la storia greca in Occidente.

Perché Pithecusae non è stata "una" colonia greca. È stata LA PRIMA. Quella che ha aperto la strada. Quella che ha dimostrato che si poteva attraversare il Mediterraneo, fondare città nuove, commerciare con popoli diversi, diffondere cultura, alfabeto, civiltà.

Perché da qui sono partiti i coloni che hanno fondato Cuma. E da Cuma è nata Neapolis. E da Neapolis si è diffuso l'alfabeto greco che – modificato dagli Etruschi e poi dai Romani – è diventato l'alfabeto latino che usiamo ancora oggi.

Senza Monte Vico non ci sarebbe stata Roma. Senza Roma non ci sarebbe stato l'Occidente come lo conosciamo.

Perché la vista da qui è una delle più belle dell'isola – Baia di San Montano, golfo di Napoli, Vesuvio, Capri, Procida, il mare infinito.

Perché la Torre Aragonese è un capolavoro di architettura militare medievale, perfettamente restaurata, che domina il paesaggio con la sua presenza solida e rassicurante.

Perché è un posto silenzioso, contemplativo, dove puoi sederti (ci sono panchine, murett

i) e pensare. Pensare alla storia, al tempo, a quanto è cambiato e quanto è rimasto uguale.

Samuel si divertirebbe qui? Dipende. Non è un posto per correre (è un belvedere, non un parco giochi). Ma è un posto perfetto per guardare il mare, cercare le barche, indicare Capri e Procida, fare domande. "Papà, cosa c'era qui tanto tempo fa?" "C'erano i Greci, quelli che hanno inventato le storie degli dei, delle guerre, degli eroi". E poi magari scendete a Villa Arbusto e andate a vedere la Coppa di Nestore.

Informazioni Pratiche (Quelle Che Servono Davvero)

Dove si trova: Via Nuova Montevico, Lacco Ameno. Partenza dalla zona del cimitero di Lacco Ameno (5 minuti a piedi da Piazza Santa Restituta).

Come arrivare:

  • A piedi da Piazza Santa Restituta: 10-15 minuti di camminata in salita (ripida ma fattibile). Parti dalla piazza, vai verso il cimitero, prendi Via Nuova Montevico che sale verso il promontorio.
  • In bus: linee 1, 2, CS, CD – fermata "Lacco Ameno centro" o "San Lorenzo", poi 10-15 minuti a piedi
  • In auto/scooter: Puoi arrivare fino alla zona del cimitero, poi continua a piedi. Parcheggio limitato – meglio lasciare il mezzo in centro e salire a piedi.
  • In taxi: Disponibile da qualsiasi punto dell'isola

Accessibilità: La salita è ripida, non adatta a passeggini o sedie a rotelle. Serve un minimo di forma fisica. Scarpe comode obbligatorie.

Orari: Monte Vico è un belvedere pubblico, sempre accessibile. La Torre non è visitabile all'interno (è proprietà comunale). Il cimitero ha orari di apertura standard.

Costo: Gratuito. È un luogo pubblico.

Quanto tempo serve: 30-45 minuti se sali, guardi il panorama, scatti foto, ridiscendi. 1 ora se vuoi sederti, contemplare, goderti l'atmosfera con calma.

Quando andare:

  • Alba/tramonto: Momenti magici per il panorama (se hai voglia di svegliarti presto o sei lì nel tardo pomeriggio)
  • Primavera (aprile-maggio): Ginestre in fiore, colori esplosivi, temperatura perfetta
  • Autunno (settembre-ottobre): Luce dorata, meno turisti, atmosfera tranquilla
  • Estate: Bello ma caldo (vai la mattina presto o verso sera)
  • Inverno: Panorama nitidissimo nelle giornate di tramontana, ma può far freddo e vento

Combinazioni consigliate:

  • Monte Vico + Villa Arbusto (Museo di Pithecusae) + Piazza Santa Restituta = Mezza giornata dedicata alla storia antica di Lacco Ameno
  • Monte Vico + Baia di San Montano (spiaggia o Negombo) = Mattina culturale, pomeriggio mare
  • Monte Vico + Fungo + passeggiata lungomare = Giro completo di Lacco Ameno (2-3 ore)

Cosa portare:

  • Scarpe comode (la salita è ripida, il terreno può essere irregolare)
  • Acqua (non ci sono fontane o bar in cima)
  • Macchina fotografica (il panorama è spettacolare)
  • Cappello e crema solare d'estate (non c'è ombra in cima)

Attenzione:

  • La torre non è visitabile all'interno
  • Rispetta il cimitero (se ci passi accanto per raggiungere il belvedere)
  • Non ci sono bar, bagni o servizi in cima – organizzati prima

Il Tuo Timbro sul Passaporto

Se hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia, Monte Vico è il timbro della profondità storica. È il timbro che dice: "Qui è cominciata la civiltà greca in Occidente". È il timbro che collega Ischia all'alba della Magna Grecia, alla fondazione di Cuma, alla nascita di Napoli, all'alfabeto che usiamo ancora oggi.

Non è il timbro del mare più bello o della spiaggia più instagrammabile. È il timbro che ti fa capire chi sei e da dove vieni.

È il posto dove sali, guardi il mare, e capisci perché i Greci hanno scelto Ischia come primo avamposto nell'Occidente sconosciuto.

È il posto dove senti – fisicamente, concretamente – il peso di 2800 anni di storia.

Non hai ancora il Passaporto? Prendilo sul sito di Eccellenze Ischitane e comincia a collezionare i timbri più significativi dell'isola – ogni timbro è una storia, ogni storia è un pezzo di Ischia che diventa tuo.

Monte Vico – Via Nuova Montevico, Lacco Ameno | Sempre accessibile | Ingresso gratuito | Torre non visitabile all'interno


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