Chiesa Santa Maria Maddalena

La Basilica di Santa Maria Maddalena: la chiesa che Casamicciola ha costruito due volte

Rasa al suolo dal terremoto del 1883, ricostruita dodici anni dopo qualche centinaio di metri più in basso, per volontà di un parroco estratto ferito dalle macerie. La Basilica di Casamicciola non è solo un luogo di culto: è il monumento alla capacità di un paese di rialzarsi. E la tomba dell'uomo che glielo insegnò.

C'è una lapide a Piazza Maio, nella parte alta di Casamicciola. Segna il punto dove sorgeva la chiesa originaria di Santa Maria Maddalena. Oggi lì non c'è niente — un vuoto, una piazza, il ricordo. Perché il 28 luglio 1883, alle tredici e dieci di un pomeriggio di fine luglio, un terremoto devastante rase al suolo Casamicciola. Dell'antica chiesa, costruita nel 1540, rimase in piedi solo il campanile. L'orologio si fermò sull'ora esatta della scossa. Sotto le macerie morì il parroco, Monsignor Carlo Mennella, che era anche vescovo ausiliare di Ischia. Sotto le macerie finì anche il suo viceparroco, un prete di trentanove anni che si chiamava Giuseppe Morgera. Ma lui, in un modo che definì miracoloso, fu estratto vivo da due marinai — Cristoforo Morgera e Antonio Mennella. Da quel momento, la storia di questa chiesa e la storia di quest'uomo diventano la stessa cosa.

Il Parroco Santo

Giuseppe Morgera era nato a Casamicciola il primo gennaio 1844, primo di otto figli. Il nonno materno, Francesco de Luise, sergente dragonale e custode della Casina Reale di Villa dei Bagni, gli insegnò a leggere e scrivere usando la Bibbia. Ordinato sacerdote nel 1866, Morgera era un uomo colto — scrittore, predicatore, professore al seminario di Gaeta. Ma il terremoto del 1883 lo trasformò in qualcosa di più: lo trasformò in un costruttore.

Dopo mesi di ricovero negli ospedali napoletani e un periodo a Gaeta, tornò a Casamicciola. Il 15 dicembre 1883, nella chiesetta di Sant'Antoniello al Mortito — l'unica rimasta in piedi — fu nominato parroco. Il compito che lo attendeva era più grande di qualsiasi preparazione accademica. Il numero dei morti superava quello dei sopravvissuti. Le case erano crollate. La popolazione era stata trasferita nei rioni baraccati. Tanta era la miseria. E tanta era la tentazione, comprensibile dopo una catastrofe simile, di arrendersi — di vivere di sussidi, di aiuti esterni, di lasciarsi andare.

Morgera vide questo rischio con lucidità. Figlio del popolo, viveva in mezzo al popolo, ne conosceva le virtù e i difetti. Capì che la ricostruzione non poteva essere solo materiale. Doveva essere morale. Doveva restituire ai casamicciolesi la dignità, la volontà di non essere eterni mendicanti ma di trovare in loro stessi la forza di risollevarsi. E capì che questa rinascita aveva bisogno di un simbolo. Un tempio. Una nuova chiesa.

Ci vollero dodici anni. Dodici anni di battaglie, incomprensioni, difficoltà burocratiche. Morgera si adoperò perché Casamicciola avesse il suo tempio, e lo volle diverso dalla chiesa distrutta — non un restauro del vecchio, ma un edificio nuovo, in un luogo nuovo, che segnasse l'inizio di un'altra storia. Scelse un punto equidistante tra Casamicciola Alta e Casamicciola Bassa, in Piazzetta Funno, al centro di un grande viale alberato su Corso Garibaldi: una chiesa che unisse le due anime del paese, quella della collina e quella della marina.

L'8 luglio 1894, Monsignor Giuseppe Candido, vescovo di Ischia, posò la prima pietra. Il 30 maggio 1896 la chiesa fu inaugurata con una cerimonia solenne. Morgera aveva vinto.

Morì meno di due anni dopo, il 17 aprile 1898, a cinquantaquattro anni. Era una domenica. Fu colpito da un colpo apoplettico mentre celebrava messa nella sua chiesa, nell'atto di inaugurare un altare laterale dedicato al Preziosissimo Sangue. L'ultima messa fu all'altare del Crocifisso, il venerdì precedente, il 15 aprile. Ai funerali parteciparono circa quindicimila persone. Come eredità materiale lasciò diciassette soldi.

La chiesa

La Basilica Pontificia del Sacro Cuore di Gesù e di Santa Maria Maddalena Penitente — questo il nome completo — è una chiesa a tre navate e a croce latina, con pianta basilicale sormontata da un imponente soffitto cassettonato. È una delle chiese più grandi dell'isola.

Morgera volle che portasse un doppio titolo: al nome antico della patrona Santa Maria Maddalena si aggiunse la dedicazione al Sacro Cuore di Gesù, al quale consacrò l'intero paese. Sulla campana piccola del campanile fece incidere le parole Casamicciola in corde Domini fundata — Casamicciola fondata nel cuore del Signore. Nell'abside, le statue del Sacro Cuore di Gesù e di Santa Maria Maddalena inginocchiata ai suoi piedi furono un dono dell'ex re di Napoli Francesco II di Borbone, amico d'infanzia di Morgera — dono che arrivò attraverso un intermediario, un certo Battaglia di Venezia, da "un Piissimo Innominato" la cui identità fu rivelata solo dopo.

La chiesa conserva opere salvate dalle macerie della vecchia parrocchia di Piazza Maio. L'altare maggiore in marmi policromi, il fonte battesimale settecentesco, la balaustra e due altari minori furono recuperati e installati nel nuovo edificio — una continuità dei sacramenti che legava i fedeli di Casamicciola oltre la tragedia, come scrisse un cronista dell'epoca. Tra le opere da non perdere: il crocifisso ligneo della prima metà dell'Ottocento nella navata sinistra; una statua a mezzo busto di Santa Maria Maddalena databile al 1730, conservata in una teca; il dipinto dell'Assunzione della Vergine e una Pietà con il Cristo adagiato su un lenzuolo, entrambi provenienti dalla chiesa distrutta. In sagrestia, su un mobile di legno di castagno, una teca in vetro custodisce le statue di Sant'Anna, Santa Lucia e San Michele. Sempre in sagrestia, un dipinto della Madonna col Bambino attorniata dai Santi attribuito a Paolo De Majo. Da notare anche il pulpito a cassa quadrangolare, che poggia sulle ali spiegate di un'aquila — artigianato campano di fine Ottocento.

Nella navata sinistra, appena dopo l'ingresso, c'è la tomba di Giuseppe Morgera. Nella navata destra, la tomba di Monsignor Carlo Mennella, il parroco morto sotto le macerie del 1883 — il predecessore e padre spirituale di Morgera. Accanto alla tomba di Mennella, una statua lignea di Sant'Emidio, il santo protettore dai terremoti.

Nel 1965 Papa Paolo VI elevò la chiesa alla dignità di Basilica Pontificia Minore — la prima della Diocesi di Ischia. Nel 2002 Giovanni Paolo II dichiarò Giuseppe Morgera Venerabile. La causa di beatificazione, avviata nel 1991, è tuttora in corso.

La festa

Ogni anno, dal 13 al 23 luglio, Casamicciola onora la sua Santa Patrona. Sono dieci giorni di messe solenni, processioni che attraversano il paese dalla Sentinella fino a Piazza Marina, e fuochi d'artificio che illuminano il cielo sopra il porto. Per l'occasione la Basilica viene addobbata a festa, e la partecipazione dei fedeli — casamicciolesi, isolani, turisti — è ogni anno una conferma del legame profondo tra questa chiesa e la comunità che l'ha voluta.

Non è una festa di routine. È la celebrazione annuale di una rinascita. Quando la processione porta la statua della Maddalena per le strade di Casamicciola, porta anche la memoria di un paese che è stato distrutto e si è ricostruito, di un parroco che ha dedicato la vita a convincere i suoi concittadini che valeva la pena ricominciare.

Perché la Basilica di Santa Maria Maddalena è un'eccellenza ischitana

Perché non è una chiesa e basta. È la risposta di un'intera comunità a una catastrofe. È la prova che la ricostruzione che conta davvero non è quella degli edifici ma quella delle coscienze — e che a volte serve un uomo solo, testardo e visionario, per ricordare a tutti gli altri che arrendersi non è un'opzione.

Don Giuseppe Morgera morì lasciando diciassette soldi e una chiesa nuova. Non aveva ricchezze, non aveva potere politico, non aveva alleati potenti — a parte, forse, un ex re in esilio che gli mandava statue in segreto. Aveva solo la convinzione che Casamicciola meritasse di rialzarsi con dignità. In dodici anni trasformò quella convinzione in pietra, marmo, legno, e nella coscienza civile di un paese.

Oggi Casamicciola porta ancora i segni del terremoto del 2017 e della frana del 2022. La ricostruzione è di nuovo in corso. E la Basilica di Santa Maria Maddalena è ancora lì, al centro del viale alberato, a ricordare che questa comunità ha già attraversato il peggio — e ne è uscita. Lo ha fatto una volta. Lo farà ancora.

Basilica Pontificia del Sacro Cuore di Gesù e di Santa Maria Maddalena Penitente Piazza Parrocchiale — Casamicciola Terme (NA) Tel: +39 081 994 0483 Web: parrocchiacasamicciola.it

Orari Sante Messe: inverno feriale 17:30, festivo 7:30 – 11:00 – 18:00 | estate domenica 7:30 – 11:00 – 19:00.

Festeggiamenti di Santa Maria Maddalena: 13-23 luglio (messe solenni, processioni, fuochi d'artificio).

Basilica Pontificia Minore dal 1965 (prima della Diocesi di Ischia). All'interno: tomba del Venerabile Giuseppe Morgera (causa di beatificazione in corso), altare maggiore in marmi policromi (XVI-XIX sec.), fonte battesimale settecentesco, crocifisso ligneo dell'Ottocento, statua della Maddalena del 1730, dipinti dall'antica chiesa di Piazza Maio.


    Dove si trova 

    Casamicciola 

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