La Tombola Ischitana

Il significato dei 90 numeri
1 - PITHECUSA (Pithekussai)
Il principio di tutto
Prima ancora che Roma fosse fondata, prima che la Magna Grecia fiorisse in Sicilia, c'era già lei: Pithecusa.
Intorno al 770 a.C., marinai greci provenienti dall'Eubea sbarcarono su quest'isola vulcanica nel Tirreno e fondarono quella che gli storici considerano il più antico insediamento greco in Occidente. Non una semplice colonia, ma una vera e propria comunità mercantile multietnica dove convivevano greci, etruschi e fenici – un melting pot mediterraneo ante litteram.
Pithecusa (il cui nome potrebbe derivare da pithoi, le grandi giare dove conservavano vino e olio, o forse da pithekos, scimmia, per la presenza di questi animali sull'isola) era situata dove oggi sorge Lacco Ameno, precisamente sul Monte Vico. Qui i greci lavoravano il ferro proveniente dall'Elba, commerciavano con tutto il Mediterraneo, scrivevano poesie su coppe di terracotta.
Fu qui che nacque la civiltà greca in Italia. Tutto cominciò a Ischia.
Ecco perché Pithecusa è il numero 1 della nostra tombola: perché tutto parte da qui.
2 - LACCO AMENO: 'U COMUNE CHIÙ PITT
Il più piccolo, ma il più antico
In dialetto ischitano, "chiù pitt" significa "più piccolo". E Lacco Ameno è proprio questo: il comune più piccolo d'Italia per estensione – appena 2,07 km².
Un grazioso incastro di vecchie case di pescatori che si affacciano direttamente sul mare, con il suo simbolo inconfondibile: 'U Fungo, lo scoglio di tufo vulcanico a forma di fungo che emerge dall'acqua come una scultura naturale.
Ma piccolo non significa insignificante. Anzi. Lacco Ameno custodisce i più antichi reperti archeologici del Mediterraneo, le testimonianze più ataviche dei primi insediamenti della Magna Grecia. Nel suo Museo Archeologico di Villa Arbusto è conservata la Coppa di Nestore, la più antica iscrizione in lingua greca mai rinvenuta nell'area mediterranea (VIII secolo a.C.).
Piccolo, ma immenso nella storia.
3 - I "MAO MAO"
Il lato oscuro del turismo
Ogni paradiso ha il suo inferno. E quello di Ischia si chiama "mao mao".
Con questo termine, gli ischitani identificano quella specifica fetta di turismo chiassoso, maleducato, irrispettoso che invade l'isola nei mesi estivi – soprattutto ad agosto. Quelli che:
- Urlano fino alle 4 del mattino sotto le finestre dei residenti
- Lasciano rifiuti in spiaggia
- Parcheggiano in doppia/tripla fila bloccando tutto
- Trattano l'isola come un luna park usa-e-getta
- Non rispettano luoghi sacri, tradizioni, persone
Il termine "mao mao" è onomatopeico: ricorda il verso insistente, fastidioso, inarrestabile – come quello di certi gabbiani molesti o di bambini capricciosi.
Gli ischitani hanno imparato a convivere con i mao mao, ma li sopportano a malapena. Perché Ischia non è solo mare e movida: è storia, cultura, rispetto, radici. E chi viene qui dovrebbe ricordarselo.
4 - 'U CUNIGL ISCHITANO
Il principe indiscusso della tavola
Se c'è un piatto che rappresenta Ischia più di ogni altro, è lui: il coniglio all'ischitana.
Non solo è buono – è leggendario. È il piatto che più ci ricorda il passato, le cene con gli amici, l'amore delle nonne che lo preparavano con pazienza infinita. È convivialità, è famiglia, è identità.
Non esiste una sola ricetta, ma ben 4 ricette ufficiali:
- Coniglio alla cacciatora (con pomodoro, vino bianco, erbe aromatiche)
- Coniglio all'ischitana in umido (con patate, peperoni, olive)
- **Coniglio alla
contadina** (più rustico, con aglio e peperoncino) 4. Coniglio al forno (con limone e rosmarino)
La particolarità del coniglio ischitano sta nell'allevamento tradizionale "a fosso": i conigli vengono allevati in fosse scavate nel terreno vulcanico, dalle quali si diramano cunicoli naturali scavati dagli animali stessi. Questo ambiente simile a quello selvatico rende la carne più soda, più saporita, più pregiata.
Il coniglio ischitano non è solo un piatto. È un rito, una preghiera laica, un abbraccio della nonna.
5 - 'A MANO 'E TOTÒ
Quando il Principe scrisse "Ischia mia!"
Fu la mano del Principe della risata, Antonio De Curtis – in arte Totò – a scrivere l'ode più famosa dedicata all'isola: "Ischia mia!".
Totò amava profondamente Ischia, ci veniva spesso, ne era innamorato. E nel 1950 scrisse questi versi indimenticabili:
"Ischia, paraviso 'e giuventù,
Ischia, chistu mare è sempre blu!
Chistu cielo ch'è n'incanto,
chistu golfo ch'è nu vanto
chesto 'o tiene sulo tu!
Sti bellizze songhe 'o vero!
Chesto 'o dice 'o forestiero,
ca scurdà nun te pò cchiù…"
Una dichiarazione d'amore in musica. Parole che ogni ischitano conosce a memoria, che risuonano nelle feste, nelle serate estive, nei cuori.
La mano di Totò ha scritto versi che sono diventati preghiera collettiva, identità condivisa. Perché Ischia è davvero un paradiso – e chi ci viene, scurdà nun te pò cchiù (dimenticarti non può più).
6 - 'A PUNTA R'A SIGNORA
Lo scoglio più… anatomico d'Ischia
Zona Maronti. Uno scoglio emerge dall'acqua con una forma… ehm… abbastanza particolare.
Anzi, particolarissima. Inequivocabile.
La forma ricorda quella del "fiore" (così lo chiamano pudicamente) situato tra le gambe delle belle signore. E gli ischitani, con quella malizia popolare che non si smentisce mai, l'hanno battezzato "'A punta r'a signora" – la punta della signora.
Non serve aggiungere altro. Basta guardarlo.
È diventato un punto di riferimento per i pescatori ("Ci vediamo a 'a punta r'a signora!"), un luogo per foto maliziose, un simbolo della sana ironia ischitana che non si prende mai troppo sul serio.
Perché Ischia sa ridere di sé stessa. E di certe forme della natura.
7 - 'A COPPA 'E NESTORE
La poesia più antica del Mediterraneo
Nel 1954, durante gli scavi archeologici nella necropoli di Pithecusa (Lacco Ameno), fu rinvenuta una piccola coppa di terracotta che avrebbe cambiato la storia della letteratura occidentale.
Sulla coppa – datata VIII secolo a.C. – era incisa un'iscrizione in greco antico, la più antica testimonianza scritta della lingua greca mai trovata nel Mediterraneo. E non era una semplice dedica o un nome: era poesia.
Recita così:
"Εἰμὶ τὸ Νέστορος εὔποτον ποτήριον·
ὃς δ᾽ ἂν τοῦδε πίει ποτηρίου,
αὐτίκα κῆνον ἵμερος αἱρήσει
καλλιστεφάνου Ἀφροδίτης."
Traduzione:
"Io sono la coppa di Nestore, buona a bersi.
Chi berrà da questa coppa
sarà subito preso dal desiderio
di Afrodite dalla bella corona."
Era un gioco poetico, un riferimento ironico alla famosa coppa di Nestore descritta nell'Iliade di Omero – ma con un twist erotico malizioso.
Questa coppa ci dice che a Ischia, 2.800 anni fa, c'erano greci che scrivevano poesie, leggevano Omero, scherzavano con la letteratura.
La Coppa di Nestore è oggi conservata nel Museo Archeologico di Pithecusae a Lacco Ameno. È patrimonio dell'umanità UNESCO.
8 - 'A MALONN 'E ZARO
Quando la Madonna apparve nel boschetto
Nel piccolo boschetto di Zaro (frazione di Forio), il 13 aprile 1994, accadde qualcosa di straordinario.
La Madonna apparve a due giovani veggenti, Angela Beneduce e Simona Gregorio, lasciando loro messaggi di pace, conversione, preghiera. Da allora, il giorno 8 e il giorno 26 di ogni mese, la Mamma Celeste continua a lasciare messaggi rivolti al mondo intero.
Il piccolo boschetto è diventato un luogo di pellegrinaggio per fedeli provenienti da tutta Italia e dall'estero. Migliaia di persone si radunano qui ogni mese per pregare, per chiedere grazie, per trovare conforto.
Che si creda o meno alle apparizioni, una cosa è certa: 'A Malonn 'e Zaro è parte integrante della spiritualità ischitana contemporanea. È fede popolare, devozione, speranza.
E in un'isola dove il sacro e il profano si intrecciano da millenni, anche la Madonna ha trovato il suo angolo di paradiso.
9 - 'U VIALE D' 'E BAMBINI
Dove i bambini corrono ancora liberi
Nel cuore di Ischia Porto, c'è un luogo dove il tempo sembra essersi fermato.
Un viale alberato dove, nei pomeriggi di sole, i bambini corrono, giocano, gridano, ridono – proprio come una volta. Senza iPad, senza smartphone, senza la supervisione ansiosa di genitori elicottero.
'U viale d' 'e bambini è un'oasi di normalità in un mondo sempre più digitale e controllato. È il luogo dove i nonni portano i nipoti a giocare, dove si formano le prime amicizie, dove si sbucciano le ginocchia e si impara a rialzarsi.
È un simbolo di resistenza all'infanzia moderna troppo tecnologica, troppo protetta, troppo sedentaria.
Qui i bambini sono ancora bambini. E gli ischitani vegliano su di loro con orgoglio.
10 - 'E FASULE ZAMPUGNAR
I fagioli che suonano
Tra le tipicità gastronomiche ischitane, i fagioli zampognari occupano un posto d'onore.
Il nome curioso deriva dalla loro forma e dal loro colore: sono fagioli scuri con striature bianche, che ricordano vagamente le zampogne (gli strumenti musicali pastorali).
Ma la vera particolarità di questi legumi è la loro consistenza: anche dopo ore di cottura, restano croccanti, mai sfatti, perfetti.
Vengono coltivati nei terreni vulcanici dell'isola, che conferiscono loro un sapore unico – leggermente dolce, intenso, terroso.
Si usano per preparare:
- Pasta e fagioli zampognari (con pancetta e rosmarino)
- Zuppa di fagioli (con verdure e crostini)
- Insalata di fagioli (con cipolla rossa, pomodorini, basilico)
I fagioli zampognari sono un gioiello dimenticato della cucina povera ischitana. Recuperarli significa riscoprire radici, valorizzare biodiversità, mangiare con la storia nel piatto.
11 - TOPOLINO D'ISCHIA
L'uomo che vive nel mondo di Walt Disney
C'è un personaggio leggendario a Ischia, conosciuto da tutti semplicemente come "Topolino".
Non è un soprannome casuale. Quest'uomo ha trasformato la sua vita in un tributo totale al personaggio Disney più famoso del mondo. La sua casa è un vero e proprio museo di Topolino: arredi, oggetti, quadri, pupazzi, poster, stoviglie, lampade – tutto rigorosamente a tema Mickey Mouse.
Gira per l'isola con magliette di Topolino, cappellini di Topolino, borse di Topolino. Ha fatto di questa passione non solo un hobby, ma un'identità.
Gli ischitani lo conoscono tutti, lo salutano con affetto, lo considerano una mascotte vivente dell'isola. Perché in fondo, Topolino d'Ischia rappresenta quella capacità tutta ischitana di vivere le proprie passioni senza vergogna, di essere autentici fino in fondo, di fregarsene del giudizio altrui.
È un po' pazzo? Forse. Ma è felice. E a Ischia, questo conta più di tutto.
12 - 'E RADÀR (Base NATO)
I segreti militari sul Monte Epomeo
Quasi nascosta sulla cima del Monte Epomeo, a 789 metri di altitudine, c'è una struttura che per decenni è stata avvolta nel mistero più assoluto: 'e radàr, la base radar NATO.
Fu costruita nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, quando l'Italia entrò a far parte dell'Alleanza Atlantica. Ma ecco il problema: nessuno ricorda la sua costruzione.
Nemmeno le persone più anziane dell'isola hanno memoria di camion che salivano sull'Epomeo, di operai che lavoravano, di cantieri visibili. È come se la base fosse emersa dal nulla.
Alcune testimonianze parlano di uomini e mezzi americani sbarcati ai Maronti e introdottisi nel canyon dell'Olmitello. Esisterebbe dunque un passaggio segreto sotterraneo – forse scoperto o creato dai nazisti (esperti di città sotterranee) – che collegherebbe la costa alla cima dell'Epomeo.
Nessuno ha mai visto camion salire. Nessuno ha mai visto militari americani aggirarsi per l'isola. Eppure la base c'era, funzionava, veniva rifornita.
Come?
Il mistero rimane. E 'e radàr continua a guardare il golfo dall'alto, custode silenzioso di segreti militari e leggende ischitane.
13 - SAN GIOVANNI GIUSEPPE DELLA CROCE
Il più bel fiore d'Aenaria
Carlo Gaetano Calosirto, al secolo, nacque a Ischia il 15 agosto 1654. Entrò giovanissimo nell'Ordine dei Frati Minori Alcantarini con il nome di Giovanni Giuseppe della Croce.
Visse una vita di estrema santità: preghiera, penitenza, carità verso i poveri, miracoli. Era noto per le sue estasi mistiche, per la capacità di leggere nelle anime, per la dolcezza con cui si prendeva cura degli ultimi.
Morì a Napoli il 5 marzo 1734, in odore di santità. Il 26 maggio 1839 fu proclamato santo da Papa Gregorio XVI.
È il patrono di Ischia insieme a Santa Restituta, e gli ischitani lo chiamano affettuosamente "il più bel fiore d'Aenaria"(Aenaria era l'antico nome greco-romano di Ischia).
La sua festa si celebra il 5 marzo con processioni, messe solenni, devozione popolare profonda.
San Giovanni Giuseppe rappresenta la santità ischitana: umile, concreta, vicina alla gente. Non un santo di marmo, ma un santo di carne – uno di noi che è riuscito a toccare il cielo.
14 - CHILLO CU' 'A BUTTEGLIA 'NGAP (Hary)
L'uomo con la bottiglia in testa
Qualche anno fa, se passeggiavi per le strade di Ischia, potevi imbatterti in un personaggio indimenticabile: Hary, l'uomo con la bottiglia in testa.
Sì, hai capito bene. Una bottiglia di vino sempre in equilibrio sul capo.
Hary era un vecchio amico dell'isola, un personaggio eccentrico che aveva fatto di questa stranezza la sua firma. Girava così, con la bottiglia (spesso vuota, a volte piena) appoggiata sulla testa come fosse il modo più naturale del mondo.
Nessuno sa con esattezza perché lo facesse. Forse era una sfida, forse un modo per attirare l'attenzione, forse semplicemente la sua personale dichiarazione di libertà.
Gli ischitani con la memoria buona ancora lo ricordano con affetto. Perché Hary incarnava quello spirito di follia creativache ogni isola custodisce – quel margine di eccentricità che rende la vita meno grigia.
Era un po' matto? Sicuramente. Ma era nostro. E Ischia senza i suoi personaggi strani non sarebbe Ischia.
15 - GLI ANGELI DEL FANGO
I ragazzi che salvarono l'isola
Il 26 novembre 2022, una frana devastante colpì Casamicciola Terme. Dodici vittime, case distrutte, famiglie disperate. L'isola pianse.
Ma mentre piangeva, si rimboccò le maniche.
Immediatamente dopo il disastro, centinaia di ragazzi e ragazze ischitani – adolescenti, ventenni, trentenni – si riunirono spontaneamente nelle zone colpite. Senza aspettare ordini, senza aspettare la Protezione Civile, senza pensarci due volte.
Spalavano il fango. Liberavano strade. Svuotavano negozi. Aiutavano gli anziani. Portavano acqua, cibo, conforto.
Li chiamarono "Gli Angeli del Fango", proprio come i giovani che nel 1966 salvarono Firenze dall'alluvione dell'Arno.
Furono loro – questi ragazzi che troppo spesso vengono definiti "svogliati", "attaccati agli smartphone", "individualisti" – a dimostrare che quando serve, Ischia risponde.
Furono loro le vere eccellenze ischitane. Non perché vincono premi o fanno carriera, ma perché quando l'isola chiama aiuto, loro ci sono.
Sempre.
16 - 'E MARUONT (I Maronti)
L'eden dei lati B
La Spiaggia dei Maronti è la più lunga di Ischia – quasi 3 chilometri di sabbia scura vulcanica che si stende tra Sant'Angelo e Barano.
Ma c'è un motivo per cui molti ischitani – soprattutto maschi tra i 15 e i 75 anni – la frequentano assiduamente. E no, non è solo per il mare cristallino o le fumarole geotermiche.
I Maronti sono famosi (famigerati?) per essere il luogo dove ammirare i migliori lati "B" provenienti da ogni parte del mondo.
Brasiliane, svedesi, tedesche, americane, italiane – qui convergono bellezze da tutto il globo, spesso in costume ridottissimo (se non direttamente in topless), distese al sole sulla sabbia calda.
È diventato un pellegrinaggio estivo per molti. C'è chi va ai Maronti "per le fumarole" (certo, certo), chi "per il mare più bello" (aha), chi "per la spiaggia lunga dove camminare" (sicuro).
La verità? I Maronti sono l'eden dell'ammirazione estetica. E gli ischitani, con quella malizia sorridente che li contraddistingue, non si vergognano di ammetterlo.
Perché la bellezza va celebrata. In tutte le sue forme. E in tutti i suoi lati.
17 - 'O TERREMOTO 'E CASAMICCIOLA
La disgrazia più brutta
Quando un ischitano dice "'o terremoto", senza specificare altro, tutti capiscono.
Parla del 28 luglio 1883, ore 21:30. Il terremoto che rase al suolo Casamicciola Terme, causando oltre 2.300 morti.
Fu una tragedia immane. Interi quartieri scomparvero. Famiglie intere furono sepolte sotto le macerie. L'Europa intera pianse per Ischia.
La terra sembrò risvegliarsi – solo per un attimo terribile – anche il 21 agosto 2017, quando una scossa di magnitudo 4.0 colpì di nuovo Casamicciola e Lacco Ameno, causando 2 vittime e feriti.
E poi ancora, nel modo più drammatico, il 26 novembre 2022: non un terremoto stavolta, ma una frana devastante che seppellì case e vite a Casamicciola, causando 12 morti.
Per gli ischitani, Casamicciola porta il peso di una maledizione geologica. Ma porta anche il peso della resilienza: ogni volta distrutta, ogni volta ricostruita, ogni volta più forte.
Perché gli ischitani non si arrendono. Mai.
18 - SANGHE 'E TURC
Il sangue ribelle di Forio
"Furien sang 'e turc" – dice il proverbio ischitano riferendosi agli abitanti di Forio.
Significa "sono sangue di turco" – ribelli, indomiti, selvaggi, impossibili da addomesticare.
Ma dietro questo detto si nasconde una triste verità storica.
Forio, situata sulla costa occidentale dell'isola, fu per secoli la più esposta alle incursioni dei pirati saraceni. Dal XVI al XVIII secolo, le navi turche arrivavano di notte, sbarcavano, saccheggiavano il villaggio, uccidevano gli uomini, violentavano le donne, rapivano bambini e giovani da vendere come schiavi.
Le donne foriane – violentate dai pirati – rimanevano incinte. E partorivano figli con sangue turco.
Ecco l'origine oscura del proverbio. Non un complimento, ma una cicatrice collettiva.
Oggi, i foriani hanno trasformato quella ferita in orgoglio. Sì, sono "sangue di turco" – ma nel senso di coraggiosi, combattivi, indipendenti. Hanno preso il peggio della loro storia e l'hanno ribaltato.
Perché a Forio non si arrende nessuno. Mai.
19 - 'U RAGGIO VERDE
Il fenomeno più sottovalutato dell'isola
Il Raggio Verde è uno dei fenomeni ottici più affascinanti e rari del pianeta. E Ischia è uno dei posti migliori al mondo dove osservarlo.
Si verifica al tramonto (o all'alba), in condizioni atmosferiche perfette, quando il sole scompare all'orizzonte e per una frazione di secondo – un lampo – appare un bagliore verde smeraldo.
Dura letteralmente 1-2 secondi. Se sbatti le palpebre, te lo perdi.
Molti non lo hanno mai visto. Alcuni lo hanno cercato per anni. Altri lo hanno visto una volta e non lo dimenticheranno mai.
Il Raggio Verde è citato anche nel film "Pirati dei Caraibi" con la famosa frase "verde baleno" – il lampo verde che appare quando un'anima ritorna dal regno dei morti.
A Ischia, i posti migliori per osservarlo sono:
- Forio (Baia di Citara, Soccorso)
- Sant'Angelo
- Punta Imperatore
Serve: cielo limpido, orizzonte libero, mare calmo, fortuna.
Il Raggio Verde è fonte di ispirazione per artisti, fotografi, sognatori. È magia pura della natura. E Ischia la regala a chi ha la pazienza di aspettare.
20 - ISCHIA SAFARI
Il viaggio nel gusto che ha conquistato l'Italia
Nel 2015, due amici e chef stellati Michelin – Nino Di Costanzo (Danì Maison, 2 stelle Michelin) e Pasquale Palamaro(Indaco, 1 stella Michelin) – si incontrarono per organizzare una semplice cena di beneficenza sulla loro amata isola.
Non avrebbero mai immaginato che quella "semplice idea" sarebbe diventata, in pochi anni, uno degli eventi gastronomici più importanti d'Italia.
Ischia Safari è oggi un festival del gusto di richiamo internazionale che si tiene ogni anno a settembre (solitamente metà mese) e trasforma l'isola verde in un palcoscenico d'eccezione per la migliore ristorazione italiana.
Il Formato: Tre Giorni di Eccellenza
L'evento si articola in tre giornate:
Giorno 1 - Charity Dinner al Regina Isabella Una cena di gala esclusiva con chef stellati che creano un menù unico. Un evento intimo, elegante, solidale – i proventi vanno in beneficenza.
Giorno 2 - Festa al Negombo (il cuore pulsante) La serata più attesa. Il Parco Termale Negombo – 9 ettari di giardino botanico affacciato sulla Baia di San Montano – ospita oltre 300 professionisti del settore: chef stellati, giovani talenti, pizzaioli, pasticceri, artigiani del gusto.
Non è una semplice degustazione. È un viaggio sensoriale dove:
- Ogni chef presenta le proprie creazioni
- Il pubblico dialoga direttamente con chi ha ideato i piatti
- La cucina diventa veicolo di cultura, storie, relazioni
- Si intrecciano tradizione e innovazione
- Si celebra la biodiversità gastronomica italiana
Il percorso degustativo culmina con un gran finale sulla spiaggia – musica dal vivo, concerto sotto le stelle, una notte di fine estate indimenticabile.
Giorno 3 - Un Dolce per Ischia Contest presso il Lisola Restaurant (Forio) dove i pasticceri ischitani competono per creare il dolce simbolo dell'isola. Una sfida dolciaria sostenuta da Mulino Caputo che punta a valorizzare i giovani talenti locali.
La Missione Sociale
Ischia Safari non è solo gusto – è anche solidarietà.
Ogni anno, i proventi dell'evento vengono devoluti a un istituto alberghiero italiano per contribuire alla formazione delle nuove generazioni di professionisti della ristorazione.
Negli ultimi anni hanno sostenuto scuole in Molise e altre regioni, portando avanti la missione di investire nel futuro della ristorazione italiana.
I Numeri di un Successo
- Oltre 300 professionisti (chef, pizzaioli, pasticceri, produttori)
- Migliaia di partecipanti ogni anno
- Chef stellati Michelin da tutta Italia
- Giovani talenti emergenti
- Copertura mediatica nazionale e internazionale
- Riconoscimento da Identità Golose, la bibbia della ristorazione italiana
Perché è Diventato un Evento di Rilevanza Nazionale
- La qualità dei protagonisti – non una sagra qualsiasi, ma il meglio della ristorazione italiana
- La location da sogno – il Parco Negombo è una cornice naturale unica
- L'approccio umano – non solo degustazione, ma dialogo, scambio, condivisione
- La valorizzazione del territorio – Ischia come capitale gastronomica, non solo termale
- La dimensione etica – beneficenza, formazione, investimento nei giovani
- L'atmosfera magica – una festa vera, non un evento freddo e distaccato
21 - 'A FEMMENA ANNURA 'A ISCHIA
La donna nuda nel giardino del Comune
"Te piacess di vederla eh?" – dice maliziosamente il dialetto ischitano.
Senti a noi: sta la sua statua, petta pett (proprio lì, bella in vista), nel giardino all'entrata del municipio di Ischia Porto.
È una scultura di donna nuda – elegante, artistica, provocante – che accoglie cittadini e turisti all'ingresso del palazzo comunale. Non è nascosta, non è pudicamente velata: è lì, orgogliosa nella sua nudità di marmo o bronzo.
Per gli ischitani è diventata un punto di riferimento ("Ci vediamo a 'a femmena annura"), un simbolo di quella libertà mediterranea che non si scandalizza del corpo umano, che celebra la bellezza senza ipocrisia.
È anche un po' una provocazione – perché mettere una donna nuda proprio davanti al municipio, luogo istituzionale per eccellenza? Ma è proprio questa l'ironia ischitana: mescolare il sacro e il profano, l'istituzionale e il carnale, la serietà e la malizia.
La donna nuda di Ischia è arte, è bellezza, è sfida. E soprattutto, è un sorriso malizioso che l'isola rivolge a chi passa.
22 - 'U PAZZO 'E FONTANA
Il personaggio misterioso
"Chi lo conosce? Chi è tra i giocatori della partita che sa il suo nome?"
Fontana è una frazione di Serrara Fontana, uno dei comuni più alti e isolati dell'isola. E lassù, tra i vicoli stretti e le case arroccate, vive (o viveva) un personaggio leggendario: 'u pazzo 'e Fontana.
Ma chi è? Qual è il suo vero nome? Cosa ha fatto per diventare così famoso da meritarsi un numero della tombola?
Il bello è che nessuno lo sa con certezza. O meglio, ognuno ha la sua versione.
Alcuni dicono fosse un eremita che viveva da solo in una casa abbandonata. Altri un uomo eccentrico che parlava da solo per le strade. Altri ancora un personaggio geniale incompreso, un artista mancato, un poeta pazzo.
Quello che è certo è che 'u pazzo 'e Fontana è entrato nella mitologia popolare ischitana. È il simbolo di quei personaggi unici che ogni piccolo paese custodisce – quelli che tutti conoscono, di cui tutti parlano, ma di cui nessuno sa veramente tutto.
È il mistero che rende affascinante una comunità. È la leggenda locale che si tramanda. È quel "c'era una volta un pazzo a Fontana..." che inizia mille storie diverse.
E tu, lo conosci? Sai il suo nome? Se sei tra i giocatori della tombola e lo sai, hai vinto qualcosa di più prezioso dei soldi: hai vinto un pezzo di storia orale ischitana.
23 - 'U SCEMO, AMICO TUJO
Quello che grida "Tombola!" al primo numero
C'è sempre. In ogni famiglia, in ogni gruppo di amici, in ogni tombola natalizia.
'U scemo – l'amico tuo – quello che quando esce il primo numero della partita grida già: "TOMBOLA!"
Ovviamente non ha la tombola. Ha solo il numero 1 (o il 90, o qualunque sia uscito). Ma lui grida lo stesso, con un sorriso deficiente, con quella faccia da "eh, vi ho fregati!", sapendo benissimo che nessuno ci casca ma facendolo lo stesso perché è tradizione.
È il rompiscatole simpatico della serata. Quello che:
- Grida "ambo!" quando ha solo un numero
- Chiama "terno!" con due numeri segnati
- Finge sempre di aver vinto tutto
- Fa confusione con le cartelle degli altri
- Rovescia i fagioli
- Perde il segno e deve ricominciare da capo
Ma è anche quello senza il quale la tombola non sarebbe la stessa. Perché le risate che provoca, l'energia caotica che porta, la leggerezza che garantisce sono parte integrante del gioco.
'U scemo non è veramente scemo. È il sale della festa. È quello che trasforma la tombola da gioco in momento collettivo di gioia.
E siamo onesti: un po' siamo tutti 'u scemo almeno una volta durante le feste. Perché chi non ha mai fatto confusione con i numeri dopo il terzo bicchiere di vino?
24 - L'ASSISE 'E PISCE (La Vigilia)
Il mercato del pesce nella notte dell'antivigilia
Una delle tradizioni più belle e antiche di Forio: 'a vigilia, il famoso mercato del pesce che si tiene nella notte del 23 dicembre, l'antivigilia di Natale.
Non è un mercato qualunque. È un rito collettivo che trasforma le strade di Forio in un fiume di gente, voci, profumi di mare, contrattazioni animate.
I pescatori tornano dal mare con il pescato fresco – orate, spigole, cefali, polpi, capitoni, gamberi, vongole, cozze – e allestiscono le loro bancarelle per le strade del centro. Le famiglie escono per comprare il pesce per il cenone della Vigilia (24 dicembre), quando la tradizione vuole che si mangi solo pesce, mai carne.
Ma la vigilia non è solo shopping. È:
- Incontro sociale – ci si vede, ci si abbraccia, ci si augura buon Natale
- Atmosfera magica – lucine natalizie, bancarelle illuminate, vociare festoso
- Contrattazione animata – si tratta il prezzo, si chiede lo sconto, si litiga bonariamente
- Assaggio – ostriche crude, cozze appena aperte, polpo bollito offerto dai pescatori
- Folklore – canti natalizi, musicisti di strada, bicchieri di vino condivisi
La vigilia di Forio è Natale vero, quello popolare, quello della strada, quello dove il sacro (la nascita di Cristo) si mescola al profano (il commercio, il cibo, la convivialità).
È tradizione che non muore mai, perché si tramanda di padre in figlio, perché fa parte del DNA ischitano, perché senza 'a vigilia il Natale a Ischia non sarebbe lo stesso.
25 - NATALE E LA MAGIA: 'U BOSCO INCANTATO
I colori e le lucine che trasformano Ischia
Ogni anno, quando dicembre arriva, Ischia si trasforma.
Nasce 'u bosco incantato – un'installazione di luci, colori, decorazioni natalizie che trasforma parchi, giardini e piazze dell'isola in scenari da fiaba.
Non è un singolo luogo, ma un concetto diffuso: quella magia natalizia che avvolge l'isola intera. Alberi illuminati, strade decorate, presepi viventi, installazioni luminose che creano atmosfere incantate.
Negli ultimi anni, diverse località dell'isola hanno creato veri e propri percorsi luminosi – tunnel di luci, cascate di led, sculture luminose – che attirano famiglie con bambini da tutta la Campania.
'U bosco incantato è:
- Le lucine che si accendono ai Giardini Ravino
- Le installazioni natalizie al Negombo
- I presepi artistici nelle chiese
- Le luminarie per le strade dei comuni
- Gli alberi di Natale giganti nelle piazze
- Le decorazioni che trasformano l'isola in un paese delle meraviglie
Per i bambini ischitani, il bosco incantato è Natale. È quella sensazione di magia che ti prende quando cammini tra le luci, quando tutto sembra più bello, più caldo, più speciale.
Per gli adulti, è nostalgia – il ricordo di quando anche loro erano bambini e guardavano quelle stesse luci con gli occhi spalancati.
È il Natale che profuma di caldarroste, di zeppole, di vino caldo. È il Natale che suona di campanelle, di cori gospel, di zampogne. È il Natale che Ischia regala ai suoi figli – semplice, autentico, luminoso.
26 - SANT'ANNA
La nonnina di Gesù... e anche di tutti noi
Sant'Anna – la madre della Madonna, adorata e festeggiata dall'intero territorio ischitano.
È la nonnina di Gesù. E per estensione, come dicono gli ischitani con affetto, è "la nonnina di tutti noi".
La sua festa si celebra il 26 luglio con devozione profonda in tutta l'isola, ma soprattutto a:
- Ischia Ponte (dove c'è una chiesa dedicata a lei)
- Barano (dove Sant'Anna è particolarmente venerata)
- Casamicciola
La celebrazione culmina con:
- Processioni con la statua di Sant'Anna portata a spalla
- Messe solenni
- Fuochi d'artificio sul mare
- Festa popolare con bancarelle, musica, cibo di strada
Ma perché Sant'Anna è così amata a Ischia?
Perché rappresenta la figura della nonna – saggia, protettiva, amorevole. In una cultura mediterranea dove le nonne sono pilastri delle famiglie, Sant'Anna diventa simbolo universale di quell'amore incondizionato, di quella saggezza tramandata, di quel legame generazionale che tiene unite le famiglie.
Sant'Anna è anche protettrice delle partorienti e delle donne incinte – ruolo fondamentale in una società dove la maternità era (ed è) sacra.
Per gli ischitani, Sant'Anna non è una santa lontana, di marmo, irraggiungibile. È familiare. È come se fosse davvero la nonna di tutti – quella a cui rivolgersi nei momenti difficili, quella che ti ascolta sempre, quella che ti protegge dall'alto.
E il 26 luglio, quando i fuochi esplodono sul mare di Ischia, è come se tutta l'isola alzasse lo sguardo al cielo e dicesse: "Grazie, nonnina. Veglia sempre su di noi."
27 - 'U SCULATURO (O Cantero)
Lo sculatoio delle monache
Preparati, perché questa è una delle storie più macabre e affascinanti dell'isola.
Nel Castello Aragonese, l'antica fortezza che domina Ischia Ponte, c'è un luogo che fa venire i brividi: 'u sculaturo (lo sculatoio), anche chiamato 'o cantero.
Era il luogo dove le suore di clausura del Convento delle Clarisse, una volta morte, venivano "accomodate" a scolare.
Sì, hai capito bene. Scolare.
Il processo era questo:
- La suora moriva
- Il suo corpo veniva portato nello sculatoio – una stanza sotterranea con sedili di pietra forati disposti lungo le pareti
- Il cadavere veniva fatto sedere su uno di questi sedili
- Sotto il buco, una vasca raccoglieva i liquidi corporei che colavano durante la decomposizione
- Il corpo restava lì per mesi, mentre si mummificava naturalmente grazie all'ambiente secco
- Le suore viventi andavano regolarmente a pregare accanto ai cadaveri in decomposizione – memento mori, ricordo della morte
- Una volta che il corpo era completamente "asciugato", veniva spostato nell'ossario
Era un modo per liberare il corpo dalla materia terrena e liberare lo spirito. Una pratica che oggi ci sembra orribile, ma che per le suore era profondamente spirituale.
Lo sculatoio è ancora lì, visitabile nel Castello Aragonese. Le sedute di pietra ci sono ancora. L'atmosfera è gelida, opprimente, inquietante.
È uno dei luoghi più macabri di Ischia. Ma è anche un luogo di profonda spiritualità – perché quelle suore vivevano con la morte sempre davanti agli occhi, accettandola come parte naturale dell'esistenza.
'U sculaturo non è per tutti. Ma se vuoi capire la faccia oscura dell'isola, la sua relazione con la morte, la sua spiritualità estrema – devi andarci.
28 - 'A SPIAGGIA DEGLI INGLESI
Il premio del borgo di Sant'Alessandro
In fondo al bellissimo borgo di Sant'Alessandro (frazione di Forio), quasi nascosta, c'è una piccola spiaggia che non tutti conoscono: 'a spiaggia degli inglesi.
Il nome deriva dal fatto che, nei decenni passati, questa spiaggetta era particolarmente amata dai turisti britannici che frequentavano Ischia – un luogo più tranquillo, più riservato, meno affollato delle spiagge principali.
Come dice la leggenda locale: "È come se la natura abbia voluto premiare questa piccola contrada donandole ciò che le mancava per essere perfetta: una spiaggia per gli abitanti del villaggio."
Sant'Alessandro è un borgo incantevole – case colorate, vicoli stretti, vista mozzafiato sul mare, atmosfera fuori dal tempo. E in fondo a questo borgo, come ciliegina sulla torta, c'è questa spiaggetta intima, raccolta, perfetta.
'A spiaggia degli inglesi è:
- Piccola – non troverai orde di turisti
- Rocciosa – più scogli che sabbia
- Cristallina – acqua trasparente per fare snorkeling
- Tranquilla – ideale per chi cerca pace
- Autentica – frequentata soprattutto da locali
Non è la spiaggia da cartolina. Non ci sono lettini, ombrelloni, bar, servizi. È selvaggia, nel senso più bello del termine.
È la spiaggia dove gli ischitani vanno quando vogliono scappare dal turismo di massa, quando vogliono ritrovare il mare com'era una volta – semplice, pulito, vero.
29 - 'U FUNGO
Il simbolo di Lacco Ameno
Se c'è un'immagine che rappresenta Lacco Ameno più di ogni altra, è 'u fungo – lo scoglio a forma di fungo che emerge dal mare come una scultura naturale.
Alto circa 10 metri, largo alla base circa 3, è uno scoglio di tufo verde modellato nei millenni dall'erosione del mare e del vento. Il risultato è una forma perfettamente a fungo (o a champignon, per i più raffinati) – stelo sottile, cappello largo.
Ma 'u fungo non è solo uno scoglio carino. È:
1. Simbolo identitario Lacco Ameno lo ha scelto come logo ufficiale. Lo trovi ovunque: cartoline, souvenir, manifesti, insegne. È il marchio di fabbrica del comune.
2. Icona fotografica È uno degli scorci più fotografati di Ischia. Al tramonto, con il sole che lo illumina da dietro, diventa magico.
3. Luogo di leggende Secondo la mitologia locale, 'u fungo sarebbe... il pisello del gigante Tifeo! (Sì, quella stessa leggenda per cui il Testaccio di Forio sarebbe la testa, Panza il ventre, e 'u fungo... beh, hai capito).
4. Monumento naturale È protetto come patrimonio geologico. Non si può scalare, non si può toccare. Si può solo ammirare.
5. Punto di riferimento marinaro Per i pescatori e i naviganti, 'u fungo è da sempre un punto di orientamento – "Gira a sinistra dopo 'u fungo", "Ancora davanti a 'u fungo".
Per gli abitanti di Lacco Ameno, 'u fungo è casa. È l'immagine che cercano quando tornano da lontano, quella che dice "sei arrivato". È il loro faro emotivo.
Per i turisti, è meraviglia – quella cosa strana, buffa, impossibile che la natura ha creato per scherzo e che l'uomo ha avuto il buon senso di non rovinare.
30 - 'U TURRIONE
Le munizioni nel torrione e nelle torri saracene
Sparsi per tutta Ischia ci sono torrioni e torri saracene – antiche strutture difensive costruite tra il XVI e il XVII secolo per proteggere l'isola dalle incursioni dei pirati turchi.
Queste torri erano:
- Punti di avvistamento – si vedevano arrivare le navi nemiche e si lanciava l'allarme
- Rifugi – la popolazione si nascondeva dentro durante gli attacchi
- Depositi di munizioni – qui si conservavano armi, polvere da sparo, frecce, proiettili per i cannoni
'U turrione più famoso è quello del Castello Aragonese, ma ce ne sono altri sparsi per l'isola:
- Torre di Michelangelo (Sant'Angelo)
- Torrione di Forio
- Torre di Guevara (collegata al Castello tramite un ponte)
- Altre torri minori lungo la costa
Sono spazi pieni di misteri – luoghi dove si conservavano le munizioni, dove si preparavano le battaglie, dove si decidevano le sorti dell'isola.
Molti di questi torrioni sono stati ristrutturati e oggi ospitano:
- Musei
- Ristoranti
- Hotel
- Residenze private
Ma conservano ancora quell'aura di mistero e storia. Quando ci entri, senti il peso dei secoli, immagini i soldati che montavano la guardia, senti l'eco delle battaglie passate.
'U turrione rappresenta l'Ischia guerriera, quella che ha dovuto difendersi per secoli, quella che ha resistito a invasioni, saccheggi, assedi. È il simbolo di una comunità che non si è mai arresa.
31 - 'U MONTE EPOMEO
Il padrone di casa
Sua maestà il Monte Epomeo – con i suoi 789 metri è la montagna più alta dell'isola e il nostro amato re.
Non è solo una montagna. È il simbolo di Ischia. È il punto da cui tutto si vede e da cui tutto viene visto. È il cuore pulsante dell'isola, il suo scheletro geologico, la sua anima verde.
Cosa Rende l'Epomeo Speciale?
1. Non è una vera montagna L'Epomeo non è nato dall'erosione o dal sollevamento tettonico. È il risultato di un sollevamento vulcanico – l'accumulo di magma sotto la crosta terrestre che ha spinto verso l'alto il terreno creando questa cupola verde.
2. La vista a 360° Dalla cima, nelle giornate limpide, si vede:
- Tutto il Golfo di Napoli
- Il Vesuvio
- Capri
- Procida
- La costiera amalfitana
- La penisola sorrentina
- L'intero profilo di Ischia
È come avere l'atlante del Mediterraneo sotto i piedi.
3. L'Eremo di San Nicola Sulla cima c'è un eremo scavato nella roccia nel 1459, dove ancora oggi vivono eremiti. Si può visitare, entrare nelle celle scavate nel tufo, sentire il silenzio mistico, toccare la roccia vulcanica millenaria.
4. I sentieri Ci sono diversi modi per salire:
- Da Fontana (il più classico, 40-60 minuti)
- Da Forio/Serrara (più lungo ma panoramico)
- Da Barano (il più selvaggio)
5. Il microclima Sulla cima fa sempre più fresco, spesso c'è vento, a volte ci sono nuvole anche quando in spiaggia c'è il sole. È un altro mondo a pochi chilometri dal mare.
Perché è "Il Padrone di Casa"?
Perché domina tutto. Perché da ogni angolo dell'isola, alzi gli occhi e lui è lì – verde, imponente, rassicurante. Perché gli ischitani lo chiamano affettuosamente "'u patrón" – il padrone.
È il punto di riferimento geografico ed emotivo. Quando torni a Ischia da lontano e vedi l'Epomeo stagliarsi all'orizzonte, capisci che sei a casa.
Per i contadini, l'Epomeo era (ed è) terra fertile – i suoi pendii sono coperti di vigneti terrazzati, orti, castagneti. Per i pastori, era pascolo. Per i viandanti, era punto di osservazione. Per gli innamorati, è il luogo dove salire per vedere il tramonto.
L'Epomeo è Ischia. Senza di lui, l'isola sarebbe solo mare. Con lui, l'isola ha un'anima verticale, un respiro che sale verso il cielo.
32 - 'A MURENA
Il pesce dimenticato
Un tempo era il prodotto del mare più utilizzato sull'isola – una tipicità culinaria ischitana che oggi è sempre meno nota e sempre meno mangiata.
'A murena – serpente di mare, predatore notturno, regina degli scogli.
Perché Era Così Importante?
1. Abbondanza Le acque di Ischia, ricche di scogli e anfratti, erano (e sono) habitat perfetto per le murene. I pescatori ne catturavano in quantità.
2. Versatilità La murena si prestava a mille preparazioni:
- Murena fritta (a pezzetti, infarinata)
- Murena in umido (con pomodoro e olive)
- Murena alla griglia (marinata con limone e aglio)
- Zuppa di murena (piatto povero ma ricco di sapore)
3. Gusto intenso La carne della murena è bianca, soda, saporita – un sapore di mare forte, deciso, che non lascia dubbi.
Perché Oggi Si Mangia Meno?
1. Cambiamento dei gusti Le nuove generazioni preferiscono pesci più "presentabili" – orate, spigole, tonno. La murena, con la sua faccia da serpente e i suoi denti aguzzi, spaventa.
2. Difficoltà di preparazione Pulire una murena richiede esperienza. Ha una pelle viscida, denti pericolosi, sangue che macchia. Non è un pesce per principianti.
3. Pesca in diminuzione Con l'aumento della pesca sportiva e turistica, i pescatori professionisti catturano meno murene. Quelle che catturano le vendono a prezzi alti ai ristoranti gourmet.
4. Cattiva reputazione Le murene hanno la (immeritata) fama di essere aggressive e pericolose. In realtà attaccano solo se minacciate.
La Murena nella Storia
Gli antichi romani erano ossessionati dalle murene. Le allevavano in piscine apposite (i murienaria), le ingrassavano con carne di schiavi morti (così dice la leggenda nera), le servivano nei banchetti imperiali.
A Ischia, la murena era cibo dei poveri – i pescatori la mangiavano perché non riuscivano a venderla, mentre i pesci "nobili" andavano ai ricchi.
Oggi, paradossalmente, la murena è tornata a essere un lusso – la trovi solo in ristoranti di alto livello, cucinata da chef che ne valorizzano il sapore antico.
È un esempio perfetto di come le tradizioni culinarie si perdano quando cambia il contesto sociale. La murena, regina della cucina povera ischitana, è diventata un fantasma gastronomico – presente nella memoria degli anziani, assente dalle tavole dei giovani.
Ma qualche ristorante resistente ancora la propone. E quando assaggi una murena fritta fatta bene – croccante fuori, morbida dentro, sapore di mare potente – capisci cosa si sta perdendo.
33 - 'A VIA CRUCIS A ISCHIA
Il dibattito pasquale
"Tu, gestore del tabellone, apri un dibattito a tavola per decidere qual è la più bella Via Crucis tra le tante che si svolgono sulla nostra isola durante il periodo pasquale."
Questo numero della tombola è un pretesto geniale per far litigare amichevolmente tutti i giocatori. Perché ogni ischitano ha la sua Via Crucis preferita, e difenderà la sua scelta con passione.
Le Via Crucis Principali di Ischia
1. Via Crucis di Forio (Processione dei Fujenti) Probabilmente la più famosa e scenografica. Si svolge il Venerdì Santo con:
- I Fujenti – incappucciati bianchi che camminano scalzi portando la croce
- Atmosfera mistica e drammatica
- Parte dalla Chiesa del Soccorso (location mozzafiato sul mare)
- Migliaia di persone lungo il percorso
- Canti gregoriani e cori
2. Via Crucis di Ischia Ponte Si svolge sul Ponte Aragonese che collega l'isola al Castello.
- Ambientazione storica e suggestiva
- Vista sul mare illuminato dalle torce
- Processione solenne con statue lignee
- Atmosfera più raccolta e intima
3. Via Crucis di Barano Carattere più rurale e autentico
- Attraversa i vicoli del borgo
- Grande partecipazione popolare
- Tradizione fortissima tra i baranesi
4. Via Crucis di Casamicciola Dopo il terremoto del 2017 e la frana del 2022, ha assunto un significato ancora più profondo
- Processione della rinascita
- Forte carica emotiva
5. Via Crucis di Serrara Fontana La più montana – si svolge tra i sentieri dell'Epomeo
- Atmosfera mistica immersa nel verde
- Meno turistica, più autentica
Il Dibattito
Quando esce questo numero, il gestore della tombola deve chiedere: "Qual è la Via Crucis più bella di Ischia?"
E partono le discussioni:
- I foriani difenderanno i Fujenti come la più scenografica
- Quelli di Ischia Ponte rivendicheranno la location del Castello
- I baranesi diranno che la loro è la più sentita
- Quelli di Casamicciola parleranno del significato profondo post-tragedia
Non c'è una risposta giusta. Ogni Via Crucis è bella per chi la vive, per chi ci è cresciuto, per chi ci ha pregato da bambino.
È il bello delle tradizioni locali: non si confrontano, si vivono.
34 - 'U TUSTACCIO (Testaccio)
Quando era Comune autonomo
Lo sapevi che dal 1806 al 1879 il Testaccio è stato addirittura Comune autonomo dell'isola d'Ischia?
Sì, hai letto bene. Quella che oggi è una frazione di Barano, per 73 anni è stata un ente amministrativo indipendente con sindaco, giunta, territorio.
La Storia
Durante il periodo napoleonico e il Regno delle Due Sicilie, l'organizzazione territoriale subì molti cambiamenti. Il Testaccio (che comprende località come Piedimonte, Campagnano, Schiappone) venne riconosciuto come Comune a sé stante.
Aveva:
- Una propria amministrazione
- Un territorio ben definito
- Una popolazione stabile
- Attività economiche (agricoltura, pesca, artigianato)
Ma nel 1879, con una riorganizzazione amministrativa del Regno d'Italia, il Comune di Testaccio venne soppresso e accorpato al Comune di Barano.
Il Nome: La Testa di Tifeo
Il nome "Testaccio" deriva da "testa" – perché secondo la leggenda mitologica, qui si trova la testa del gigante Tifeosepolto sotto Ischia.
La leggenda completa dice:
- Zeus scagliò un monte contro il gigante Tifeo
- Il monte cadde in mare e su di lui si formò Ischia
- Il Testaccio è la testa di Tifeo
- Panza è il ventre (da qui il nome della località)
- 'U Fungo di Lacco Ameno sarebbe... il pisello! (versione maliziosa della leggenda)
Ogni volta che Tifeo si agita, l'isola trema – ecco spiegati i terremoti secondo il mito.
Il Testaccio Oggi
Oggi il Testaccio è una zona tranquilla e verde di Barano, con:
- Belle campagne terrazzate
- Vigneti
- Orti
- Atmosfera rurale autentica
- Vista panoramica sulla costa
Non ha più l'indipendenza amministrativa, ma conserva una forte identità locale. I "testacciari" (abitanti del Testaccio) sono orgogliosi delle loro origini e ricordano con nostalgia i tempi in cui erano Comune autonomo.
È un esempio di come la storia amministrativa italiana sia stata frammentata e complessa, con piccoli comuni che nascevano e morivano seguendo le vicende politiche nazionali.
35 - L'ARCERA (La Beccaccia)
La caccia elegante
"La beccaccia, che qui chiaman arcera, cacciata col cane, è un uccello elegante e migrante. Caduta sotto il piombo rovente che vien con dagli spari, è tanto ambita dal cacciatore locale. In un tegame con olio, burro e due foglie di alloro è la degna cottura di animale reale."
L'arcera (beccaccia) è il trofeo più ambito dai cacciatori ischitani. Non per la quantità di carne (è un uccello piccolo), ma per il prestigio della cattura.
Perché è Così Speciale?
1. Difficile da cacciare La beccaccia è un uccello migratore che arriva a Ischia durante i passi migratori (autunno e primavera). È:
- Velocissima in volo
- Abile a cambiare direzione improvvisamente
- Esperta nel nascondersi tra la vegetazione
- Difficilissima da individuare
Serve un cane da ferma esperto (setter, pointer, bracco) e un cacciatore con mira eccellente.
2. Uccello "nobile" La beccaccia è considerata selvaggina nobile – al pari del fagiano e della pernice. Cacciarla è un'arte, non una mattanza.
3. Carne pregiata La carne della beccaccia è scura, saporita, leggermente selvatica – un gusto intenso che non tutti apprezzano, ma che gli intenditori adorano.
La Cottura Tradizionale
Come dice la tombola: "In un tegame con olio, burro e due foglie di alloro è la degna cottura di animale reale."
La ricetta classica ischitana prevede:
- Non pulire l'interno – le interiora si lasciano (danno sapore)
- Rosolatura in tegame con olio EVO e burro
- Alloro (2 foglie)
- Cottura lenta (20-30 minuti)
- Sfumare con vino bianco o marsala
- Servire con crostini su cui spalmare le interiora
È un piatto per veri intenditori – chi ama la selvaggina vera, dal sapore forte e deciso.
La Caccia Oggi
La caccia alla beccaccia è oggi molto regolamentata:
- Stagioni precise (novembre-gennaio)
- Numero limitato di capi
- Zone protette dove non si può cacciare
- Necessità di porto d'armi e licenza
È diventata una pratica di nicchia, praticata da cacciatori appassionati che la vivono quasi come un rito.
Ma per gli ischitani over 60, la caccia all'arcera resta un ricordo d'infanzia – quel padre o nonno che usciva all'alba con il cane, che tornava a mezzogiorno con l'uccello appeso alla cintura, che lo cucinava con orgoglio mentre raccontava l'impresa della cattura.
36 - 'A 'NDREZZATA (Corretta)
Il ballo sacro di Buonopane
'A 'Ndrezzata è il ballo tipico di Ischia, e più precisamente della frazione di Buonopane (comune di Barano d'Ischia).
Non è un ballo generico dell'isola - è patrimonio esclusivo di Buonopane, custodito gelosamente dagli abitanti di questa frazione e tramandato di generazione in generazione.
Buonopane: Il Custode della Tradizione
Buonopane (l'antica Murpano) è un piccolo casolare ischitano arroccato sulle colline di Barano. È qui - e solo qui - che 'a 'Ndrezzata è nata, è cresciuta, è stata preservata.
Gli abitanti di Buonopane sono gli unici depositari autentici di questa danza. Sono loro che la ballano durante:
- La Festa di San Giovanni Battista (24 giugno) - momento clou
- Eventi folkloristici speciali
- Celebrazioni importanti del paese
Le Origini Antichissime
Come racconta la leggenda (che ho già descritto), la 'Ndrezzata risale all'epoca dei Greci che abitarono Pithecusa.
La presenza delle spade richiama gli esercizi militari dei giovani soldati greci. I bastoni ("mazze") richiamano anche la tradizione ischitana di battere i tetti a volta delle case per compattarli.
La Leggenda delle Ninfe e di Apollo
[Mantengo la storia mitologica che avevo scritto - con Apollo, Coronide, Esculapio, la fonte Nitrodi, il fauno Ischis]
E le Ninfe, lasciando Ischia, vollero che la loro danza continuasse a vivere - e la donarono agli abitanti di Buonopane, non a tutta l'isola.
Come Si Balla
'A 'Ndrezzata è una danza marziale di gruppo:
- 8-12 ballerini (rigorosamente uomini nella versione tradizionale)
- Mazze di legno che vengono battute con ritmi precisi e complessi
- Movimenti coreografici sincronizzati che richiedono anni di pratica
- Canti corali in dialetto che accompagnano la danza
- Costumi tradizionali: camicia bianca, pantaloni scuri, fazzoletto rosso al collo
È una danza virile, energica, potente - un rito collettivo che ha il sapore dell'antico.
L'Identità di Buonopane
Per Buonopane, 'a 'Ndrezzata non è folklore turistico. È identità pura. È ciò che li distingue dal resto dell'isola. È la loro eredità più preziosa.
I buonopanesi la insegnano ai bambini fin da piccoli. Formano gruppi di danzatori che si allenano tutto l'anno. Custodiscono gelosamente i segreti dei passi, delle mazze, dei canti.
Dove Vederla
Se vuoi vedere 'a 'Ndrezzata autentica, devi andare a Buonopane il 24 giugno, per la Festa di San Giovanni Battista. Lì, nella piazzetta del paese, i danzatori si esibiscono in un rito che si ripete identico da secoli.
È un'esperienza magica e commovente - perché capisci che stai assistendo a qualcosa di vivo, vero, irriproducibile. Non è spettacolo, è preghiera laica. Non è turismo, è tradizione.
Il Patrimonio Immateriale
'A 'Ndrezzata di Buonopane è riconosciuta come patrimonio culturale immateriale della Campania. È una delle danze popolari più antiche d'Italia ancora praticate.
Ed è motivo di orgoglio immenso per i buonopanesi, che si sentono custodi di un tesoro che appartiene non solo a loro, ma all'umanità intera.
37 - E' CAPE E' PEZZA
Le suore del Castello Aragonese
E' cape e' pezza - le cappe e i veli - fa riferimento alle monache che vivevano nel Castello Aragonese e che negli anni hanno avuto un ruolo fondamentale nella storia di Ischia.
Nel Castello Aragonese c'era il Convento delle Clarisse (suore francescane di clausura) fondato nel 1575. Queste suore vissero nel convento per secoli, dedite a:
- Preghiera contemplativa
- Lavoro nei campi del castello
- Produzione di tessuti e ricami
- Assistenza spirituale
- Educazione delle fanciulle nobili
Le suore indossavano abiti religiosi caratteristici:
- 'A capa (la cappa) - il mantello/copricapo
- 'A pezza (il velo) - il velo che copriva il capo
Da qui l'espressione "e' cape e' pezza" per indicare le suore.
Il Ruolo Fondamentale
Le monache del Castello non erano solo figure spirituali. Erano:
1. Custodi della cultura Conservavano libri, manoscritti, saperi antichi. Molte erano colte e scrivevano.
2. Produttrici Coltivavano orti, producevano tessuti pregiati, creavano opere d'arte sacra che venivano vendute per sostenere il convento.
3. Educatrici Insegnavano a leggere e scrivere alle ragazze nobili che venivano affidate a loro.
4. Punto di riferimento spirituale La gente dell'isola saliva al Castello per chiedere preghiere, consigli, benedizioni.
Lo Sculatoio
Come abbiamo visto al numero 27, le suore avevano anche quella pratica macabra dello sculatoio - dove i corpi delle monache defunte venivano fatti "scolare" per prepararli alla sepoltura. Una pratica che oggi ci sembra orribile ma che per loro era profondamente spirituale.
La Chiusura
Il Convento delle Clarisse rimase attivo fino al 1810, quando fu soppresso durante l'occupazione francese di Gioacchino Murat. Le ultime suore furono trasferite altrove.
Oggi il convento è visitabile e conserva ancora le celle, la chiesa, il chiostro - testimonianze silenziose di quella vita monastica che per secoli ha abitato il Castello.
E' cape e' pezza è quindi un omaggio a queste donne che, pur vivendo in clausura, hanno lasciato un segno profondo nella storia di Ischia.
38 - MAZZE E PANELLE
Il proverbio dell'educazione
"Mazz' 'e panell fann e figli belli… ma… panell' senza mazz, fann e figli pazz!"
Traduzione: "Botte e dolci fanno i figli belli... ma dolci senza botte fanno i figli pazzi!"
È uno dei proverbi più famosi (e controversi) della cultura popolare del Sud Italia, Ischia inclusa.
Il Significato
Il proverbio sintetizza una filosofia educativa che era dominante fino a poche generazioni fa:
- I figli vanno educati con equilibrio tra severità e affetto
- Serve sia il bastone (disciplina, punizioni, rigore) che la carota (amore, premi, dolcezza)
- Troppa dolcezza senza disciplina produce figli viziati, capricciosi, ingestibili
Il Contesto Storico
Fino agli anni '70-'80, in Italia (e ancora di più al Sud) era normalissimo che i genitori sculacciassero i figli, che i maestri usassero la bacchetta, che l'educazione passasse anche attraverso le punizioni corporali.
Non era maltrattamento (almeno nella maggior parte dei casi) – era metodo educativo accettato, diffuso, tramandato.
Il proverbio riflette questa cultura: "Un po' di botte non hanno mai fatto male a nessuno, anzi, insegnano il rispetto".
Il Dibattito Moderno
Oggi questo proverbio fa discutere:
- C'è chi dice: "Io ho preso tante cinghiate da mio padre e sono cresciuto bene"
- C'è chi dice: "È un retaggio barbarico, oggi abbiamo metodi educativi migliori"
- C'è chi dice: "Uno schiaffo ogni tanto ci vuole, purché non sia violenza"
- C'è chi dice: "La violenza è sempre violenza, punto"
L'Interpretazione Simbolica
Oggi molti reinterpretano il proverbio in chiave non letterale:
- "Mazze" = fermezza, regole chiare, disciplina
- "Panelle" = affetto, incoraggiamento, dialogo
In quest'ottica, il proverbio dice semplicemente: "Servono sia regole che amore. Solo amore senza regole produce figli senza limiti."
Nella Tombola
Questo numero è perfetto per far partire discussioni a tavola durante le feste:
- I nonni che dicono: "Ai miei tempi funzionava!"
- I genitori che dicono: "Oggi è diverso"
- I giovani che dicono: "Ma stiamo scherzando?"
È uno di quei proverbi che divide le generazioni – e proprio per questo è affascinante da discutere.
39 - MUSEO DELLE TORTURE
Gli orrori del Castello Aragonese
Nel Castello Aragonese c'è un luogo che fa venire i brividi: il Museo delle Torture.
Qui sono custodite:
- Armi medievali (spade, alabarde, mazze ferrate)
- Armi del XIX secolo (fucili, pistole, sciabole)
- Attrezzi di tortura usati dal 1300 al 1850
- Strumenti di esecuzione capitale
Cosa Si Vede
Tra gli oggetti più impressionanti:
1. La Vergine di Norimberga Sarcofago di legno a forma di donna con chiodi all'interno. La vittima veniva chiusa dentro e i chiodi penetravano lentamente nel corpo.
2. La Ruota dello Squartamento Il condannato veniva legato a una ruota e le sue ossa venivano spezzate con mazze di ferro.
3. La Garrota Collare di ferro che strangolava lentamente la vittima.
4. La Pera Vaginale/Anale/Orale Strumento metallico a forma di pera che veniva inserito nelle cavità corporee e poi aperto, lacerando i tessuti interni.
5. La Sedia Inquisitoria Sedia ricoperta di punte acuminate su cui il condannato veniva fatto sedere.
6. Il Cavalletto La vittima veniva legata e stirata fino allo slogamento delle articolazioni.
Perché Visitarlo?
Non è voyeurismo morboso. È memoria storica.
Il Museo delle Torture ci ricorda:
- Quanto fosse brutale la giustizia prima dei diritti umani
- Come la tortura fosse considerata normale per estorcere confessioni
- Quanto fossimo capaci di crudeltà sistematica
- Perché le conquiste dei diritti civili sono preziose e vanno difese
Visitare il museo è inquietante – ma è anche un modo per capire da dove veniamo e quanto abbiamo ancora da fare per garantire dignità a ogni essere umano.
Il Castello Come Carcere
Il Castello Aragonese fu usato come prigione per secoli. Nelle sue celle passarono:
- Detenuti comuni
- Prigionieri politici
- Eretici condannati dall'Inquisizione
- Ribelli e rivoluzionari
Era un luogo di sofferenza e morte. E il Museo delle Torture lo documenta senza censure.
40 - 'A PAPOSCIA (La Sovrintendenza)
Il freno della burocrazia
"La paposcia, la sovrintendenza fin troppo lenta che non sblocca accesso, sviluppo e realizzazione di tante meraviglie presenti sull'isola."
'A paposcia – letteralmente "la ciabatta".
È un termine dispregiativo che gli ischitani usano per indicare la Sovrintendenza ai Beni Culturali – l'ente statale che deve autorizzare qualsiasi intervento su edifici storici, siti archeologici, zone vincolate.
Perché "Paposcia"?
La ciabatta è lenta, trascinata, senza energia. Si muove cigolando, senza fretta, senza urgenza.
Esattamente come (secondo gli ischitani) si muove la Sovrintendenza.
Il Problema
Ischia è piena di vincoli paesaggistici e culturali (giustamente, visto il patrimonio storico). Questo significa che per fare qualsiasi cosa serve l'autorizzazione della Sovrintendenza:
- Ristrutturare una casa antica
- Aprire un ristorante in un edificio storico
- Costruire una strada
- Installare pannelli solari
- Potare un albero in zona vincolata
Il problema è che queste autorizzazioni arrivano dopo mesi o anni. A volte non arrivano mai.
Le Conseguenze
Questa lentezza causa:
- Edifici storici che crollano perché non si può intervenire
- Progetti turistici bloccati per anni
- Imprenditori che rinunciano e vanno altrove
- Strade dissestate che non si possono rifare
- Frustrazione collettiva
Il Paradosso
La Sovrintendenza esiste per proteggere il patrimonio. E questo è sacrosanto.
Ma quando la protezione diventa paralisi, quando il rispetto della storia diventa impossibilità del futuro, allora c'è un problema.
Gli ischitani non vogliono distruggere il loro patrimonio. Vogliono valorizzarlo, restaurarlo, renderlo vivo. Ma per farlo serve che la burocrazia funzioni, che le autorizzazioni arrivino in tempi ragionevoli, che ci sia dialogo.
Il Numero della Tombola
Inserire "a paposcia" nella tombola è un grido di frustrazione collettivo.
È il modo degli ischitani di dire: "Basta! Vogliamo sviluppare l'isola rispettando la storia, ma non possiamo aspettare in eterno!"
È una protesta bonaria, fatta con ironia, ma che nasconde un problema serio: come conciliare tutela e sviluppo?
Una domanda che Ischia – e tutta l'Italia – ancora non ha risolto.
Perfetto! Continuo con i numeri dal 41 al 50! 🎲
41 - E' CURTIELL A MAR
I coltelli a mare di San Giovanni
"Non fatevi il bagno il 24 giugno! La leggenda dice che a San Giovanni ci sono i coltelli a mare e non bisogna assolutamente fare il bagno!"
E' curtiell a mar - i coltelli a mare - è una delle superstizioni più radicate della tradizione ischitana (e più in generale napoletana/campana).
La Credenza
Il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista (giorno del solstizio d'estate), il mare è pericoloso. Nelle sue acque ci sono coltelli invisibili che possono tagliare, ferire, uccidere chi si bagna.
Non è una metafora. La credenza popolare dice letteralmente che il mare è pieno di lame affilate che galleggiano sott'acqua.
Perché Proprio San Giovanni?
La notte tra il 23 e il 24 giugno è considerata una notte magica - la notte più corta dell'anno, il solstizio d'estate, quando:
- Le forze della natura sono al massimo della potenza
- Il confine tra mondo reale e soprannaturale si assottiglia
- Accadono fenomeni strani, inspiegabili
- Le streghe volano
- Le erbe medicinali raccolgono la loro massima energia
In questa notte di magia e pericolo, anche il mare si trasforma - diventa ostile, pericoloso, pieno di insidie.
Le Spiegazioni Razionali
Ovviamente "i coltelli" non esistono davvero. Ma la superstizione ha radici concrete:
1. Correnti pericolose Il 24 giugno il mare può avere correnti anomale dovute ai cambiamenti di temperatura e ai venti estivi. Bagnarsi può essere effettivamente pericoloso.
2. Meduse In questo periodo dell'anno le meduse sono numerose. I loro tentacoli "tagliano" la pelle con bruciore intenso - come fossero coltelli.
3. Controllo sociale Era un modo per tenere le persone a casa durante una festa religiosa importante. "Non andare al mare, resta a pregare San Giovanni."
4. Paura ancestrale Il mare è sempre stato visto con rispetto e timore. Questa credenza rafforzava l'idea che il mare va rispettato, non sottovalutato.
La Tradizione Oggi
Ancora oggi, molti ischitani (soprattutto anziani) non si bagnano il 24 giugno. Anche chi non crede davvero alla superstizione, evita per scaramanzia.
Le nonne avvertono i nipoti: "Uagliò, oggi è San Giovanni, nun te fà 'u bagno ca stanno 'e curtiell a mar!" (Ragazzo, oggi è San Giovanni, non fare il bagno che ci sono i coltelli a mare!)
E molti obbediscono - non per paura delle lame invisibili, ma per rispetto della tradizione, per non tentare la sorte, per quel senso di reverenza verso le credenze degli antenati.
San Giovanni a Buonopane
Ironicamente, il 24 giugno è anche il giorno della Festa di San Giovanni Battista a Buonopane - dove si balla 'a 'Ndrezzata.
Quindi mentre in spiaggia nessuno si bagna per paura dei coltelli, a Buonopane c'è festa grande con balli, canti, processioni, celebrazioni.
È il giorno più importante dell'anno per i buonopanesi - perché San Giovanni è il loro santo patrono.
Il Fascino della Superstizione
"E' curtiell a mar" è una di quelle credenze che definiscono l'identità di un popolo.
Non importa se è vera o falsa. Importa che tutti la conoscono, che viene tramandata di generazione in generazione, che ancora oggi influenza comportamenti.
È parte del folklore vivo - quella cultura popolare che non sta nei musei ma nelle abitudini quotidiane delle persone.
E quando esce questo numero alla tombola, scatta sempre lo stesso rituale:
- Il nonno dice: "Ancora oggi nun me bagno 'u 24 giugno!"
- Il padre dice: "Ma dai papà, sono superstizioni..."
- Il nipote ride: "Nonno ma davvero ci credi?"
- E il nonno risponde: "No... ma nun se sape mai!" (No... ma non si sa mai!)
42 - 'U CAFFÈ 'E EMIDDIO
Il bar leggendario
"Il mitico Emiddio Calise e il suo storico caffè, gustato negli anni da cantanti, attori e artisti di ogni genere..."
'U caffè 'e Emiddio - il bar di Emiddio - è una leggenda di Ischia.
Chi Era Emiddio Calise?
Emiddio Calise era il proprietario dello storico Bar Calise, uno dei locali più famosi e frequentati di Ischia Porto.
Non era solo un barista. Era un personaggio - carismatico, elegante, affabile, con la battuta sempre pronta e l'accoglienza calda.
Il suo bar divenne negli anni '50-'60-'70 (l'età d'oro del turismo ischitano) il punto di ritrovo di:
- Attori e attrici di fama internazionale
- Cantanti e musicisti
- Registi e sceneggiatori
- Intellettuali e scrittori
- Aristocratici e nobili
- E ovviamente gli ischitani doc
Il Caffè Leggendario
Il caffè di Emiddio era famoso in tutta Italia. Non era un caffè qualunque - era:
- Cremoso (la crema perfetta, densa, vellutata)
- Aromatico (miscela segreta, tostatura perfetta)
- Servito con classe (tazzina calda, bicchiere d'acqua, sorriso incluso)
- Un rito (berlo significava far parte di qualcosa di speciale)
Attori che giravano film a Ischia pretendevano che il caffè venisse dal bar di Emiddio. Personaggi famosi in visita sull'isola avevano come prima tappa obbligatoria: il caffè da Emiddio.
Il Salotto di Ischia
Il Bar Calise era il salotto buono dell'isola. Non era solo un bar - era:
- Luogo di incontri e affari
- Punto di scambio di gossip e notizie
- Palcoscenico dove vedere ed essere visti
- Angolo di dolce vita mediterranea
Emiddio conosceva tutti e tutti conoscevano lui. Sapeva intrattenere i clienti, farli sentire speciali, creare quell'atmosfera magica che trasformava una semplice pausa caffè in un momento memorabile.
Le Celebrità
Al bar di Emiddio passarono:
- Sophia Loren (che adorava Ischia)
- Liz Taylor (cliente abituale durante i soggiorni al Regina Isabella)
- Attori del cinema italiano degli anni d'oro
- Cantanti napoletani e internazionali
- Registi hollywoodiani in vacanza
- Aristocratici europei
E accanto a loro, gli ischitani comuni - perché Emiddio non faceva distinzioni. Il bar era di tutti, ricchi e poveri, famosi e sconosciuti.
L'Eredità
Oggi il Bar Calise esiste ancora (gestito dalla famiglia) e continua a essere un punto di riferimento a Ischia Porto.
Ma quando gli ischitani parlano di "'u caffè 'e Emiddio", non parlano solo del bar fisico. Parlano di un'epoca - quella Ischia glamour, mondana, dolce vita, quando l'isola era meta delle star internazionali.
Parlano di quando il caffè era un rito sociale, non una pausa veloce. Di quando ci si sedeva al bar per ore, a chiacchierare, guardare la gente passare, sentirsi parte di una comunità.
Il Numero della Tombola
Inserire "u caffè 'e Emiddio" nella tombola è un omaggio nostalgico a quell'Ischia che non c'è più.
È il ricordo di quando il bar era il cuore pulsante della vita sociale. Di quando una tazzina di caffè valeva più di qualsiasi aperitivo moderno. Di quando Emiddio ti accoglieva con quel sorriso che ti faceva sentire a casa.
È la memoria di un tempo più lento, più umano, più autentico.
E quando esce questo numero, gli anziani sorridono nostalgici e sussurrano: "Ah, 'u caffè 'e Emiddio... chillo sì ca era cafè!" (Ah, il caffè di Emiddio... quello sì che era caffè!)
43 - 'E BALCONI D' 'E BORGHI
Le sentinelle dei vicoli
"I balconi dei borghi ischitani, il borgo di Sant'Angelo, di Lacco Ameno, di Forio d'Ischia, il borgo di Ischia Ponte e tanti altri borghi abitati da mamme e nonne che affacciate ai balconi sono più efficaci delle telecamere di sicurezza, sempre pronte a scrutare le novità e gli inciuci migliori."
'E balconi d' 'e borghi - i balconi dei borghi - sono un'istituzione sociale di Ischia.
Il Sistema di Sorveglianza Perfetto
Dimentica telecamere, allarmi, vigilanza privata. A Ischia il sistema di sicurezza più efficace è composto da:
- Mamme affacciate ai balconi (turno mattutino 8:00-13:00)
- Nonne affacciate ai balconi (turno pomeridiano 15:00-20:00)
- Comari affacciate ai balconi (turno serale 20:00-23:00)
Copertura 24/7 garantita. Nessun movimento sfugge.
Cosa Vedono
Le signore ai balconi vedono tutto:
- Chi passa per strada e a che ora
- Con chi passa (e se è la persona giusta o sbagliata)
- Dove va (e se è un posto rispettabile)
- Come è vestito (e se è adeguato)
- Chi esce da quale casa (e perché)
- Chi entra in quale negozio (e cosa compra)
- Chi litiga con chi (e per quale motivo)
- Chi bacia chi (e se è lecito o no)
La Rete di Comunicazione
Le signore ai balconi non lavorano in isolamento. Sono una rete interconnessa:
Balcone A: "Carmè, hai visto Luisa che passava con un tipo strano?" Balcone B: "Sì, l'ho visto pure io! E sai chi era? Il figlio di quella di Forio!" Balcone C: "Ma quello non stava con la cugina di Maria?" Balcone D: "Eh sì, ma pare che hanno litigato..."
In 10 minuti, l'informazione ha fatto il giro del borgo. In un'ora, tutta Ischia sa.
I Borghi Storici
Questa tradizione è particolarmente viva nei borghi storici:
1. Sant'Angelo Borgo di pescatori arroccato sulla punta sud. Vicoletti stretti, case una sopra l'altra, balconi che si affacciano sulle stradine. Le signore si conoscono tutte da generazioni. Nulla passa inosservato.
2. Ischia Ponte Il borgo antico che porta al Castello Aragonese. Vicoli medievali, balconi fioriti, atmosfera da film neorealista. Le nonne sono le custodi della memoria storica del quartiere.
3. Forio Centro Vicoletti del centro storico, case colorate, balconi da cui pendono piante di basilico e pomodorini. Le signore chiacchierano da balcone a balcone mentre piegano il bucato.
4. Lacco Ameno Borgo marinaro più raccolto, balconi che guardano il Fungo. Atmosfera intima, tutti si conoscono, le signore sanno tutto di tutti.
Il Gossip come Arte
Per le signore ai balconi, il gossip non è pettegolezzo volgare. È:
- Informazione comunitaria (sapere cosa succede nel quartiere)
- Controllo sociale (chi si comporta male viene notato)
- Intrattenimento (nelle giornate lunghe, è il passatempo principale)
- Potere (chi sa di più, comanda di più)
La Funzione Sociale
Ma oltre al gossip, i balconi hanno anche funzioni positive:
1. Sicurezza reale Se un anziano sta male, se un bambino si perde, se c'è un ladro in giro - le signore ai balconi lo vedono subito e danno l'allarme.
2. Solidarietà "Carmela, scendi che ti do un po' di melanzane dall'orto!" "Signora Anna, suo nipote sta piangendo per strada!" "Maria, tua madre ti cerca!"
3. Compagnia Per molte anziane sole, il balcone è l'unico modo di socializzare - di sentirsi parte della comunità, di non sentirsi isolate.
4. Tradizione orale Dai balconi si tramandano storie, ricordi, tradizioni - le signore raccontano come era il borgo una volta, chi abitava in quella casa, cosa successe quell'anno.
L'Ironia della Tombola
Inserire "e balconi d' 'e borghi" nella tombola è un omaggio ironico e affettuoso a queste signore.
Sì, sono ficcanaso. Sì, spettegolano. Sì, sanno tutto di tutti.
Ma sono anche l'anima dei borghi - quelle presenze costanti, rassicuranti, che danno vita ai vicoli, che mantengono vivo il senso di comunità, che ricordano che un borgo non è solo case di pietra ma persone che si conoscono, si parlano, si aiutano (e sì, si spettegolano).
E quando questo numero esce alla tombola, tutti ridono riconoscendosi:
- "Ma sta parlando di mia madre!"
- "Mia nonna passa tutto il giorno al balcone!"
- "Da me stanno tre signore fisse, sempre lì!"
È un pezzo di cultura popolare che resiste - nonostante televisione, internet, climatizzatori (che hanno chiuso molti balconi).
Perché finché ci saranno borghi a Ischia, ci saranno signore ai balconi.
Più efficaci delle telecamere. Garanzia.
44 - TORRE DEL MOLINO
Dal carcere alla cultura
"Torre del Molino, stupenda struttura situata in via Champault, località Mandra, costruita alla fine del XVIII secolo con lo scopo di essere un Carcere Mandamentale. Oggi non esiste più il carcere e la struttura è stata trasformata in una sede di mostre temporanee."
Torre del Molino è un esempio perfetto di come Ischia sa trasformare il passato in futuro.
La Storia
Costruita alla fine del XVIII secolo (1700) nella località Mandra (zona collinare di Ischia), la Torre del Molino nacque come Carcere Mandamentale - una prigione locale che serviva tutto il territorio.
Il nome "del Molino" deriva probabilmente da un antico mulino che esisteva nelle vicinanze.
Il Carcere
Per oltre un secolo, la Torre funzionò come prigione:
- Deteneva criminali comuni (ladri, truffatori, violenti)
- Ospitava prigionieri politici (durante le varie dominazioni)
- Fungeva da centro di detenzione preventiva (in attesa di processo)
- Era gestita dalle autorità borboniche prima, sabaude poi
Le celle erano piccole, buie, umide. Le condizioni durissime. La Torre era temuta - finirci dentro significava sofferenza.
La Chiusura
Nel corso del tempo, il carcere divenne inadeguato:
- Troppo piccolo per il numero di detenuti
- Condizioni igieniche pessime
- Mancanza di servizi moderni
Fu quindi chiuso e la struttura rimase abbandonata per anni - un rudere dimenticato, simbolo di un passato oscuro.
La Rinascita
Negli ultimi decenni, la Torre del Molino è stata restaurata e trasformata in spazio culturale:
- Mostre d'arte temporanee (pittura, scultura, fotografia)
- Esposizioni su temi storici e culturali
- Eventi letterari e musicali
- Centro congressi per conferenze
Da luogo di prigionia e dolore, è diventata luogo di bellezza e libertà.
L'Architettura
La Torre conserva la sua struttura originale:
- Mura massicce in pietra tufacea
- Finestre strette (ex feritoie)
- Volta a botte
- Portone massiccio
- Atmosfera austera ma affascinante
Il restauro ha rispettato l'originale, aggiungendo solo i comfort moderni necessari (illuminazione, climatizzazione, accessibilità).
Le Mostre
Oggi la Torre del Molino ospita mostre di qualità:
- Artisti contemporanei ischitani e internazionali
- Retrospettive storiche sulla cultura dell'isola
- Fotografia d'autore
- Installazioni artistiche
È diventata un punto di riferimento culturale - un luogo dove l'arte incontra la storia, dove il passato dialoga col presente.
Il Simbolo
La Torre del Molino è simbolo di redenzione.
Racconta che i luoghi possono cambiare destino - che ciò che era prigione può diventare libertà, che ciò che era buio può diventare luce.
È la storia di Ischia stessa - un'isola che ha saputo trasformare terremoti in resilienza, povertà in ricchezza, isolamento in apertura al mondo.
Come Visitarla
La Torre del Molino si trova in via Champault, località Mandra - una zona tranquilla e verde di Ischia.
È aperta durante le mostre temporanee. L'ingresso è spesso gratuito o a offerta libera.
Visitarla significa:
- Ammirare opere d'arte in un contesto storico unico
- Camminare dove una volta c'erano prigionieri
- Respirare un'atmosfera carica di memorie e suggestioni
- Capire come la cultura possa redimere gli spazi e restituirli alla comunità
45 - 'O VIN E CAS
La terra del vino
"'O vin e cas, già nell'antichità tra le prime dimore presenti sull'isola, si produceva il vino. La terra ricca di minerali, il vento di mare e la maestria de contadini hanno prodotto da sempre vini famosi in tutta Italia."
'O vin e cas - il vino e le case - esprime un concetto profondo: fin dall'antichità, tra le prime cose che si costruivano sull'isola c'erano le case e subito accanto le vigne.
Ischia: Isola del Vino
Ischia è terra di vino da millenni:
- I Greci (VIII sec a.C.) piantarono le prime viti a Pithecusa
- I Romani esportavano il vino ischitano in tutto l'Impero
- Nel Medioevo i vini di Ischia erano famosi fino in Francia
- Nel Rinascimento nobili e papi li richiedevano
- Oggi Ischia produce vini DOC riconosciuti internazionalmente
Perché il Vino Ischitano è Speciale?
1. La terra vulcanica Il suolo di Ischia è ricchissimo di minerali derivati dall'attività vulcanica:
- Potassio
- Ferro
- Magnesio
- Silicio
Questi minerali danno ai vini una mineralità unica - un sapore leggermente salino, fresco, distintivo.
2. Il vento di mare Le vigne sono esposte alla brezza marina che:
- Rinfresca i grappoli durante il giorno
- Previene malattie fungine
- Conferisce sentori salmastri al vino
3. I terrazzamenti Ischia è montagna sul mare. Per coltivare, i contadini hanno costruito parracine (terrazzamenti in pietra) che:
- Trattengono il calore del sole
- Drenano l'acqua perfettamente
- Creano microclimi ideali
4. La maestria contadina Generazioni di viticoltori hanno tramandato saperi antichissimi:
- Come potare
- Quando vendemmiare
- Come vinificare
- Come conservare
I Vitigni Autoctoni
Ischia ha vitigni unici al mondo:
BIANCOLELLA Il più famoso. Uva bianca che produce vini:
- Freschi e minerali
- Profumati (fiori bianchi, agrumi)
- Perfetti con il pesce
FORASTERA Altro grande bianco ischitano:
- Più strutturato della Biancolella
- Note fruttate (pesca, albicocca)
- Ideale con primi di mare
PER' 'E PALUMMO (Piedirosso) Il rosso di Ischia:
- Fruttato (ciliegia, prugna)
- Leggermente tannico
- Perfetto con coniglio e carni
Le Cantine Storiche
Ischia ha cantine centenarie:
Casa D'Ambra Fondata nel 1888, la più antica. Produce vini DOC di altissima qualità. Pioniera della viticoltura moderna ischitana.
Pietratorcia Cantina boutique che produce vini biodinamici in piccole quantità. Qualità eccelsa.
Tommasone Cantina storica di Serrara Fontana. Vini autentici, territorio puro.
Antonio Mazzella Forio. Cantina artigianale, vini tradizionali.
E poi centinaia di piccoli produttori - contadini che ancora oggi producono il loro vino per famiglia, amici, taverne locali.
Il Vino come Identità
Per l'ischitano, il vino non è solo bevanda. È:
- Identità (fare vino significa essere ischitano)
- Tradizione (si tramanda di padre in figlio)
- Orgoglio (i nostri vini competono coi migliori d'Italia)
- Sacralità (la vendemmia è rito collettivo)
Ogni famiglia contadina ha la sua vigna, fa il suo vino, lo beve alla propria tavola con orgoglio.
La Vendemmia
La vendemmia a Ischia è festa:
- Fine settembre / inizio ottobre
- Tutta la famiglia nei vigneti
- Si raccolgono i grappoli a mano
- Si portano in cantina
- Si pigiano (ancora oggi spesso coi piedi!)
- Si festeggia con pranzi pantagruelici
È il momento in cui l'anno agricolo si chiude e la terra restituisce i suoi frutti. È gioia pura.
'O Vin e Cas nella Tombola
Questo numero celebra il legame inscindibile tra casa e vino, tra abitare e coltivare, tra vivere e fare vino.
Dice che fin dall'inizio, gli ischitani hanno capito che senza vino non c'è casa, non c'è famiglia, non c'è comunità.
Il vino è condivisione. È convivialità. È celebrazione. È vita.
E quando esce questo numero, si brinda. Sempre.
46 - 'U LUSSO D' 'U REGINA ISABELLA
L'albergo delle regine
"Il lusso del Regina Isabella. Elegante, storico, decisamente meraviglioso: è l'albergo più famoso dell'isola, adorato da Sophia Loren, Liz Taylor e tante altre regine di bellezza."
'U Regina Isabella non è solo un hotel. È la leggenda di Ischia.
La Storia
Il Regina Isabella fu inaugurato nel 1950, nel pieno boom del turismo termale e mondano di Ischia.
Prende il nome dalla Regina Isabella di Spagna (Isabella II di Castiglia), in un'epoca in cui Ischia voleva attrarre l'aristocrazia europea.
Fin dall'inizio fu concepito come hotel di lusso assoluto - 5 stelle superior, servizi impeccabili, atmosfera da sogno.
La Location
Si trova a Lacco Ameno, affacciato sulla Baia di San Montano - una delle più belle di Ischia:
- Acqua cristallina
- Sabbia dorata
- Vista sul Fungo (lo scoglio simbolo di Lacco Ameno)
- Tramonti spettacolari
La posizione è da cartolina - impossibile non innamorarsene.
Le Celebrità
Negli anni '50-'60-'70 (l'età d'oro), il Regina Isabella ospitò le più grandi star internazionali:
SOPHIA LOREN Assidua frequentatrice. Amava Ischia e il Regina Isabella era la sua casa sull'isola. Qui trascorreva vacanze, si rilassava alle terme, riceveva amici e colleghi.
LIZ TAYLOR La diva di Hollywood adorava il Regina Isabella. Qui cercava pace lontano dai paparazzi (ma spesso la trovavano lo stesso!).
RICHARD BURTON Spesso al Regina Isabella con Liz Taylor. Coppia tempestosa e glamour.
CHARLIE CHAPLIN Il genio del cinema muto soggiornò al Regina Isabella.
MARIA CALLAS La divina della lirica scelse il Regina Isabella per le sue vacanze.
E poi: attori, registi, cantanti, aristocratici, politici, industriali.
Il Lusso
Cosa rendeva (e rende) il Regina Isabella speciale?
1. Le Camere Suite ampie, eleganti, vista mare mozzafiato. Arredamento raffinato. Ogni comfort immaginabile.
2. Il Ristorante Cucina di altissimo livello. Chef stellati. Piatti gourmet che esaltano i sapori ischitani. Servizio impeccabile.
3. Le Terme Il Regina Isabella ha terme interne:
- Piscine termali
- Trattamenti benessere
- Fanghi e massaggi
- Centro estetico d'avanguardia
4. La Spiaggia Privata Accesso diretto alla spiaggia. Ombrelloni riservati. Servizio ai lettini. Totale privacy.
5. Il Servizio Personale formato, discreto, attento. Ti fanno sentire un re (o una regina).
6. L'Atmosfera Eleganza senza ostentazione. Lusso sobrio. Charme senza tempo.
L'Epoca d'Oro
Gli anni '50-'70 furono magici per il Regina Isabella:
- Feste mondane in piscina
- Cene di gala con centinaia di invitati
- Matrimoni da favola
- Incontri segreti tra star
- Paparazzi appostati fuori
- Gossip internazionale
Il Regina Isabella era il posto dove accadevano cose. Dove nascevano amori, si firmavano contratti, si decidevano destini.
Era la dolce vita ischitana - champagne, caviale, bellezza, lusso, spensieratezza.
Il Declino e la Rinascita
Come tutta Ischia, anche il Regina Isabella attraversò momenti difficili quando il turismo cambiò:
- Meno star, più turismo di massa
- Concorrenza di destinazioni esotiche
- Necessità di rinnovamento
Ma l'hotel ha saputo reinventarsi:
- Ristrutturazioni moderne mantenendo il charme storico
- SPA all'avanguardia
- Eventi culturali di qualità
- Target internazionale selezionato
Oggi il Regina Isabella è tornato a essere simbolo di eccellenza - meta di viaggiatori raffinati che cercano lusso autentico, non apparente.
Il Sogno Ischitano
Per ogni ischitano, il Regina Isabella rappresenta il sogno:
- Il lusso che Ischia può offrire
- L'eleganza che l'isola possiede
- La storia glamour che ci appartiene
Anche chi non ci ha mai messo piede (la maggior parte degli ischitani) lo guarda con orgoglio - perché quel palazzo bianco affacciato sul mare racconta al mondo che Ischia è bellezza, è classe, è qualità.
Il Numero della Tombola
Inserire "u lusso d' 'u Regina Isabella" nella tombola è un omaggio a quella Ischia da sogno, a quell'epoca irripetibile, a quel lusso mediterraneo che non ha bisogno di ostentazione per brillare.
E quando esce questo numero, tutti sorridono pensando: "Un giorno, una notte al Regina Isabella... magari!"
47 - GIORGIO BUCHNER
L'archeologo tedesco innamorato di Ischia
"Giorgio Buchner, l'archeologo tedesco ischitano d'adozione, studiò per anni il popolamento preistorico dell'isola d'Ischia e fu lui a scoprire la mitica Coppa di Nestore."
Giorgio Buchner (1914-2005) è il padre dell'archeologia ischitana.
Tedesco di nascita, ischitano di cuore e adozione.
Chi Era
Giorgio Buchner (Georg Buchner) nacque a Berlino nel 1914. Si laureò in archeologia classica e negli anni '30-'40 si specializzò in archeologia greca.
Nel 1952 arrivò a Ischia per fare ricerche. E non se ne andò più (o meglio, ci tornò sempre).
La Scoperta di Pithecusa
Buchner dedicò tutta la vita allo studio dell'antica Pithecusa - la colonia greca fondata a Ischia nell'VIII secolo a.C.
Prima dei suoi scavi, si sapeva poco:
- Che i Greci erano stati a Ischia
- Che c'era stata una città antica
- Ma nessuno aveva mai scavato seriamente
Buchner cambiò tutto. Condusse scavi sistematici nella zona di Monte Vico (Lacco Ameno) e portò alla luce:
- La necropoli di Pithecusa (centinaia di tombe greche)
- Resti di abitazioni
- Ceramiche greche, etrusche, fenicie
- Oggetti di uso quotidiano
- E la Coppa di Nestore
La Coppa di Nestore
1954. Buchner scopre nella tomba 168 della necropoli un oggetto destinato a diventare leggendario.
Una coppa da vino (kotyle) di ceramica, datata 730 a.C. circa.
Sulla coppa c'è un'iscrizione in alfabeto greco - la più antica iscrizione alfabetica greca trovata nel Mediterraneo occidentale.
L'iscrizione dice (tradotto):
"Io sono la coppa di Nestore, buona da bere. Chi berrà da questa coppa, subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona."
È un riferimento all'Iliade di Omero (la coppa d'oro di Nestore) con un twist erotico scherzoso.
Questa coppa dimostrò che:
- Gli abitanti di Pithecusa conoscevano Omero (VIII sec a.C.!)
- Sapevano scrivere in greco
- Avevano un senso dell'umorismo raffinato
- La cultura greca era già pienamente sviluppata così presto
Fu una scoperta epocale per l'archeologia mondiale.
L'Amore per Ischia
Buchner non fu un archeologo distaccato che veniva, scavava, se ne andava.
Fu un uomo che si innamorò di Ischia:
- Imparò il dialetto
- Fece amicizia con gli ischitani
- Sposò un'ischitana (Maria)
- Visse a Lacco Ameno per decenni
- Divenne parte della comunità
Gli ischitani lo chiamavano affettuosamente "'u professore tedesco" - con rispetto e affetto.
Il Museo di Villa Arbusto
Buchner fu determinante nella creazione del Museo Archeologico di Pithecusa presso Villa Arbusto a Lacco Ameno.
Qui sono conservati:
- La Coppa di Nestore (gioiello del museo)
- Centinaia di reperti dagli scavi di Pithecusa
- Ceramiche, armi, gioielli
- Ricostruzioni della vita quotidiana greca
Il museo è dedicato a Buchner - senza di lui non esisterebbe.
L'Eredità
Buchner lasciò a Ischia un'eredità immensa:
1. Conoscenza Grazie ai suoi studi, sappiamo che Pithecusa fu la prima colonia greca in Occidente - più antica di Cuma, più antica di Siracusa.
2. Identità Gli ischitani scoprirono di avere radici greche millenarie - non erano solo un'isola di pescatori e contadini, erano eredi di una grande civiltà.
3. Turismo culturale Il Museo Archeologico attira studiosi e appassionati da tutto il mondo.
4. Orgoglio Sapere che sulla tua isola c'è la più antica iscrizione greca del Mediterraneo occidentale riempie di orgoglio.
La Morte
Buchner morì nel 2005 a 91 anni. Fino all'ultimo continuò a studiare, scrivere, amare Ischia.
Fu sepolto nel cimitero di Lacco Ameno - ischitano fino alla fine.
Il Numero della Tombola
Inserire "Giorgio Buchner" nella tombola è un omaggio riconoscente:
- A un uomo che dedicò la vita a Ischia
- A uno studioso che restituì a Ischia il suo passato glorioso
- A un tedesco che divenne più ischitano degli ischitani
È il riconoscimento che l'identità non è sangue - è amore, è scelta, è appartenenza.
Buchner scelse Ischia. E Ischia scelse lui.
Per sempre.
48 - 'U MUORTO CA PARLA
L'acqua miracolosa dei Nitrodi
"Il morto che parla, l'acqua miracolosa dei Nitrodi, già gli antichi ne scoprirono le capacità curative e da secoli milioni di turisti l'hanno utilizzata per curare svariati problemi di salute. Un'acqua quasi magica, l'unica capace quasi di far parlare i morti!"
'U muorto ca parla - il morto che parla - è l'espressione più colorita per indicare le acque miracolose della Sorgente dei Nitrodi.
La Sorgente dei Nitrodi
Si trova a Barano d'Ischia, nella frazione di Buonopane, lungo la strada che porta ai Maronti.
È una sorgente naturale di acqua termale che sgorga dalla roccia vulcanica a una temperatura di circa 28-30°C.
Le Proprietà Curative
L'acqua dei Nitrodi è riconosciuta a livello scientifico come acqua minerale termale con proprietà curative eccezionali:
1. Composizione chimica
- Acqua oligominerale
- Bicarbonato-alcalina
- Sodica
- Sulfurea leggera
2. Uso esterno (bagni, impacchi) Cura:
- Malattie della pelle (eczemi, psoriasi, dermatiti, acne)
- Ustioni e cicatrici
- Ferite che faticano a guarire
- Invecchiamento cutaneo (proprietà antiossidanti)
3. Uso interno (da bere) Cura:
- Problemi digestivi (gastrite, reflusso, ulcera)
- Calcoli renali (l'acqua aiuta a scioglierli ed espellerli)
- Problemi al fegato
- Cistiti e infezioni urinarie
- Disintossicazione generale
La Storia Antica
Le proprietà curative dei Nitrodi erano note già ai Greci e ai Romani:
1. I Greci (VIII-VI sec a.C.) Consacrarono la sorgente alle Ninfe Nitrodes - divinità delle acque curative.
Costruirono un tempietto accanto alla fonte dove lasciavano ex-voto e offerte.
2. I Romani (I-IV sec d.C.) Usavano l'acqua dei Nitrodi per:
- Curare i soldati feriti
- Trattare malattie della pelle
- Bagni terapeutici
Nel I secolo d.C. fu eretta una lapide votiva (ancora conservata al Museo Archeologico di Napoli) che recita:
*"Alle Ninfe Nitrodi, Apollo Medico, Igea. La nostra acqua è benefica per:
- stomaco
- calcoli
- ferite"*
Perché "Il Morto che Parla"?
L'espressione "'u muorto ca parla" nasce dall'osservazione che quest'acqua ha poteri quasi miracolosi:
- Persone gravemente malate che guariscono
- Ferite incurabili che si rimarginano
- Dolori insopportabili che scompaiono
È come se l'acqua fosse così potente da "far risuscitare i morti" - o almeno far parlare chi sembrava spacciato!
È un'iperbole affettuosa e meravigliata - il riconoscimento popolare di qualcosa che funziona davvero, oltre ogni aspettativa.
Come Si Usa
1. Il Parco delle Ninfe Nitrodi Oggi la sorgente è gestita come parco termale:
- Fontane da cui sgorga l'acqua (puoi berla gratuitamente)
- Piscine termali per bagni
- Idromassaggi
- Area relax
- Bar e servizi
Ingresso: 12-15€ per la giornata
2. Bere l'acqua Molti ischitani (e turisti informati) vanno ai Nitrodi semplicemente per riempire bottiglie e bere l'acqua a casa.
Si consiglia di berla:
- A digiuno la mattina (1-2 bicchieri)
- Durante il giorno (almeno 1 litro)
- Per cicli di 2-3 settimane
3. Bagni e impacchi Per problemi cutanei, si fanno:
- Bagni di 20-30 minuti
- Impacchi sulle zone affette
- Lavaggi frequenti
Le Testimonianze
Chi ha usato l'acqua dei Nitrodi racconta guarigioni impressionanti:
- Psoriasi scomparsa dopo anni di sofferenza
- Calcoli renali espulsi senza dolore
- Gastriti croniche risolte
- Cicatrici attenuate
- Pelle ringiovanita
Ovviamente non è magia - è chimica. Ma la concentrazione perfetta di minerali in quest'acqua la rende davvero speciale.
La Leggenda
Secondo la leggenda (che abbiamo visto al numero 36), la sorgente fu benedetta da Apollo che le conferì proprietà di bellezza e guarigione.
Poi Esculapio (dio della medicina) per vendetta mescolò erbe che resero litigiosi chi beveva l'acqua.
Ma le proprietà curative rimasero - e sono quelle che contano!
Il Numero della Tombola
Inserire "'u muorto ca parla" è un omaggio scherzoso ma sincero all'acqua miracolosa dei Nitrodi.
È il riconoscimento che Ischia ha tesori naturali - non solo mare e sole, ma anche acque termali che curano davvero.
E quando esce questo numero, qualcuno alla tavola dice sempre: "Aggio bebuto chell'acqua e m'è passato 'u mal 'e panza!" (Ho bevuto quell'acqua e mi è passato il mal di pancia!)
Funziona. Davvero.
49 - 'A Picciocca
e' piciocca = i ragazzi/gli ammiratori
Nota dialettale importante: A Ischia si dice piciocca (non "piciocche" come a Napoli). Anche se Ischia è vicina a Napoli, il dialetto ischitano ha le sue specificità e alcune parole si dicono in modo diverso. "Piciocca" ne è un esempio perfetto di questa distinzione.
50 - 'U PANE 'E BOCCIA
Il panino leggendario
"Il pane di Boccia, chi se lo mangia il panino di Boccia con la mortadella alzi la mano!"
'U pane 'e Boccia - il pane di Boccia - è leggenda pura.
Chi È Boccia?
Boccia è/era (a seconda che sia ancora attivo) un panificio/rosticceria storico di Ischia che produceva il pane più buono dell'isola.
Non era un pane qualunque. Era IL pane - quello che tutti cercavano, che valeva la fila, che non aveva eguali.
Il Panino con la Mortadella
Il panino di Boccia con la mortadella è entrato nella mitologia popolare ischitana:
Perché era speciale?
1. Il pane
- Fragrante, croccante fuori, morbido dentro
- Cotto alla perfezione
- Profumo inconfondibile
- Fresco sfornato più volte al giorno
2. La mortadella
- Affettata al momento
- Spessa quanto basta
- Qualità eccelsa
- Abbondante (non si lesinava)
3. La semplicità Niente fronzoli. Solo:
- Pane
- Mortadella
- (Al massimo un filo d'olio)
Ma era perfetto.
Il Rituale
Mangiare il panino di Boccia era un rito:
1. La fila Bisognava fare la fila. Sempre. A qualunque ora. Ma ne valeva la pena.
2. L'ordinazione "Damme nu panino cu 'a mortadella!" (Dammi un panino con la mortadella!)
3. Il primo morso Il momento magico. Il pane croccante che scrocchia, la mortadella morbida che si scioglie, il sapore che esplode.
4. La felicità Un panino così semplice non dovrebbe dare tanta gioia. Eppure la dava.
Quando Si Mangiava
Il panino di Boccia si mangiava:
- Dopo la spiaggia (fame post-mare, il panino era il paradiso)
- Durante la passeggiata sul corso
- Come merenda per i bambini
- Come spuntino per chi lavorava
- Come comfort food quando serviva consolarsi
Era il fast food ischitano - ma fatto bene, con amore, con qualità.
La Memoria Collettiva
Oggi tutti gli ischitani sopra i 30 anni hanno un ricordo legato al panino di Boccia:
"Quando ero piccolo, mamma mi portava sempre da Boccia..." "Il pomeriggio, dopo il mare, passavamo a prendere il panino..." "Io me ne mangiavo pure due di fila!" "Era il premio quando prendevo un bel voto a scuola..."
È uno di quei sapori dell'infanzia che restano per sempre - che evocano un'epoca, un'atmosfera, una felicità semplice.
"Alzi la Mano!"
La frase "chi se lo mangia il panino di Boccia con la mortadella alzi la mano!" è un test di ischitanità:
Se alzi la mano = sei ischitano vero (o ci hai vissuto abbastanza da contare come tale) Se non alzi la mano = ti sei perso qualcosa di importante
È anche un modo per creare comunità - tutti quelli che alzano la mano condividono un pezzo di memoria, un'esperienza comune, un legame.
L'Eredità
Anche se Boccia (il negozio originale) dovesse chiudere o essere cambiato, 'u pane 'e Boccia resta immortale:
Perché non è solo un panino. È:
- Un simbolo di quando le cose semplici erano sufficienti
- Un ricordo di un'Ischia più lenta e autentica
- Una nostalgia per i sapori veri, fatti bene
- Un legame tra generazioni (nonni, genitori, figli)
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u pane 'e Boccia", succede sempre la stessa scena:
Tutti alzano la mano ridendo. Qualcuno dice: "Me lo magnerei pure adesso!" Qualcun altro: "Aggio 'a voglia!" (Ne ho voglia!) E parte una conversazione nostalgica:
- Com'era buono
- Dove stava esattamente
- Quante volte ci andavamo
- Con chi ci andavamo
È il numero della nostalgia dolce - quella che non fa male, che scalda il cuore, che ti fa sorridere pensando a quanto eri felice con così poco.
Un panino. Con la mortadella. Ma non un panino qualunque.
Perfetto! Continuo con i numeri dal 51 al 60! 🎲
51 - 'U GIARDINO D' 'E POSEIDON
Il regno delle venti piscine
"Il giardino dei Poseidon, oltre venti piscine in quello che è a tutti gli effetti il più grande parco termale dell'isola..."
I Giardini Poseidon sono il più grande parco termale di Ischia - un impero di acqua, verde e relax che si estende sulla Baia di Citara a Forio.
I Numeri
- Oltre 20 piscine termali di diverse temperature (da 20°C a 40°C)
- 6 ettari di superficie
- 3 piscine olimpioniche
- Spiaggia privata attrezzata
- Grotte termali naturali
- Idromassaggi e cascate
- Giardini tropicali con piante esotiche
- Zona Kneipp (percorso vascolare)
È una città delle acque - un labirinto di vasche collegate tra loro, immerse nel verde mediterraneo, con vista mozzafiato sul mare.
La Storia
I Giardini Poseidon furono inaugurati negli anni '60 - l'epoca d'oro del turismo termale ischitano.
Il nome deriva da Poseidone, dio greco del mare - un omaggio alla mitologia e all'acqua come elemento centrale.
Furono creati per offrire un'esperienza termale totale - non solo cura, ma anche divertimento, relax, bellezza.
L'Esperienza
Visitare i Poseidon significa:
1. La varietà Puoi scegliere la tua temperatura ideale:
- Piscine fredde (20-25°C) per tonificare
- Piscine tiepide (28-32°C) per rilassarsi
- Piscine calde (35-38°C) per curare dolori
- Piscine caldissime (40°C) per sauna naturale
2. I percorsi Puoi creare il tuo percorso terapeutico:
- Caldo → freddo → caldo (circolazione)
- Idromassaggio → riposo → ripetere
- Grotta termale → piscina fresca → mare
3. Il paesaggio Ogni piscina è immersa in un contesto diverso:
- Alcune tra rocce naturali
- Altre circondate da palme
- Altre con cascate scenografiche
- Altre affacciate sul mare
4. I servizi
- Lettini e ombrelloni ovunque
- Bar e ristoranti
- Cabine cambio
- Docce
- Massaggi e trattamenti beauty
Le Piscine Iconiche
1. La Baia di Sorgeto Riproduzione della famosa baia termale naturale, con acqua caldissima che sgorga tra le rocce.
2. La Piscina Olimpionica Grande, profonda, perfetta per nuotare seriamente. Acqua termale a temperatura ideale.
3. La Grotta Termale Sauna naturale scavata nella roccia, vapori caldi, atmosfera primordiale.
4. La Cascata Cervicale Getto d'acqua potente che massaggia collo e spalle. Sempre affollata perché funziona davvero!
5. Kneipp Percorso con vasche alternate caldo/freddo per riattivare la circolazione. Camminare nell'acqua fredda dopo quella calda è un'esperienza forte!
Per Chi È Perfetto
Famiglie Ci sono piscine per tutte le età, anche bambini. È sicuro, sorvegliato, divertente.
Coppie Romantico al tramonto, rilassante, intimo (nonostante la gente).
Anziani Le acque termali curano davvero dolori articolari, reumatismi, circolazione. Molti vengono per cicli terapeutici.
Giovani È anche divertimento - tuffi, idromassaggi, socializzare in acqua, aperitivi a bordo piscina.
Quando Andare
Estate (giugno-settembre)
- Affollato (molto)
- Prenotazione consigliata
- Mare caldo ideale per alternare piscine e spiaggia
- Aperto fino a sera
- Atmosfera vivace
Primavera/Autunno (aprile-maggio, ottobre)
- Meno gente
- Temperature ideali (né troppo caldo né freddo)
- Acqua termale perfetta
- Prezzi più bassi
Inverno Chiuso (come quasi tutti i parchi termali di Ischia).
Il Costo
Ingresso giornata intera: 30-35€ (varia per stagione) Mezza giornata: 20-25€ Bambini: scontati o gratis sotto certe età
Include:
- Accesso a tutte le piscine
- Spiaggia
- Docce e spogliatoi
- Parcheggio
Non include:
- Lettini/ombrelloni (a pagamento)
- Cibo e bevande
- Trattamenti extra
Perché È un'Eccellenza
I Giardini Poseidon sono un'eccellenza perché:
- Dimensioni - il più grande parco termale dell'isola
- Varietà - 20+ piscine = impossibile annoiarsi
- Qualità - manutenzione impeccabile, acqua sempre pulita
- Location - Baia di Citara, uno dei tramonti più belli di Ischia
- Storia - da oltre 60 anni punto di riferimento del termalismo ischitano
Il Numero della Tombola
Inserire "u giardino d' 'e Poseidon" nella tombola è celebrare:
- Il termalismo come identità di Ischia
- La capacità di creare bellezza (non è solo natura, è progetto)
- Il relax come esperienza collettiva
- L'acqua come cura e gioia
Quando esce questo numero, qualcuno dice sempre: "Quann c'aggiu jì n'ata vota!" (Quando ci devo andare un'altra volta!)
52 - MAMMA LUCIA CAPUANO
La guardiana del faro
"Mamma Lucia Capuano, rimasta vedova a 36 anni, perse l'amore della sua vita e lo trasformò nel coraggio di essere una grande mamma di sette figli piccoli: con tanta forza d'animo e per garantire un futuro ai suoi figli, prese il posto del marito e divenne la guardiana del Faro di Punta Imperatore negli anni '30"
Mamma Lucia Capuano è una delle figure più straordinarie e commoventi della storia di Ischia.
La Storia
Anni '30. Lucia Capuano ha 36 anni. È sposata, ha sette figli piccoli da sfamare. Il marito lavora come guardiano del Faro di Punta Imperatore - uno dei lavori più importanti e prestigiosi dell'isola.
La Tragedia
Il marito muore. Improvvisamente. Troppo giovane.
Lucia rimane vedova a 36 anni con sette bocche da sfamare, in un'epoca in cui:
- Non esisteva pensione
- Non esisteva assistenza sociale
- Una donna sola con figli era destinata alla miseria
- Le opportunità di lavoro per donne erano quasi inesistenti
La Scelta Coraggiosa
Invece di arrendersi, invece di chiedere carità, invece di mandare i figli a servizio o a lavorare, Lucia fece una cosa impensabile per l'epoca:
Chiese di prendere il posto del marito come guardiana del faro.
Una donna. Sola. Con sette figli. A fare un lavoro considerato esclusivamente maschile. In uno dei luoghi più isolati e selvaggi di Ischia.
Le autorità furono scettiche. Ma Lucia dimostrò di sapere fare tutto ciò che faceva il marito:
- Accendere e spegnere il faro
- Pulire le lenti
- Fare manutenzione
- Tenere i registri
- Segnalare le navi
E ottenne il posto.
La Vita al Faro di Punta Imperatore
Punta Imperatore è il punto più occidentale di Ischia - uno sperone di roccia che si getta nel mare, battuto dal vento, selvaggio, magnifico e isolatissimo.
Il faro si raggiunge solo a piedi, per sentieri scoscesi. Non c'è elettricità (negli anni '30), non c'è acqua corrente, non ci sono comodità.
Lucia visse lì con i suoi sette figli, per anni:
Le giornate
- Sveglia prima dell'alba
- Spegnere il faro
- Pulire le lenti
- Fare manutenzione
- Accudire i figli
- Cucinare (con poco)
- Insegnare ai figli a leggere e scrivere
- Raccogliere acqua piovana
- Coltivare un piccolo orto
- Al tramonto, accendere di nuovo il faro
- Vegliare tutta la notte
Le difficoltà
- Isolamento totale
- Tempeste violentissime
- Vento che spazza via tutto
- Mancanza di aiuto in caso di emergenza
- Paura costante per i figli (potevano cadere dagli scogli)
- Solitudine
La Forza d'Animo
Lucia non si lamentò mai. Non chiese mai pietà. Non si arrese mai.
Lavorò con dignità e competenza - il faro funzionò sempre perfettamente, nessuna nave si perse per colpa sua, nessun marinaio morì per sua negligenza.
E soprattutto: crebbe i suoi sette figli - tutti sani, tutti istruiti, tutti con valori solidi.
Li tirò su da sola, in condizioni impossibili, con amore e severità, insegnando loro che:
- La povertà non è vergogna
- Il lavoro nobilita
- La famiglia viene prima di tutto
- La dignità non si compra
- Arrendersi non è un'opzione
L'Eredità
I figli di Mamma Lucia divennero tutti persone per bene - lavoratori onesti, genitori responsabili, cittadini rispettati.
E raccontarono la storia della madre con orgoglio immenso - quella donna piccola e forte che aveva fatto l'impossibile per loro.
La storia di Mamma Lucia si tramandò di generazione in generazione come esempio di coraggio, resilienza, amore materno incondizionato.
Il Simbolo
Mamma Lucia Capuano rappresenta tutte le madri ischitane (e del Sud, e d'Italia, e del mondo) che:
- Hanno affrontato tragedie immani
- Hanno perso mariti troppo presto
- Hanno tirato su figli da sole
- Hanno fatto lavori durissimi
- Non si sono mai arrese
- Hanno trasformato il dolore in forza
È il simbolo della maternità come superpotere - quella capacità delle madri di trovare energie impossibili quando i figli hanno bisogno.
Il Numero della Tombola
Inserire "Mamma Lucia Capuano" nella tombola è un omaggio commosso a:
- Lei, personalmente, per il suo coraggio
- Tutte le madri che hanno sacrificato tutto per i figli
- La resilienza femminile
- La forza che nasce dall'amore
Quando esce questo numero, c'è sempre un momento di silenzio rispettoso.
Poi qualcuno dice: "Chest'era na femmena e core!" (Questa era una donna di cuore!)
E tutti pensano alle proprie madri, nonne, bisnonne - quelle donne forti che hanno tenuto in piedi famiglie intere con le sole braccia e la sola volontà.
Onore a Mamma Lucia. E a tutte le madri coraggio.
53 - E' VICCHIARIELL Raffailina e Franchino
La pizzeria dei ricordi
"E' vicchiariell, avete presente quella piccola pizzeria e rosticceria che stava proprio di fronte al cinema di Forio? Gestita dai gentilissimi Raffaelina e Franchino con quella piccola vetrina piena sfizioserie buonissime! quanti sapori, quanti profumi, quanti ricordi! Nel corso degli anni, generazioni di ragazzi si sono fermati lì, tappa obbligatoria durante le passeggiate sul corso!"
Dove Stava
Proprio di fronte al cinema di Forio - posizione strategica nel cuore del corso, dove tutti passavano, tutti si fermavano, tutti si incontravano.
Era un locale minuscolo - letteralmente un vicolo, uno spazio stretto, una vetrina che dava sulla strada.
Chi C'Era
Raffaelina e Franchino - marito e moglie, coppia storica di Forio.
Gentilissimi - sempre col sorriso, sempre una parola buona per tutti, sempre pronti ad accoglierti come fossi di famiglia.
Non era solo business per loro. Era passione, orgoglio, vocazione.
Cosa C'Era
Quella piccola vetrina era un universo di bontà:
Pizze e pizzette
- Pizza a taglio fumante
- Pizzette rotonde (quelle piccole, perfette)
- Calzoni ripieni
- Focacce condite
Fritti
- Crocchè (crocchette di patate)
- Arancini
- Panzerotti
- Frittatine di pasta
- Panzarotti
- Zeppole salate
Sfizi
- Polpette al sugo
- Rustici
- Tortini
- Pizze fritte
Tutto fatto a mano, tutto fresco, tutto buonissimo.
I Profumi
Chi è passato da 'e vicchiariell non dimentica i profumi:
- Quello della pizza appena sfornata
- Quello dell'olio bollente dei fritti
- Quello del ragù che cuoceva piano
- Quello del basilico fresco
- Quello del pane caldo
Profumi che invadevano il corso - bastava passare davanti per sentire l'acquolina in bocca.
Il Rito
Per generazioni di ragazzi foriani (e non solo), 'e vicchiariell era tappa obbligatoria:
Dopo il cinema
- Film al cinema di fronte → pizza da Raffaelina e Franchino
- Rito sacro, non si sgarrava mai
Durante la passeggiata
- Pomeriggio/sera sul corso
- Fermarsi a mangiare una pizzetta
- Continuare a passeggiare sgranocchiando
Prima di tornare a casa
- Fine serata
- Un ultimo sfizio
- Il premio prima del rientro
Come merenda
- I bambini dopo scuola
- Gli adolescenti dopo la spiaggia
- I lavoratori nella pausa
La Socialità
'E vicchiariell non era solo un posto dove mangiare. Era un punto di incontro sociale:
- Ci si dava appuntamento lì
- Ci si incontrava per caso
- Ci si fermava a chiacchierare
- Si formavano amicizie
- Nascevano amori
La vetrina era un palcoscenico - vedevi chi passava, ti facevi vedere, commentavi, ridevi.
Le Generazioni
Gli anziani ricordano quando erano giovani e andavano da Raffaelina e Franchino.
I genitori ricordano quando portavano i figli piccoli lì.
I figli ricordano quella pizzetta mangiata dopo il cinema, quel crocchè perfetto, quella sensazione di felicità semplice.
Tre, quattro generazioni hanno mangiato in quella vetrina.
La Chiusura (o Trasformazione)
Come dice il testo: "avete presente quella piccola pizzeria..." - indica che forse non c'è più, o è cambiata.
Come tanti locali storici, 'e vicchiariell probabilmente ha chiuso - per età dei proprietari, per cambiamenti economici, per mille motivi.
La Nostalgia
Quando i foriani parlano di 'e vicchiariell, c'è sempre malinconia:
"Madonna, quanto erano buone 'e pizzette!" "Raffaelina era na sant, semp nu sorriso!" (Raffaelina era una santa, sempre un sorriso!) "Quanti ricordi legat a chell posto..." (Quanti ricordi legati a quel posto...)
È la nostalgia per:
- Sapori che non si trovano più
- Persone che non ci sono più
- Un'epoca più lenta e umana
- La giovinezza perduta
Il Video e il Riconoscimento
Il testo rimanda a un video Instagram dove 'e vicchiariell è stato premiato come eccellenza ischitana - il riconoscimento postumo di quanto quel posto ha significato per la comunità.
Il Numero della Tombola
Inserire "'e vicchiariell" nella tombola è:
- Omaggio a Raffaelina e Franchino
- Memoria di un luogo amato
- Celebrazione dei piccoli locali che fanno grande un paese
- Nostalgia condivisa per tutti quelli che ci sono stati
Quando esce questo numero, i foriani al tavolo si illuminano: "'E vicchiariell! Madonna che ricordi!"
E parte la conversazione nostalgica - ognuno racconta il suo aneddoto, il suo piatto preferito, il suo ricordo legato a quella vetrina magica.
54 - ABBASC CAPPELL
Il bagno dei coraggiosi
"Abbasc cappell, uno dei luoghi dove fare il bagno più suggestivi e insoliti, frequentato prevalentemente dagli abitanti della zona, è una delle mille perle che offre Ischia."
Abbasc cappell - sotto il cappello - è uno dei spot per fare il bagno più affascinanti (e segreti) di Ischia.
Dove Si Trova
Il nome deriva probabilmente da una formazione rocciosa che ricorda un cappello, o da uno scoglio caratteristico chiamato "cappello".
È un luogo non facilmente accessibile - si raggiunge:
- A piedi per sentieri
- In barca
- Nuotando da spiagge vicine
Non è una spiaggia turistica attrezzata. È natura selvaggia.
Perché È Speciale
1. Acqua cristallina Essendo lontano dalle spiagge affollate, l'acqua è trasparentissima - vedi il fondo anche a metri di profondità.
2. Scogliera scenografica Rocce vulcaniche, anfratti, grotte, formazioni geologiche spettacolari.
3. Poca gente Frequentato principalmente da locali che lo conoscono da generazioni. I turisti raramente arrivano fin lì.
4. Atmosfera autentica È Ischia vera - non filtrata per il turismo, ma vissuta dagli ischitani come la vivono loro.
5. Tuffi Ci sono punti perfetti per tuffarsi dalle rocce - i ragazzi del posto ci vanno da sempre.
Chi Ci Va
Gli abitanti della zona Per loro è "casa" - il posto dove si è sempre fatto il bagno, dove i nonni portavano i padri, i padri portavano i figli.
Pescatori Ottimo spot per pescare, soprattutto di sera.
Amanti del mare vero Chi cerca autenticità, non servizi. Chi vuole mare pulito, non ombrelloni.
Giovani locali D'estate ci vanno per tuffarsi, nuotare, passare giornate tra amici lontano dal casino delle spiagge turistiche.
Come Si Arriva
A piedi Sentieri (a volte ripidi e scivolosi) che scendono dalle strade. Serve conoscere il percorso.
In barca/gommone Il modo più comodo. Molti ischitani ci vanno così.
Nuotando Dalla spiaggia più vicina, se sei un buon nuotatore.
Cosa Portare
- Scarpe da scoglio (fondamentali!)
- Maschera e boccaglio (i fondali sono spettacolari)
- Acqua e snack (non ci sono servizi)
- Crema solare
- Telo (da stendere sugli scogli)
Le Regole Non Scritte
Chi frequenta "abbasc cappell" conosce le regole della comunità locale:
- Non lasciare rifiuti (MAI)
- Rispettare chi c'è già (non invadere gli spazi)
- Non fare casino eccessivo
- Essere prudenti (il mare può essere insidioso)
- Non divulgare troppo la location ai turisti (per mantenerla intatta)
Il Fascino del Segreto
Luoghi come "abbasc cappell" sono preziosi perché:
- Non sono rovinati dal turismo di massa
- Mantengono l'atmosfera autentica
- Sono vissuti come una volta
- Creano senso di appartenenza in chi li frequenta
È uno di quei posti che gli ischitani tengono per sé - non per egoismo, ma per protezione. Perché sanno che appena un posto diventa "famoso", perde la sua magia.
Una delle Mille Perle
Come dice la tombola: "è una delle mille perle che offre Ischia".
E infatti Ischia è piena di posti così:
- Calette nascoste
- Scogli segreti
- Bagni conosciuti solo dai locali
- Angoli di paradiso fuori dai circuiti turistici
Abbasc cappell ne è un esempio perfetto.
Il Numero della Tombola
Inserire "abbasc cappell" è:
- Celebrazione dell'Ischia autentica
- Omaggio ai luoghi non turistici
- Riconoscimento che la bellezza vera non ha bisogno di servizi
- Orgoglio locale per chi conosce questi tesori
Quando esce questo numero, chi conosce il posto sorride complice - come a dire: "Lo so io dove sta, lo so io com'è bello, e me lo tengo stretto."
55 - 'A MUSICA D' 'U VALENTINO
Il locale della gioventù
"La musica del Valentino, avrà purtroppo anche chiuso il mitico locale, ma la musica e i balli resteranno sempre vivi nei ricordi di tutte le generazioni che hanno avuto la fortuna di vivere il locale simbolo della gioventù ischitana."
'U Valentino non era solo un locale. Era il tempio della notte ischitana.
Cos'Era
Una discoteca/locale notturno che per decenni (presumibilmente dagli anni '70-'80 fino agli anni 2000) fu il punto di riferimento della movida giovanile di Ischia.
Il nome completo era probabilmente "Valentino" o "Valentino Disco" o simili - ma tutti lo chiamavano semplicemente "'u Valentino".
Dove Stava
Probabilmente in una delle zone centrali di Ischia (Porto o Ponte) o Forio - comunque in un posto facilmente raggiungibile da tutta l'isola.
L'Epoca d'Oro
Anni '80-'90-2000 - le generazioni che oggi hanno tra i 40 e i 60 anni vissero 'u Valentino come il loro luogo di giovinezza.
Era il locale dove:
- Si andava il sabato sera
- Si festeggiavano i diciottesimi
- Si ballava fino all'alba
- Si incontravano ragazzi e ragazze
- Si formavano coppie
- Si rompevano coppie
- Si creavano amicizie
- Si beveva, si rideva, si viveva
La Musica
'A musica d' 'u Valentino - la musica del Valentino - era leggendaria:
Anni '70-'80
- Disco music
- Italo disco
- Pop italiano
- Dance
Anni '90
- Dance anni '90
- Eurodance
- Hip hop
- R&B
- Pop internazionale
Anni 2000
- House
- Commerciale
- Tormentoni estivi
- Musica latina
I DJ del Valentino erano mitici - sapevano far ballare tutti, creare atmosfera, far esplodere la pista.
I Balli
Non era solo musica registrata. C'erano:
- Serate a tema (anni '70, '80, latino-americano)
- Gare di ballo
- Esibizioni
- Serate revival
E la gente ballava davvero - non come oggi che molti stanno al cellulare. Al Valentino si andava per scatenarsi.
Le Generazioni
Prima generazione (anni '70-'80) Quelli che videro nascere il Valentino. Per loro era rivoluzione - finalmente un posto dove i giovani ischitani potevano divertirsi senza andare a Napoli.
Seconda generazione (anni '90) Quelli che vissero l'epoca d'oro. Il Valentino era pieno ogni weekend, con code fuori.
Terza generazione (anni 2000) Quelli che presero il testimone, ma già sentivano che qualcosa stava cambiando.
I Ricordi
Quando gli ex-frequentatori del Valentino si incontrano, partono le memorie:
"Te ricord chell sera ca..." (Ti ricordi quella sera che...) "E quann avevan sunnato chella canzone..." (E quando avevano suonato quella canzone...) "Là nce cunoscet 'a prima vota..." (Lì ci siamo conosciuti la prima volta...) "Che balli, che risate, che tempi!"
La Chiusura
Come dice la tombola: "avrà purtroppo anche chiuso il mitico locale".
'U Valentino chiuse - come tanti locali storici della nightlife italiana. I motivi possono essere stati:
- Cambiamento dei gusti dei giovani
- Crisi economica
- Nuovi locali più moderni
- Fine dell'era delle discoteche "vecchio stile"
- Problemi di gestione
Il Vuoto
La chiusura del Valentino lasciò un vuoto enorme:
- I giovani persero il loro punto di riferimento
- La notte ischitana perse il suo simbolo
- Una parte dell'identità giovanile dell'isola svanì
Molti locali provarono a prenderne il posto, ma niente fu mai come il Valentino.
La Musica che Resta
Ma come dice la tombola: "la musica e i balli resteranno sempre vivi nei ricordi".
Perché 'u Valentino non era solo un edificio. Era:
- Soundtrack della giovinezza (quelle canzoni che ancora oggi ti fanno emozionare)
- Ricordi indelebili (primi baci, prime cotte, prime sbronze, prime amicizie)
- Identità generazionale (se hai vissuto il Valentino, appartieni a un club speciale)
Il Simbolo
'U Valentino rappresenta:
- La gioventù spensierata
- La notte come spazio di libertà
- Il ballo come linguaggio universale
- La musica come collante sociale
- L'Ischia che sapeva divertirsi
Il Numero della Tombola
Inserire "'a musica d' 'u Valentino" è:
- Omaggio nostalgico a un'epoca irripetibile
- Memoria collettiva di chi c'era
- Tributo alla gioventù di ieri
- Riconoscimento che ogni generazione ha il suo luogo sacro
Quando esce questo numero, quelli che c'erano si emozionano: "'U Valentino! Mammamia che ricordi!"
E magari qualcuno canticchia una canzone che suonavano sempre, e tutti sorridono malinconici, pensando a quanto erano giovani, quanto si divertivano, quanto era bella la vita al ritmo di quella musica.
56 - 'A SPIAGGIA CADUTA 'E CAVA DELL'ISOLA
La ferita irrisolta
"La spiaggia caduta di Cava dell'isola, mancati provvedimenti, cadute di frane costanti e intanto a pagare il prezzo di politici incompetenti è la spiaggia simbolo dei giovani!"
'A spiaggia caduta 'e Cava dell'Isola è una storia di rabbia, frustrazione e impotenza.
Cava dell'Isola
Cava dell'Isola (o Cava Grado) è una spiaggia situata sulla costa nord di Ischia, tra Casamicciola e Lacco Ameno.
Era (ed è, quando accessibile) una delle spiagge più amate dai giovani ischitani:
- Sabbia dorata
- Acqua cristallina
- Atmosfera rilassata e informale
- Non troppo turistica
- Perfetta per passare giornate con amici
Il Problema: Le Frane
La spiaggia di Cava dell'Isola si trova ai piedi di una parete rocciosa/collinare instabile.
Negli anni, ci sono state cadute di frane costanti:
- Massi che rotolano giù
- Detriti che invadono la spiaggia
- Pericolo concreto per i bagnanti
- Chiusure ripetute per sicurezza
I Mancati Provvedimenti
Questo è il cuore della rabbia: si sapeva del problema da anni/decenni, ma:
- Non sono stati fatti lavori di messa in sicurezza adeguati
- Non sono state fatte opere di consolidamento della parete
- Le promesse dei politici sono rimaste promesse
- I fondi stanziati (se stanziati) non sono stati usati o sono stati usati male
- Ogni amministrazione ha scaricato la responsabilità su quella precedente
Nel frattempo:
- La situazione è peggiorata
- Le frane sono continuate
- La spiaggia è stata chiusa sempre più spesso o definitivamente
- I giovani hanno perso il loro punto di riferimento
Chi Paga il Prezzo
Come dice amaramente la tombola: "a pagare il prezzo di politici incompetenti è la spiaggia simbolo dei giovani".
Non sono i politici a pagare. Sono:
I giovani Che hanno perso la loro spiaggia preferita, il posto dove andavano da sempre, dove si incontravano con gli amici.
I lavoratori Bar, stabilimenti balneari, attività della zona hanno perso clienti e reddito.
La comunità Che vede l'ennesimo pezzo di territorio degradato per incuria politica.
Il turismo Una spiaggia in meno accessibile = offerta turistica ridotta.
La Rabbia
La rabbia degli ischitani verso questa situazione è palpabile:
"Semp 'e stesse storie! Promettono e nun fann niente!" (Sempre le stesse storie! Promettono e non fanno niente!)
"E intanto 'a spiaggia sta cadenn a piezz!" (E intanto la spiaggia sta cadendo a pezzi!)
"Nuje pecchiamm, e loro se ne fottono!" (Noi paghiamo, e loro se ne fregano!)
Il Simbolo
Cava dell'Isola è diventata simbolo di:
- Incuria politica (promesse non mantenute)
- Burocrazia paralizzante (anni per fare lavori semplici)
- Mancanza di visione (nessuno pensa al futuro)
- Ingiustizia (chi ha responsabilità non paga, chi non ne ha sì)
Il Paragone con Altri Problemi
Questo problema ricorda altri simili a Ischia:
- Strade dissestate mai sistemate
- Edifici pericolanti mai messi in sicurezza
- Progetti bloccati da decenni dalla burocrazia (vedi "a paposcia" - numero 40)
- Promesse elettorali dimenticate il giorno dopo
Il Numero della Tombola
Inserire "'a spiaggia caduta 'e Cava dell'Isola" non è nostalgia o celebrazione.
È denuncia.
È protesta.
È il modo degli ischitani di dire: "Non abbiamo dimenticato. Non perdoneremo. E continuiamo a chiedere che si faccia qualcosa."
Quando esce questo numero, l'atmosfera si fa seria: "'A spiaggia 'e Cava... na vergogna!" "Pecché nun fann niente?"(Perché non fanno niente?) "E politici se magnan 'e soldi e nuje rimman cu nient!" (I politici si mangiano i soldi e noi restiamo con niente!)
È uno dei numeri più politici della tombola - un numero che non racconta storia o tradizione, ma presente problematico e futuro incerto.
57 - 'U BECCO DELL'AQUILA
Impossibile non riconoscerlo!
"Il becco dell'Aquila, impossibile non riconoscerlo!"
'U becco dell'aquila è una formazione rocciosa naturale così caratteristica e riconoscibile che chiunque la vede dice: "È un'aquila!"
Cos'È
Uno scoglio o una roccia vulcanica che, vista da un certo angolo, ha la forma inconfondibile di:
- Un becco d'aquila
- O della testa di un'aquila di profilo
- Con tanto di becco aguzzo, occhio, profilo
È uno di quegli scherzi della natura che creano forme perfette - l'erosione del vento e del mare ha scolpito la roccia fino a renderla incredibilmente simile a un rapace.
Dove Si Trova
Probabilmente su una delle coste rocciose di Ischia - potrebbe essere:
- Zona Sant'Angelo
- Zona Punta Imperatore (Forio)
- Zona Castello Aragonese
- Una delle tante scogliere dell'isola
È visibile dal mare o da alcuni punti panoramici - un punto di riferimento per:
- Pescatori (che lo usano per orientarsi)
- Bagnanti
- Turisti in barca
- Fotografi
Perché È Famoso
1. Forma perfetta Non è una somiglianza vaga. È identico a un becco d'aquila - la natura ha fatto un lavoro perfetto.
2. Punto di riferimento I pescatori dicono: "Gira 'ntorn 'o becco dell'aquila e cali 'e rrete!" (Gira intorno al becco dell'aquila e cala le reti!)
3. Foto Tutti fanno foto al becco dell'aquila - è uno spot Instagram perfetto.
4. Leggenda Probabilmente c'è anche qualche leggenda locale legata a questo scoglio - magari che un'aquila si pietrificò guardando il sole, o che Zeus trasformò un'aquila in pietra, o storie simili.
"Impossibile Non Riconoscerlo!"
L'esclamazione della tombola dice tutto: quando lo vedi, lo riconosci immediatamente.
Non serve che qualcuno ti dica: "Guarda, quello scoglio sembra un'aquila!"
Lo vedi e pensi automaticamente: "Ma è un'aquila!"
È uno di quei fenomeni naturali che stupiscono sempre - anche se lo hai visto mille volte, ogni volta pensi: "Incredibile come sia perfetto!"
Altri "Personaggi" di Roccia
Ischia è piena di formazioni rocciose che sembrano cose:
- 'U Fungo (Lacco Ameno) - lo scoglio-fungo simbolo
- 'A Punta d' 'a Signora (numero 6) - la forma anatomica femminile
- Rocce che sembrano facce, animali, oggetti
Gli ischitani hanno sempre dato nomi a questi scogli - perché la natura vulcanica dell'isola ha creato forme incredibili.
Il Fascino della Natura
'U becco dell'aquila rappresenta il fascino della geologia vulcanica:
- Il tufo che si erode in modi imprevedibili
- Il vento e il mare che scolpiscono
- Il caso che crea capolavori
Nessuno scultore avrebbe potuto fare meglio.
Il Numero della Tombola
Inserire "'u becco dell'aquila" è:
- Celebrazione delle meraviglie naturali di Ischia
- Orgoglio per un elemento distintivo dell'isola
- Gioco (riconoscerlo è una sfida per chi lo vede la prima volta)
Quando esce questo numero, qualcuno dice sempre: "'U becco dell'aquila! L'aggio vist ier!" (L'ho visto ieri!) "È uguale identico a n'aquila vera!" "Quando veng 'e turiste je faccio semp 'a foto!" (Quando vengono i turisti gli faccio sempre la foto!)
È uno dei numeri più visivi della tombola - perché tutti hanno in mente l'immagine precisa di quello scoglio incredibile.
58 - 'A ZINGARA
Il panino dei panini
"La zingara! Le bocche più belle? Sono quelle che si godono l'assaggio del più gustoso dei panini, di sicuro l'eccellenza culinaria locale più famosa insieme al coniglio ischitano: la saporitissima zingara."
'A zingara è, insieme al coniglio all'ischitana, l'eccellenza gastronomica più famosa e amata di Ischia.
Non è solo cibo. È identità, orgoglio, tradizione.
Cos'È la Zingara
È un panino farcito (o meglio, imbottito fino a scoppiare) con:
Ingredienti base classici:
- Pane cafone (o pane ischitano) - croccante fuori, morbido dentro
- Melanzane fritte o grigliate
- Provola (o mozzarella o scamorza)
- Prosciutto cotto (o a volte crudo)
- Pomodoro fresco
- Basilico
- Olio EVO
- A volte: peperoni, zucchine, altre verdure grigliate
Il risultato: Un panino alto, abbondante, saporito, che cola da tutti i lati - impossibile mangiarlo con eleganza, ma questo è parte del fascino!
Perché Si Chiama "Zingara"?
Il nome ha origini incerte, ma le ipotesi più accreditate sono:
1. Perché è "ricca" come una zingara Le zingare tradizionalmente indossavano molti strati di vestiti, gonne colorate sovrapposte, scialli, gioielli. La zingara (panino) è anch'essa "vestita" di molti strati - melanzane, provola, prosciutto, pomodoro...
2. Perché è colorata Come l'abbigliamento tradizionale degli zingari - viola delle melanzane, bianco della mozzarella, rosso del pomodoro, verde del basilico.
3. Perché è abbondante e generosa Come la cultura nomade che non lesina sul cibo quando c'è.
La Storia
La zingara nacque probabilmente negli anni '60-'70 come street food ischitano:
- I bar/rosticcerie iniziarono a preparare questo panino
- Divenne subito popolarissimo
- Si diffuse in tutta l'isola
- Divenne simbolo dell'isola al pari del coniglio
Dove Mangiarla
Come già scritto nell'articolo per Eccellenze Ischitane (numero 4 del vecchio summary), ci sono locali storici:
La Virgola 1977 (Ischia Porto) Il più famoso. La zingara originale secondo molti.
Taverna Antonio (Forio) Zingara spettacolare, abbondantissima.
BisBoccia (varie location) Catena locale che fa ottime zingare.
Food truck e chioschi Sparsi per l'isola, soprattutto d'estate.
E praticamente ogni bar/rosticceria di Ischia ha la sua versione.
Come Si Mangia
La zingara non si mangia elegantemente. È impossibile.
La tecnica:
- Prenderla a due mani
- Aprire bene la bocca
- Mordere cercando di prendere tutti gli strati insieme
- Accettare che qualcosa colerà e cadrà
- Leccarsi le dita
- Ripetere
Il tovagliolo è fondamentale - ne userai almeno 5.
Mangiarla in piedi è quasi obbligatorio - da seduti è ancora più complicato.
Il Sapore
Il sapore della zingara è esplosione mediterranea:
- Le melanzane morbide e saporite
- La provola filante
- Il prosciutto sapido
- Il pomodoro fresco
- Il basilico profumato
- Il pane che tiene insieme tutto (a malapena)
Ogni morso è diverso perché gli ingredienti si mescolano in proporzioni sempre variabili.
Quando Si Mangia
Dopo la spiaggia Il classico. Esci dal mare affamato → zingara → felicità.
Come pranzo veloce Non è leggero, ma è veloce (da mangiare, non da digerire).
Durante la passeggiata Compri la zingara e cammini mangiandola (con difficoltà).
Come confort food Quando hai bisogno di qualcosa che ti riempia corpo e anima.
L'Orgoglio Ischitano
La zingara è motivo di orgoglio immenso:
- È nata qui
- È famosa ovunque
- I turisti la cercano
- È inimitabile fuori dall'isola (anche se qualcuno prova)
Ogni ischitano ha la sua zingara preferita - e difenderà la superiorità del suo bar/rosticceria contro chiunque.
"Le Bocche Più Belle"
L'espressione della tombola - "Le bocche più belle? Sono quelle che si godono l'assaggio del più gustoso dei panini" - è poetica e vera:
Le bocche più belle non sono quelle perfette da rivista. Sono quelle che mordono con gusto una zingara. Sono quelle che si sporcano di sugo senza vergogna. Sono quelle che sorridono felici dopo ogni morso.
Perché la bellezza vera è godersi la vita - e la zingara è vita pura.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'a zingara", succede sempre la stessa cosa:
Tutti si leccano le labbra. Qualcuno dice: "Aggio 'a voglia!" (Ne ho voglia!) Qualcun altro: "Dimane me ne magno na!"(Domani me ne mangio una!)
E parte la discussione: "Qual è 'a migliore?"
È il numero della golosità collettiva - quello che fa venire fame a tutti.
59 - 'U BARBIERE ISCHITANO
Il centro nevralgico degli inciuci
"U' barbiere ischitano, versione maschile delle capere ischitane, centro nevralgico di smistamento di tutti gli inciuci locali. Il barbiere ischitano tutto sa e tutto vede… pronto ad accogliere i clienti di una vita che a lui si affidano per parlare di politica, di territorio, di femmine, calcio, novità… e ogni tanto anche per tagliare i capelli."
'U barbiere ischitano non è solo uno che taglia capelli. È un'istituzione sociale.
60 - 'U LAMENTO DELL'ISCHITANO D'INVERNO
Quando lavori mentre gli altri sono in vacanza
"Il lamento dell'ischitano quando è costretto a lavorare d'inverno!"
Questo numero è pura ironia autoironica - e racchiude una verità profonda sulla vita a Ischia.
Il Paradosso
Ischia è paradiso - sole, mare, terme, bellezza.
Ma per chi ci vive, non è sempre vacanza. Anzi.
Il Lamento
Estate: L'ischitano lavora come un pazzo:
- Gli hotel sono pieni → chi lavora nel turismo fa doppi turni
- I ristoranti sono pieni → camerieri e cuochi non si fermano
- Le spiagge sono piene → bagnini, baristi, venditori ambulanti lavorano 12 ore al giorno
- Il traffico è infernale
- Ogni posto è affollato
- Non hai tempo per te
L'ischitano d'estate pensa: "Mannaggia, nun veco l'ora ca finisce 'a stagione!" (Cavolo, non vedo l'ora che finisca la stagione!)
Inverno: I turisti se ne vanno. L'isola si svuota. Il mare è libero. Il silenzio torna.
E cosa fa l'ischitano? Lavora ancora!
Perché anche d'inverno ci sono:
- Lavori di manutenzione (hotel, strade, edifici)
- Preparativi per la prossima stagione
- Ristrutturazioni
- Lavori amministrativi
- E per chi ha attività aperte tutto l'anno (bar, negozi, farmacie, ecc.) si lavora comunque
L'ischitano d'inverno pensa: "Mannaggia, mo ca 'u mare è libbero, aggio 'a faticà!" (Cavolo, ora che il mare è libero, devo lavorare!)
Il Paradosso Finale
L'ischitano non gode mai della bellezza di Ischia:
- D'estate lavora troppo
- D'inverno fa freddo (relativo, ma per gli ischitani 15°C sono inverno siberiano!)
- I turisti godono dell'isola più degli ischitani stessi
Il Lamento Classico
"Io vivo 'n'paradiso e nun 'o gozzo maje!" (Io vivo in un paradiso e non me lo godo mai!)
"'E turiste se fanno 'u bagno e io sto qua a faticà!" (I turisti si fanno il bagno e io sto qui a lavorare!)
"Quanno è libbero 'u mare, io aggio 'a faticà... quanno nun aggio 'a faticà, fa friddo!" (Quando è libero il mare, io devo lavorare... quando non devo lavorare, fa freddo!)
La Verità Sottesa
Ma in realtà, questo "lamento" nasconde orgoglio:
- L'ischitano lavora duro per far funzionare l'isola
- Senza ischitani che lavorano d'inverno, non ci sarebbe stagione estiva
- Il sacrificio è parte dell'identità
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u lamento dell'ischitano d'inverno", tutti ridono:
Perché è verissimo.
Perché tutti si riconoscono.
Perché è il lamento che fanno ogni anno.
Ma in fondo, nessuno cambierebbe.
Perché vivere a Ischia - anche lavorando d'inverno - è comunque un privilegio.
Perfetto! Continuo con gli ultimi 30 numeri della Tombola Ischitana! 🎲
61 - A' POST
L'arte del bracconaggio
"A' post: anche questa attività fa parte del nostro passato, il bracconaggio è però ancora oggi uno 'sport' amato e praticato dagli autoctoni. Un tempo il cibo per il sostentamento veniva recuperato con strumenti di questo tipo, lontani dalla terraferma, all'alba si usciva a caccia per portare a casa il cibo per la famiglia. In dialetto l'attività viene chiamata 'a post', poiché andare a caccia è come 'andare a fare la posta', appostamenti lunghi e silenziosi che durano ore."
A' post - fare la posta, appostarsi - è l'antica arte della caccia silenziosa praticata dagli ischitani da generazioni.
Cos'È "A' Post"
"Fare la posta" significa:
- Appostarsi in un luogo strategico
- Aspettare in silenzio assoluto per ore
- Osservare i movimenti della preda
- Colpire al momento giusto
- Tornare a casa con il cibo per la famiglia
Non è caccia rumorosa con cani e fucili che sparano a raffica. È pazienza, silenzio, astuzia.
Come Si Faceva
L'uscita all'alba Prima che il sole sorgesse, il cacciatore usciva di casa:
- Vestito scuro (per mimetizzarsi)
- Con il fucile (o trappole)
- Con poche provviste
- In silenzio (per non svegliare nessuno)
L'appostamento Si raggiungeva un punto strategico:
- Vicino a fonti d'acqua (dove gli animali vanno a bere)
- Ai margini dei boschi
- Lungo i sentieri battuti dalla selvaggina
- In zone riparate dove potersi nascondere
L'attesa Ore e ore di immobilità assoluta:
- Non si muove un muscolo
- Non si fa rumore
- Si respira piano
- Si osserva
- Si aspetta
Il colpo Quando la preda appare:
- Un solo colpo (la polvere da sparo costava)
- Preciso
- Letale
Cosa Si Cacciava
Uccelli migratori
- Beccacce (arcera - numero 35)
- Tordi
- Merli
- Quaglie
- Colombacci
Conigli selvatici Abbondanti sui pendii dell'Epomeo e nelle campagne.
Lepri Più rare, ma pregiatissime.
Perché Si Faceva
Non era sport. Era sopravvivenza.
Le famiglie contadine e povere di Ischia avevano poco:
- Poca terra da coltivare
- Poco denaro
- Poca carne da comprare
La caccia forniva proteine gratuite:
- Un coniglio = pranzo per tutta la famiglia
- Alcuni uccelli = brodo nutriente
- La carne selvatica = risorsa preziosa
"A' post" era il modo di:
- Sfamare i figli
- Integrare la dieta povera
- Dimostrare di essere un buon padre/marito
Il Bracconaggio Oggi
Oggi la caccia è regolamentata:
- Serve licenza
- Ci sono stagioni precise
- Zone protette dove non si può cacciare
- Multe salatissime per chi bracca illegalmente
Ma come dice la tombola: "il bracconaggio è però ancora oggi uno 'sport' amato e praticato dagli autoctoni".
Ci sono ancora ischitani che:
- Escono all'alba con il fucile
- Fanno "a' post" nei boschi
- Cacciano anche fuori stagione (rischiando multe)
- Considerano la caccia un diritto ancestrale
Per loro non è bracconaggio nel senso negativo - è tradizione, è rapporto con la natura, è libertà.
L'Etica del Cacciatore
Il vero cacciatore "a' post" segue regole non scritte:
- Non si spara a tutto - solo a ciò che si mangia
- Non si sperpera - un colpo, una preda
- Si rispetta la natura - non si devasta l'ambiente
- Non si vanta - la caccia è silenziosa, anche quando raccontata
- Si condivide - se hai cacciato molto, dai ai vicini
Il Simbolo
"A' post" rappresenta:
- Pazienza (virtù sempre più rara)
- Silenzio (capacità di stare con se stessi)
- Rapporto con la natura (non mediato da tecnologia)
- Autosufficienza (procurarsi il cibo)
- Tradizione maschile (tramandare padre-figlio)
Il Numero della Tombola
Quando esce "a' post", gli uomini al tavolo si riconoscono:
Quelli che ci sono andati raccontano: "Una volta stett appostato cinc'ore pe na' beccaccia..." (Una volta sono stato appostato cinque ore per una beccaccia...)
Quelli che non ci sono mai andati ascoltano affascinati.
È il numero della pazienza virile - quella capacità di aspettare immobili per ore che oggi sembra impossibile.
62 - 'U MUORTO 'E SAN PIETRO
Il mistero dell'omicidio
"Il morto di San Pietro, chi conosce la storia dell'albergo che fu chiuso dopo che ci fu un omicidio?"
'U muorto 'e San Pietro - il morto di San Pietro - è una storia misteriosa che appartiene alla memoria oscura di Ischia.
Cosa Sappiamo
C'era un albergo (probabilmente nella zona di San Pietro, Ischia) dove accadde qualcosa di terribile:
- Ci fu un omicidio
- L'hotel venne chiuso (probabilmente per sempre o per lungo tempo)
- La storia divenne leggenda locale
- Se ne parla ancora oggi con toni bassi e circospetti
Il Mistero
Il testo della tombola fa una domanda: "chi conosce la storia?"
Questo significa che:
- Non tutti sanno cosa accadde realmente
- È una storia che si tramanda a mezza voce
- Forse ci sono diverse versioni
- Forse alcuni dettagli sono stati dimenticati o distorti
Perché È Importante
In un'isola piccola come Ischia, un omicidio è evento rarissimo e scioccante.
Le isole tendono ad essere comunità:
- Dove tutti si conoscono
- Dove la violenza estrema è rara
- Dove un omicidio scuote l'intera comunità
Che poi sia accaduto in un hotel - luogo di ospitalità, vacanza, relax - rende la cosa ancora più inquietante.
Le Possibili Storie
Senza conoscere i dettagli precisi, possiamo immaginare le tipologie:
1. Delitto passionale Un ospite dell'hotel uccide qualcuno (moglie, amante, rivale) in un impeto di gelosia.
2. Rapina finita male Qualcuno entra nell'hotel per rubare, viene scoperto, uccide.
3. Regolamento di conti Criminalità organizzata (improbabile a Ischia, ma non impossibile).
4. Follia Un ospite con problemi mentali compie un gesto folle.
Il Destino dell'Hotel
Che l'hotel sia stato chiuso dopo l'omicidio dice molto:
Possibili motivi:
- Trauma psicologico - nessuno vuole più andarci
- Superstizione - "c'è il morto, porta sfortuna"
- Scandalo - la reputazione è rovinata per sempre
- Decisione della proprietà - non se la sentono di riaprire
- Problemi legali - sequestri, indagini lunghe
La Memoria Collettiva
Storie come questa diventano parte del folklore nero dell'isola:
- Si raccontano la sera
- Si tramandano con brividi
- Si aggiungono dettagli (veri o inventati)
- Diventano leggende urbane
Magari oggi si dice: "Quella è l'ex-hotel d' 'u muorto 'e San Pietro" "Là è succiesso 'o fatto brutto" (Là è successo il fatto brutto) "Chell posto è maledetto" (Quel posto è maledetto)
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u muorto 'e San Pietro", succede una di queste cose:
1. Silenzio imbarazzato Nessuno vuole parlarne. È una storia troppo triste/brutta.
2. Qualcuno sa e racconta "Io lo saccio comme è stat..." (Io so com'è stata...) E tutti ascoltano rapiti.
3. Dibattito "No, io ho sentito che..." "No, è andata diversamente..." Versioni diverse della stessa storia.
È uno dei numeri più oscuri della tombola - quello che ricorda che anche nel paradiso ci sono ombre.
63 - 'A NZURAT 'U SOCCORSO
Il matrimonio più bello del mondo
"A' nzurat u' Soccorso, la chiesa perfetta per promettersi amore eterno, chi si sposa qui ha come testimoni il mare e il sole!"
'A nzurat 'u Soccorso - i matrimoni al Soccorso - sono i più belli, romantici e spettacolari che si possano celebrare a Ischia.
Il Santuario del Soccorso
La Chiesa di Santa Maria del Soccorso si trova a Forio, sulla punta occidentale dell'isola.
La posizione è da sogno:
- Costruita su un promontorio roccioso a picco sul mare
- Bianchissima (calce bianca abbagliante)
- Affacciata sul mare infinito
- Vista a 180° sull'orizzonte
- Tramonti spettacolari (tra i più belli d'Italia)
Perché È Perfetta per i Matrimoni
1. La location mozzafiato È impossibile trovare una chiesa più scenografica:
- Il mare ai tuoi piedi
- Il cielo sopra di te
- Il sole che illumina tutto
- Il vento che porta profumo di salsedine
2. I testimoni speciali Come dice la tombola: "ha come testimoni il mare e il sole"
Non solo gli invitati umani - ma la natura stessa è testimone del tuo amore:
- Le onde che si infrangono sugli scogli
- I gabbiani che volano
- Il sole che splende
- L'orizzonte infinito
È un matrimonio cosmico - non solo civile o religioso, ma universale.
3. La simbologia Sposarsi con il mare davanti è simbolo potente:
- Il mare è eterno - come l'amore che promettete
- Il mare è infinito - come il vostro futuro insieme
- Il mare è potente - come il legame che create
- Il mare è libero - come dev'essere un amore vero
4. Le foto Sono spettacolari:
- Sposi con mare sullo sfondo
- Tramonto dorato
- Chiesa bianca
- Luce perfetta
Ogni fotografo sogna di fare un matrimonio al Soccorso.
La Cerimonia
Arrivo degli sposi
- Si arriva a piedi (l'auto non può arrivare fino alla chiesa)
- Si sale la scalinata
- Il vento scompiglia il velo della sposa
- Gli invitati sono già seduti dentro (o fuori, se cerimonia all'aperto)
Durante la cerimonia
- Si sentono le onde
- Entra la luce del mare
- L'atmosfera è magica
All'uscita
- Lancio del riso (o petali)
- Abbracci e foto
- Il sole che tramonta (se matrimonio pomeridiano)
- Vista infinita sul mare
Chi Si Sposa Qui
Coppie ischitane Per loro è sogno sposarsi qui - nel posto più bello della loro isola.
Coppie da fuori Vengono appositamente a Ischia per sposarsi al Soccorso. È diventata meta di destination wedding.
Coppie miste Uno ischitano + uno/a da fuori = compromesso perfetto.
Seconde nozze Anche chi si risposa sceglie spesso il Soccorso - per ricominciare con un simbolo potente.
La Leggenda
Si dice che i matrimoni celebrati al Soccorso siano protetti - che l'amore sia più forte, più duraturo.
È superstizione, certo. Ma è anche speranza - che quel luogo magico benedica l'unione.
Il Tramonto
Se il matrimonio è nel tardo pomeriggio, si assiste al tramonto sul mare:
- Il sole che scende all'orizzonte
- Il cielo che si colora (arancio, rosa, viola, rosso)
- Il mare che si accende
- La luce dorata che avvolge tutto
È uno spettacolo che non si dimentica mai.
Oltre i Matrimoni
La Chiesa del Soccorso non è solo per matrimoni:
- Battesimi
- Prime comunioni
- Messe domenicali
- Pellegrinaggi (è santuario mariano)
- Preghiere private
Ma i matrimoni sono il momento in cui brilla di più.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'a nzurat 'u Soccorso", le coppie sposate ricordano:
"Nuje ce simme spusat llà!" (Noi ci siamo sposati là!) "Che bello, che emozione!" "'U mare, 'u sole, 'a musica... n'atu munno!" (Il mare, il sole, la musica... un altro mondo!)
E chi non è ancora sposato sogna: "Io me voglio spusà llà!" (Io mi voglio sposare là!)
È il numero del romanticismo assoluto - quello che fa sospirare tutti.
64 - 'A SFILATA 'E SANT'ALESSANDRO
La processione del borgo
"La sfilata di Sant'Alessandro"
'A sfilata 'e Sant'Alessandro è la processione che si tiene nel borgo di Sant'Alessandro (Ischia) in onore del santo patrono.
Sant'Alessandro
Il borgo di Sant'Alessandro è una frazione di Ischia, zona collinare/montana, tranquilla, autentica, lontana dal turismo di massa.
La Festa Patronale
Come ogni borgo italiano, Sant'Alessandro ha il suo santo patrono - Sant'Alessandro (probabilmente Alessandro martire).
La festa si celebra (tipicamente) il 26 agosto (giorno di Sant'Alessandro).
La Processione
La preparazione
- La statua del santo viene tolta dalla chiesa
- Viene pulita, decorata con fiori
- Preparata per essere portata a spalla
La sfilata
- La statua viene portata a spalla da volontari (uomini del borgo)
- Si percorrono le vie del borgo
- Accompagnata da:
- Banda musicale (musica sacra e marce)
- Fedeli che pregano
- Bambini vestiti da angioletti
- Bandiere e stendardi
- Ci sono soste davanti a case di fedeli particolarmente devoti
- Si recitano preghiere
- Si cantano canti religiosi
Il ritorno in chiesa
- La statua viene riportata dentro
- Messa solenne
- Benedizione finale
La Festa Popolare
Dopo la parte religiosa, c'è la festa popolare:
- Luminarie (luci colorate per le strade)
- Bancarelle (dolciumi, giocattoli, gadget)
- Musica dal vivo (band locali)
- Fuochi d'artificio la sera
- Cibo di strada (panini, zeppole, pizza, bibite)
- Balli in piazza
Il Significato
La processione di Sant'Alessandro (come tutte le processioni patronali del Sud) è:
Religioso
- Devozione al santo
- Protezione del borgo
- Ringraziamento per le grazie ricevute
Sociale
- Momento di comunità
- Tutti partecipano (credenti e non)
- Si rafforza il senso di appartenenza al borgo
Identitario
- "Io sono di Sant'Alessandro"
- Orgoglio di borgo
- Tradizione da tramandare
La Sfilata Storica
In alcuni casi, la processione include una sfilata in costume:
- Abiti d'epoca (1700-1800)
- Ricostruzione storica
- Sbandieratori
- Tamburini
Questo rende la sfilata ancora più spettacolare e attrattiva anche per turisti.
Per Chi Non È del Borgo
Per chi non è di Sant'Alessandro, assistere alla processione è:
- Esperienza autentica (non turistica, ma vissuta dai locali)
- Immersione nella tradizione del Sud Italia
- Vedere un borgo vivo e orgoglioso delle proprie radici
Il Numero della Tombola
Quando esce "'a sfilata 'e Sant'Alessandro", chi è di quel borgo si illumina:
"'A sfilata! Chest'anno veng sicuro!" (La sfilata! Quest'anno vengo sicuro!)
Chi non è del borgo ma l'ha vista dice: "Che bella, che devozione, che partecipazione!"
È il numero dell'appartenenza - quello che celebra i piccoli borghi e le loro tradizioni indistruttibili.
65 - 'A ROTA D' 'E CRIATURE
La ruota degli innocenti
"La ruota degli innocenti, meglio conosciuta come la ruota degli esposti, si trova nei vicoli saraceni e lì le mamme che non potevano crescere i figli, potevano lasciare i propri bambini alle suore."
'A rota d' 'e criature - la ruota dei bambini - è uno dei luoghi più commoventi e tragici della storia di Ischia.
Cos'Era la Ruota degli Esposti
La ruota degli esposti (o "ruota dei trovatelli") era un meccanismo presente in molte città e paesi italiani dal Medioevo fino all'Ottocento.
Come funzionava:
- Era un cilindro girevole di legno
- Inserito nel muro di un convento o ospedale
- Aperto su un lato verso la strada
- Girava su se stesso
Come si usava:
- Una madre (o qualcuno per lei) arrivava di notte
- Posava il neonato nel cilindro
- Suonava una campanella
- Girava il cilindro verso l'interno
- Se ne andava rapidamente
- Le suore dall'interno prendevano il bambino
Dove Si Trova a Ischia
La ruota si trova nei Vicoli Saraceni - una delle zone più antiche e caratteristiche di Ischia.
Era collegata a un convento di suore che accoglieva i bambini abbandonati.
Perché Esisteva
La ruota degli esposti esisteva per ragioni tragiche ma reali:
Madri non sposate Nell'Italia cattolica pre-moderna, una donna che rimaneva incinta fuori dal matrimonio era disonorata:
- Cacciata dalla famiglia
- Emarginata dalla società
- Impossibilitata a sposarsi
- Condannata alla miseria
Molte preferivano abbandonare il bambino piuttosto che tenerlo e morire di fame entrambi.
Povertà estrema Famiglie troppo povere per sfamare un altro figlio:
- Già troppi figli da mantenere
- Carestie, epidemie, guerre
- Morte del padre/marito
Abbandonare un figlio era scelta disperata - ma almeno il bambino poteva sopravvivere.
Violenza Bambini nati da stupri che le madri non potevano/volevano crescere.
Il Dolore delle Madri
Abbandonare un figlio alla ruota era strazio inimmaginabile:
La madre arrivava di notte, al buio, probabilmente piangendo. Guardava il suo bambino un'ultima volta. Lo baciava. Lo posava nella ruota fredda. Girava il cilindro. Sentiva le suore prenderlo dall'altra parte. Se ne andava correndo, con il cuore spezzato.
Molte lasciavano un segno sul bambino (medaglietta, nastro, biglietto) sperando un giorno di poterlo riconoscere e riprendere.
La maggior parte non lo rivide mai più.
Il Destino dei Bambini
I bambini "esposti" (abbandonati) venivano:
- Allevati dalle suore nei primi anni
- Dati in adozione (raramente) a famiglie benestanti
- Avviati al lavoro appena possibile (servitori, contadini, marinai)
- Molti morivano - la mortalità infantile era altissima
Crescevano senza sapere chi fossero i genitori. Portavano cognomi "inventati" (spesso legati al giorno in cui erano stati trovati). Vivevano con lo stigma di essere "figli di nessuno".
La Fine della Ruota
Le ruote degli esposti furono abolite in Italia nell'Ottocento:
- Considerate disumane
- Incoraggiavano l'abbandono
- Non risolvevano il problema sociale
Furono sostituite da:
- Brefotrofi (orfanotrofi)
- Assistenza sociale
- (Molto più tardi) diritti delle madri single
La Ruota Oggi
La ruota nei Vicoli Saraceni probabilmente non esiste più fisicamente (o è murata, inutilizzata).
Ma resta nella memoria - come simbolo di:
- Epoca durissima per le donne
- Povertà estrema
- Dolore materno incommensurabile
- Ma anche: tentativo di salvare vite (meglio abbandonato ma vivo, che morto)
Il Numero della Tombola
Quando esce "'a rota d' 'e criature", c'è sempre un momento di silenzio pesante.
È un numero triste - forse il più triste della tombola.
Ricorda che:
- Il passato non era romantico
- Le donne hanno sofferto immensamente
- I bambini erano vulnerabili
- La miseria era realtà quotidiana
Qualcuno dice piano: "Pover criature..." (Povere creature...) "E che tempi..."
È il numero che ci ricorda di essere grati per il presente - nonostante i problemi, oggi nessuna madre deve abbandonare il figlio nella notte.
66 - DUE ZITELLE
Le signorine perenni
"Due zitelle, dille tu due zitelle famose dell'isola, siamo sicuri che almeno due ce ne stanno, ognuno dei sei comuni ha almeno un paio di zitelle famose!"
Due zitelle - due nubili - è un numero ironico e provocatorio della tombola.
Cosa Sono le "Zitelle"
Zitella (termine oggi considerato offensivo, ma usato qui in senso storico/affettuoso) indica una donna:
- Non sposata
- Di una certa età (40+, 50+, 60+)
- Senza figli
- Che vive sola o con parenti
Nell'Italia tradizionale del Sud, una donna non sposata era vista come:
- Anomalia sociale
- Sfortuna personale
- A volte oggetto di pietà
- A volte oggetto di pettegolezzi
Le "Zitelle Famose"
Ogni paese, borgo, comune ha le sue "zitelle famose" - donne che tutti conoscono perché:
Sono sempre state lì Hanno vissuto tutta la vita nello stesso posto, tutti le conoscono fin da bambine.
Sono personaggi Hanno carattere forte, personalità marcata, modi particolari.
Sono attive nella comunità Lavorano (negozio, scuola, ufficio), partecipano a tutto, sono presenti.
Sono oggetto di curiosità "Ma pecché nun se è mai sposata?" (Ma perché non si è mai sposata?)
Perché Non Si Sono Sposate
Le ragioni possono essere mille:
Scelta libera Non hanno mai voluto sposarsi - preferivano indipendenza, carriera, libertà.
Amore impossibile Si sono innamorate di qualcuno che non potevano sposare (già sposato, morto, di classe sociale diversa).
Sfortuna Non hanno mai incontrato la persona giusta.
Famiglia Hanno dovuto accudire genitori anziani/malati e hanno sacrificato la propria vita.
Carattere difficile Troppo esigenti, troppo testarde, troppo particolari per trovare un compagno.
Povertà Nessuna dote = nessun pretendente (nell'Italia arcaica).
Le Zitelle di Ischia
Come dice la tombola: "ognuno dei sei comuni ha almeno un paio di zitelle famose!"
Ischia Porto La signorina che lavora da 40 anni nella cartoleria, sempre precisa, sempre sola.
Casamicciola L'insegnante in pensione che tutti hanno avuto come maestra, mai sposata, dedita alla scuola.
Lacco Ameno La signora del bar storico, sempre al bancone, vita dedicata al lavoro.
Forio La devota che passa ore in chiesa, sempre presente a messe e processioni.
Serrara Fontana La contadina solitaria che vive nella campagna, autosufficiente, rude.
Barano La commerciante del negozio di tessuti, donna d'affari ante litteram.
Il Gioco della Tombola
Quando esce "due zitelle", il gestore chiede: "Diciteme du zitelle famose dell'isola!" (Ditemi due zitelle famose dell'isola!)
E partono le risposte: "La signorina [nome]!" "Ah sì, quella sì che è zitella!" "E pure la signora [nome]!" "Oh madonna, quella è zitella da cinquant'anni!"
È un momento di gossip collettivo - si ride, si ricordano aneddoti, si fa "inciucio".
L'Ironia Affettuosa
Importante: l'uso del termine "zitella" qui non è cattivo.
È ironia mediterranea - quel modo di prendere in giro affettuosamente qualcuno che fa parte della comunità.
Le "zitelle" stesse spesso ridono di questa definizione - l'hanno accettata, ci convivono, a volte la rivendicano con orgoglio.
Le Zitelle Moderne
Oggi il concetto di "zitella" sta scomparendo:
- Molte donne scelgono di non sposarsi
- Vivono vite piene e felici
- Non sono più guardate con pietà
- Sono rispettate per le loro scelte
Ma nella tombola ischitana, il numero resta - come memoria di un'epoca e di un modo di pensare che sta tramontando.
Il Numero della Tombola
Quando esce "due zitelle", l'atmosfera è leggera e maliziosa:
Si ride. Si fanno nomi. Si raccontano storie. Le donne non sposate presenti al tavolo protestano ridendo: "Ma che zitella, io sto benissimo single!"
È uno dei numeri più sociali della tombola - quello che trasforma il gioco in conversazione, in momento di condivisione della memoria collettiva.
Continuo con i numeri dal 67 al 90! 🎲
67 - 'U TOTANO MBUTTUNATO
Il tesoro dell'estate
"Da luglio a settembre nei mari ischitani imperversa il totano. ... Uno di questi modi è imbottito o 'imbuttunat' per dirla alla partenopea. Mamma mì, che è stu profumo nell'aria? È il totano mbuttunato, ma esiste una giovane che lo sa cucinare come si deve o come al solito ce vo' sulo mammà?!"
'U totano mbuttunato - il totano imbottito - è una delle eccellenze gastronomiche di Ischia che fa impazzire tutti.
Il Totano
Il totano (o calamaro gigante) è un mollusco cefalopode che:
- Vive nelle acque del Mediterraneo
- Da luglio a settembre è abbondantissimo nei mari ischitani
- I pescatori ne catturano in quantità
- Costa poco (rispetto ad altri pesci pregiati)
- È versatile in cucina
Totano vs Calamaro
Differenze:
- Il totano è più grande e carnoso
- Ha pinne triangolari (il calamaro rombo)
- La carne è leggermente più dura (ma saporitissima)
- Perfetto per essere imbottito (ripieno)
Come Si Prepara 'U Totano Mbuttunato
Ingredienti per il ripieno:
- Tentacoli del totano (tritati finemente)
- Pane raffermo (ammollato nel latte)
- Uova
- Parmigiano grattugiato
- Prezzemolo fresco tritato
- Aglio (poco, giusto un accenno)
- Sale e pepe
- A volte: olive, capperi, pinoli, uvetta (per arricchire)
Preparazione:
- Pulire i totani - togliere gli occhi, il becco, la penna interna, la pelle (si pela facilmente)
- Staccare i tentacoli e tritarli finemente
- Preparare il ripieno mescolando tentacoli, pane strizzato, uova, parmigiano, prezzemolo, aglio, sale, pepe
- Imbottire il corpo del totano con il ripieno (non troppo pieno, altrimenti scoppia in cottura!)
- Chiudere con uno stuzzicadenti (come a "abbuttonare" - da qui "mbuttunato")
- Cuocere in padella con:
- Olio EVO
- Pomodorini freschi (o pelati)
- Vino bianco
- Basilico
- Sale
- Cuocere lentamente per 30-40 minuti (il totano deve diventare morbido)
Il Risultato
Il totano mbuttunato è:
- Morbidissimo (se cotto bene)
- Saporito (il ripieno si fonde con il sugo)
- Pieno di mare (il totano ha sapore intenso)
- Confortante (è piatto della nonna, della tradizione)
Si mangia:
- Tagliato a fette spesse (si vedono le "rotelle" del ripieno)
- Con il sugo intorno
- Accompagnato da pane cafone per fare la scarpetta
- Vino bianco ischitano (Biancolella o Forastera)
"Che È Stu Profumo Nell'Aria?"
Quando qualcuno cucina il totano mbuttunato, tutto il vicinato lo sa:
- Il profumo invade le strade
- Odore di mare, pomodoro, aglio, basilico
- Fa venire fame a tutti
- I vicini si affacciano: "Madonna, che profumo! State facenn 'e totane?"
"Ce Vo' Sulo Mammà!"
La battuta finale della tombola è perfetta:
"Ma esiste una giovane che lo sa cucinare come si deve o come al solito ce vo' sulo mammà?!"
È la verità universale della cucina del Sud:
- Le ricette tradizionali le sanno fare bene solo le mamme/nonne
- Le giovani "nun sann fa nient" (secondo le mamme!)
- Serve esperienza, mano, feeling
- La nonna lo fa da 50 anni → ovvio che viene meglio!
Ma è anche provocazione scherzosa alle ragazze: "Allora? Chi di voi sa fare 'u totano mbuttunato come si deve?"
La Sfida Generazionale
C'è sempre tensione tra:
Le mamme/nonne che dicono: "Cheste guagliuncelle d'oggi nun sann fa niente, mangiano solo pizza e hamburger!"
Le ragazze che rispondono: "Ma mamma, pure io so cucinare! L'ho fatto settimana scorsa!" "Sì, ma nun è venuto comme 'o mio!" (Sì, ma non è venuto come il mio!)
Quando Si Mangia
Il totano mbuttunato si mangia tipicamente:
- Pranzo domenicale (piatto importante, ci vuole tempo)
- Cena estiva (quando il totano è fresco al mercato)
- Festa di famiglia (compleanno, ricorrenza)
- Quando vengono ospiti (piatto da fare bella figura)
Al Ristorante
Molti ristoranti ischitani lo propongono, ma: "Nun è mai buon comme chell 'e casa!" (Non è mai buono come quello di casa!)
Perché:
- Nei ristoranti usano calamari più piccoli (più veloci da cucinare)
- Il ripieno è standardizzato
- Non c'è l'amore della nonna
La Variante "Luciana"
Esiste anche 'u totano a' luciana - cotto in umido con:
- Pomodorini
- Olive
- Capperi
- Peperoncino
- Vino bianco
Ma il mbuttunato è considerato più pregiato - perché richiede più lavoro e maestria.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u totano mbuttunato", succede sempre:
Tutti si leccano le labbra "Mamma mia, che voglia!"
Le mamme/nonne si vantano "Io 'o faccio na' meraviglia!"
Le ragazze protestano "Pure io so cucinare!"
Gli uomini concordano "È overo, ce vo' sulo mammà!"
È il numero della cucina tradizionale - quella che richiede tempo, amore, pazienza. Quella che si tramanda. Quella che fa sentire a casa.
68 - 'A CIANFOTTA ISCHITANA
La caponata leggera
"A' cianfotta ischitana! È la variante più leggera della tradizionale e gustosa caponata siciliana. Quanti sapori genuini in un solo piatto!"
'A cianfotta ischitana è un piatto povero, semplice, saporito - l'essenza della cucina contadina dell'isola.
Cos'È la Cianfotta
La cianfotta (o ciambotta, ciambrotta) è uno spezzatino di verdure tipico del Sud Italia (Campania, Basilicata, Calabria).
Ogni regione ha la sua versione. Quella ischitana è considerata particolarmente buona.
Ingredienti
Verdure (tutte a cubetti):
- Melanzane
- Peperoni (rossi e gialli)
- Zucchine
- Patate
- Pomodori freschi (o pelati)
- Cipolla
- Basilico fresco
Condimenti:
- Olio EVO abbondante
- Aglio
- Sale
- Pepe
- A volte: peperoncino (per chi vuole piccante)
Come Si Prepara
Metodo tradizionale:
- Tagliare tutte le verdure a cubetti grossolani (non troppo piccoli)
- Soffriggere cipolla e aglio in olio EVO abbondante
- Aggiungere le patate (cuociono più lente)
- Dopo 10 min: aggiungere melanzane, peperoni, zucchine
- Far cuocere mescolando spesso
- Aggiungere i pomodori e il basilico
- Salare, pepare
- Cuocere lentamente per 30-40 minuti (le verdure devono essere morbide ma non disfatte)
Segreto: cuocere a fuoco basso e mescolare spesso - le verdure devono amalgamarsi, insaporirsi a vicenda.
Il Risultato
La cianfotta è:
- Coloratissima (viola, rosso, giallo, verde, arancio)
- Profumata (basilico, aglio, verdure)
- Saporita (ogni verdura mantiene il suo gusto ma si fonde con le altre)
- Morbida e cremosa (quasi una crema di verdure)
Differenza con la Caponata Siciliana
Come dice la tombola: "È la variante più leggera della tradizionale e gustosa caponata siciliana"
Caponata Siciliana:
- Più complessa (uvetta, pinoli, capperi, olive, aceto, zucchero)
- Sapore agrodolce marcato
- Più elaborata
- Si mangia spesso fredda come antipasto
Cianfotta Ischitana:
- Più semplice (solo verdure, olio, basilico)
- Sapore delicato delle verdure
- Più leggera (meno grassi)
- Si mangia calda come piatto unico
Quando Si Mangia
Estate (luglio-settembre) Quando le verdure sono fresche di stagione - raccolte dall'orto la mattina stessa.
Come piatto unico Con pane cafone per fare scarpetta - è completo (carboidrati, vitamine, fibre).
Come contorno Accompagnamento per carne o pesce.
Fredda il giorno dopo Ancora più buona - i sapori si sono amalgamati durante la notte.
La Filosofia della Cianfotta
La cianfotta rappresenta:
1. Cucina povera Usa solo verdure - niente carne, niente pesce, niente formaggi. Era il piatto dei contadini poveri.
2. Rispetto della stagionalità Si fa solo d'estate quando tutte queste verdure sono disponibili fresche.
3. Zero sprechi Si usano le verdure dell'orto che altrimenti andrebbero perse (zucchine troppo cresciute, peperoni ammaccati, melanzane piccole).
4. Semplicità Pochi ingredienti, cottura semplice - ma risultato straordinario.
5. Salute È piatto sanissimo - verdure, olio buono, niente grassi animali.
"Quanti Sapori Genuini in un Solo Piatto!"
Questa è la magia della cianfotta:
- Assaggi la dolcezza dei peperoni
- La consistenza cremosa delle melanzane
- La freschezza delle zucchine
- L'amidosità delle patate
- L'acidità dei pomodori
- Il profumo del basilico
Ogni boccone è diverso - perché le verdure si mescolano in proporzioni casuali.
La Tradizione Familiare
Ogni famiglia ha la sua ricetta:
- C'è chi aggiunge peperoncino
- Chi mette anche sedano
- Chi preferisce più pomodoro
- Chi fa cuocere di più (quasi una crema)
- Chi lascia le verdure più al dente
E ovviamente: "'A cianfotta 'e mammema è 'a cchiù bona!" (La cianfotta di mia mamma è la più buona!)
Il Numero della Tombola
Quando esce "'a cianfotta ischitana", le reazioni sono:
Le nonne: "Mo ca è gennaio, nun se po' fa... aspettammo l'estate!" (Ora che è gennaio non si può fare... aspettiamo l'estate!)
I giovani vegetariani/vegani: "Ma questa è perfetta per me!"
Tutti: "Che bontà, che profumo, che colori!"
È il numero della cucina sana e bella - quella che nutre corpo e anima, che rispetta la terra e le stagioni.
69 - 'U BOSCO 'E ZARO
Il bosco dei segreti
"U' bosc e Zaro, ci sta chi ci va lì 'p'a Malonn', chi ci va lì per giocare, chi ci va lì per una bella passeggiata… e poi ci sta chi ci va lì per… ehm… ce simme capit!"
'U bosco 'e Zaro - il bosco di Zaro - è un luogo multifunzionale e malizioso di Ischia.
Dove Si Trova
Zaro è una frazione di Forio, nella parte alta e boschiva dell'isola.
Il bosco è un'area verde, tranquilla, appartata - lontana dal caos delle spiagge.
I Diversi Usi del Bosco
Come dice magnificamente la tombola, il bosco di Zaro serve a tante cose diverse...
1. Per 'A Malonn
'A Malonn 'e Zaro (la Madonna di Zaro) - numero 8 della tombola - è il luogo delle apparizioni mariane.
Chi va al bosco per la Madonna:
- È devoto
- Va a pregare
- Partecipa alle celebrazioni l'8 e il 26 di ogni mese
- Cerca spiritualità
- Vuole raccoglimento
2. Per Giocare
I bambini vanno al bosco per:
- Correre liberi
- Giocare a nascondino tra gli alberi
- Arrampicarsi
- Esplorare
- Fare picnic con la famiglia
- Respirare aria buona lontano dal traffico
3. Per Passeggiare
Gli adulti (famiglie, anziani, sportivi) vanno per:
- Camminare in mezzo al verde
- Fare trekking leggero
- Godere del fresco (d'estate il bosco è 5-6 gradi più fresco della costa)
- Ammirare la natura
- Fare jogging o nordic walking
- Portare il cane
4. Per… Ehm… Ce Simme Capit!
E poi c'è il quarto uso - quello malizioso, quello sottinteso, quello che si capisce senza dirlo:
Il bosco di Zaro è da sempre il posto dove vanno le coppie per appartarsi.
Perché?
- È appartato (lontano da occhi indiscreti)
- Ha tanti angoli nascosti (tra alberi e cespugli)
- È tranquillo (poca gente, soprattutto certi orari)
- È romantico (natura, verde, silenzio)
Chi ci va?
- Fidanzatini adolescenti (che non hanno casa/privacy)
- Coppie clandestine (che non possono farsi vedere in giro)
- Amanti (sposati con altre persone)
- Coppie giovani che cercano intimità
Cosa fanno? Ehm... ce simme capit! (ci siamo capiti!)
L'Ironia della Tombola
La genialità di questo numero sta nell'ironia:
Elenca tre usi innocenti e rispettabili:
- Pregare
- Giocare
- Passeggiare
E poi aggiunge il quarto con un "ehm..." che dice tutto senza dire niente.
È malizia mediterranea - quel modo di alludere senza essere espliciti, di far capire tutto con una pausa, un sorriso, un'occhiata.
La Realtà Sociale
In realtà, il bosco come luogo di incontri amorosi è fenomeno universale:
- I giovani hanno sempre cercato posti appartati
- Prima di auto/motel/privacy moderna, i boschi erano l'unica opzione
- Ancora oggi, chi non ha privacy va nei boschi
A Ischia (isola piccola, tutti si conoscono, controllo sociale forte) è ancora più necessario trovare posti dove non ti vedono.
I Guardiani del Bosco
Ovviamente, il bosco ha anche i suoi "guardiani":
- Anziani che passeggiano e vedono tutto
- Devoti della Madonna che disapprovano questi usi "impropri" del luogo sacro
- Genitori preoccupati che vanno a cercare i figli adolescenti
C'è sempre qualcuno che poi racconta: "L'aggio vist a Carulì cu chella guagliona..." (Ho visto Carluccio con quella ragazza...)
E parte il gossip.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u bosco 'e Zaro", l'atmosfera diventa maliziosa:
I giovani ridono imbarazzati (Qualcuno ci è stato, qualcuno ci vorrebbe andare)
Gli adulti sorridono complici (Ci sono andati loro da giovani)
Gli anziani scuotono la testa "Juventu d'oggi... nun tene rispett pe nient!" (Gioventù d'oggi... non ha rispetto per niente!)
E qualcuno chiede maliziosamente: "E vuje, ce site mai jut?" (E voi, ci siete mai andati?)
È uno dei numeri più piccanti della tombola - quello che fa arrossire qualcuno, ridere tutti, e crea quell'atmosfera di complicità che rende il gioco così speciale.
70 - 'U PALAZZO REALE
Il palazzo militare
"U'palazz real, lo vediamo lì, bello, lontano e maestoso nella centralissima Piazza Antica Reggia a Ischia Porto. Oggi è di proprietà del Ministero della Difesa, praticamente è un hotel militare. Qui si fanno eventi, concerti e anche aperitivi!"
'U palazzo reale - il Palazzo Reale - è uno degli edifici più imponenti e misteriosi di Ischia Porto.
Dove Si Trova
Piazza Antica Reggia - nel cuore di Ischia Porto, vicinissimo al porto.
È impossibile non vederlo:
- Grande
- Maestoso
- Color ocra/rosa
- Stile neoclassico
- Domina la piazza
La Storia
XVIII secolo (1700) Fu costruito come residenza reale per i Borbone, re di Napoli.
Ischia era (ed è) luogo amato dalla nobiltà napoletana per:
- Clima perfetto
- Terme curative
- Bellezza naturale
- Vicinanza a Napoli ma sufficientemente lontano
Il palazzo serviva come:
- Residenza estiva dei sovrani
- Sede amministrativa
- Luogo di rappresentanza
- Ospitalità per nobili e dignitari
XIX-XX secolo Con la fine del Regno delle Due Sicilie e l'Unità d'Italia, il palazzo passò allo Stato italiano.
Fu usato per varie funzioni pubbliche.
Oggi È di proprietà del Ministero della Difesa e funziona come:
- Hotel per militari (alloggi per personale delle forze armate in servizio o pensionati)
- Centro congressi (per eventi istituzionali)
- Location per eventi (concerti, mostre, manifestazioni culturali)
L'Ambivalenza
Il Palazzo Reale è simbolo di ambivalenza:
Da un lato: è bello, maestoso, storico
- Architettura elegante
- Fa bella figura nella piazza
- Testimonianza storica importante
Dall'altro: è inaccessibile, militare, chiuso
- Non è aperto liberamente al pubblico
- È proprietà del Ministero della Difesa (= burocratico, rigido)
- Gli ischitani lo vedono ma non possono entrarci facilmente
- È come un gigante addormentato in mezzo alla città
Gli Eventi
Come dice la tombola: "Qui si fanno eventi, concerti e anche aperitivi!"
Il palazzo viene aperto al pubblico durante:
- Concerti (musica classica, jazz, eventi estivi)
- Mostre (arte, fotografia, storia locale)
- Presentazioni di libri
- Conferenze
- Aperitivi culturali (eventi mondani con buffet)
In queste occasioni, gli ischitani finalmente entrano e scoprono:
- I saloni affrescati
- I cortili interni
- I giardini
- La bellezza nascosta
E pensano: "Ma pecché nun è semp aperto?!" (Ma perché non è sempre aperto?!)
La Frustr azione degli Ischitani
C'è una certa frustrazione nel vedere questo palazzo:
- È lì, bellissimo, in pieno centro
- Ma è sottouti lizzato - potrebbe essere museo, centro culturale, biblioteca, spazio pubblico
- Invece è hotel militare - funzione utile, ma limitata
- Gli ischitani lo guardano da fuori come un tesoro in una vetrina
È un po' come avere un gioiello che non puoi indossare.
Il Contrasto
Il contrasto è stridente:
- Piazza Antica Reggia = nome che evoca grandezza, regalità, storia
- Realtà = palazzo militare, chiuso, inaccessibile
È metafora dell'Italia:
- Patrimonio storico immenso
- Gestione burocratica e inefficiente
- Beni pubblici sottoutilizzati
- Potenziale sprecato
Il Sogno
Molti ischitani sognano che un giorno il Palazzo Reale diventi:
- Museo della storia di Ischia
- Centro culturale aperto a tutti
- Biblioteca pubblica
- Spazio per eventi tutto l'anno
- Attrazione turistica
Ma sanno anche che è sogno impossibile - il Ministero della Difesa non molla facilmente le proprietà.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u palazzo reale", le reazioni sono:
Ammirazione: "Che bello che è!"
Rammarico: "Peccato che sia chiuso..."
Ironia: "Palazzo reale... hotel militare... bella differenza!"
Nostalgia: "Una volta ci facevano più eventi, adesso quasi mai..."
È il numero del patrimonio inaccessibile - quello che hai ma non puoi godere, che è tuo ma non è tuo.
71 - 'U GRAND OMM 'E MERD: ARIADENO BARBAROSSA
Il pirata maledetto
"L'uomo di merda: Ariadeno Barbarossa, chillu grand omm e .... di Ariadeno Barbarossa, Il 24 giugno 1544, assaltò Ischia con una flotta di circa 14.000 uomini. Fece una strage per Forio, furono presi prigionieri tra le 2500 e le 4000 persone che furono poi vendute nei mercati del Nord Africa... insomma, un vero 71!"
Ariadeno Barbarossa (Khair ad-Din, detto Barbarossa) è il nome più odiato nella storia di Ischia.
Chi Era
Khair ad-Din Barbarossa (1478-1546) fu:
- Pirata turco-ottomano
- Ammiraglio della flotta ottomana
- Uno dei più temibili corsari del Mediterraneo
- Terrore delle coste italiane nel XVI secolo
Il soprannome "Barbarossa" (barba rossa) derivava dal colore della sua barba.
Il 24 Giugno 1544
Quella data è incisa nel dolore collettivo di Ischia - specialmente di Forio.
L'attacco:
- Barbarossa arrivò con una flotta di 14.000 uomini (numero enorme per l'epoca)
- Decine di navi
- Cannoni potenti
- Guerrieri spietati
Il saccheggio di Forio: Forio, sulla costa occidentale, fu devastata:
- Case bruciate
- Chiese profanate
- Uomini uccisi se resistevano
- Donne violentate
- Tra 2.500 e 4.000 persone catturate
La Schiavitù
I prigionieri furono:
- Incatenati sulle navi
- Portati nei mercati di schiavi del Nord Africa (Algeria, Tunisia, Libia)
- Venduti al miglior offerente
Il destino degli schiavi:
Uomini:
- Lavori forzati (cave, miniere, galere)
- Morte prematura per fatica e maltrattamenti
Donne:
- Harem
- Servitù domestica
- Spesso schiave sessuali
Bambini:
- Servitori
- A volte convertiti all'Islam e addestrati come soldati (giannizzeri)
Il Trauma Collettivo
L'attacco di Barbarossa lasciò ferite profonde:
Demografiche
- Forio perse una parte enorme della popolazione
- Intere famiglie distrutte
- Generazioni cancellate
Economiche
- Case, negozi, barche distrutte
- Anni per ricostruire
- Povertà estrema
Psicologiche
- Terrore del mare (da dove venivano i pirati)
- Paura perenne di nuovi attacchi
- Trauma generazionale tramandato
"Sang 'e Turc"
Come abbiamo visto al numero 18 ("Sanghe 'e Turc"), una conseguenza fu:
- Donne foriane violentate
- Bambini nati con "sangue turco"
- Questa "contaminazione" trasformata in orgoglio (foriani ribelli, indomiti)
Le Conseguenze Storiche
Dopo il 1544, Ischia si dotò di:
- Torri di avvistamento (numero 30 - 'u turrione)
- Sistemi di allarme
- Rifugi (il Castello Aragonese)
- Organizzazione militare
Ma il terrore dei pirati continuò per due secoli - fino al 1700.
"'U Grand Omm 'e Merd"
L'espressione dialettale della tombola è durissima:
"'U grand omm 'e merd" = il grande uomo di merda
È insulto totale - non solo "uomo cattivo", ma merda.
Riflette:
- Odio viscerale ancora vivo dopo 500 anni
- Impossibilità di perdonare un crimine così atroce
- Memoria collettiva che non dimentica
"Insomma, un Vero 71!"
Il numero 71 nella smorfia napoletana tradizionale significa "l'uomo di merda".
Quindi: Barbarossa = 71 = uomo di merda.
È perfetto.
Il Numero della Tombola
Quando esce "l'uomo di merda - Barbarossa", l'atmosfera diventa cupa:
I foriani si arrabbiano ancora: "Chillu bastardo! Ce devastò tutto!" (Quel bastardo! Ci devastò tutto!)
Gli anziani raccontano storie tramandate: "'A nonna 'e nonna mia diceva ca..." (La nonna di mia nonna diceva che...)
Tutti provano un misto di:
- Rabbia (per l'ingiustizia subita)
- Dolore (per le vite distrutte)
- Orgoglio (per aver resistito e ricostruito)
È il numero più pesante della tombola - quello che ricorda che la storia non è solo bellezza, ma anche tragedia.
E che alcune ferite non si rimarginano mai.
Continuo con i numeri dal 72 all'80! 🎲
72 - 'A MERAVIGLIA 'E SANT'ANGELO
Il borgo dei pescatori più bello del mondo
"La meraviglia di Sant'Angelo, quando si dice 'restare a bocca aperta', il piccolo borgo dei pescatori più bello del mondo."
Sant'Angelo non è solo un borgo. È poesia di pietra, mare e cielo.
Dove Si Trova
Punta sud-occidentale di Ischia, comune di Serrara Fontana.
È l'angolo più appartato, romantico, incantato dell'isola.
Come Si Arriva
Sant'Angelo è pedonale - le auto non possono entrare.
Si parcheggia fuori (parcheggio a pagamento) e si scende a piedi:
- Per una stradina in discesa
- Attraverso case colorate
- Finché non ti si apre davanti lo spettacolo
La Vista
Quando arrivi a Sant'Angelo e vedi il borgo per la prima volta:
Resti a bocca aperta.
Non è modo di dire. È letteralmente quello che succede.
Vedi:
- Un promontorio roccioso (l'isolotto di Sant'Angelo) collegato alla terraferma da un istmo strettissimo
- Case multicolori (rosa, giallo, bianco, azzurro) arrampicate sulla collina
- Barche dei pescatori tirate sulla spiaggetta
- Mare cristallino (turchese, blu, verde smeraldo a seconda della luce)
- Ristorantini affacciati sul mare
- Vicoletti stretti che salgono e scendono
- Bouganville che traboccano dai balconi
- Luce dorata che avvolge tutto
Il Borgo dei Pescatori
Sant'Angelo nasce come borgo di pescatori:
- Case umili
- Barche
- Reti da riparare
- Vita semplice legata al mare
Ancora oggi conserva questa autenticità:
- I pescatori escono all'alba
- Tornano con il pesce fresco
- Le reti sono stese ad asciugare
- I vecchi siedono fuori casa a chiacchierare
Ma nel tempo è diventato anche meta chic:
- Boutique hotel di lusso
- Ristoranti gourmet
- Turismo internazionale selezionato
Eppure ha mantenuto l'anima - non è diventato finto/turistico.
Le Spiagge
Sant'Angelo è circondato da spiagge magnifiche:
1. La Spiaggia di Sant'Angelo Piccola, sabbiosa, proprio nel borgo. Ideale per famiglie.
2. La Spiaggia dei Maronti Si raggiunge con taxi-boat da Sant'Angelo (5 minuti) o a piedi (20 minuti sentiero panoramico). È la spiaggia più lunga di Ischia (3 km) - quella delle fumarole (numero 10).
3. Cava Grado Piccola caletta nascosta, acqua trasparente.
I Ristoranti
Sant'Angelo ha ristoranti spettacolari:
Sul Mare Letteralmente piedi nell'acqua:
- Tavoli affacciati sul mare
- Pesce freschissimo (pescato la mattina)
- Vista infinita
- Romanticismo assoluto
Cucina Pesce ovviamente:
- Crudi di mare
- Spaghetti alle vongole
- Frittura di paranza
- Polpo alla luciana
- Pescato del giorno
Prezzi Non economici (Sant'Angelo è zona chic) - ma ne vale la pena.
Il Tramonto
Il tramonto a Sant'Angelo è leggendario:
- Il sole scende dietro l'isolotto
- Il cielo si accende (arancio, rosa, viola)
- Il mare diventa specchio dorato
- Le case si illuminano di luce calda
- Tutto si ferma per qualche minuto
- Silenzio contemplativo
È uno di quei momenti in cui capisci perché vivi.
La Passeggiata
Passeggiare a Sant'Angelo è esperienza sensoriale totale:
Vista Colori, luce, mare, architettura.
Udito Onde che si infrangono, voci dei pescatori, risate dai ristoranti, campanelle delle chiese.
Olfatto Salsedine, fiori (gelsomino, bouganville), pesce alla griglia, caffè.
Tatto Brezza marina, calore del sole, pietra calda sotto i piedi.
Gusto Gelato artigianale, limoncello, spritz al tramonto.
Perché È "Il Più Bello del Mondo"
La tombola dice: "il piccolo borgo dei pescatori più bello del mondo".
È vero?
Oggettivamente, ci sono tanti borghi bellissimi nel mondo.
Ma Sant'Angelo ha qualcosa di speciale:
- Piccolo ma perfetto (non dispersivo)
- Autentico ma curato (non finto ma non trascurato)
- Elegante ma semplice (no ostentazione)
- Turistico ma vero (non ha perso l'anima)
- Naturale ma armonico (bellezza non costruita, ma nemmeno selvaggia)
È equilibrio perfetto - quel punto magico dove tutto converge.
Chi Lo Ama
Coppie romantiche È il posto ideale per:
- Matrimoni/anniversari
- Proposte di matrimonio
- Weekend romantici
- Lune di miele
Viaggiatori solitari Che cercano bellezza, silenzio, contemplazione.
Fotografi Ogni angolo è instagrammabile - ma anche oltre Instagram, è bellezza pura.
Ischitani Che vanno a Sant'Angelo nei momenti speciali - quando vogliono ricordarsi perché amano la loro isola.
Il Problema
Sant'Angelo ha un problema: sta diventando troppo famoso.
D'estate (luglio-agosto) è affollatissimo:
- Code per parcheggiare
- Prezzi alle stelle
- Troppa gente
- Perde un po' della sua magia
Consiglio: andare a Sant'Angelo in:
- Primavera (aprile-maggio)
- Autunno (settembre-ottobre)
- Inverno (dicembre-febbraio) - freddo ma deserto e bellissimo
Il Numero della Tombola
Quando esce "'a meraviglia 'e Sant'Angelo", tutti sospirano:
"Sant'Angelo... che posto!" "Quann ce torno!" (Quando ci torno!) "'U posto cchiù bello 'e Ischia!" (Il posto più bello di Ischia!)
E chi non c'è mai stato: "Ma è davvero così bello?" "Sì, di più!"
È il numero dell'orgoglio ischitano - quando mostri Sant'Angelo al mondo, sai che hai un gioiello che pochi posti possono eguagliare.
73 - 'U RIZZOLI
L'ospedale del grande editore
"Il Rizzoli, nel 1962 il grande imprenditore Angelo Rizzoli ben pensò di fondare l'ospedale e di dedicarlo alla moglie, Anna Rizzoli, è grazie a lui se oggi abbiamo una struttura ospedaliera sull'isola, se avessimo aspettato lo Stato… bonanott!"
'U Rizzoli - l'Ospedale Anna Rizzoli - è un dono prezioso che Ischia ricevette da un uomo che amò l'isola.
Chi Era Angelo Rizzoli
Angelo Rizzoli (1889-1970) fu uno dei più grandi editori italiani del Novecento:
- Fondò la Casa Editrice Rizzoli (libri, giornali, riviste)
- Pubblicò giornali come Corriere della Sera
- Riviste come Oggi, Novella 2000
- Era milionario, potente, influente
Ma era anche un uomo con il cuore.
L'Amore per Ischia
Angelo Rizzoli amò Ischia perdutamente:
- Ci veniva in vacanza
- Costruì il Regina Isabella (numero 46) - l'hotel più lussuoso dell'isola
- Investì nel turismo ischitano
- Fece conoscere Ischia in tutta Italia attraverso le sue riviste
- Considerava Ischia la sua seconda casa
Il Problema
Negli anni '50-'60, Ischia aveva un problema gravissimo:
Non aveva ospedale.
C'erano:
- Piccole cliniche private
- Ambulatori medici
- Ma nessuna struttura ospedaliera vera
Questo significava che:
- Ogni emergenza grave richiedeva trasporto a Napoli (traghetto + ambulanza = ore)
- Molte persone morivano per il ritardo nei soccorsi
- Le partorienti rischiavano complicazioni
- Gli anziani non avevano assistenza adeguata
- L'isola era vulnerabile sanitariamente
La Decisione di Rizzoli
Nel 1962, Angelo Rizzoli prese una decisione straordinaria:
"Costruirò io l'ospedale per Ischia."
E non solo:
- Lo finanzierò interamente con i miei soldi (nessun finanziamento pubblico)
- Lo dedicherò a mia moglie Anna (recentemente scomparsa)
- Lo donerò alla comunità ischitana
La Costruzione
Rizzoli:
- Comprò un terreno a Lacco Ameno (zona centrale, facilmente raggiungibile da tutta l'isola)
- Assunse i migliori architetti e ingegneri
- Costruì una struttura moderna, funzionale, bella
- La dotò di:
- Pronto soccorso
- Reparti di medicina e chirurgia
- Sala operatoria
- Maternità
- Radiologia
- Attrezzature all'avanguardia
- Donò tutto alla comunità
L'Inaugurazione
L'ospedale fu inaugurato e intitolato ad Anna Rizzoli, la moglie di Angelo.
Fu momento di gioia immensa per gli ischitani:
- Finalmente avevano un ospedale
- Vite sarebbero state salvate
- La salute pubblica garantita
Angelo Rizzoli fu omaggiato come eroe - non con parole vuote, ma con gratitudine vera.
"Se Avessimo Aspettato lo Stato… Bonanott!"
Questa battuta della tombola è amara ma verissima:
Bonanott (buonanotte) = modo ironico per dire: "ce potevamo aspettare in eterno".
Se gli ischitani avessero aspettato che lo Stato italiano costruisse un ospedale a Ischia:
- Avrebbero aspettato decenni (forse ancora oggi non ci sarebbe)
- Sarebbero morte migliaia di persone nel frattempo
- La burocrazia avrebbe rallentato tutto
- I fondi pubblici sarebbero stati insufficienti/sprecati/rubati
È critica feroce (ma giustificata) alla inefficienza dello Stato italiano:
- Che dovrebbe garantire sanità pubblica
- Ma spesso fallisce
- E sono i privati (come Rizzoli) a sopperire
L'Ospedale Oggi
L'Ospedale Anna Rizzoli esiste ancora ed è fondamentale per Ischia:
Servizi:
- Pronto Soccorso 24/7
- Medicina generale
- Chirurgia
- Ortopedia
- Cardiologia
- Maternità (nascono centinaia di bambini ischitani ogni anno)
- Radiologia/TAC/RM
Problemi: Nel tempo l'ospedale ha sofferto:
- Sottodimensionamento (Ischia è cresciuta, l'ospedale meno)
- Carenza di personale (medici e infermieri)
- Attrezzature vecchie (serve rinnovamento)
- Estate critica (popolazione triplica, ospedale in crisi)
Ma resta vitale - senza di esso, Ischia sarebbe in ginocchio sanitariamente.
La Gratitudine
Gli ischitani sono eternamente grati ad Angelo Rizzoli:
- Gli hanno intitolato strade
- Lo ricordano con affetto
- Lo considerano benefattore dell'isola
Non era ischitano di sangue, ma lo è diventato di cuore - e ha dimostrato il suo amore in modo concreto.
La Lezione
La storia dell'ospedale Rizzoli insegna:
1. Il valore del mecenatismo privato Quando funziona (e non è solo speculazione), può fare miracoli.
2. L'amore per un luogo si dimostra con i fatti Rizzoli non si è limitato a dire "amo Ischia" - l'ha dimostrato.
3. Un singolo uomo può cambiare la storia Senza Rizzoli, Ischia sarebbe stata diversa (e peggiore).
4. Lo Stato non sempre è presente E questo è problema grave - ma riconoscere chi sopperisce è doveroso.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u Rizzoli", le reazioni sono di:
Gratitudine "Grazie a Dio c'era Rizzoli!" "Senza 'e isso, chi sac quante n'erann muorte..." (Senza di lui, chissà quanti sarebbero morti...)
Amarezza verso lo Stato "'U Stato nun ha mai fatto niente pe' nuje!" (Lo Stato non ha mai fatto niente per noi!) "Sempe 'e privati c' 'a salvano!" (Sempre i privati ci salvano!)
Orgoglio "E mo c'avimm 'u nuosto ospedale!" (E ora abbiamo il nostro ospedale!)
È il numero della gratitudine concreta - verso chi ha fatto qualcosa di grande per la comunità.
74 - 'E GROTT 'E ISCHIA
Le cattedrali marine
"Le grotte di Ischia, grotta Verde o grotta del Mago, se non le hai mai viste è arrivato il momento di farlo ma se già le hai viste, qual è quella che ti piace di più?"
'E grott 'e Ischia - le grotte di Ischia - sono meraviglie naturali scavate dal mare nella roccia vulcanica.
Quante Sono
Ischia ha decine di grotte marine lungo tutta la costa.
Le più famose e visitabili sono:
1. Grotta Verde
Dove si trova: Costa sud, vicino a Sant'Angelo.
Caratteristiche:
- Acqua di un verde smeraldo intenso
- Luce che filtra dall'apertura crea giochi di colori
- Profondità: si può nuotare dentro
- Temperatura acqua: fresca ma non gelida
- Dimensioni: abbastanza grande da entrarci con barca piccola
Come vederla:
- Gommone/barca (proprio o noleggiato)
- Giro in barca organizzato (partono da vari porti)
- Nuotando (se sei molto vicino e bravo nuotatore)
Perché è speciale: Il colore dell'acqua è irreale - sembra photoshoppato ma è naturale. La luce che entra si riflette sul fondale chiaro e crea quel verde magico.
2. Grotta del Mago
Dove si trova: Costa tra Forio e Lacco Ameno.
Leggenda: Si dice che in questa grotta vivesse un mago/eremita che preparava pozioni e filtri d'amore. I pescatori lo cercavano per avere:
- Previsioni meteo
- Guarigioni
- Consigli amorosi
- Protezione dal malocchio
Caratteristiche:
- Più misteriosa della Grotta Verde
- Accesso più difficile
- Interno più articolato (vari ambienti)
- Stalattiti e stalagmiti (poche, ma presenti)
Atmosfera: Più cupa, suggestiva, magica (da qui il nome).
3. Grotta del Vap ore (o Grotta di San Ciro)
Caratteristiche:
- Acqua calda per infiltrazioni termali
- Vapori che salgono dall'acqua
- Effetto sauna naturale
- Benefica per le vie respiratorie
Esperienza: Nuotare dentro è terapeutico - il calore avvolge, i vapori purificano, ci si rilassa completamente.
4. Altre Grotte Minori
- Grotta Azzurra (non confondere con quella di Capri)
- Grotta dei Sogni
- Grotta delle Vergini
- Decine di piccole grotte senza nome
Come Visitarle
Giri organizzati in barca: Partono da:
- Ischia Porto
- Forio
- Sant'Angelo
- Lacco Ameno
Durata: 2-3 ore Costo: 20-30€ a persona Cosa include:
- Giro completo dell'isola (via mare)
- Soste alle grotte principali
- Possibilità di nuotare dentro
- Guida che spiega
Noleggio privato:
- Gommone (con o senza skipper)
- Più libertà, più costoso
- Puoi fermarti quanto vuoi
A nuoto: Solo per esperti - alcune grotte sono accessibili nuotando dalla spiaggia, ma serve buona tecnica e conoscenza del mare.
Cosa Portare
- Maschera e boccaglio (per vedere sott'acqua - è spettacolare!)
- Macchina fotografica waterproof (o smartphone in custodia impermeabile)
- Crema solare (il riverbero dell'acqua brucia)
- Asciugamano
- Scarpe da scoglio (alcune grotte hanno fondale roccioso)
Il Dibattito: Qual È la Più Bella?
Come chiede la tombola: "qual è quella che ti piace di più?"
È dibattito eterno tra ischitani e turisti:
Team Grotta Verde: "'A Grotta Verde è 'a cchiù bella! Chillu culore nun 'o truov annullat!" (La Grotta Verde è la più bella! Quel colore non lo trovi da nessuna parte!)
Team Grotta del Mago: "Ma che dice?! 'A Grotta d' 'u Mago è cchiù suggestiva, cchiù misteriosa!" (Ma cosa dice?! La Grotta del Mago è più suggestiva, più misteriosa!)
Team Grotta del Vapore: "Per me 'a cchiù bella è chella d' 'u vapore - te cura pure!" (Per me la più bella è quella del vapore - ti cura pure!)
Non c'è risposta giusta - ognuna ha il suo fascino.
La Geologia
Le grotte di Ischia si sono formate per:
Erosione marina Il mare, nel corso di millenni, ha scavato la roccia vulcanica (tufo):
- Le onde battono incessantemente
- La roccia si sgretola piano piano
- Si formano cavità sempre più grandi
Attività vulcanica Alcune grotte sono camere magmatiche collassate - antiche bolle di lava che si sono svuotate.
Termalismo L'acqua calda che filtra dissolve la roccia creando passaggi e cavità.
Il Rispetto
Importante: le grotte sono patrimonio naturale fragile:
- Non toccare stalattiti/stalagmiti (si rovinano)
- Non lasciare rifiuti (MAI)
- Non urlare (rispetto per la natura e per altri visitatori)
- Non fare graffiti (purtroppo succede)
Il Numero della Tombola
Quando esce "'e grott 'e Ischia", succede:
Escursionisti entusiasti: "L'aggio viste, so' stupende!"
Chi non c'è mai stato: "Io nun ce so' mai jut... aggia jì!" (Io non ci sono mai andato... devo andarci!)
Il dibattito: "Qual è 'a cchiù bella?" E ognuno dice la sua.
Nostalgia: "Quann ce turnammo..." (Quando ci torniamo...)
È il numero della meraviglia naturale - quella che ti ricorda che Ischia non è solo terme e spiagge, ma anche cattedrali scavate dal mare che ti lasciano senza fiato.
75 - 'U CASTELLO ARAGONESE
Il vecchiarello eterno
"Il Castello Aragonese, ma lo sai che il 474 a.C., è il vecchiarello più giovane che possa mai esistere, sempre unico e fedele al suo fascino eterno, si mostra a noi tutti imponente e bellissimo come solo lui sa essere."
'U Castello Aragonese non è solo un monumento. È l'anima di Ischia.
La Data: 474 a.C.
Il Castello nasce nel 474 a.C. quando Gerone I di Siracusa (tiranno greco) costruì una prima fortificazione sulla roccia.
Questo significa che il Castello ha quasi 2.500 anni.
È più antico di:
- Roma (fondata nel 753 a.C., ma sviluppata dopo)
- La maggior parte delle città europee
- Quasi tutto ciò che vediamo oggi
"Il Vecchiarello Più Giovane"
L'espressione della tombola è poetica e paradossale:
Vecchiarello = vecchietto, anziano Più giovane che possa esistere = sempre vivo, sempre presente, mai vecchio davvero
È ossimoro perfetto che cattura l'essenza del Castello:
- È antichissimo (2.500 anni)
- Ma è sempre vivo (non è rudere morto, è abitato, visitato, vissuto)
- Non invecchia mai (ogni generazione lo trova bello uguale)
- È eterno (sarà lì anche tra 2.500 anni)
La Storia in Breve
474 a.C. - Greci Prima fortificazione (Gerone I di Siracusa).
I-V sec d.C. - Romani Utilizzato come avamposto militare.
VI-X sec - Bizantini/Barbarici Rifugio della popolazione durante invasioni barbariche.
1441 - Alfonso d'Aragona Ricostruzione totale - assume la forma attuale:
- Mura possenti
- Torri cilindriche
- Ponte di collegamento (prima c'era solo scala nel mare)
- Diventa città fortificata
XV-XVIII sec - Età d'oro Il Castello è città completa:
- 13 chiese
- Conventi (Clarisse, Benedettini)
- Cattedrale
- Carcere
- Abitazioni per 1.800 persone
- Principe Vescovo
- Corte
1799-1860 - Carcere borbonico Utilizzato come prigione politica.
1912 - Famiglia Mattera Acquistato all'asta da Nicola Ernesto Mattera che lo restaura e lo apre al pubblico.
Oggi Monumento nazionale, visitabile, sede di eventi culturali.
Cosa Vedere
Chiesa dell'Immacolata Barocca, affrescata, splendida.
Cattedrale dell'Assunta Semidistrutta (bombardata nel 1809), ma suggestiva - le volte crollate lasciano vedere il cielo.
Convento delle Clarisse Con lo sculatoio (numero 27) - luogo inquietante e affascinante.
Terrazzo dell'Immacolata Vista a 360° su Ischia, il golfo, Capri, Procida, Napoli, Vesuvio.
Carcere borbonico Celle anguste dove furono rinchiusi patrioti e rivoluzionari.
Museo delle armi Armi medievali e rinascimentali.
Giardini Ulivi centenari, piante mediterranee, pace assoluta.
"Sempre Unico e Fedele al Suo Fascino Eterno"
Il Castello ha fascino immutabile:
Non importa quante volte ci vai - è sempre emozionante:
- La prima volta: meraviglia
- La seconda: scopri dettagli nuovi
- La decima: trovi sempre qualcosa che non avevi notato
- La centesima: continua a stupirti
Non importa la stagione:
- Estate: pieno di turisti ma vivo
- Inverno: deserto e mistico
- Primavera: fiorito
- Autunno: dorato
Non importa l'ora:
- Alba: magico
- Giorno: imponente
- Tramonto: romantico
- Notte (visto da fuori illuminato): fiabesco
Il Simbolo di Ischia
Il Castello Aragonese è il simbolo di Ischia:
- È in tutte le cartoline
- È il primo monumento che si vede arrivando in traghetto
- È punto di riferimento per tutti gli ischitani
- È orgoglio dell'isola
Gli ischitani dicono: "'U Castello è Ischia, e Ischia è 'u Castello" (Il Castello è Ischia, e Ischia è il Castello)
Senza Castello, Ischia sarebbe incompleta.
"Si Mostra a Noi Tutti Imponente e Bellissimo"
Il Castello non è timido. Non si nasconde.
Si mostra - con orgoglio, con maestà.
È imponente:
- Massiccio
- Roccioso
- Inespugnabile
- Potente
È bellissimo:
- Armonico
- Elegante
- Integrato con la roccia
- Opera d'arte naturale e umana insieme
Come Solo Lui Sa Essere
L'espressione finale è amore puro:
"come solo lui sa essere" = è unico, inimitabile, irripetibile.
Non esistono altri castelli come questo.
Non c'è altro luogo al mondo così.
È uno e solo.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u Castello Aragonese", c'è sempre un momento di:
Silenzio rispettoso Come quando si nomina qualcosa di sacro.
Poi: "'U Castello... 'u re 'e Ischia!" (Il Castello... il re di Ischia!) "'U posto cchiù bello!" (Il posto più bello!) "Sempe là, sempe fedele!" (Sempre là, sempre fedele!)
Gli anziani: "Quante ne ha viste... guerre, terremoti, secoli... e sta sempre là!"
È il numero dell'eternità - quello che ti ricorda che tu passi, ma alcune cose restano.
76 - 'U BIDET 'E FORIO
La fontana degli appuntamenti
"Il bidet di Forio, la più famosa delle fontane, quanti di noi ci siamo dati appuntamento proprio lì?"
'U bidet 'e Forio è una fontana storica nel centro di Forio - ma soprattutto è un punto di ritrovo sociale fondamentale.
Cos'È
Una fontana pubblica in pieno centro a Forio.
Il nome "bidet" deriva dalla forma - la vasca della fontana ricorda vagamente un bidet (con tutto il rispetto per la fontana!).
Dove Si Trova
Nel cuore di Forio, probabilmente:
- Vicino alla chiesa
- In una piazza centrale
- Punto di passaggio obbligato
È impossibile non vederla se passi per Forio.
Perché È Famosa
Non per la bellezza architettonica (è fontana semplice, funzionale).
È famosa perché è il punto di ritrovo per eccellenza dei foriani.
"Quanti di Noi Ci Siamo Dati Appuntamento Proprio Lì?"
Questo è il cuore del numero.
Per generazioni di foriani (e ischitani in generale), la frase era:
"Ce vedimmo a' bidet!" (Ci vediamo al bidet!)
Significava:
- Appuntamento tra amici
- Punto di incontro prima di andare altrove
- Luogo dove aspettare qualcuno
- Ritrovo delle comitive prima di uscire
Perché Proprio Lì?
1. Centrale Tutti passano dal centro - è punto strategico.
2. Riconoscibile Non puoi sbagliare - la fontana è lì, fissa, visibile.
3. All'aperto Non serve entrare in bar/negozi - è spazio pubblico.
4. Tradizione Si è sempre fatto così - diventa automatico.
Le Scene Tipiche
Pomeriggio - I ragazzi Gruppo di adolescenti seduti sul bordo della fontana:
- Chiacchierano
- Ridono
- Aspettano altri amici
- Decidono dove andare
- Flirtano
Sera - Le comitive "Ce vedimmo 'o bidet alle 9!" Tutti arrivano lì, poi si decide:
- Pizzeria?
- Passeggiata?
- Cinema?
- Spiaggia?
Appuntamenti romantici "Ce vedimmo a' bidet e po' jamme a' passeggiata" (Ci vediamo al bidet e poi andiamo a passeggiare)
L'Attesa
Quanto tempo si passa ad aspettare al bidet?
Tanto.
- Arrivi in anticipo → aspetti
- L'altro è in ritardo → aspetti
- Aspetti il gruppo che si forma piano piano
- Guardi chi passa
- Saluti conoscenti
- Chiacchieri con altri che aspettano
Il bidet è palcoscenico sociale - vedi e sei visto.
L'Ironia del Nome
Chiamare una fontana "bidet" è ironia tipicamente ischitana:
- Un po' irriverente
- Un po' maliziosa
- Molto affettuosa
Nessuno si offende - anzi, il nome rende la fontana ancora più amata perché la fa sentire nostra, non monumento istituzionale.
Altri "Bidet" in Italia
In realtà, molte città del Sud Italia hanno fontane chiamate "bidet" dalla gente:
- A Napoli ce ne sono diverse
- In vari paesi campani
- È fenomeno diffuso
Ma ogni comunità considera il proprio bidet il più importante.
Oggi
Probabilmente oggi i giovani si danno meno appuntamento "a' bidet":
- Usano WhatsApp per coordinarsi
- Si muovono in auto (non a piedi)
- I punti di ritrovo sono cambiati (centri commerciali, locali)
Ma la memoria resta:
- Gli over 40-50 ricordano tutti gli appuntamenti al bidet
- È parte della loro giovinezza
- È nostalgia per un'epoca più semplice
Il Valore Sociale
Il bidet (come punto di ritrovo) rappresenta:
Socialità vera Non mediata da schermi - faccia a faccia.
Spazio pubblico Luogo di tutti, democratico, gratuito.
Lentezza Arrivavi, aspettavi, chiacchieravi - non c'era fretta.
Comunità Al bidet incontravi sempre qualcuno, ti sentivi parte del paese.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u bidet 'e Forio", le reazioni sono nostalgiche:
I foriani: "'U bidet! Quanti appuntamenti ce simmo dat!" (Il bidet! Quanti appuntamenti ci siamo dati!)
Gli altri ischitani: "Pure nuje avimmo 'u nuost bidet!" (Pure noi abbiamo il nostro bidet!)
Tutti: Raccontano aneddoti:
- "Te ricuord chella vota ca..."
- "Io ce aspettav sempe a Maria..."
- "Passavamo ore llà senza fa nient!"
È il numero della giovinezza condivisa - quel tempo in cui bastava una fontana per essere felici.
77 - 'A COLOMBAIA
Il mistero delle messe nere
"La colombaia, zitt zitt, l'inciucio dice che lì un tempo si facevano le messe sataniche, sarà vero?"
'A Colombaia è un luogo misterioso e inquietante di Ischia - avvolto da leggende oscure.
Cos'È
La Colombaia è una torre/villa storica (probabilmente XVI-XVII secolo) in zona:
- Forio o
- Lacco Ameno o
- Casamicciola
(Il nome "Colombaia" deriva dal fatto che anticamente si allevavano colombi - o per la forma che ricorda una colombaia).
L'Architettura
È edificio:
- Antico (secoli fa)
- Isolato (lontano da case abitate)
- Abbandonato o semi-abbandonato
- Con atmosfera cupa (muri scuri, finestre vuote, vegetazione selvaggia)
- Spesso pericolante (rischio crollo)
La Leggenda: Le Messe Sataniche
"Zitt zitt" (piano piano, sottovoce) - si dice, si sussurra, si tramanda:
Un tempo alla Colombaia si facevano messe sataniche.
Cosa Sarebbero State Queste "Messe Sataniche"?
Nella tradizione popolare:
- Riti occulti (magia nera)
- Invocazioni di demoni
- Sacrifici (animali, si spera... la leggenda a volte parla di altro)
- Messe nere (parodia blasfema della messa cattolica)
- Orge (sesso rituale)
- Sette segrete
Chi Le Faceva?
Le versioni variano:
- Nobili decadenti (aristocratici annoiati che cercavano emozioni forti)
- Streghe locali
- Setta segreta di adoratori del diavolo
- Eretici perseguitati dalla Chiesa
Quando?
La leggenda situa queste pratiche in:
- Epoca medievale/rinascimentale (1500-1700)
- Oppure in epoca più recente (1800-1900)
- Alcuni dicono ancora oggi (versione più thriller)
Le "Prove"
Chi crede alla leggenda cita:
- Simboli strani sulle pareti (croci rovesciate, pentacoli, scritte incomprensibili)
- Sensazioni inquietanti quando si entra (freddo improvviso, malessere, paura)
- Testimonianze di chi ha visto luci/sentito rumori di notte
- Storie di persone scomparse nei dintorni
- Animali morti trovati in modo sospetto
"Sarà Vero?"
La tombola pone la domanda retorica - lascia il dubbio.
La verità (probabilmente):
NO, non è vero.
Le "messe sataniche" sono:
- Leggende urbane alimentate da:
- Aspetto sinistro del luogo
- Isolamento
- Paura dell'ignoto
- Fascino per l'occulto
- Fantasie (film, libri, immaginazione)
- Gossip ingigantito nel tempo
Può essere successo:
- Qualche vandalo ha fatto graffiti inquietanti
- Qualche gruppo di ragazzi ha fatto scherzi (candele, rituali finti per spaventarsi)
- Qualche setta New Age innocua ha fatto meditazioni/rituali (niente di satanico davvero)
Ma messe sataniche vere? Improbabile.
Perché la Leggenda Persiste
Perché funziona:
- Fa paura (= è affascinante)
- È misteriosa (= stimola immaginazione)
- Non è dimostrabile né smentibile (= resta viva)
- Rende la Colombaia famosa
Il Luogo Oggi
Probabilmente la Colombaia è:
- Rudere pericolante
- Proprietà privata (non visitabile)
- O proprietà pubblica abbandonata
- Off-limits per ragioni di sicurezza
Ma questo non ferma i curiosi:
- Ragazzi che vogliono entrare (sfida, brivido)
- Appassionati di paranormale
- Cacciatori di leggende urbane
Il Fascino del Proibito
La Colombaia rappresenta il fascino del proibito:
- Non puoi entrarci (= vuoi entrarci)
- Non sai cosa c'è (= la fantasia corre)
- Potrebbe essere pericoloso (= ti attrae di più)
È archetipo del luogo maledetto che ogni comunità ha.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'a Colombaia", l'atmosfera diventa inquietante:
Qualcuno fa la voce bassa: "'A Colombaia... posto 'e merd..." (La Colombaia... posto di merda...)
Altri raccontano: "Io ce so' jut na vota... e me so' cagat sott!" (Io ci sono andato una volta... e mi sono cagato sotto!)
Scettici: "Ma che messe sataniche... so' tutte fesserie!" (Ma che messe sataniche... sono tutte fesserie!)
Credenti: "Tu nun ce cride pecché nun 'e viste..." (Tu non ci credi perché non le hai viste...)
È uno dei numeri più dark della tombola - quello che fa venire i brividi.
78 - VITTORIA COLONNA
Il fantasma poetessa
"Vittoria Colonna, il suo fantasma aggira ancora lì tra le stradine del Castello Aragonese, è lei la vera poetessa del castello, dove trascorse trent'anni della sua vita dal 1509 al 1536, trovando in Ischia e nel suo castello fonte di ispirazione per le sue opere..."
Vittoria Colonna (1492-1547) fu una delle donne più colte e influenti del Rinascimento italiano - e Ischia fu la sua casa e la sua musa.
Chi Era
Vittoria Colonna nacque in una delle famiglie aristocratiche più potenti d'Italia (i Colonna di Roma).
Fu:
- Poetessa di enorme talento
- Intellettuale raffinata
- Figura centrale del Rinascimento
- Amica di Michelangelo Buonarroti (che la amò platonicamente e le dedicò sonetti)
- Donna colta in epoca in cui le donne erano escluse dalla cultura
La Vita a Ischia (1509-1536)
Matrimonio Nel 1509 sposò Ferrante d'Avalos, marchese di Pescara, signore del Castello Aragonese di Ischia.
Vedovanza Ferrante morì nel 1525 in battaglia. Vittoria aveva 33 anni.
Rimase vedova per il resto della vita (non si risposò mai).
I Trent'Anni al Castello Dal 1509 al 1536 (con alcune assenze) visse al Castello Aragonese.
Qui:
- Soffrì per la morte del marito
- Scrisse le sue poesie più belle (sonetti d'amore, spirituali, filosofici)
- Creò un circolo culturale - invitò:
- Michelangelo Buonarroti (amico carissimo)
- Ludovico Ariosto (poeta dell'Orlando Furioso)
- Jacopo Sannazaro (poeta napoletano)
- Giovanni Pontano (umanista)
- Artisti, filosofi, letterati
- Trasformò il Castello in centro culturale del Rinascimento
Le Poesie
Vittoria scrisse principalmente sonetti:
- D'amore (per il marito morto)
- Spirituali (ricerca di Dio, fede, redenzione)
- Filosofici (sulla vita, la morte, il destino)
Furono pubblicati e molto letti (raro per una donna dell'epoca).
Michelangelo la considerava la più grande poetessa vivente.
Ischia come Ispirazione
Il mare Infinito, malinconico, che guarda verso l'orizzonte (dove è morto il marito).
Il Castello Isolato, roccioso, sospeso tra cielo e mare - perfetto per la contemplazione.
La natura Verde, selvaggia, consolatrice.
Il silenzio Lontano da Roma rumorosa, Vittoria trovò pace per pensare e scrivere.
Ischia plasmò la sua poesia - le diede spazio, tempo, ispirazione.
Il Fantasma
Come dice la tombola: "il suo fantasma aggira ancora lì tra le stradine del Castello Aragonese".
La leggenda: Di notte, nel Castello, si vede (o si sente) una figura femminile:
- Vestita di nero (lutto per il marito)
- Che cammina lentamente
- Tra le rovine della Cattedrale
- Lungo le mura
- Nei giardini
È Vittoria che:
- Cerca ancora il marito perduto
- Continua a scrivere mentalmente le sue poesie
- Veglia sul Castello che tanto amò
- Non vuole lasciare il luogo della sua ispirazione
Testimonianze (Presunte)
Guardiani notturni dicono di aver visto:
- Ombre che si muovono
- Luci inspiegabili
- Sensazione di presenza
Visitatori raccontano:
- Freddo improvviso in certi punti
- Sensazione di essere osservati
- Emozione intensa senza motivo (come se qualcuno ti trasmettesse malinconia)
Ovviamente: Sono suggestioni, atmosfera, immaginazione.
Ma l'idea che Vittoria sia ancora lì è poeticamente bellissima.
"La Vera Poetessa del Castello"
L'espressione della tombola è omaggio:
Vittoria non fu solo abitante del Castello.
Fu la sua anima poetica - colei che lo rese non solo fortezza militare, ma tempio della bellezza, dell'arte, della parola.
Senza di lei, il Castello sarebbe stato solo pietre.
Con lei, divenne luogo di poesia.
Il Ricordo Oggi
Al Castello Aragonese c'è:
- Targa commemorativa per Vittoria Colonna
- Alcune stanze dedicate alla sua memoria
- Eventi culturali in suo onore (presentazioni libri, recital poetici)
Ma soprattutto c'è la memoria - ogni visitatore colto sa che lì visse e scrisse una delle più grandi poetesse italiane.
Il Numero della Tombola
Quando esce "Vittoria Colonna", l'atmosfera diventa poetica:
Qualcuno recita (se conosce) un suo verso
Altri dicono: "Vittoria Colonna... che donna!" "Michelangelo era innamorato 'e isso!" (Michelangelo era innamorato di lei!)
Romantici: "'U fantasma cchiù bello 'e Ischia!" (Il fantasma più bello di Ischia!)
Qualcuno chiede: "Ma è vero ca ce sta 'u fantasma?" "Chi 'o sape... ma è bello crederci!"
È il numero della poesia e del mistero - quello che ti fa sentire che il Castello non è solo turismo, ma luogo dell'anima.
Perfetto! Concludo con gli ultimi 12 numeri della Tombola Ischitana! 🎲
79 - 'E FRASSITELLI
Il bosco dei conigli e delle pecore
"I Frassitelli, chi è come noi che ama il bosco dei Frassitelli? Qui si pascolavano le pecore, e da sempre ci saltella il coniglio selvatico!"
'E Frassitelli è un bosco incantato nella parte alta di Ischia - luogo di pace, natura e tradizione pastorale.
Dove Si Trova
Zona montana dell'isola, probabilmente tra:
- Barano
- Serrara Fontana
- Buonopane
È nella parte alta e interna - lontano dalle spiagge, immerso nel verde.
Il Nome
Frassitelli deriva probabilmente da frassino - l'albero tipico della zona.
I frassini sono alberi:
- Alti e robusti
- Con legno pregiato
- Tipici dei boschi montani
- Usati per fare attrezzi agricoli
Il suffisso "-elli" (diminutivo/vezzeggiativo) rende il nome affettuoso.
Il Paesaggio
Bosco misto:
- Frassini (ovviamente)
- Castagni (castagne in autunno)
- Querce
- Aceri
- Sottobosco ricco (felci, muschio, fiori selvatici)
Prati aperti: Tra gli alberi ci sono radure erbose - perfette per il pascolo.
Sentieri: Tracce antiche percorse per secoli da pastori, contadini, boscaioli.
Aria: Fresca, pulita, profumata di resina e erba.
Le Pecore
Come dice la tombola: "Qui si pascolavano le pecore".
La tradizione pastorale: Fino agli anni '60-'70 (e in piccola parte ancora oggi), i Frassitelli erano:
- Pascolo estivo per greggi di pecore
- I pastori portavano le pecore all'alba
- Le lasciavano brucare l'erba fresca tutto il giorno
- Tornavano al tramonto per riportarle alle stalle
I pastori: Figura mitica e solitaria:
- Vivevano in casette di pietra (alcune ancora visibili, ruderi)
- Facevano il formaggio sul posto (pecorino fresco)
- Erano autosufficienti (pane, formaggio, latte, carne)
- Vita durissima ma libera
Oggi: I pastori sono quasi scomparsi - troppo faticoso, poco redditizio. Ma qualche pastore resistente porta ancora le pecore ai Frassitelli.
I Conigli Selvatici
"E da sempre ci saltella il coniglio selvatico!"
I Frassitelli sono paradiso dei conigli:
- Cibo abbondante (erba, germogli)
- Rifugi naturali (tane sotto le radici, tra le rocce)
- Pochi predatori
- Tranquillità
Vedere i conigli: All'alba o al tramonto (ore più fresche):
- Saltellano tra l'erba
- Rosicchiano
- Scappano velocissimi al minimo rumore
- Sono velocissimi e timidissimi
Per i cacciatori: I Frassitelli sono zona ambita per la caccia al coniglio (legale in stagione, con licenza).
Ricordiamo il coniglio all'ischitana (numero 4) - molti conigli catturati vengono proprio dai Frassitelli.
Cosa Fare ai Frassitelli
Trekking/Passeggiate: Sentieri segnati (e non) per tutti i livelli:
- Facili (famiglie con bambini)
- Medi (escursionisti)
- Difficili (esperti)
Picnic: Prati perfetti per stendere la coperta e mangiare all'aperto:
- Portare panini, frutta, vino
- Godersi il silenzio e il fresco
- Ascoltare gli uccelli
Fotografia: Natura spettacolare in ogni stagione:
- Primavera: fiori, verde brillante
- Estate: ombra fresca, luce filtrata
- Autunno: colori caldi (rosso, arancio, giallo)
- Inverno: atmosfera fiabesca (a volte neve!)
Osservazione fauna: Oltre ai conigli:
- Uccelli (falchi, upupe, merli, fringuelli)
- Scoiattoli
- Ricci
- Volpi (rare ma presenti)
- Farfalle e insetti
Meditazione/Yoga: Posto perfetto per:
- Silenzio interiore
- Connessione con la natura
- Respirare profondamente
Le Stagioni
Primavera (marzo-maggio): Esplosione di vita - fiori, uccelli che cantano, conigli che si riproducono, aria profumata.
Estate (giugno-agosto): Fresco (mentre in spiaggia si bolle) - rifugio ideale, ombra, silenzio.
Autunno (settembre-novembre): Castagne, funghi (per chi li conosce!), colori spettacolari, aria frizzante.
Inverno (dicembre-febbraio): Deserto, mistico, a volte neve sulla cima dell'Epomeo che si vede dai Frassitelli, atmosfera da fiaba nordica.
La Filosofia
I Frassitelli rappresentano l'Ischia nascosta:
- Non turistica
- Non mondana
- Non patinata
È l'Ischia vera, antica, rurale - quella dei pastori, dei contadini, dei boscaioli.
È il polmone verde dell'isola - il luogo dove rigenerarsi quando il caos della costa diventa troppo.
"Chi È Come Noi Che Ama..."
L'espressione della tombola crea club esclusivo:
"Chi è come noi..." = chi conosce, chi apprezza, chi capisce.
Non tutti vanno ai Frassitelli - molti turisti (e anche ischitani) preferiscono mare/terme.
Ma chi ci va appartiene a una tribù speciale - quella di chi cerca:
- Natura vera
- Silenzio
- Autenticità
- Bellezza non ostentata
Il Numero della Tombola
Quando esce "'e Frassitelli", succede:
Gli amanti della natura: "'E Frassitelli! 'U posto cchiù bello 'e Ischia!" (I Frassitelli! Il posto più bello di Ischia!)
I cacciatori: "Là ce stanno 'e conigli cchiù boni!" (Là ci sono i conigli più buoni!)
I nostalgici: "Quann'era piccirillo ce jeva cu nonno mio..." (Quando ero piccolo ci andavo con mio nonno...)
Tutti: Sospiro di pace - pensare ai Frassitelli calma.
È il numero della natura madre - quella che accoglie, nutre, rigenera.
80 - 'U CURNIETTO ISCHITANO
L'inimitabile
"Il cornetto ischitano, unico, gustosissimo, speciale, copiato da pasticceri da ogni parte della nazione. Inimitabile: quello originale e buono, lo teniamo solo noi!"
'U curnietto ischitano è, insieme alla zingara e al coniglio, una delle eccellenze gastronomiche più orgogliose di Ischia.
Cos'È
Un cornetto (brioche) ma diverso da tutti gli altri cornetti italiani.
Le Caratteristiche che lo Distinguono
1. La Forma Più tozzo e panciuto del cornetto classico:
- Non lungo e affusolato
- Più basso e largo
- Più "grasso"
2. La Pasta Diversa dalla pasta sfoglia classica:
- Più morbida (quasi come pan brioche)
- Meno sfogliata (poche sfoglie grandi, non tante sottili)
- Più compatta
- Leggermente umida dentro (non secca)
3. La Crosta Croccante ma non dura:
- Dorata perfetta
- Si rompe sotto i denti con soddisfazione
- Ma non fa briciole ovunque (come croissant francese)
4. Il Ripieno Abbondante (molto più che nei cornetti normali):
- Crema pasticcera (la classica - densa, gialla, profumata di vaniglia)
- Nutella (generosa)
- Marmellata (albicocca, ciliegia)
- Crema al limone (tipica ischitana - con limoni locali)
- Versioni speciali: pistacchio, nocciola, cioccolato bianco
5. La Glassa Sopra c'è una glassatura leggera:
- Di zucchero
- O cioccolato
- O mandorle
- Che lo rende luccicante e ancora più goloso
6. Le Dimensioni Grande - non cornettino da due morsi:
- È una colazione completa
- Sostanzioso
- Ti riempie davvero
Le Pasticcerie Storiche
Come già scritto nell'articolo per Eccellenze Ischitane (numero 3 del vecchio summary):
Bar Calise (Ischia Porto) Leggendario. Il cornetto di Emiddio Calise (numero 42).
Forno Romeo (Due Pani - Gambero Rosso 2025)
Ischia Pane
Da Masaniello
E praticamente ogni bar/pasticceria di Ischia ha la sua versione.
Quando Si Mangia
Colazione: È LA colazione ischitana per eccellenza:
- Con cappuccino bollente
- Seduti al bar
- Guardando il mare/la piazza
- Leggendo il giornale
Pausa: Metà mattina o metà pomeriggio - quando cala la fame.
Merenda: Bambini che escono da scuola - il cornetto è premio/consolazione.
Dopo spiaggia: Fame post-mare? Cornetto!
"Copiato da Pasticceri da Ogni Parte della Nazione"
Questa è la parte di orgoglio ferito:
Il cornetto ischitano è diventato così famoso che:
- Pasticceri napoletani lo hanno copiato
- Poi pasticceri di tutta la Campania
- Poi di tutta Italia
- Ora lo trovi anche a Milano, Roma, Torino
Ma...
"Inimitabile: Quello Originale e Buono, Lo Teniamo Solo Noi!"
Questa è la rivendicazione:
Gli ischitani sostengono (e hanno ragione) che:
- I cornetti fatti fuori Ischia non sono uguali
- Manca qualcosa
- La pasta non è esattamente quella
- Il ripieno è meno abbondante
- La cottura non è perfetta
- Il saper fare non si può copiare
Perché?
1. L'acqua L'acqua di Ischia (termale, minerale) usata nell'impasto dà sapore particolare.
2. Le materie prime Limoni ischitani, latte locale, uova fresche - fanno differenza.
3. La mano I pasticceri ischitani lo fanno da generazioni - hanno la mano giusta, il timing perfetto.
4. L'amore Lo fanno con orgoglio, non per business - si sente.
5. Il contesto Mangiare il cornetto a Ischia (con vista mare, brezza, atmosfera) lo rende ancora più buono. È esperienza totale.
Il Dibattito: Chi Fa il Migliore?
Come per ogni eccellenza locale, c'è dibattito infinito:
"'U migliore è chillo d' 'u Calise!" "Ma che dice?! Da Romeo è 'na cosa e n'ata!" "Per me 'u cchiù buono sta a [altro bar]!"
Non c'è vincitore - ognuno ha il suo preferito (di solito quello vicino casa o quello dell'infanzia).
Come Riconoscere un Buon Cornetto Ischitano
Guardalo:
- Dorato uniforme
- Forma bella panciuta
- Glassa brillante
Prendilo:
- Deve essere pesante (segno che è pieno di crema)
- Morbido al tatto (non duro)
Spezzalo:
- La pasta si deve aprire mostrando sfoglie ben separate
- Deve uscire crema abbondante (non misera striscia)
Mordilo:
- Croccante fuori
- Morbido dentro
- Crema che si scioglie in bocca
- Equilibrio perfetto dolce/burroso
Se tutto questo c'è = hai trovato un vero cornetto ischitano.
Il Turismo del Cornetto
C'è gente che:
- Viene a Ischia SOLO per mangiare il cornetto
- Fa colazione in 3-4 bar diversi per confrontare
- Porta scatole di cornetti quando torna a casa (congelati!)
- Ordina spedizioni (alcuni bar lo fanno)
È diventato icona - come la pizza napoletana, il cannolo siciliano, la piadina romagnola.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u curnietto ischitano", TUTTI si leccano le labbra:
"'U curnietto! Madonna, che voglia!" "Dimane mattina me ne magno nu!" (Domani mattina me ne mangio uno!) "Chillo vero, chillo buono, solo a Ischia!"
Provocazione ai non-ischitani: "Voi là [Milano/Roma/ovunque] nun 'o sapite fa!" (Voi là non lo sapete fare!)
È il numero dell'orgoglio gastronomico - quello che dice: noi abbiamo qualcosa di unico che voi ci invidiate.
81 - 'E SCIURE D' 'A MORTELLA
Il profumo di Lady Walton
"I fiori della Mortella, che è 'stu profum nell'aria? Sono i fiori del giardino di Lady Susana Walton!"
'E sciure d' 'a Mortella - i fiori della Mortella - sono il paradiso botanico creato da una donna straordinaria.
La Mortella
I Giardini La Mortella sono un giardino botanico di fama mondiale situato a Forio, sulle pendici del Monte Zaro.
Lady Susana Walton
Susana Walton (1926-2010) fu:
- Moglie del compositore britannico Sir William Walton
- Donna di cultura, eleganza, visione
- Creatrice dei Giardini La Mortella
- Mecenate delle arti
- Ischitana d'adozione (visse a Ischia per oltre 50 anni)
Abbiamo già parlato di lei al numero 49 (tra le belle donne di Ischia).
La Storia
1949 William e Susana Walton arrivano a Ischia:
- William cerca pace per comporre
- Ischia è perfetta (lontana da Londra rumorosa)
- Comprano un terreno a Forio: Valle di San Francesco (zona Zaro)
Il problema: Il terreno è arido, roccioso, inospitale:
- Pietre vulcaniche
- Poca terra
- Vento forte
- Sole cocente d'estate
- Niente acqua
Sembra impossibile farci crescere qualcosa.
Il sogno: Susana sogna un giardino - un'oasi tropicale nel deserto vulcanico.
La realizzazione (1956-2010): Susana, con l'aiuto del paesaggista Russell Page, crea dal nulla un giardino straordinario:
- Importa terra fertile
- Sistema di irrigazione sofisticato
- Importa piante da tutto il mondo
- Lavora per 50 anni ogni giorno
- Trasforma la pietra in Eden
Il Giardino Oggi
2 ettari (20.000 m²) di:
Piante esotiche: Oltre 3.000 specie da tutto il mondo:
- Palme (decine di varietà)
- Felci (anche giganti preistoriche)
- Orchidee
- Piante tropicali (Sudamerica, Africa, Asia, Oceania)
- Fiori rari
- Cactus e piante grasse
- Alberi monumentali
Architettura del giardino:
- Giardino inferiore (valle - piante che amano ombra e umidità)
- Giardino superiore (collina - piante mediterranee e tropicali che amano sole)
- Serre (piante delicate)
- Cascate artificiali
- Laghetti con ninfee e pesci
- Sentieri tra le piante
- Terrazze panoramiche (vista sul mare)
Casa dei Walton: Parte del giardino - dove William componeva al pianoforte guardando il mare.
Teatro greco: Piccolo teatro all'aperto (300 posti) dove d'estate si tengono concerti di musica classica e opera.
"Che È 'Stu Profum Nell'Aria?"
Quando entri alla Mortella, sei investito da profumi:
Primavera:
- Rose
- Gelsomini
- Glicini
- Lavanda
Estate:
- Fiori tropicali (intensi, dolci, esotici)
- Agrumi in fiore
- Erbe aromatiche
Autunno:
- Osmanto (profumo di albicocca)
- Crisantemi
- Foglie che si decompongono (odore terroso)
Inverno:
- Agrumi maturi (profumo di limone/arancia)
- Resine
- Terra bagnata dalla pioggia
È sinfonia olfattiva - ogni angolo profuma diverso.
Cosa Vedere
Il Ninfeo: Tempietto neoclassico con statue, cascata, piante acquatiche - come un angolo della Grecia antica.
Il Giardino delle Rocce: Cactus e succulente spettacolari.
La Serra delle Orchidee: Centinaia di orchidee rare - esplosione di colori.
Il Teatro Greco: Vista mozzafiato sul mare.
La Casa-Museo: Stanze dei Walton conservate come erano - si respira la vita di due artisti straordinari.
Quando Visitare
Aprile-Maggio: Fioritura primaverile - colori e profumi al massimo.
Giugno-Settembre: Estate - piante tropicali rigogliose, concerti serali al teatro.
Ottobre-Novembre: Autunno - colori caldi, meno caldo, poca gente.
Dicembre-Marzo: Inverno - aperto solo alcuni giorni (controllare sito) - atmosfera intima, giardino addormentato ma bello.
I Concerti
D'estate (giugno-settembre) ogni weekend ci sono concerti:
- Musica classica
- Opera
- Jazz
- Musica contemporanea
Ascoltare musica al Teatro Greco della Mortella, circondati da piante esotiche, con vista sul mare al tramonto = esperienza indimenticabile.
Il Lascito
Susana Walton morì nel 2010 a 83 anni.
Lasciò la Mortella a una fondazione che la gestisce e la mantiene aperta al pubblico.
È suo testamento spirituale - il dono di una donna che amò Ischia e volle lasciarle qualcosa di eterno.
Perché È Eccellenza
La Mortella è:
- Unica (giardino tropicale su isola mediterranea)
- Bellissima (opera d'arte botanica)
- Educativa (ogni pianta è catalogata, spiegata)
- Accessibile (biglietto onesto, aperta a tutti)
- Viva (non museo morto, ma giardino che cresce)
È nella top 10 dei giardini più belli d'Italia.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'e sciure d' 'a Mortella", le reazioni sono di:
Meraviglia: "'A Mortella! Che posto magico!"
Gratitudine: "Grazie a Dio c'era Lady Walton!"
Orgoglio: "È uno d' 'e giardini cchiù belli d'Italia e sta qua a Ischia!"
Nostalgia: "Quann ce turnammo..."
È il numero della bellezza creata dall'uomo in armonia con la natura - quello che ti ricorda che possiamo lasciare il mondo più bello di come l'abbiamo trovato.
82 - 'U ZUFANIELLO
La festa prima della festa
"U' zufaniello! Praticamente quello che abbiamo fatto prima di giocare a tombola: mangiare, amici, brindisi e risate!"
'U zufaniello è una parola dialettale napoletana/ischitana che indica la festa informale che precede la festa ufficiale.
Significato
Zufaniello = letteralmente "piccolo soffio" (da "zufà" = soffiare)
Ma nel contesto sociale significa:
- Riscaldamento prima della festa vera
- Antipasto della serata
- Pre-party
- Aperitivo lungo che diventa evento a sé
Quando Succede
Prima di una festa:
- Matrimonio (lo zufaniello è la sera prima)
- Compleanno importante
- Natale/Capodanno
- Battesimo
- Comunione/Cresima
- Laurea
O semplicemente: Prima di giocare a tombola (come dice il numero!) - ci si ritrova, si mangia, si beve, si chiacchiera, si scalda l'atmosfera.
Cosa Si Fa
Mangiare: Non pranzo/cena formale - ma:
- Stuzzichini (olive, taralli, patatine, salumi, formaggi)
- Pizzette
- Fritti vari
- Dolci (babà, sfogliatelle, pastiere)
- Tutto in piedi o seduti informalmente
Bere:
- Vino (rosso, bianco, prosecco)
- Birra
- Amari (limoncello, nocillo)
- Cocktail casalinghi
- Caffè (sempre, a qualunque ora)
Chiacchierare: Questo è il cuore dello zufaniello:
- Si parla di tutto
- Si ride
- Si raccontano aneddoti
- Si prendono in giro gli amici
- Si fa gossip (bonario)
- Si ricordano i bei tempi
Brindare: A ogni occasione (e anche senza):
- "Salute!"
- "Cent'anni!"
- "Alla nostra!"
L'Atmosfera
Lo zufaniello è:
- Informale (nessuno vestito elegante, nessun protocollo)
- Caldo (tutti rilassati, nessuna formalità)
- Allegro (risate, scherzi, leggerezza)
- Spontaneo (non programmato nei dettagli, fluisce naturale)
È il momento in cui l'energia si costruisce - si passa da:
- Stanchezza della giornata → Allegria della festa
- Timidezza iniziale → Confidenza totale
- Freddo del fuori → Calore del dentro
Differenza con la Festa Vera
Zufaniello:
- Prima
- Informale
- Piccolo gruppo (amici/famiglia stretta)
- In casa o bar
- Senza programma
- Durata indefinita (1-3 ore, a volte di più)
Festa vera:
- Dopo
- Formale (relativamente)
- Grande gruppo (anche sconosciuti/conoscenti)
- Location ufficiale (ristorante, sala)
- Con programma (discorsi, brindisi ufficiali, momenti codificati)
- Durata definita
Perché È Importante
Lo zufaniello è importante perché:
1. Crea gruppo Prima della festa grande (dove ci sono tante persone), il gruppetto ristretto si "cementa" - diventa squadra.
2. Scioglie il ghiaccio Arrivare alla festa già allegri (e brilli) rende tutto più facile.
3. È il momento più bello Spesso lo zufaniello è più divertente della festa ufficiale:
- Meno forzato
- Più autentico
- Più intimo
4. È tradizione Fare lo zufaniello è rito - non puoi saltarlo. Sarebbe come non fare l'aperitivo prima della cena importante.
Lo Zufaniello Moderno
Oggi lo zufaniello si è evoluto:
- Si fa nei bar (aperitivo pre-serata)
- Dura di più (a volte 4-5 ore!)
- A volte sostituisce la festa vera (costa meno, è più rilassato)
- Si organizza via WhatsApp (gruppo "Zufaniello prima della festa")
Lo Zufaniello prima della Tombola
Come dice perfettamente il numero:
"Praticamente quello che abbiamo fatto prima di giocare a tombola: mangiare, amici, brindisi e risate!"
È esattamente questo - prima di iniziare la tombola:
- Si è mangiato (pizza, pasta, carne, dolci)
- Si è bevuto (vino, digestivi)
- Si è chiacchierato
- Si è riso
- Si è creata l'atmosfera giusta
Ora si è pronti per giocare - ma con la pancia piena, il cuore caldo, la mente allegra.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'u zufaniello", tutti ridono riconoscendosi:
"'U zufaniello! È chell ca simme facenn!" (Lo zufaniello! È quello che stiamo facendo!)
"Primma 'e mangià, 'e bevere... e mo' giucammo!" (Prima di mangiare, di bere... e ora giochiamo!)
"'U zufaniello è semp 'a parte cchiù bella!" (Lo zufaniello è sempre la parte più bella!)
È il numero meta-tombola - quello che parla del momento che stai vivendo mentre giochi.
83 - 'A BURRIAN
La tempesta che ferma tutto
"A' burrian, non piace ai pescatori, non piace alle spiagge, non piace alle colline, non ci fa uscire di casa, ma sta tempest' non se po' evità! Tornatevene a casa guagliù… sta arrivann a burrian!"
'A burrian è la tempesta violenta che ogni tanto si abbatte su Ischia - e quando arriva, l'isola si ferma.
Cos'È 'A Burrian
Burrian (o bufera, burrasca) è:
- Tempesta di vento fortissimo
- Spesso accompagnata da pioggia torrenziale
- A volte con mare in burrasca (onde altissime)
- Può durare ore o giorni
Non è pioggerellina - è evento meteorologico serio.
Come Si Manifesta
Il vento:
- Maestrale (da nord-ovest) o Scirocco (da sud-est)
- Velocità: 60-80 km/h (a volte oltre 100 km/h)
- Urla letteralmente - fischia, sibila, ruggisce
- Piega gli alberi
- Strappa rami, tegole, cartelli
- Rovescia ombrelloni, sedie, tavoli
- Rende impossibile camminare dritti
La pioggia:
- Orizzontale (spinta dal vento)
- Violentissima (visibilità zero)
- Allagamenti improvvisi
- Strade trasformate in fiumi
Il mare:
- Onde altissime (5-8 metri)
- Schiuma bianca ovunque
- Rumore assordante (si sente da chilometri)
- Pericolosissimo (travolge, affoga)
Il cielo:
- Nero come la notte anche di giorno
- Lampi continui
- Tuoni che fanno tremare le case
- Atmosfera apocalittica
"Non Piace a Nessuno"
Ai pescatori:
- Non possono uscire in mare (troppo pericoloso)
- Le barche rischiano di affondare/danneggiarsi
- Perdono giorni di lavoro (= niente guadagno)
- Devono legare/proteggere le barche
Alle spiagge:
- Ombrelloni volano via
- Lettini distrutti
- Cabine danneggiate
- Spiaggia invasa dal mare
- Tutto da riparare/ricostruire dopo
Alle colline:
- Frane (la pioggia satura il terreno vulcanico)
- Alberi sradicati
- Danni alle coltivazioni (vigneti, orti)
- Sentieri impraticabili
Alla gente:
- Non puoi uscire (pericoloso)
- Niente lavoro
- Niente scuola
- Niente niente - sei prigioniero in casa
"Ma Sta Tempest' Non Se Po' Evità!"
Questa è la rassegnazione mediterranea:
La burrian non si può evitare - è forza della natura, è più forte di noi.
Non serve lamentarsi, arrabbiarsi, protestare.
Bisogna:
- Accettare
- Prepararsi
- Aspettare che passi
Cosa Si Fa Quando Arriva 'A Burrian
Prima (quando la senti arrivare):
- Chiudere tutto (finestre, persiane, porte)
- Portare dentro (o legare) tutto ciò che può volare
- Fare scorta (cibo, acqua, candele - può saltare corrente)
- Avvertire anziani/vicini
- Parcheggiare l'auto al sicuro
Durante:
- Stare in casa (non uscire per nessun motivo)
- Tenere lontano dalle finestre
- Accendere candele se salta corrente
- Aspettare che passi
- Pregare (per chi è credente)
Dopo:
- Controllare danni (tetto, finestre, alberi caduti)
- Aiutare vicini
- Pulire/riparare
- Ringraziare che è finita
"Tornatevene a Casa Guagliù… Sta Arrivann 'A Burrian!"
Questo è l'avvertimento:
Quando si vede che 'a burrian sta arrivando (cielo nero, vento che si alza, mare che si gonfia):
I vecchi gridano ai giovani: "Tornatevene a casa! Sta arrivann 'a burrian!"
Non è consiglio - è ordine.
Perché i vecchi sanno quanto può essere pericolosa.
I giovani (spesso incoscienti) vorrebbero:
- Andare a vedere le onde
- Fare video/foto
- Rimanere fuori
Ma i vecchi li trascinano dentro - per salvargli la vita.
Le Burrian Storiche
Ogni tanto ci sono burrian leggendarie che restano nella memoria:
- Quella del [anno] che distrusse il porto
- Quella del [anno] che fece affondare [numero] barche
- Quella del [anno] che causò frane devastanti
Gli anziani le raccontano ancora: "Tu nun c'eri quanno venne 'a burrian d' 'u..." (Tu non c'eri quando venne la burrian del...)
Il Fascino Oscuro
Nonostante la paura, 'a burrian ha un fascino oscuro:
- La potenza della natura ti lascia senza fiato
- Il rumore è ipnotico (vento + pioggia + mare)
- La drammaticità è cinematografica
- Ti senti piccolo ma anche vivo (la natura ti ricorda chi comanda)
Molti guardano fuori dalla finestra affascinati (anche se terrorizzati).
Dopo la Tempesta
Quando 'a burrian passa:
- Silenzio irreale (dopo ore di frastuono)
- Cielo pulitissimo (aria lavata)
- Luce particolare (dorata, trasparente)
- Mare calmissimo (come se niente fosse)
- Sensazione di rinascita
E la vita riprende.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'a burrian", l'atmosfera diventa drammatica:
Qualcuno guarda fuori: "Stasera pare ca vene 'a burrian!" (Stasera pare che venga la burrian!)
Gli anziani: "'A burrian d' 'u [anno]... chella sì ca fu burrian!" (La burrian del [anno]... quella sì che fu burrian!)
Tutti: Misto di rispetto e paura - perché 'a burrian non scherza.
È il numero della forza della natura - quella che ci ricorda che non comandiamo noi.
84 - 'E CHIESE
Cento templi per un'isola
"A' giesa. ci credete che le chiese sono ben 100? Ebbene sì, in un territorio così piccolo, ben 100 chiese. Ognuna più bella dell'altra!"
'E chiese - le chiese - sono una delle caratteristiche più straordinarie (e sorprendenti) di Ischia.
Il Numero Incredibile
100 chiese in un'isola di:
- 46 km² di superficie
- 60.000 abitanti
È concentrazione altissima - significa:
- Circa 1 chiesa ogni 0,5 km²
- 1 chiesa ogni 600 abitanti
Perché Così Tante?
1. Devozione profonda Ischia è (come tutto il Sud Italia) profondamente cattolica:
- La fede è parte dell'identità
- Ogni borgo voleva la sua chiesa
- Ogni famiglia nobile costruiva la sua cappella
2. Ex voto Molte chiese furono costruite come ringraziamento:
- Scampati a terremoti
- Guarigioni miracolose
- Navi salvate da tempeste
- Protezione da pirati
3. Confraternite Ogni confraternita religiosa aveva la sua chiesa/cappella.
4. Conventi Ordini religiosi diversi (Francescani, Benedettini, Clarisse, ecc.) costruirono chiese nei loro conventi.
5. Frammentazione territoriale Ischia è divisa in 6 comuni + decine di frazioni/borghi - ognuno voleva la sua chiesa.
6. Storia lunga 2.500 anni di storia = tante epoche = tante chiese (greche, romane, medievali, rinascimentali, barocche, moderne).
Tipologie
Cattedrali:
- Grandi, importanti, sede vescovile
- Esempio: Cattedrale dell'Assunta (Castello Aragonese - ora semidistrutta ma visitabile)
Chiese parrocchiali:
- Di medie dimensioni
- Una per ogni parrocchia
- Centro della vita religiosa locale
Cappelle:
- Piccole
- Private (famiglie nobili) o pubbliche (confraternite)
- Spesso in proprietà private/castelli/conventi
Santuari:
- Luoghi di pellegrinaggio
- Dedicati a Madonne/Santi particolarmente venerati
- Esempio: Madonna di Zaro
Chiesette rurali:
- Minuscole
- In campagna/montagna
- A volte abbandonate
Le Più Belle/Importanti
Chiesa del Soccorso (Forio): Bianchissima, a picco sul mare, spettacolare - quella dei matrimoni (numero 63).
Cattedrale di Ischia Ponte: Storica, importante.
Chiesa di San Pietro (Ischia Porto): Barocca, ricca di arte.
Basilica di Santa Restituta (Lacco Ameno): Antica (IV secolo!), con scavi archeologici sotto.
Chiesa dell'Immacolata (Castello Aragonese): Affrescata, magnifica.
E decine di altre, ognuna con la sua storia, il suo fascino, i suoi tesori d'arte.
"Ognuna Più Bella dell'Altra!"
Questa espressione cattura la varietà incredibile:
Ci sono chiese:
- Barocche (oro, affreschi, statue)
- Romaniche (semplici, austere, mistiche)
- Gotiche (archi, vetrate)
- Rinascimentali (equilibrio, armonia)
- Moderne (minimaliste)
Ogni chiesa ha:
- Arte (quadri, sculture, affreschi)
- Storia (leggende, miracoli, personaggi)
- Atmosfera unica
Le Feste Patronali
Ogni chiesa ha il suo santo patrono e la sua festa annuale:
- Processione
- Messa solenne
- Fuochi d'artificio
- Festa popolare
Con 100 chiese = 100 feste l'anno!
C'è sempre una festa da qualche parte a Ischia.
Chiese Aperte vs Chiuse
Problema: Non tutte le 100 chiese sono aperte e utilizzate:
- Molte sono abbandonate (manutenzione costa)
- Altre aperte solo per messe domenicali
- Altre solo per feste patronali
- Poche aperte sempre
Opportunità persa: Molte chiese chiuse contengono tesori d'arte che nessuno vede.
Sarebbe bello un circuito turistico-culturale delle chiese di Ischia - ma richiede fondi, personale, organizzazione.
Il Turismo Religioso
Ischia potrebbe sviluppare turismo religioso:
- Pellegrinaggi
- Tour delle chiese storiche
- Eventi musicali (concerti di musica sacra)
Ma è settore poco sfruttato (si punta quasi tutto su terme/mare).
Il Significato
100 chiese significano:
- Fede radicata (non superficiale)
- Identità (ogni comunità si identifica con la sua chiesa)
- Arte diffusa (non concentrata in pochi musei, ma sparsa ovunque)
- Storia viva (ogni chiesa racconta secoli)
Il Numero della Tombola
Quando esce "'e chiese", le reazioni sono di:
Sorpresa: "100 chiese! Nun 'o sapevo!" (100 chiese! Non lo sapevo!)
Orgoglio: "Simmo nu popolo 'e fede!" (Siamo un popolo di fede!)
Nostalgia: "'A chiesa d' 'o paese mio è 'a cchiù bella!" (La chiesa del mio paese è la più bella!)
Dibattito: "Qual è 'a cchiù bella?" E ognuno difende la sua.
È il numero della spiritualità diffusa - quella che ha costruito 100 templi in un fazzoletto di terra.
85 - SORGETO
Le terme gratuite degli dei
"Sorgeto, a La baia di Sorgeto è un vero e proprio parco termale a cielo aperto, gratuito e quindi aperto tutto l'anno..."
Sorgeto è uno dei luoghi più magici, autentici e democratici di Ischia.
Cos'È
La Baia di Sorgeto è una piccola insenatura rocciosa sulla costa sud-occidentale (zona Panza/Serrara Fontana) dove:
L'acqua termale bollente sgorga direttamente in mare.
Crei la tua vasca termale naturale tra gli scogli, mescoli acqua caldissima con acqua di mare fredda, e ti immergi gratis.
Come Funziona
Le sorgenti: Dal fondale e dagli scogli sgorgano getti di acqua termale:
- Temperatura: 90-100°C (bollente!)
- Ricca di minerali
- Sulfurea (odore caratteristico)
Il mare: Acqua fredda (15-25°C secondo stagione).
La magia: Tu prendi pietre piatte, costruisci una vasca artigianale tra gli scogli, fai entrare acqua calda e fredda, e regoli la temperatura perfetta per te.
Ogni vasca è unica - costruita da chi la usa.
Come Si Arriva
A piedi: Da Panza, scalinata ripidissima (circa 200 gradini):
- Scendi (facile)
- Risali (faticoso! - soprattutto dopo bagno termale)
In taxi-boat: Da Sant'Angelo o Spiaggia dei Maronti:
- 5 minuti di navigazione
- Costo: 5-10€
- Comodo (eviti la scalinata)
Cosa Trovi
Niente.
E questo è il bello:
- Nessun stabilimento
- Nessun bar/ristorante
- Nessun lettino
- Nessun ombrellone
- Nessun servizio
Solo:
- Scogli
- Mare
- Acqua termale
- Natura
C'è però: Un piccolo chiosco/ristorante familiare in cima alla scalinata (non sulla baia) dove puoi mangiare/bere prima o dopo.
Quando Andare
Estate (giugno-settembre):
- Affollato (molto)
- Difficile trovare posto per fare la vasca
- Mare caldo (bello per nuotare)
- Sole forte (porta ombrello/telo per ombra)
Primavera/Autunno (aprile-maggio, ottobre-novembre):
- Ideale - poca gente, temperatura perfetta
- Mare fresco (contrasto perfetto con acqua calda)
Inverno (dicembre-marzo):
- Quasi deserto
- Esperienza mistica - mare freddo, vapori ovunque, silenzio
- I più coraggiosi si fanno il bagno termale d'inverno (esperienza forte!)
L'Esperienza
1. Costruire la vasca Cerchi un punto dove sgorga acqua calda, disponi pietre piatte in cerchio, fai entrare acqua calda e fredda, regoli aprendo/chiudendo varchi.
È lavoro manuale - ti sporchi, ti bagni, sudi. Ma è parte del rito.
2. Immergersi Entri nella tua vasca artigianale:
- L'acqua ti avvolge (temperatura perfetta)
- Senti i minerali sulla pelle
- Guardi il mare infinito
- Senti le onde
- Respiri i vapori
- Ti abbandoni
3. Rilassarsi Stai lì ore:
- Non hai fretta
- Il tempo si ferma
- Chiacchieri con chi è nelle vasche vicine
- O stai in silenzio
- Mediti
4. Nuotare Ogni tanto esci, ti tuffi in mare (freddo = shock bellissimo), nuoti, torni nella vasca calda.
Il contrasto caldo/freddo è terapeutico.
Chi Va
Ischitani: Ci vanno da sempre - è loro (anche se tecnicamente è di tutti).
Turisti informati: Quelli che hanno fatto ricerca, che cercano autenticità.
Hippie/Alternative: Sorgeto attira spiriti liberi - è luogo non commerciale, naturale, selvaggio.
Famiglie: Con bambini (l'acqua calda piace ai bambini, ma attenzione alle vasche troppo calde).
Anziani: Che vengono per benefici terapeutici (gratis!).
I Benefici
L'acqua termale di Sorgeto cura:
- Reumatismi
- Dolori articolari
- Problemi circolatori
- Stress
- Tensioni muscolari
- Problemi della pelle
È spa gratuita - meglio di tanti parchi termali a pagamento.
Le Regole Non Scritte
- Rispetta le vasche altrui (non distruggerle, non occuparle se qualcuno le ha fatte)
- Non lasciare rifiuti (porta via tutto)
- Non essere maleducato (rispetta il silenzio/le conversazioni)
- Aiuta chi non sa come fare la vasca
- Condividi (se hai spazio nella tua vasca, invita altri)
La Storia Antica
Il testo della tombola menziona la scoperta archeologica:
Nel 1989, uno smottamento rivelò muri a secco.
Scavi (1993-1995) portarono alla luce:
- Fattoria greca (790-780 a.C.)
- Tenuta da agricoltori benestanti
- Vasi di buona fattura
- Anticipò di 20 anni l'arrivo dei coloni greci a Ischia
Questo significa che Sorgeto fu uno dei primi luoghi abitati dai Greci in Occidente.
Già 2.800 anni fa, i Greci scoprirono che lì c'era:
- Approdo riparato dai venti
- Acqua termale
- Terra fertile
È luogo sacro della storia mediterranea.
Perché È Eccellenza
Sorgeto è eccellenza perché:
- Gratuito (terme per tutti, non solo ricchi)
- Naturale (non costruito dall'uomo, solo sfruttato)
- Aperto tutto l'anno (non chiude d'inverno come parchi termali)
- Autentico (esperienza vera, non turistica)
- Democratico (tutti uguali - non ci sono zone VIP)
- Terapeutico (benefici veri)
- Unico (non esistono molti posti così al mondo)
Il Numero della Tombola
Quando esce "Sorgeto", le reazioni sono entusiastiche:
"Sorgeto! 'U posto cchiù bello 'e Ischia!" (Sorgeto! Il posto più bello di Ischia!)
"Gratis, naturale, bellissimo!"
"Ce aggio jut l'anno scorso... magico!" (Ci sono andato l'anno scorso... magico!)
"Mo' c'aggia turnà!" (Ora ci devo tornare!)
È il numero della natura generosa - quella che regala gratuitamente ciò che altrove si paga caro.
86 - 'A PUTECA ISCHITANA
La bottega dei tesori
"A' putec ischitana, lì dove si comprano le nostre ceramiche il nostro olio, il nostro vino, le nostre tradizioni, lì dove un tempo lavoravano i maestri dei mestieri antichi."
'A puteca ischitana - la bottega ischitana - è il luogo dove l'identità locale si conserva e si vende.
Cos'È 'A Puteca
Puteca (dal greco apotheke = deposito) = bottega, negozio piccolo, spesso artigianale.
Non è:
- Supermercato
- Centro commerciale
- Catena
È:
- Negozio familiare
- Artigianato locale
- Prodotti tipici
- Tradizione
Cosa Si Compra
1. Ceramiche Ischia ha tradizione secolare di ceramica:
- Piatti decorati (motivi floreali, marini, geometrici)
- Mattonelle artistiche (per rivestimenti)
- Vasi
- Oggetti decorativi
- Colori tipici: blu cobalto, giallo limone, verde
2. Olio EVO Prodotto dai frantoi ischitani:
- Olio extravergine di oliva
- Spremitura a freddo
- Da olive locali
- Sapore fruttato, leggermente piccante
- Venduto in bottiglie artigianali (spesso ceramica)
3. Vino I vini DOC ischitani:
- Biancolella
- Forastera
- Per' 'e Palummo
- Prodotti da cantine familiari
- Venduti in puteca con etichette tradizionali
4. Limoncello Liquore tipico:
- Fatto con limoni ischitani (profumatissimi)
- Ricetta tradizionale (alcol, bucce, zucchero, acqua)
- Grado alcolico: 30-35°
- Si beve freddissimo dopo pasto
5. Miele Prodotto da apicoltori locali:
- Miele di fiori selvatici
- Miele di castagno (più scuro, intenso)
- Miele di agrumi (delicato, profumato)
6. Conserve
- Pomodorini sott'olio
- Melanzane sott'olio
- Peperoncini
- Capperi
- Marmellate (limone, fico, albicocca)
7. Pasta artigianale Fatta in piccoli pastifici:
- Scialatielli
- Cavatelli
- Fusilli corti
- Trafilatura al bronzo (superficie ruvida = trattiene sugo)
8. Prodotti da forno
- Taralli (classici, al peperoncino, al finocchietto)
- Biscotti tradizionali
- Pane cafone
9. Erbe aromatiche
- Basilico essiccato
- Origano ischitano (profumatissimo)
- Alloro
- Rosmarino
10. Oggetti artigianali
- Cestini intrecciati
- Tessuti ricamati a mano
- Tovaglie e centrini
- Saponi artigianali
- Candele
"Le Nostre Tradizioni"
Comprare in 'a puteca non è solo shopping.
È preservare tradizioni:
- Sostenere artigiani locali
- Mantenere vivi mestieri antichi
- Tramandare saperi
- Resistere all'omologazione globale
"Un Tempo Lavoravano i Maestri dei Mestieri Antichi"
Questo è il rimpianto:
Un tempo (fino agli anni '70-'80):
- Ogni paese aveva decine di putece
- Ogni puteca aveva il suo maestro artigiano:
- Ceramista (che faceva piatti, vasi, mattonelle)
- Frantoiano (che spremeva olive)
- Viticoltore (che faceva vino)
- Sarto (che cuciva su misura)
- Calzolaio (che faceva scarpe)
- Falegname (che costruiva mobili)
- Fabbro (che forgiava attrezzi)
Oggi:
- Molte putece hanno chiuso
- Molti mestieri sono scomparsi o quasi
- I giovani non vogliono più fare questi lavori (faticosi, poco pagati)
- La globalizzazione ha portato prodotti industriali più economici
Ma alcune putece resistono - e sono tesori da preservare.
Dove Trovarle
Le putece ischitane si trovano:
- Centri storici (vicoli di Forio, Ischia Ponte, Sant'Angelo)
- Borghi (Buonopane, Serrara, Fontana)
- Lungo le strade principali
Riconoscerle è facile:
- Insegna artigianale (spesso ceramica!)
- Vetrina piena di prodotti locali
- Atmosfera familiare
- Proprietario che ti accoglie personalmente
L'Esperienza
Entrare in 'a puteca è esperienza:
1. L'accoglienza Il proprietario ti saluta calorosamente: "Buongiorno! Prego, prego!"
2. La spiegazione Ti spiega ogni prodotto:
- Come è fatto
- Da dove viene
- Come si usa
- Storie legate
3. L'assaggio Ti fa assaggiare:
- Olio (su pane)
- Vino (un bicchierino)
- Marmellata
- Salumi/formaggi
4. La chiacchierata Non è vendita frettolosa - è conversazione:
- Ti chiede da dove vieni
- Ti racconta storie
- Ti dà consigli (ristoranti, spiagge, escursioni)
5. L'acquisto Compri - ma non per obbligo, per piacere.
Esci con:
- Prodotti buoni
- Conoscenza maggiore
- Sensazione di aver fatto qualcosa di giusto (sostenuto artigianato locale)
Il Valore
'A puteca ischitana ha valore:
Economico
- Mantiene economia locale
- Dà lavoro a famiglie
Culturale
- Conserva tradizioni
- Trasmette saperi
Sociale
- Crea legami (tra proprietario e clienti)
- È luogo di incontro e scambio
Identitario
- Dice "questo è Ischia"
- Distingue l'isola dalla globalizzazione
Il Numero della Tombola
Quando esce "'a puteca ischitana", le reazioni sono di:
Nostalgia: "'E puteca 'e na vota... quante ne so' chiuse..." (Le botteghe di una volta... quante sono chiuse...)
Apprezzamento: "Bisogna ancora compra' llà, nun d' 'e supermercati!" (Bisogna ancora comprare là, non ai supermercati!)
Orgoglio: "'E prodotte nuoste so' 'e cchiù bbuone!" (I prodotti nostri sono i più buoni!)
È il numero dell'artigianato che resiste - quello che non si arrende alla modernità che tutto appiattisce.
87 - 'E PARRACINE
I muri che sfidano la gravità
"E' parracine: Costruite prevalentemente con il tufo verde... rappresentano a tutt'oggi una testimonianza preziosa dell'ingegno delle antiche maestranze ischitane..."
'E parracine sono uno dei capolavori dell'architettura rurale ischitana - muri a secco che trasformano montagne in giardini.
Cosa Sono
Parracine = muri a secco che creano terrazzamenti (fasce orizzontali) su terreni in pendenza.
Come Sono Fatte
Materiale:
- Tufo verde (roccia vulcanica tipica di Ischia)
- A volte anche altri materiali lavici
Tecnica:
- Muro a secco = pietre sovrapposte senza malta/cemento
- Incastrate perfettamente (maestria artigianale)
- Drenaggio naturale (l'acqua passa tra le pietre)
Struttura:
- Base larga (stabilità)
- Salendo, il muro si restringe leggermente
- Altezza: 1-3 metri (a volte di più)
- Lunghezza: anche centinaia di metri
A Cosa Servono
1. Creare terreno coltivabile Ischia è montagna - pendii ripidissimi.
Le parracine trasformano:
- Montagna incolta → Terrazze orizzontali
- Terreno impraticabile → Vigneti, orti, frutteti
È opera titanica - generazioni di contadini hanno costruito chilometri di parracine.
2. Trattenere il terreno Senza parracine:
- La terra scivolerebbe giù con la pioggia
- Le piante non avrebbero dove radicare
- Frane continue
Con parracine:
- Il terreno resta fermo
- Le radici si aggrappano
- Stabilità totale
3. Drenaggio Le parracine lasciano filtrare l'acqua tra le pietre:
- Non si formano ristagni
- Non marciscono le radici
- Il terreno resta sano
4. Microclima Le pietre:
- Si scaldano al sole di giorno
- Rilasciano calore la notte
- Creano microclima perfetto per la vite
Dove Si Trovano
Soprattutto:
- Forio (zona occidentale)
- "Mer 'e copp" (la parte alta dell'isola: Serrara-Fontana-Buonopane)
Guardando la montagna dall'alto (o dal mare) vedi:
- Fasce orizzontali verdi (le terrazze)
- Intervallate da linee grigie (le parracine)
È paesaggio antropizzato - fatto dall'uomo ma armonioso con la natura.
Il Lavoro
Costruire parracine era (ed è) lavoro durissimo:
1. Scavare Creare il piano orizzontale - spostare tonnellate di terra/pietre.
2. Selezionare le pietre Trovare tufi della forma giusta, dimensione giusta.
3. Costruire il muro Incastrare ogni pietra perfettamente:
- Senza malta = serve precisione millimetrica
- Equilibrio perfetto
- Ogni pietra sostiene le altre
4. Riempire Portare terra fertile sulla terrazza.
5. Piantare Viti, ulivi, ortaggi.
Era lavoro di mesi/anni - ma il risultato durava secoli.
Il Significato di "Parracina"
Come dice il testo:
Dal greco παράκειμαι (parakeimai) = "stare accanto"
Funzione delimitativa:
- Proteggere i terrazzamenti
- Definire confini tra proprietà
- Separare proprietà da strada pubblica
La Storia Millenaria
Le parracine raccontano:
Quando la vite cresceva fino a 500m s.l.m. Un tempo (fino agli anni '30 del '900) si coltivava la vite anche in alta montagna (oltre 500 metri).
Lo scrittore inglese Norman Douglas lo testimoniò durante un soggiorno a Ischia, ma se ne lamentava: "Sebbene le viti in estate sono coperte di fogliame ed offrono un aspetto lussureggiante, lo stesso luogo negli altri mesi dell'anno appare desolato. Ischia, per questo unico motivo, sarebbe da non visitare in inverno."
Oggi molte di quelle parracine altissime sono abbandonate - la coltivazione si è spostata più in basso.
Lo Stato Attuale
Purtroppo:
- Molte parracine sono abbandonate (coltivazione non più redditizia)
- Stanno crollando (senza manutenzione, il tempo le erode)
- La vegetazione invade (rovi, cespugli coprono i muri)
- Si perde paesaggio storico
Speranza:
- Alcune associazioni cercano di restaurare parracine antiche
- C'è interesse UNESCO per riconoscerle come patrimonio
- Alcuni viticoltori le mantengono (perché servono)
Il Valore
Le parracine sono:
Architettura Muri perfetti, belli, funzionali.
Ingegneria Soluzioni tecniche brillanti (drenaggio, stabilità, microclima).
Arte Ogni muro è unico - modellato sul terreno specifico.
Storia Raccontano secoli di lavoro contadino.
Identità Sono il segno del rapporto tra ischitani e la loro terra difficile.
Paesaggio Rendono Ischia unica - non solo natura, ma natura plasmata con intelligenza.
Il Numero della Tombola
Quando esce "'e parracine", le reazioni sono di:
Ammirazione: "'E parracine so' opere d'arte!" (Le parracine sono opere d'arte!)
Rimpianto: "Peccato ca tante stanno cadenn..." (Peccato che tante stanno cadendo...)
Orgoglio: "'E nonni nuoste l'hann fatte cu 'e mane!" (I nonni nostri le hanno fatte con le mani!)
Rispetto: Per il lavoro immane dei contadini che le costruirono.
È il numero dell'ingegno contadino - quello che ha trasformato montagne in giardini, pietra in vita.
88 - 'A PIZZA CU 'A SCAROLA E 'U VINO COTTO
I sapori di Natale
"La pizza con la scarola il vino cotto, e come potrebbe mai essere Ischia senza la pizza con la scarola e il vino cotto?"
'A pizza cu 'a scarola e 'u vino cotto è uno dei piatti più identitari di Ischia - soprattutto nel periodo natalizio.
La Pizza con la Scarola
Non è pizza come la intendiamo:
- Non ha pomodoro
- Non ha mozzarella
- Non è tonda
È pizza rustica ripiena (tipo calzone, ma più spessa).
Ingredienti
Pasta:
- Farina
- Strutto (non olio - lo strutto rende friabile)
- Sale
- Acqua
- Lievito
Ripieno:
- Scarola (insalata riccia amara) cotta
- Olive nere di Gaeta (tante!)
- Capperi
- Uvetta (dolce)
- Pinoli (croccanti)
- Acciughe (salate)
- Aglio
- Olio EVO
Come Si Fa
1. Preparare la scarola
- Pulire, lavare
- Bollire brevemente (sbollentare)
- Strizzare bene (deve essere asciutta)
- Rosolare in padella con aglio, olio, acciughe
- Aggiungere olive, capperi, uvetta, pinoli
2. Preparare la pasta
- Impasto con farina, strutto, sale, acqua, lievito
- Lasciar lievitare
- Dividere in due parti (base e coperchio)
3. Assemblare
- Stendere metà impasto in teglia
- Mettere il ripieno di scarola
- Coprire con altra metà impasto
- Chiudere bene i bordi
- Spennellare con uovo (doratura)
4. Cuocere
- Forno 180°C
- 40-50 minuti
- Deve essere dorata, croccante fuori, morbida dentro
Il Sapore
È esplosione di contrasti:
- Amaro (scarola)
- Salato (acciughe, capperi, olive)
- Dolce (uvetta)
- Croccante (pinoli)
- Friabile (pasta allo strutto)
Ogni morso è complesso - non banale, non monotono.
Quando Si Mangia
Natale: È piatto natalizio per eccellenza:
- Si prepara la Vigilia (24 dicembre)
- Si mangia a cena (con altri piatti di pesce)
- Si mangia il giorno di Natale
- Si mangia nei giorni successivi (si conserva bene)
Altre occasioni:
- Cenone di Capodanno
- Feste importanti
- Quando si ha voglia (soprattutto inverno)
Il Vino Cotto
Accompagnamento tradizionale della pizza con la scarola.
Cos'è:
- Mosto (succo d'uva appena spremuto)
- Cotto a lungo (ridotto a 1/3 del volume)
- Dolce (zuccheri concentrati)
- Denso (quasi sciroppo)
- Alcolico (ma poco - 8-12°)
Come si fa:
- Spremere uva (bianca o nera)
- Cuocere il mosto in pentolone per 6-8 ore
- Mescolare continuamente
- Quando è ridotto e denso → imbottigliare
Quando si beve:
- Con la pizza con la scarola
- Con dolci (castagnaccio, biscotti secchi)
- Come digestivo
Il sapore:
- Dolcissimo
- Sentori di uva passa, fichi secchi, caramello
- Avvolgente, caldo
L'Abbinamento Perfetto
Pizza con la scarola + vino cotto = matrimonio perfetto:
- La pizza è sapida, complessa
- Il vino cotto è dolce, avvolgente
- Si bilanciano
- Il dolce del vino attenua l'amaro della scarola
- Il salato della pizza contrasta il dolce del vino
È equilibrio - come lo yin e lo yang.
La Tradizione
Questa è ricetta antichissima:
- Contadina (ingredienti semplici, disponibili)
- Natalizia (ripieno ricco = festa)
- Conservabile (dura giorni)
- Nutriente (sostanziosa)
Le nonne la facevano sempre - era momento rituale:
- Preparare la scarola insieme
- Impastare la pasta
- Infornare (profumo in tutta casa)
- Aspettare che si raffreddasse (difficilissimo resistere!)
"Come Potrebbe Essere Ischia Senza..."
L'espressione della tombola è retorica:
Ischia senza pizza con la scarola e vino cotto sarebbe:
- Incompleta
- Privata di un pezzo di identità
- Meno Ischia
È come chiedere:
- Napoli senza pizza?
- Sicilia senza cannolo?
- Toscana senza bistecca?
Impensabile.
Oggi
Problema:
- Pochi giovani sanno farla
- È laboriosa (serve tempo)
- Molti comprano quella industriale (mai buona come quella fatta in casa)
- Il vino cotto quasi nessuno lo fa più (si compra)
Speranza:
- Alcune nonne resistenti la fanno ancora
- Qualche panificio/pasticceria la produce artigianalmente
- C'è riscoperta tra giovani che vogliono recuperare tradizioni
Il Numero della Tombola
Quando esce "'a pizza cu 'a scarola e 'u vino cotto", succede:
Nostalgia: "Ah, chella d' 'a nonna... che bontà!" (Ah, quella della nonna... che bontà!)
Desiderio: "Mo' c'aggio voglia!" (Ora ci ho voglia!)
Rimpianto: "Nun 'a saccio fa..." (Non la so fare...)
Promessa: "Quest'anno 'a provo a fa'!" (Quest'anno provo a farla!)
È il numero dei sapori dell'infanzia - quelli che ti riportano alla cucina della nonna, al Natale di una volta, alla famiglia riunita.
89 - SAN PANCRAZIO
Il sentiero dell'anima
"San Pancrazio: chiamato anche il sentiero dell'anima... Questo è il sentiero vulcanico geologicamente più antico dell'isola..."
San Pancrazio è uno dei sentieri più belli, antichi e spirituali di Ischia.
Dove Si Trova
Comune di Barano, versante sud-est dell'isola.
Parte da circa 156 metri di altitudine e scende dolcemente verso il mare.
Il Sentiero
Lunghezza: circa 2-3 km Difficoltà: facile/media (percorribile da tutti con un minimo di allenamento) Tempo: 1-1,5 ore (andata) Dislivello: 156 metri (in discesa - in salita ovviamente più faticoso)
Caratteristiche:
- Sentiero vulcanico (roccia lavica)
- Geologicamente il più antico dell'isola
- Traccia originaria (usato per secoli)
- Ben segnato (ma a tratti selvaggio)
Cosa Si Vede
Vegetazione spontanea mediterranea:
- Edera (ricopre alberi e muri)
- Mirto (profumatissimo)
- Leccio
- Corbezzolo
- Ginestra
- Rosmarino selvatico
- Alloro
Coltivazioni:
- Uliveti (ulivi centenari)
- Vigneti terrazzati
- Orti
Abitazioni antiche:
- Case rurali di pietra (molte abbandonate)
- Parracine (numero 87) che terrazzano il pendio
- Testimonianze di vita contadina
La Cappella di San Pancrazio:
- A strapiombo sul mare
- Piccola, bianca, commovente
- Dedicata a San Pancrazio (santo dei 14 anni)
- Vista spettacolare
Il Panorama
Camminando vedi:
- Mare infinito davanti
- Costa di Barano
- In lontananza: Capri, Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana
- Nei giorni limpidi: Vesuvio, Napoli
È vista da cartolina - ma vera, non filtrata.
Perché "Sentiero dell'Anima"
Il soprannome non è casuale:
1. Bellezza spirituale La natura qui è perfetta:
- Armoniosa
- Pacifica
- Invita alla contemplazione
2. Silenzio Lontano da strade, traffico, rumori:
- Si sente solo vento, uccelli, mare lontano
- Silenzio che riempie l'anima
3. La cappella Arrivare a San Pancrazio (la cappella) è momento emozionante:
- Piccola chiesa bianca sul bordo del mondo
- Mare infinito davanti
- Senso di sacralità naturale
4. Storia millenaria Camminare su pietre vulcaniche antichissime (geologicamente più vecchie dell'isola) ti fa sentire parte di qualcosa più grande.
5. Riflessione Il cammino è meditativo:
- Non è corsa sportiva
- È passeggiata lenta
- Ti permette di pensare, riflettere, ritrovarti
San Pancrazio: Il Santo
Chi era:
- Martire cristiano (IV secolo d.C.)
- Morto a 14 anni (ragazzo)
- Appartenente ai "Santi di ghiaccio" (11-13 maggio)
Santi di ghiaccio: Gruppo di santi festeggiati a metà maggio quando, secondo tradizione contadina, può ancora esserci ultima gelata tardiva.
San Pancrazio è patrono di:
- Giovani
- Testimoni in giudizio
- Chi cerca lavoro
Il Sentiero Vulcanico Più Antico
Geologia: Questo sentiero attraversa rocce vulcaniche tra le più antiche di Ischia:
- Formazioni di 150.000-200.000 anni fa
- Testimoni delle prime eruzioni
- Tufo, basalto, rocce metamorfiche
Camminare qui è camminare sulla storia geologica dell'isola.
Quando Andare
Primavera (aprile-maggio):
- Ideale - fioritura, verde brillante, temperatura perfetta
- Profumi intensi (mirto, rosmarino)
Autunno (settembre-ottobre):
- Ancora caldo ma non torrido
- Colori autunnali
- Luce dorata
Estate (giugno-agosto):
- Caldo! (porta acqua)
- Sole forte (cappello, crema)
- Ma vista mare bellissima
Inverno (novembre-marzo):
- Freddo relativo (15°C)
- Possibile pioggia
- Ma sentiero deserto = esperienza mistica
Cosa Portare
- Scarpe da trekking (sentiero roccioso)
- Acqua (almeno 1 litro)
- Cappello e crema solare
- Macchina fotografica (panorami spettacolari)
- Snack (frutta secca, barrette)
- Bastoncini da trekking (opzionali, ma aiutano in salita)
Il Ritorno
Due opzioni:
1. Tornare indietro (stesso sentiero)
- Salita (faticosa ma fattibile)
- Rivedi gli stessi paesaggi (ma da prospettiva opposta = sempre bello)
2. Proseguire e tornare via strada/taxi
- Da San Pancrazio puoi scendere fino alla costa
- Chiamare taxi
- O farti venire a prendere
Il Numero della Tombola
Quando esce "San Pancrazio", le reazioni sono di:
Ammirazione: "'U sentiero cchiù bello 'e Ischia!" (Il sentiero più bello di Ischia!)
Spiritualità: "Chiamano 'u sentiero dell'anima... e ce sta na ragione!" (Lo chiamano il sentiero dell'anima... e c'è una ragione!)
Nostalgia: "L'aggia fatto anni fa... bellissimo!"
Desiderio: "Aggia jì!" (Devo andarci!)
È il numero del cammino che nutre l'anima - quello che ti ricorda che a volte bisogna camminare per ritrovare se stessi.
90 - PIO MONTE
Il rudere inutile
"Pio monte, nun serve a nient! Un rudere che sta lì soltanto a fare paura, eppure un tempo era un'immensa e stupenda sede per le cure termali accessibili ai più poveri."
Pio Monte è l'ultimo numero della tombola - e chiude con amarezza e denuncia.
Cos'Era
Pio Monte della Misericordia era uno stabilimento termale (probabilmente inizio '900):
Missione: Fornire cure termali gratuite (o a basso costo) ai poveri.
Le terme a Ischia erano (e sono) costose - riservate a ricchi, nobili, turisti benestanti.
Ma le acque termali curano davvero - reumatismi, artriti, problemi respiratori, circolatori.
I poveri si ammalavano come i ricchi - ma non potevano permettersi le cure.
Pio Monte nacque per questo:
- Opera pia (beneficenza religiosa)
- Finanziata da donazioni
- Gestita da ordini religiosi o confraternite
- Terme per tutti
Com'Era
Probabilmente era:
- Grande edificio (per ospitare molti pazienti)
- Con vasche termali alimentate da sorgenti naturali
- Camere per degenze
- Ambulatori medici
- Giardini
Doveva essere bello - anche ai poveri si voleva dare dignità.
Cosa È Successo
Nel corso del tempo (probabilmente metà '900):
- Chiusura (forse per mancanza fondi, forse per cambiamento gestione sanità pubblica)
- Abbandono totale
- Degrado progressivo
- Oggi: rudere pericolante
"Nun Serve a Nient!"
Questa è l'accusa amara:
Un edificio che:
- Era utile (curava i poveri)
- Era bello (architettura importante)
- Potrebbe essere restaurato
Invece:
- Sta lì abbandonato
- Non serve a niente
- Occupa spazio
- Si deteriora sempre più
"Sta Lì Soltanto a Fare Paura"
I ruderi abbandonati:
- Sono pericolosi (muri che crollano, solai sfondati)
- Sono brutti (degrado visivo)
- Fanno paura (soprattutto ai bambini - "il palazzo abbandonato")
- Attirano atti vandalici (graffiti, occupazioni abusive)
- Diventano depositi di rifiuti
Pio Monte è probabilmente tutto questo.
Cosa Si Potrebbe Fare
Restauro:
- Recuperare l'edificio
- Renderlo di nuovo funzionale
Possibili usi:
- Museo della storia termale di Ischia
- Centro culturale
- Biblioteca pubblica
- Sede per associazioni
- Scuola d'arte
- Hotel sociale (per ospitare disabili/anziani/poveri)
- Riattivarlo come terme popolari (come era!)
Ma: Serve:
- Volontà politica
- Fondi (milioni di euro)
- Progetto
- Tempo (anni di lavori)
E finora: niente.
Perché È Importante
Pio Monte rappresenta:
1. Ingiustizia sociale Un tempo i poveri avevano accesso alle cure - oggi no (o molto meno).
2. Spreco Edificio che potrebbe essere utile, invece è inutile.
3. Incuria politica Amministrazioni che non si occupano del patrimonio.
4. Memoria perduta Con il rudere si perde anche la memoria di cosa era, perché esisteva, chi aiutava.
Il Simbolo
Pio Monte è simbolo di:
- Declino
- Abbandono
- Promesse non mantenute
- Potenziale sprecato
È l'opposto di ciò che Ischia vorrebbe essere:
- Isola delle terme
- Isola della bellezza
- Isola dell'accoglienza
Il Numero 90
È l'ultimo numero della tombola - e chiude con nota amara ma necessaria.
Dopo 89 numeri che hanno celebrato:
- Bellezze naturali
- Tradizioni
- Personaggi straordinari
- Eccellenze gastronomiche
- Storia gloriosa
Il numero 90 dice: "Ma non è tutto oro quello che luccica".
Ci sono anche:
- Problemi irrisolti
- Potenziale sprecato
- Ingiustizie
- Cose che non funzionano
È onestà intellettuale - riconoscere luci E ombre.
Il Numero della Tombola
Quando esce "Pio Monte", l'atmosfera diventa seria:
Rabbia: "Pio Monte... na vergogna!" "Poteva essere museo, biblioteca, qualcosa... e invece niente!"
Rassegnazione: "A Ischia è sempre accussì... abbandoniamo tutto!" (A Ischia è sempre così... abbandoniamo tutto!)
Speranza: "Ma pecché nun 'o recuperano?" (Ma perché non lo recuperano?) "Prima o poi qualcuno 'o farà!" (Prima o poi qualcuno lo farà!)
È il numero della denuncia civile - quello che dice: possiamo e dobbiamo fare meglio.
Comuni dell'Isola D'Ischia









