Lisola Ristorante

Lisola: dove Ischia si siede a tavola senza maschere
A Forio, tre personalità diverse hanno costruito un locale che non cerca di impressionare. E proprio per questo ci riesce.
C'è un momento preciso in cui capisci che Lisola non è l'ennesimo ristorante che gioca a fare il bello. È quando alzi lo sguardo dal piatto e ti rendi conto che il tramonto su Forio non è una scenografia studiata, ma semplicemente il contesto naturale di un posto che ha deciso di esistere esattamente dove doveva.
Via Giovanni Mazzella 116. Una struttura in tufo del 1927, affacciata sul mare, dove fino a poco tempo fa c'era La Pietra Slow. Oggi ci sono 700 metri quadri, 150 coperti, un ulivo al centro della terrazza e un pergolato sorrentino artigianale che fa da tetto a serate che iniziano con la luce dorata del pomeriggio e finiscono sotto le stelle. A destra, la Chiesa del Soccorso. In lontananza, Ventotene. Alle spalle, il Monte Epomeo. Non c'è bisogno di aggiungere altro al paesaggio.
Tre teste, un'idea sola
Lisola nasce dall'incontro di tre persone che, da sole, avrebbero potuto fare ciascuna qualcosa di notevole. Insieme, hanno fatto qualcosa di diverso.
Nino Di Costanzo non ha bisogno di presentazioni sull'isola, ma merita che si racconti bene chi è. Chef del Danì Maison, due stelle Michelin, formatosi con Gualtiero Marchesi e Juan Marì Arzak prima di tornare a Ischia — nella casa di famiglia, trasformata in un ristorante che Forbes ha inserito tra i dieci da non perdere al mondo. Nino è uno che a undici anni lavava piatti per stare in cucina. Uno che nel 2015 ha strappato un biglietto aereo per gli Stati Uniti perché le parole del padre — "non abbandonare l'isola, rendi grande la nostra casa" — pesavano più di qualsiasi offerta. La sua cucina è identitaria: tecnica altissima, emozione vera, materia prima rispettata. Da Lisola porta i suoi piatti iconici, a partire dagli Spaghettoni ai Cinque Pomodori, e una visione mediterranea che parte dal territorio senza mai diventare nostalgica.
Ivano Veccia è l'ischitano che ha conquistato Roma e poi è tornato a casa. Classe 1981, foriano fino al midollo, è uno dei pizzaioli più riconosciuti d'Italia: Tre Spicchi Gambero Rosso, tredicesima posizione nella 50 Top Pizza, la sua Capricciosa eletta Pizza dell'Anno nel 2021. Dopo sette anni nella Capitale — prima al Qvinto, poi all'Allegrìo di Via Veneto — Ivano ha chiuso l'avventura romana per dedicarsi interamente a Lisola. La sua non è pizza napoletana, non è pizza romana: è un prodotto suo, che i clienti di Roma avevano battezzato "pizza ischitana". Un impasto di grande digeribilità, un cornicione che non è né troppo alto né troppo basso, e topping che raccontano l'isola attraverso l'origano selvatico, le olive caiazzane, i profumi della macchia mediterranea. La Lasagna Povera — una Cosacca rivisitata con parmigiano, origano d'Ischia e olio extravergine — è nata qui, all'Ischia Safari del 2015, ed è diventata il suo biglietto da visita nel mondo.
Federico de Majo è il terzo elemento, quello che non cucina ma che ha dato a Lisola la sua anima visiva. Veneziano, imprenditore, designer di vetro e luce, è il creatore di Zafferano — il marchio dei bicchieri Bilia, delle Perle, dei Twiddle che trovi sulle tavole di mezzo mondo — e inventore della Poldina, la lampada da tavolo ricaricabile più imitata nella ristorazione. Da Lisola, i cesti artigianali ischitani diventano paralumi, le lampade a sospensione omaggiano il bicchiere Bilia, i calici della collezione Esperienze vestono ogni tavolo. La struttura parla attraverso materiali prodotti da artigiani locali: legno, pietra, ferro. Uno stile contemporaneo con i piedi nella terra.
Cosa si mangia (e come)
Il concept di Lisola è semplice da dire, meno semplice da realizzare: cucina, pizza e brace convivono senza gerarchie. Non è un ristorante con la pizzeria accanto. Non è una pizzeria con la cucina a supporto. È un locale dove le tre anime dialogano, si completano, si rubano la scena a turni.
La cucina segue un'impronta mediterranea e stagionale. Le materie prime arrivano soprattutto dal Sud Italia, ma è Ischia la protagonista assoluta: il raviolo di coniglio, il coniglio all'ischitana, la paella napoletana, il pesce alla griglia. Accanto ai piatti del territorio, quelli che portano la firma inconfondibile di Nino Di Costanzo: gli Spaghettoni ai Cinque Pomodori, il cacio e pepe con gamberi rossi, gli gnocchi all'astice.
Per la pizza, Ivano lavora con sette impasti diversi e tre forni — due elettrici e uno a legna — perché ogni tipologia richiede la sua cottura. Oltre alla tonda, c'è la pala romana e la fritta. Tra le signature: la Lasagna Povera, la Pizzaiuolo (provola e pepe), e creazioni che cambiano con le stagioni e con l'ispirazione del momento.
Il menu degustazione offre due percorsi: uno a 60 euro che mescola pizza e piatti cucinati, e uno a 120 euro riservato ai privé, per chi cerca un'esperienza più intima. C'è anche una degustazione pizza con sei assaggi e cinque impasti diversi.
La cantina e il bar
La cantina interrata nel tufo ospita quasi 300 etichette. Il cuore è campano e ischitano, ma il viaggio arriva in Francia e nel resto d'Italia. C'è una partnership con Cantine Ferrari per le bollicine. Al bancone del bar, i cocktail trovano un equilibrio tra classici e creazioni dei mixologist di casa, pensati per essere bevuti con il tramonto di Forio come unico accompagnamento necessario.
Perché Lisola è un'eccellenza ischitana
Non perché è il locale più costoso, o il più stellato, o quello con il nome più altisonante. Lisola è un'eccellenza perché ha fatto una scelta precisa: essere un posto aperto a tutti, dove la qualità altissima non diventa barriera ma invito. Un locale che ha preso la formula della condivisione — parola che in gastronomia ormai significa tutto e niente — e le ha dato un senso concreto.
Qui un foriano può venire a mangiare una pizza e sentirsi a casa. Un turista può scoprire il coniglio all'ischitana preparato con la mano di uno chef bistellato. Una coppia può cenare in un privé con vista mare senza la rigidità del fine dining. È un locale che non si prende troppo sul serio, ma che lavora con una serietà assoluta.
E poi c'è il dettaglio che conta più di tutti: le persone che l'hanno creato sono di qui, o qui hanno scelto di tornare. Nino ha strappato quel biglietto aereo. Ivano ha lasciato Roma. Federico ha portato Venezia a Forio senza mai sovrastare l'isola. Lisola non è un progetto calato dall'alto. È un progetto che viene dal basso, dalla terra, dal tufo, dal mare. Esattamente come le cose migliori di quest'isola.
Lisola Restaurant Via Giovanni Mazzella, 116 — Forio d'Ischia (NA) Tel. +39 081 1818 2524 lisola.restaurant
Aperto tutti i giorni, dalle 18:30 alle 23:30. Si consiglia la prenotazione.










