La Pagoda

La Pagoda: il capriccio di un re che è diventato un pezzo di Ischia
All'estremità del porto di Ischia, dove la riva sinistra finisce e comincia il mare aperto, c'è un punto che i vecchi dell'isola chiamano ancora "La Pagoda". Non è un nome orientale finito per caso nel Mediterraneo. È il ricordo di una struttura in stile cinese che un re borbonico fece costruire per una festa — e che da quel giorno, tra fasti e macerie, non ha mai smesso di dare il nome a questo angolo di costa.
Il lago, la Foce e il varco del re
Per capire la Pagoda bisogna prima capire il porto. Quello che oggi è il principale scalo dell'isola — dove ogni giorno attraccano traghetti e aliscafi carichi di turisti — per secoli è stato un lago. Un piccolo lago di origine vulcanica, nato tra il quinto e il quarto secolo avanti Cristo, collegato al mare da un passaggio strettissimo: "La Foce", un canale artificiale con un ponticello di pietre laviche che permetteva ai pescatori di raggiungere il mare aperto dalle acque calme del bacino interno.
La Foce è ancora visibile all'estremità della riva sinistra del porto — un arco antico, seminascosto, che pochi turisti notano. Per i pescatori ischitani, però, quel passaggio è stato per secoli la porta tra due mondi: il lago protetto e il mare imprevedibile.
Nel 1854, Ferdinando II di Borbone decise di cambiare tutto. Fece aprire un varco largo sulla sponda opposta, trasformando il lago in un porto vero e proprio. La Foce fu chiusa, il lago divenne bacino portuale, e Ischia entrò nella modernità. Fu un punto di svolta per l'intera isola — l'inizio di quella vocazione marittima e turistica che avrebbe definito il suo futuro.
Il padiglione cinese del re
Per inaugurare il nuovo porto, Ferdinando organizzò una grande festa. E come ogni festa borbonica che si rispettasse, serviva un luogo all'altezza. Così, sulla sommità della piccola collina che sovrasta la riva sinistra — proprio accanto alla Foce — il re fece costruire un padiglione in legno in puro stile orientale. Seguendo la moda dell'epoca, che amava le chinoiserie e i capricci esotici, la struttura ricordava un piccolo tempio cinese in miniatura.
Lo chiamarono "La Pagoda".
Non era un tempio, naturalmente. Era un luogo di festa e di piacere, come piaceva ai Borboni. Nelle calde sere d'estate, Ferdinando vi organizzava grandi cene per gli ufficiali della flotta, per la famiglia reale e per i suoi ospiti. Spaghettate leggendarie, si racconta — perché i Borboni, qualunque altra cosa si possa dire di loro, sapevano mangiare. La Pagoda divenne il ritrovo della corte quando il re soggiornava a Ischia: un punto panoramico privilegiato da cui ammirare il porto appena nato, il faro che la Francia avrebbe presto donato all'isola, e l'orizzonte aperto del Golfo di Napoli.
Il faro, ordinato dalla famiglia reale e acceso per la prima volta il 15 dicembre 1856, è ancora lì. Funziona regolarmente e illumina l'ingresso del porto ogni notte, come fa da quasi centosettant'anni. E la baia su cui si affacciava la Pagoda porta ancora quel nome: Baia della Pagoda.
I giorni tristi
La Pagoda conobbe poi giorni molto diversi da quelli delle feste reali. Con la fine del Regno delle Due Sicilie e l'Unità d'Italia, il padiglione perse la sua funzione mondana. Durante le guerre mondiali fu trasformato in deposito di armi — un destino amaro per una struttura nata come simbolo di gioia e di celebrazione. Alla fine, venne smantellata del tutto. Del capriccio borbonico non restò nulla di materiale.
Ma il nome sopravvisse. Come spesso accade a Ischia, dove i luoghi conservano la memoria anche quando le pietre scompaiono, "La Pagoda" continuò a identificare quel tratto di costa, quella collina, quella baia. I vecchi lo sapevano. I giovani lo imparavano. E quando qualcuno decideva di costruire qualcosa in quel punto, sapeva che avrebbe ereditato un nome — e una storia — più grandi di qualunque progetto.
Rinascere sul mare
Oggi, esattamente dove sorgeva il parco della Pagoda borbonica, c'è il Pagoda Lifestyle Hotel. Un boutique hotel di ventisette camere, completamente ristrutturato, che ha saputo trasformare la posizione straordinaria di questo angolo di Ischia in un'esperienza che non assomiglia a nessun'altra sull'isola.
La struttura si sviluppa su una baia privata, a soli cinque minuti a piedi dagli sbarchi del porto. La discesa al mare è diretta — una piattaforma di roccia attrezzata con lettini che si affaccia su un'insenatura protetta da frangiflutti. Dieci gradini separano le camere dal mare: non è un modo di dire, è la realtà. C'è una piscina di acqua dolce con cascata defaticante, una palestra all'aperto sul rooftop, un'area lounge e due ristoranti: "Al Faro", su una terrazza panoramica con vista sul faro borbonico, e "Cala Pagoda", con i tavoli nella baia privata.
Le camere sono in stile total white, contemporaneo e pulito, con tecnologie all'avanguardia e arredi curati. Alcune hanno vista mare, altre affacciano sulla piscina o sul giardino. La colazione sulla terrazza panoramica — cornetti ischitani caldi, selezione di marmellate, formaggi, frutta fresca — è uno di quei momenti in cui la posizione fa il novanta per cento del lavoro: davanti a te, il faro, il porto, il Golfo.
Perché la Pagoda è un'Eccellenza Ischitana
Non è facile prendere un luogo con una storia così densa e restituirgli una funzione senza tradirne lo spirito. La Pagoda borbonica era nata per la gioia — per le feste, per il piacere della tavola, per il privilegio di guardare il mare da un punto che toglie il fiato. Il fatto che oggi, nello stesso posto, ci sia una struttura che offre esattamente quello — il mare a dieci gradini, la cena con vista sul faro, il piacere di stare in un luogo bello — non è una coincidenza. È una continuità.
Il Pagoda Lifestyle Hotel non è un grande resort e non vuole esserlo. Con le sue ventisette camere è una struttura a misura umana, dove lo staff giovane e attento riesce a offrire un'ospitalità che i grandi numeri rendono impossibile. È il tipo di posto dove ordini dal lettino con un QR code e ti arriva un piatto di pesce fresco, dove la sera il beach bar diventa il luogo perfetto per un aperitivo guardando il tramonto, dove al mattino il profumo dei cornetti ti sveglia prima della sveglia.
Ma soprattutto, è un posto con una storia. Una storia che parte da un lago vulcanico, passa per un re che amava le feste e le spaghettate, attraversa guerre e abbandoni, e arriva fino a oggi — a questa baia tranquilla dove il nome Pagoda continua a vivere, come un filo sottile che lega il presente a un capriccio reale di quasi due secoli fa.
A Ischia, i luoghi migliori sono quelli che portano addosso il peso della loro storia senza farne un monumento. La Pagoda è uno di questi.
Pagoda Lifestyle Hotel — Via delle Fornaci 7, Ischia Porto. 27 camere, discesa a mare privata, piscina, due ristoranti. A 5 minuti a piedi dal porto. pagodahotel.it










