Frassitelli e Bosco della Falanga

Bosco dei Frassitelli - Dove il Coniglio Selvatico Corre tra Acacie e Panorami Impossibili

Hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia? Allora preparati a timbrare un bosco che non è grande. Non è immenso. Non è spettacolare alla Instagram.

È necessario.

Il Bosco dei Frassitelli è un terrazzo di acacie fittissime - robinie per la precisione - appeso a 500-600 metri sul versante sud-occidentale dell'Epomeo.

Piccolo. Contenuto. Quasi dimenticabile.

E invece è il cuore pulsante dei sentieri ischitani. Il crocevia. Il punto dove tutti i percorsi si incrociano. Il bosco che collega tutto: Serrara, Fontana, Forio, l'Epomeo, la Falanga, Pietra dell'Acqua.

Ma soprattutto: è il bosco dove - se fortunato - incontri lui. Il coniglio selvatico. Quello vero. Non il coniglio da fattoria. Ma quello che corre. Che scappa. Che ti guarda con gli occhi neri e poi sparisce tra le robinie.

Quello che da 500 anni - introdotto dai Borbone per la caccia - domina questi boschi. E che ha finito - ironia della sorte - per diventare il simbolo culinario dell'isola. Il coniglio all'ischitana. Quello che mangi nei ristoranti. Che ha radici qui. Tra queste acacie.

Il Belvedere: Panza, Ciglio, Forio ai Tuoi Piedi

I Frassitelli non sono bosco fitto. Non sono ombra totale. Non sono buio.

Sono luce.

Perché le acacie - con i loro tronchi sottili, le foglie delicate - lasciano passare il sole. Creano giochi di luce. Ombre danzanti. Muschio verde brillante sulle rocce di tufo.

E poi: il belvedere.

Quello che molti chiamano "Il Salto dell'Angelo". Anche se nessuno sa davvero perché si chiami così.

È un punto. Un affaccio. Dove il bosco si apre. E davanti a te - improvvisamente - c'è tutto.

Le contrade del Ciglio e di Panza. I vigneti a terrazzo. Le parracine che scendono verso il mare. Forio che si distende sulla costa. E poi il mare. Il litorale sud-occidentale per intero.

Vista a 180 gradi. Senza sforzo. Senza salita eroica. Solo camminando.

L'Arco di Pietra: La Porta del Tempo

Ma il vero simbolo dei Frassitelli è l'arco.

Un arco di pietra. Tufo verde. Squadrato. Perfetto.

Nessuno sa chi l'ha fatto. Quando. Perché.

È lì. All'ingresso del bosco. Segnalato. Ma misterioso.

Alcuni dicono che fosse l'ingresso di una proprietà privata. Altri che segnasse il confine tra terreni. Altri ancora - i più fantasiosi - che sia porta tra mondi. Tra il bosco degli uomini e il bosco selvaggio.

Quello che è certo: quando passi sotto quell'arco qualcosa cambia.

Il paesaggio muta. Da terreno agricolo - vigneti, terrazzamenti, case - a selva. Natura. Rocce ricoperte di muschio. Licheni ovunque. Origano selvatico. Menta. Ginestra profumatissima.

E sentieri. Che si biforcano. Che salgono. Che scendono.

Dalla Pietra dell'Acqua (destra). Alla Falanga (dritto). All'Epomeo (su). A Forio (giù).

I Frassitelli sono il punto zero. Da qui parti. Qui passi. Qui torni.

Le Acacie: Robinie d'Importazione

Le acacie dei Frassitelli non sono autoctone.

Sono robinie. Robinia pseudoacacia. Pianta nordamericana. Importata in Europa nel 1600. Arrivata a Ischia - probabilmente - nell'800.

Adattabilissima. Tenace. Infestante quasi.

Cresce dappertutto. Si moltiplica veloce. Prende il posto di altre piante.

Ma qui - sui Frassitelli - ha trovato l'equilibrio perfetto. Non ha soffocato il resto. Non ha distrutto. Ha convissuto.

Con il tufo verde. Con i muschi. Con i licheni. Con i finocchi selvatici. Con il sottobosco che pulsa di vita.

E ha creato questo bosco unico. Né mediterraneo né montano. Qualcosa di diverso. Di sospeso. Tra acacia americana e tufo vulcanico ischitano.

Un ecosistema che non dovrebbe esistere. E invece funziona. Perfettamente.

Coniglio Selvatico: l'Ultimo Abitante Vero

Il Bosco dei Frassitelli - e quello della Falanga - sono stati per decenni il pascolo dell'ultimo gregge di pecore e capre dell'isola.

L'ultimo. Quello che resisteva. Quando tutti gli altri allevamenti erano stati abbandonati.

Oggi il gregge non c'è più. Le pecore sono sparite. Le capre anche.

Ma il coniglio è rimasto.

Oryctolagus cuniculus. Il coniglio europeo. Introdotto a Ischia nel 1500 dai Borbone. Per la caccia. Per il divertimento venatorio della corte.

E da allora non se n'è più andato.

Ha colonizzato l'Epomeo. I boschi. I sottoboschi. Le pietraie. Le grotte.

È diventato parte dell'isola. Così integrato che nessuno ricorda più che è un "alieno". Un'introduzione umana.

E qui - tra le acacie dei Frassitelli - è nel suo regno.

Lo vedi - se sei silenzioso - al mattino presto. O al tramonto. Quando esce dalle tane. Mangia. Si muove veloce. Orecchie dritte. Sempre all'erta.

E se fai rumore: scompare. In un secondo. Tra il verde. Tra le rocce.

Calimera e Noia: I Borghi Greci alle Porte

Dai Frassitelli - se guardi verso nord-est - vedi Calimera e Noia.

Due frazioni minuscole. Antichissime. Del comune di Serrara Fontana.

I nomi tradiscono l'origine: greca.

Calimera = καλημέρα (kalimera) = "buongiorno". Oppure: "bel posto", "bel sito".

Noia = ανωγεων (anogheon) = "parte alta".

Nomi che risalgono alla colonizzazione greca. 770 a.C. Quando i Greci di Eubea fondarono Pithecusae (Ischia). La prima colonia greca in Occidente.

E salirono. Sulla montagna. E trovarono questi luoghi alti. Sicuri. Fertili.

E li chiamarono con nomi greci. Che sono rimasti. Per 2800 anni.

Calimera e Noia oggi sono quasi deserte. Case sparse. Poche famiglie. Strade strette. Architettura rurale.

Ma dal bosco dei Frassitelli - quando il sole è giusto - le vedi. E capisci. Che Ischia non è solo mare. È anche montagna greca. Antichissima.

Il Vigneto di Casa D'Ambra: Frassitelli DOC

I Frassitelli non sono solo bosco.

Sono anche vino.

Perché qui - proprio qui - alle pendici del bosco - c'è uno dei vigneti più belli d'Italia.

Il vigneto Frassitelli di Casa D'Ambra. Cantina storica ischitana.

Terrazzamenti perfetti. Parracine impeccabili. Viti curate. Uva Biancolella e Forastera.

E una bottiglia: Frassitelli. Bianco DOC Ischia. Uno dei vini di punta della cantina.

Il vino che racconta questo bosco. Questa terra. Questo tufo verde. Questo microclima unico.

Minerale. Sapido. Fresco. Con note di fiori bianchi e agrumi.

Il vino che bevi e capisci: sei sull'Epomeo. A 600 metri. Sul tufo. Con il mare sotto.

Il Crocevia dei Sentieri

I Frassitelli sono passaggio obbligato per quasi tutti i sentieri dell'Epomeo occidentale.

Da qui parti per:

  • Pietra dell'Acqua (20 min) e poi Monte Epomeo (60 min)
  • Bosco della Falanga (15 min) - case di pietra e fosse della neve
  • Santa Maria al Monte (30 min) - chiesetta panoramica Forio
  • Pizzone (fumarole) e Crateca (cantina) - discesa verso Forio
  • Bocca di Serra (ritorno Serrara)

È il nodo. Il punto dove tutto si incrocia. Dove scegli. Dove decidi se salire o scendere. Se andare a Forio o tornare a Serrara.

E per questo i Frassitelli non sono mai deserti. C'è sempre qualcuno. Che passa. Che si ferma. Che beve. Che riparte.

Perché Merita il Timbro sul Tuo Passaporto

I Frassitelli non sono il bosco più bello di Ischia.

Non sono il più grande. Non il più famoso. Non il più fotografato.

Ma sono il bosco più vero.

Quello di passaggio. Quello funzionale. Quello che non pretende di essere altro se non quello che è: un terrazzo di acaciedove corre il coniglio, dove il tufo verde affiora ovunque, dove il panorama ti stordisce senza preavviso.

Il bosco dove capisci che Ischia - prima del turismo - era questo: agricoltura eroica. Viti a 600 metri. Terrazzamenti impossibili. Muri a secco perfetti. Fatica che diventava vino.

E quel vino - oggi - lo bevi ancora. Si chiama Frassitelli. Ed è uno dei migliori bianchi dell'isola.

Merita il timbro sul Passaporto. Non per la grandezza. Ma per l'autenticità.

Non hai ancora il Passaporto? Prendilo sul sito ufficiale di Eccellenze Ischitane. Ogni timbro è una storia. Ogni storia è un pezzo di Ischia che diventa tuo.

Bosco della Falanga - Il Villaggio di Pietra Dove il Vino Nasceva e la Neve Diventava Gelato

Hai il Passaporto dell'Isola d'Ischia? Allora preparati a timbrare un luogo dove la realtà incontra la fantasia.

Il Bosco della Falanga non è solo bosco. Non è solo natura. Non è solo castagni.

È un villaggio. Medievale. Scavato nella pietra. Nato per sfuggire ai pirati. Vissuto per fare vino. Prosperato grazie alla neve. E poi abbandonato.

600 metri sul livello del mare. Versante occidentale dell'Epomeo. 6 ettari di castagni. Massi di tufo verde precipitati dalla montagna. E dentro quei massi: case. Cantine. Palmenti. Fosse della neve.

Un villaggio rupestre che racconta mille anni di storia ischitana. Dal Medioevo ai Borbone. Dai pirati ai nevaioli. Dal vino al gelato.

Le Case di Pietra: Quando la Roccia Diventava Casa

I massi di tufo verde della Falanga non sono massi normali.

Sono precipitati dall'Epomeo. Staccati dalla montagna durante assestamenti tettonici. Franati. Rotolati. Fermati qui.

Decine di massi. Enormi. Alti 5-10 metri. Sparsi nel bosco.

E i contadini - nel Medioevo - hanno guardato quei massi e hanno pensato: "Qui ci possiamo vivere".

Non hanno costruito case. Le hanno scavate.

Con scalpelli. Picconi. Mani. Tempo infinito.

Hanno scavato l'interno. Creato ambienti. Ricavato nicchie per le candele. Focolari per il fuoco. Ganci per legare gli animali.

Hanno lasciato l'esterno quasi intatto. Modellato solo dal vento, dalla pioggia, dal ghiaccio. Forme artistiche. Pieni e vuoti. Altorilievi naturali.

E sono nate le Case di Pietra.

Rifugi temporanei. Dove i contadini - che coltivavano vigneti sulle pendici dell'Epomeo - potevano dormire. Ripararsi. Lavorare. Senza dover scendere a valle ogni sera.

Ma anche - soprattutto - rifugi dai pirati.

Anni 1500-1600. Ischia sotto attacco costante. Saraceni. Turchi. Barbareschi.

Rimanere vicino al mare = rischio altissimo di rapimento, morte, distruzione.

Salire a 600 metri = sicurezza. I pirati non arrivavano fin qui. Troppo faticoso. Troppo lontano. Troppo pericoloso.

E così le Case di Pietra della Falanga diventarono case-rifugio. Dove intere famiglie si trasferivano durante i mesi più pericolosi.

Oggi - camminando nel bosco - le vedi ancora. Perfettamente conservate alcune. Crollate altre. Ma sempre riconoscibili.

Entri. E vedi i ganci per gli animali. Le nicchie per le candele. Il focolare nero di fumo secolare.

E capisci. Che qui la vita c'era davvero. Non era solo rifugio di fortuna. Era villaggio.

I Palmenti: Vasche di Vino Millenarie

Ma le Case di Pietra non erano solo case.

Erano anche - e soprattutto - cantine.

Perché la Falanga - prima di diventare bosco di castagni - era vigneto.

Terrazzamenti ovunque. Viti a perdita d'occhio. Coltivazione eroica a 600 metri di altezza.

E dove c'è vigna c'è vendemmia. E dove c'è vendemmia serve un posto dove pigiare l'uva.

Ecco i palmenti.

Vasche scavate nel tufo verde. Dentro gli stessi massi dove c'erano le case. Oppure in massi separati.

Vasche circolari. Quadrangolari. Collegate tra loro. Con canalizzazioni. Con fori per inserire pali di legno.

Il sistema era semplice ma geniale:

  1. L'uva veniva portata al palmento.
  2. Pigiata a piedi nella vasca superiore.
  3. Il mosto colava - per gravità - nella vasca inferiore.
  4. Le vinacce restavano sopra. E venivano pressate con la "pietra torcia" - grossa pietra appesa a un palo - per estrarre il saccapane, vinello leggero per dissetarsi durante il lavoro nei campi.

Uno dei palmenti della Falanga è considerato uno dei più antichi di Ischia. Forse dell'anno 1000.

Negli atti dell'anno 1000 si parla di un palmentum e di un subscetorium (vasca per il mosto) nel casale "qui nominatur ad bicum" (che si chiama al bosco).

E quella descrizione - secondo gli studiosi - corrisponde perfettamente alla Falanga.

Un palmento di mille anni. Che funzionava. Che produceva vino. Che alimentava l'economia dell'isola.

I Nevaioli: Quando la Neve Diventava Gelato

Ma la Falanga non era solo vino.

Era anche neve.

Inverno. Monte Epomeo coperto di bianco. Neve e grandine ovunque.

E i nevaioli di Fontana - maestri in questo mestiere antichissimo - si mettevano al lavoro.

Il banditore suonava la tofa - grossa conchiglia - in piazza. Suono che rimbombava. Chiamata a raccolta.

I nevaioli si radunav ano. Indossavano il costume tradizionale: calzoni a brache di velluto verde bottiglia, calze di bambagia, scarpe pesanti, giustacuore marrone, berretto di lana.

Prendevano pale, cofani, bastoni.

E salivano. Al bosco della Falanga. Dove c'erano le fosse della neve.

Buche scavate nel terreno. Profonde 4-10 metri. Diametro 6 metri circa. Rivestite internamente con parracine - muri a secco perfetti.

Lì dentro ammassavano neve e grandine. Pigiavano con bastoni. Compattavano. Trasformavano in ghiaccio.

Poi coprivano tutto con pacciamatura di foglie di castagno, rami secchi, terra. Per isolare. Per impedire che il calore sciogliesse tutto.

Alla fine: falò. Pasto insieme. Zuppa di fave bollite, salame, pane, vinello.

E quella neve - così conservata - rimaneva ghiacciata fino a estate.

Quando i nevaioli risalivano. Caricavano il ghiaccio in cofani di giunco foderati e coperti con foglie di castagno. Lo mettevano sui muli più veloci.

E scendevano nei paesi. Gridando: "'A neve, 'a neve, 'u nevaiuolo!" (La neve, la neve, il nevaiol o!)

Le massaie compravano. Per rinfrescare il vino. Le bevande. Per fare granite e sorbetti al limone.

Re Ferdinando IV - quando venne a Ischia la prima volta (luglio 1783) - fu accolto con frutta di stagione ghiacciata con la neve dell'Epomeo.

I nevaioli lavorarono fino agli anni '20 del 1900. Poi il ghiaccio industriale arrivò. E il mestiere morì.

Ma le fosse sono ancora lì. Visibili. Nel bosco. Testimoni di un mondo che non c'è più.

I Borbone: Riserva di Caccia Reale

Nel 1700 qualcosa cambiò alla Falanga.

Le viti lasciarono spazio ai castagni.

Perché il pericolo dei pirati era finito. E i contadini preferivano terreni più vicini al mare. Più comodi. Meno faticosi.

Ma soprattutto perché i Borbone - instancabili cacciatori - decisero di piantare boschi sull'Epomeo.

E la Falanga divenne riserva di caccia reale.

Castagni. Fitti. Alti. Perfetti per nascondere cinghiali, cervi, conigli selvatici.

Re e nobili salivano a cacciare. Con cani. Fucili. Battute organizzate.

E il bosco - da luogo di lavoro - divenne luogo di svago per i potenti.

Un cambio radicale. Che segnò la fine dell'economia del vino alla Falanga.

Ma che diede vita al bosco che vediamo oggi. Maestoso. Fitto. Quasi magico.

Santa Maria al Monte: La Chiesa del Bosco

Al limite del bosco della Falanga - verso Forio - c'è Santa Maria al Monte.

Chiesetta bianca. Sagrato rustico. Piazzale panoramico.

Costruita - si dice - nel 1374. Anche se la struttura attuale è più recente.

Ed è qui - ogni 12 settembre - che accade qualcosa di unico.

Il pellegrinaggio.

Centinaia di persone - isolani e turisti - salgono al bosco. A piedi. Per venerare la Madonna.

Messa. Canti. Preghiere.

E poi: festa. Tutti insieme. Tra i castagni. Con cibo, vino, amicizia.

Atmosfera unica. Panorama fantastico. Cucina "di terra" - coniglio, salumi, vino bianco.

È il giorno in cui la Falanga - solitamente silenziosa - si riempie di vita. Di voci. Di risate.

E il bosco torna - per un giorno - a essere quello che era: luogo di comunità.

Perché Merita il Timbro sul Tuo Passaporto

La Falanga non è il bosco più accessibile di Ischia.

Non ci arrivi in auto. Non è comodo. Non è per tutti.

Ma è il bosco più importante.

Perché qui - più che altrove - capisci chi erano gli ischitani. Prima del turismo.

Contadini che scavavano case nella pietra per sfuggire ai pirati. Che coltivavano vigne a 600 metri. Che spremevano l'uva in palmenti millenari. Che raccoglievano neve per farla diventare gelato.

Gente che - da questo tufo verde - estraeva tutto. Casa. Lavoro. Cibo. Refrigerazione.

E che ha lasciato tracce. Ovunque. Case. Palmenti. Fosse. Muretti a secco. Terrazzamenti.

Un villaggio rupestre che ancora oggi - tra i castagni - ti guarda. E ti dice: "Noi eravamo qui. E la fatica che facevamo tu non la immagini nemmeno".

Merita il timbro sul Passaporto. Non per la bellezza. Ma per la memoria.

Non hai ancora il Passaporto? Prendilo sul sito ufficiale di Eccellenze Ischitane. Ogni timbro è una storia. Ogni storia è un pezzo di Ischia che diventa tuo.

Informazioni Pratiche (Frassitelli e Falanga)

Punto di partenza:

  • Ristorante Il Bracconiere, Via Nuova Falanga, Serrara Fontana
  • Oppure: Via Bocca (da Forio verso Panza)

Come arrivarci:

  • In auto: Via Nuova Falanga fino fine strada carrabile (parcheggio)
  • In bus: Linee CD/CS fermata "Cimitero Serrara"

Sentieri:

  • Serrara → Frassitelli: 45 min
  • Frassitelli → Falanga: 15 min
  • Sentiero CAI 501 (segnalato rosso-bianco)

Percorso completo Serrara-Falanga-Forio:

  • Lunghezza: 6-7 km
  • Dislivello salita: 100m / discesa: 500m
  • Durata: 4-5 ore (soste incluse)
  • Difficoltà: E (Escursionistica media)

Difficoltà: E (Escursionistica) Periodo migliore:

  • Primavera (marzo-maggio): fioritura, colori
  • Settembre: festa Santa Maria al Monte (12 settembre)
  • Autunno (ottobre-novembre): castagne, funghi, colori
  • Estate: solo mattina presto (caldo eccessivo)

Equipaggiamento:

  • Scarpe da trekking (obbligatorio - sentiero scivoloso)
  • Acqua (almeno 1,5L - nessuna fonte lungo percorso)
  • Cappello/crema solare
  • Giacca antivento
  • Snack/pranzo a sacco
  • Bastoncini trekking (consigliato)

Segnaletica: Ottima (CAI 501)

Note:

  • Nessuna fontana lungo percorso (portare acqua abbondante)
  • Unica fonte: Chiesa Santa Maria al Monte
  • Non adatto a bambini piccoli
  • Possibile con bambini >8 anni abituati a camminare
  • Sentiero può essere scivoloso dopo pioggia

Cosa vedere:

  • Frassitelli: belvedere panoramico, arco di pietra, vigneto Casa D'Ambra
  • Falanga: case di pietra, palmenti antichi, fosse della neve, terrazzamenti, Santa Maria al Monte

Combinabile con:

  • Pietra dell'Acqua (+ 20 min)
  • Monte Epomeo (+ 60 min)
  • Pizzone (fumarole)
  • Crateca (cantina, degustazione)
  • Santa Maria al Monte (Forio)

Degustazione vino:

  • Casa D'Ambra (Vigneti Frassitelli) - prenotazione consigliata
  • Crateca (fine sentiero Falanga - Forio)

Dove si trova 

Bosco della Falanga

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