Hotel & SPA Manzi

Manzi Hotel & Spa: dove le lacrime di un satiro curano ancora le ferite del mondo
A Casamicciola Terme c'è una piazza che si chiama Piazza Bagni. Non è un nome dato a caso. Sotto quella piazza scorre da millenni una sorgente che i Romani chiamavano "Gurges" — il gorgo — e che da allora non ha mai smesso di sgorgare. Su quella sorgente, nel 1863, un imprenditore ischitano che aveva inventato la sambuca costruì uno stabilimento termale. Ci passò Garibaldi a curarsi le ferite. Ci passò Rizzoli a sognare il jet set. E oggi ci passa chiunque voglia capire che a Ischia il benessere non è un prodotto da catalogo, ma una storia lunga tremila anni.
Le lacrime di Teleboo
Ogni grande sorgente ha bisogno di un mito, e quella del Gurgitiello ne ha uno bellissimo. Lo racconta Camillo Eucherio de Quintiis in un poema del 1726: durante una festa in onore di Minerva, il satiro Teleboo si innamora perdutamente di una ninfa ma viene respinto. Col cuore trafitto, vaga per l'isola piangendo. Si ferma a Casamicciola, e le sue lacrime — calde come il cuore di chi ama senza speranza — danno vita a una fonte perenne.
Lacrime bollenti che diventano acque curative. È una metafora potente, se ci si pensa: l'idea che dal dolore possa nascere qualcosa che guarisce. E in effetti il Gurgitiello ha guarito — o quantomeno ha dato sollievo — per secoli. L'acqua sgorga a una temperatura tra i 60 e i 65 gradi, limpida, incolore, leggermente alcalina e untuosa al tatto. Ricca di bicarbonati, solfati alcalini, sodio, calcio, potassio. Secondo un'altra leggenda, fu proprio in queste acque che Ulisse recuperò le forze dopo l'approdo a Scheria, l'antica Ischia omerica.
Ma non servono i miti per comprendere la portata di questa sorgente. Nel 1560, Giulio Iasolino — medico della corte spagnola a Napoli e primo grande studioso delle acque termali ischitane — dedicò ben ventiquattro pagine del suo celebre trattato "De rimedi naturali che sono nell'isola di Pithecusa" alle acque del Gurgitiello, definendole le più efficaci dell'intera isola. Un ventaglio di applicazioni terapeutiche talmente vasto da renderle, nelle sue parole, uniche al mondo.
L'uomo che inventò la sambuca (e costruì le terme)
La storia del Manzi Hotel non si può raccontare senza parlare di Luigi Manzi, uno dei personaggi più sorprendenti e meno conosciuti dell'epopea ischitana. Nato a Casamicciola nel 1809, imprenditore, garibaldino convinto, amico personale di Mazzini, sovvenzionatore del Regio Esercito Sabaudo — e inventore della sambuca.
Sì, la sambuca. Quella che oggi tutti associano al nome Molinari fu in realtà creata da un ischitano a Civitavecchia nel 1851. Manzi la chiamò così in omaggio ai "sambuchelli", i ragazzini che a Ischia andavano nei campi a dissetare i contadini portando loro acqua e anice. In una lettera la descrisse con disarmante semplicità come un'anisetta che fa bene allo stomaco dopo il pasto. Quasi un secolo dopo, Angelo Molinari — che aveva lavorato nella distilleria Manzi — ne creò la sua versione con anice stellato invece dell'anice verde originale, e la portò nel mondo. Ma la ricetta, il nome, l'intuizione: tutto era nato a Ischia.
Fu il padre di Luigi a possedere lo stabilimento termale sulla fonte del Gurgitiello. E fu Luigi stesso, nel 1863, a trasformarlo nella struttura che conosciamo: un vero centro termale capace di accogliere i viaggiatori che arrivavano a Casamicciola da tutta Italia per beneficiare di quelle acque straordinarie. Le simpatie repubblicane lo avevano portato a Civitavecchia — Napoli era ancora sotto i Borboni — ma il legame con la sua isola non si spezzò mai.
Garibaldi, la ferita e il bicchierino
Il 19 giugno 1864, Giuseppe Garibaldi sbarca al porto di Ischia. È malato d'artrite e ancora sofferente per la ferita riportata nella battaglia dell'Aspromonte. Ha bisogno delle acque del Gurgitiello, le stesse che Iasolino tre secoli prima aveva celebrato per la loro efficacia contro reumatismi e lesioni muscolari.
Luigi Manzi lo aspetta al porto. È talmente determinato a ospitarlo che sottrae il privilegio al dottor Zavota, che cede con garbo l'onore all'amico patriota. Manzi apre le terme di famiglia a Garibaldi e al suo seguito, e dopo le cure offre il suo liquore come digestivo. La sambuca.
In una lettera alla moglie rimasta a Civitavecchia, Manzi racconta l'incontro con una tenerezza che commuove: Garibaldi fu cordialissimo nonostante i mali, prese in braccio il piccolo Cornelio — il figlio di Luigi — e dopo il caffè degustò il liquore, da cui sembrò trarre rinnovata forza e giovamento. Tanto da ordinarne un intero caratello, una piccola botte.
Oggi la suite più prestigiosa dell'hotel — ottanta metri quadri con soffitti rivestiti in foglia d'oro, pezzi d'antiquariato dell'Ottocento e pavimenti in marmo rosa del Portogallo — porta il nome di Garibaldi. Non è un omaggio retorico. È la stanza della memoria.
Da Rizzoli ai Polito: il filo che non si spezza
Dopo la morte di Luigi Manzi nel 1873, le terme continuarono la loro attività attraversando decenni turbolenti — il devastante terremoto di Casamicciola del 1883, due guerre mondiali, le trasformazioni dell'isola. Nel 1960, la struttura fu acquisita da Angelo Rizzoli, l'editore milanese che di Ischia si era innamorato e che stava trasformando l'isola nella meta del jet set internazionale. Rizzoli ristrutturò l'hotel, portandovi il glamour della dolce vita e contribuendo a costruire quell'immagine di Ischia come isola del benessere che ancora oggi, nel bene e nel male, domina l'immaginario collettivo.
Ma la storia più bella è forse quella che viene dopo. La storia della famiglia Polito.
Tutto comincia alla fine degli anni Sessanta, quando una donna di nome Maria trasforma la villetta di famiglia — "Casa Maria" — in una casa per vacanze. Lo fa per aiutare il marito Francesco, emigrato a New York per lavorare come chef in un ristorante italiano di Little Italy. I figli adolescenti, Giacomo e Luigi, la aiutano d'estate: lavorano nell'orto per fornire agli ospiti ortaggi, frutta e vino. È una storia che a Ischia si è ripetuta migliaia di volte: l'ospitalità come necessità, come arte di arrangiarsi, come vocazione che nasce dalla fatica.
Con il tempo e molti sacrifici, la villetta diventa il "Parco Maria", un piccolo albergo circondato da un giardino. La famiglia si riunisce. Luigi, all'inizio degli anni Novanta, fonda Imperatore Travel World, oggi tra i maggiori tour operator dell'incoming italiano. Nel 2000 la famiglia Polito acquisisce il Terme Manzi, avviando un restauro lungo e accurato affidato all'architetto Cesare Longo, che ha scelto di omaggiare la storia millenaria dell'isola riproponendo gli stili architettonici dei popoli che l'hanno abitata: Greci, Romani, Saraceni, Spagnoli. Il risultato è un hotel dove il lusso non cancella la memoria, ma la custodisce.
L'acqua al centro di tutto
Oggi il Manzi Hotel & Spa sorge esattamente dove sorgeva lo stabilimento dei fratelli Manzi: sulla fonte del Gurgitiello, in Piazza Bagni a Casamicciola Terme. E l'acqua resta il cuore di tutto.
La spa di 1.600 metri quadri è alimentata direttamente dalla sorgente. Le proprietà terapeutiche dell'acqua — antinfiammatorie, analgesiche, decontratturanti, detox, antiossidanti — sono impiegate in trattamenti che vanno dalla fangoterapia all'idroterapia, dall'aerosol alle inalazioni. Non è wellness da Instagram. È termalismo nel senso più antico e più serio del termine: una tradizione curativa che affonda le radici nell'epoca romana e che qui, su questa piazza, ha trovato la sua espressione più continuativa.
La piscina interna con acqua termale del Gurgitiello, il percorso romano, la sauna, il bagno turco, le docce emozionali. E poi la piscina sul rooftop, da cui lo sguardo abbraccia il Monte Epomeo e si perde nel Golfo di Napoli. Le camere sono arredate in stile mediterraneo con maioliche di Vietri e dettagli dell'artigianato italiano — un design che non urla lusso, ma lo sussurra.
Perché il Manzi è un'Eccellenza Ischitana
Ci sono hotel che vendono un'esperienza. E poi ci sono luoghi che portano addosso una storia così densa da renderla parte integrante del soggiorno, che lo si voglia o meno.
Al Manzi non si fa semplicemente una vacanza termale. Si entra in un racconto che attraversa tre secoli e che lega insieme un satiro innamorato, un medico del Cinquecento, un imprenditore garibaldino che inventò la sambuca, un eroe nazionale che venne a curarsi le ferite, un editore che trasformò un'isola in un mito, e una famiglia ischitana che partì da una villetta con l'orto e arrivò a custodire uno dei luoghi più significativi della tradizione termale italiana.
Questa è la differenza tra il benessere come servizio e il benessere come eredità culturale. Il Gurgitiello non è un optional del pacchetto vacanza. È il motivo per cui Casamicciola esiste, il motivo per cui i viaggiatori arrivano qui da cinquecento anni, il motivo per cui Garibaldi scelse quest'isola per guarire. E il fatto che quell'acqua scorra ancora, identica a se stessa dopo millenni, sotto una piazza dove i bambini giocano e i vecchi prendono il sole, è forse la cosa più straordinaria di tutte.
A Ischia il benessere non è un'invenzione del marketing. È un fatto geologico. E il Manzi Hotel & Spa ne è la prova vivente.
Manzi Hotel & Spa — Piazza Bagni di Gurgitello, 4 — Casamicciola Terme, Isola d'Ischia. L'hotel è raggiungibile dal porto di Casamicciola in pochi minuti. La spa termale è aperta anche agli ospiti esterni.










